mercoledì 16 giugno 2010

AL BANO * DAL SALENTO ALLA RUSSIA, CON AMORE

Sembra un film: dalla Russia con clamore. Effetto speciale garantito quando Al Bano Carrisi fa tappa a Mosca e dintorni. E se 007 viaggia in incognito, lui viene riconosciuto da tutti. Quando lo intercettano, da sempre, è il primo a cantare.

Al Bano, quali sono gli effetti collaterali di questa popolarità?
«Ai concerti sento un calore inusitato, si spellano le mani, urla da stadio. E per strada mi bloccano e tocca fare la cantatina, non c’è verso».
Ovvero?
«Vogliono che intoni “Felicità”, e poi si uniscono al coro. Quelle 10 note che non gli puoi negare. Che non sarebbe neppure giusto negargli».
Quali tappe comprende questo tour?
«Oggi Samara, dove fanno la miglior vodka del mondo, ma abbiamo iniziato da San Pietroburgo, poi Minsk e Krasnodar, a due ore di volo da Mosca».
Ogni anno, quanti spettacoli fa all’estero?
«Una marea, il 70%. Il resto in Italia. Se da noi ho a che fare con 60 milioni di persone, fuori ce ne sono 2 miliardi che in qualche modo mi conoscono».
Tombola. La classifica dei Paesi dove è più richiesto.
«La Spagna mi ha quasi adottato. A seguire, Sudamerica, Canada, Australia, Russia, Germania, un po’ di Grecia, Turchia, Bulgaria, Polonia. In Francia ora si lavora meno, peccato».
Perché?
«Beh, perché lì andava forte l’accoppiata con Romina...».
Partendo da Cellino San Marco, con i voli, sarà una faticaccia immane.
«E perché mai? Cellino-Roma. Roma-mondo. Semplice, no?».
Se la mette così, sì. E ora, ha finito?
«Mi hanno chiesto di fare 250 concerti in Russia nei prossimi tre anni. Un contrattone al quale non potevo proprio rinunciare, mi creda».
Voleva farlo?
«No, lavoro perché mi piace. Ma vede, a volte lo faccio anche perché ho divorzi alle spalle, famiglie da mantenere».
Lei ha successo. Ma ci sono cantanti che dicono di esibirsi all’estero solo perché in Italia non li vogliono più.
«Non credo che mentano. In quei Paesi a volte vengono idolatrati. Pensi a Nicola di Bari, che in Sudamerica è stato più popolare di Iglesias. Trovano all’estero il calore che non c’è più in Italia. Io tengo sempre i piedi in due scarpe».
Non mi dica che lascia passare Natale senza uscire con un disco...
 «E quando mai? Ne ho due: “Canzoni di Natale” per Warner e con Mondadori il libro più cd “Con la musica nel cuore”. Le canzoni sono alcune classiche e altre insolite o sottovalutate del mio repertorio. E nel volumetto racconto questo mondo che mi ha portato a essere quello che sono».
Un eterno entusiasta.
«Sì, ma anche uno che forse ha la sindrome di Totò. Spesso massacrato da critici dei quali ora manco ci si ricorda il nome, e con una stella che invece brilla più che mai. Le critiche immotivate, per invidia, fanno male. Anche perché non puoi reagire».
Tornerà a Sanremo?
«Mi piacerebbe. Se smetteranno di considerarlo un’oca all’ingrasso a uso e consumo televisivo. Tra l’altro ormai non fa neanche più audience...». 
Visto che è in Russia, in Siberia ci manda qualcuno? Magari la Lecciso?
«Guardi che la Siberia è cambiata, ora si sta benone. Ci vivrei. Basta andarci d’estate: in inverno c’è un freddo che ti spacca il cervello».

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2008)

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