lunedì 15 febbraio 2010

ADDIO GIAN, SILVIO BERLUSCONI TI DEVE MOLTO

Silvio Berlusconi deve molto a  Ric & Gian. Sembrerà strano, ma è così. La morte di Gian Fabio Bosco, 73 anni, gran signore e inarrivabile spalla del cabaret italiano, dovrebbe dispiacere soprattutto al Cavaliere, che ha attinto a piene mani da quella Antenna 3 Lombardia che fu la fucina dei talenti, l’officina creativa della nascente tv commerciale italiana. Da lì è nato tutto, persino gli umori bossiani e il vento leghista che poi ha spazzato l’Italia.
Tra «La Bustarella» di Ettore Andenna, «Il pomofiore» di Lucio Flauto, le incursioni di Enzo Tortora, le scemate di Boldi e Teocoli, il fragilissimo «Bingo» di Renzo Villa (che non era granché, ma mandalo via tu il direttore di rete…), facevano capolino le gag da avanspettacolo di Riccardo Miniggio e Gianfabio Bosco, «Ric & Gian show», ripescati dopo ingiusto oblio. Valanghe di spettatori per serate fiume riempite fra risate, sponsor, sketch, giochi di rimpallo nel mitico Studio 1, «Il più grande d’Europa», dicevano con orgoglio. Ed era tutto vero. Li avesse misurati l’Auditel, quei programmi, avrebbero sbancato. La battuta grassa di Ric servita su piatto d’argento da Gian, che lo portava pian piano a risolvere la situazione grottesca, il calembour, la farsaccia. Storie di corna che facevano la felicità del mobiliere di Cantù, del muratore bergamasco, del vinaio oltrepadano. Sketch che dovevano durare 20 minuti portati improvvisando a 40 per agguantare il blocco successivo di pubblicità. Epici momenti per chi nel Nord Italia tirava tardi davanti alla tv scoprendo il bello della diretta.
Silvio Berlusconi annusò l’aria e capì che quel ben di Dio – fra una puntata di «Dallas» e l’altra - era tutto da comprare. E anche Ric & Gian, così come Baudo, Carrà, Corrado, Vianello e Mondaini, finirono nel carnet di ballo del Cavaliere. Lo show non ebbe grande successo (loro erano soprattutto tipi da diretta, o almeno così la gente si era abituata a percepirli), e lui li parcheggiò. Al culmine del successo. Come aveva fatto in casi analoghi. E loro ne soffrirono, naturalmente. Ma erano le crude leggi del mercato: sempre meglio da noi in panchina, che da mamma Rai o dalla concorrenza.
Ciao Gian, mi hai fatto tanto ridere.


P.S.
Ma il bizzoso Ric (che pare si facesse cotonare i capelli da un «intrecciatore» personale venuto da chissà dove), che fine ha fatto?

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