lunedì 1 febbraio 2010

MALIKA, «LA PRIMA COSA BELLA» ERA NON CANTARLA

Se Flaminio Maphia fa una canzone "lophia", nessuno dice niente. Nulla da eccepire neppure se Jovanotti si esercita nel suo classico romanticismo furbetto sulle note di "Baciami ancora", per far felice Gabriele Muccino. Ma se una Malika Ayane si permette di straziare, come sta accadendo, "La prima cosa bella" su commissione di Paolo Virzì, bisogna ribellarsi.
Muso lungo e agghiacciante cantilena pret-à-porter, con questa cover Malika sta facendo rivoltare nella tomba I Ricchi e poveri, Brunetta (intesa non come ministro) compresa. Loro la lanciarono a Sanremo nel 1970. Lei la butta via nel 2010.
Da canzone gioiosa che era, un inno alla vita, si è trasformata in un lentissimo lamento peraltro piuttosto trasmesso dalle radio. L'unica soddisfazione sono i dj, che subito dopo l'ascolto in genere chiosano dicendone di tutti i colori alla povera Ayane. La quale si sta forse rendendo conto che "La prima cosa bella" (per tutti) sarebbe stata non incidere quella canzone. "La senti questa voce?" dice una strofa. E come risposta pare di sentire il classico coro da stadio.
Peccato, perché ai tempi di "Come foglie", scritta per lei da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e portata al Festival l'anno scorso, i suoi birignao andavano giustamente a mille. Ora pare il lamento di un muezzin.

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