giovedì 27 maggio 2010

RENATO ZERO * «FACEBOOK? MEGLIO IL CITOFONO»

Chi è «sorcino» (per chi non lo sapesse, così si chiamano da sempre i fan di Renato Zero) ha i suoi privilegi. Per esempio, quello di essere al primo posto nei pensieri di uno tra gli ultimi, veri artisti italiani. E non è poca cosa. Lui ricambia l’affetto piazzando i loro volti nel suo ultimo dvd: «Presente Zeronovetour», che cristallizza le 30 date dell’ultima tournée da tutto esaurito del cantautore romano, con l’aggiunta di un inedito: «Unici».
Alla vigilia dei sessant’anni (li compirà il 30 settembre), Renato non rinuncia a sogni e progetti. «Il mio “Ciao Nì”» dice «all’epoca incassò quattro miliardi e mezzo di lire, e ora sto pensando di fare ancora una capatina al cinema. Mi piacerebbe molto fare la regia, un ruolo più idoneo, a questa età. Potermi raccontare sarebbe un modo impeccabile di trasmettere ancora emozioni». Pronto a rimettere mano con nuovi finanziamenti al vecchio progetto di Fonopoli, la città della musica alle porte di Roma, Zero non rinuncia alla sua vis polemica, attaccando il mondo dei talent-show: «Non riescono a far uscire il meglio dalle persone» dice. «Fanno danni. Hanno la stessa logica di mercato delle major: “Mettiamo in gara 11 cavalli, uno vincerà”. Un Pavarotti non si costruisce in un mese. La gavetta non si fa davanti alle telecamere, che brutalizzano, ma nell’ombra e nel silenzio». Ne ha anche per i reality: «Nelle varie “isole” non esce il meglio di noi stessi. Più litighi e più hai un’immagine volgare, più funzioni. Fermare questo palinsesto è difficilissimo». Si salverà almeno l’oasi internettiana di Facebook? Macché. «Preferisco usare il citofono». Così parlò Renato.

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