mercoledì 31 marzo 2010

GIORGIO GORI * «L'ISOLA DEI FAMOSI NON E' UN INFERNO»

Di certo non è un villaggio vacanze. L'Isola è una produzione durissima, per chi sta davanti alle telecamere e per tutti quelli che ci lavorano.
Lavorare "in location" è un po' come andare al fronte, e solo dei veri professionisti - disponibili ad operare anche in condizioni di oggettivo disagio - possono affrontare 4 mesi in prima linea. Ma ben altro è parlare di "lavori forzati". L'articolo dell'Espresso descrive un'emergenza - occorsa in due specifiche occasioni, quando il mare ha impedito il rientro della troupe al "campo base" dopo la diretta, costringendo per una notte ad
allestire alloggi di fortuna su un'isola attrezzata ad ospitare solo 20 persone (gli operatori che turnano per 48 o 72 ore sull'isola dove vivono i concorrenti del programma), con inevitabili problemi di condivisione del cibo e dei servizi igienici - e la spaccia come la condizione permanente di tutta la squadra che opera in Nicaragua. Questa, complessivamente, è fatta da circa 100 persone, contrattualizzate da Magnolia o dalle società che a loro volta forniscono gli apparati tecnici necessari alla produzione, tutte inquadrate con contratti a tempo
determinato. A queste si aggiungono 5 persone contrattualizzate "a progetto" per attività redazionali. La gran parte di questi lavoratori risiede a Corn Island, dorme negli alberghi dell'isola o in casette prefabbricate e mangia, compatibilmente con le disponibilità locali, in modo più che dignitoso.
Le difficoltà delle prime settimane, del tutto fisiologiche per una "prima edizione" in una uova località (in passato l'Isola è stata realizzata nella Repubblica Dominicana e in Honduras, spesso con disagi logistici anche
maggiori di quelli incontrati in Nicaragua) hanno interessato le squadre "in missione" sull'isoletta di Lime Cay e sono state causate principalmente dalle condizioni meteo, che hanno talvolta reso particolarmente lunga e
faticosa la traversata con le barche dal "campo base" all'isola che ospita i concorrenti. Per questo la produzione si è dotata di un elicottero, inizialmente non previsto, e a breve ne avrà a disposizione un secondo. Per alcuni giorni anche i rifornimenti alimentari ne hanno risentito, ma a parte questo i lavoratori impegnati nella produzione vivono in condizioni di assoluta decenza, mangiano discretamente e non lamentano problemi di igiene.
Svolgono un lavoro indubbiamente faticoso (non ci sono orari, anche in virtù del fuso tra il Nicaragua e l'Italia) e scontano il disagio di una lunga lontananza da casa. Ma sono retribuiti adeguatamente per le loro capacità e funzioni, senza che mai sia trascurata la loro dignità personale. A questa squadra, che in parte sarà impegnata da maggio a luglio anche nella realizzazione della versione spagnola della trasmissione, si aggiungono circa 25 lavoratori locali.

                                                                                                                   Giorgio Gori

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