mercoledì 30 giugno 2010

GLI INSEGNANTI ITALIANI * «LE FICTION SULLA SCUOLA, NON CI SOMIGLIANO»

È tempo di scuola, e le fiction vanno in cattedra. Fioriscono le serie tv dedicate (o in qualche modo ispirate) al mondo e ai problemi dell’insegnamento. Ma la scuola che fa capolino dal piccolo schermo è come quella reale, o almeno le somiglia? «Sorrisi» ha girato l’Italia per cercare di scoprirlo.
Antonio Nacci, genitore dell’esclusivo liceo Parini, nel cuore di Brera, a Milano, aspetta che la figlia Federica, 16 anni, finisca l’esame di riparazione. Pensa che le fiction non rispecchino la realtà, e aggiunge: «Il problema sono gli sceneggiatori: raccontano quello che hanno vissuto loro quando erano studenti, cioè un mondo di 20-30 anni fa. La scuola di oggi è completamente diversa». Bianca Franchi, vicepreside del liceo classico Salvador Allende, al Gratosoglio, periferia milanese (800 studenti e tre indirizzi di studio: classico, scientifico e ragioneria) dice: «Ho sentito alcuni colleghi commentare una di queste serie, “I liceali”, e trovo assurdo come dipingono ragazzi e insegnanti, non c’è alcuna aderenza alla realtà». 
Barbara Rotundo e Angelo Alberti, professori di Lettere, ce l’hanno con i luoghi comuni: «I nostri problemi sono altri: il precariato e un problema generazionale. Gli studenti sono poco responsabilizzati, e i genitori perlopiù assenti». La signora Nicoletta Vezzoli sta per iscrivere la figlia al liceo classico Allende. «Dalla scuola mi aspetto regole, ma ho visto troppe volte genitori polemizzare con i professori che criticano il rendimento dei loro figli, minacciandoli di far mandare la classica lettera dall’avvocato». Simone, 16 anni, terza ragioneria ha visto «’O Professore» e non ha dubbi: «Nella realtà è così un insegnante su mille». Tornando al Parini, Tatiana, 17 anni, dice: «Ho cambiato vari licei trovando ogni volta professori con cui era difficile relazionare». Paola Rossi, insegnante di lettere, spiega: «Le fiction che si vedono in tv danno una visione edulcorata dei problemi. Nella realtà noi insegnanti siamo sottoposti a continui cambiamenti di norme legislative e al ritorno di metodi del passato». L’unica voce fuori dal coro arriva da Parma ed è di Maria Dazi, direttrice della Scuola Europea, un istituto pubblico finanziato dallo stato che accoglie 503 studenti: «Vedo “Provaci ancora Prof” e mi piace» commenta «perché rispecchia lo stesso clima di collaborazione tra insegnanti e studenti che si respira da noi».
«Le fiction in genere sottolineano gli estremi: il Bronx oppure la rassicurante eccellenza. La realtà è più sfaccettata» dice Bianca De Simone, che ha appena concluso la sua carriera di insegnante di italiano ai ragioneri dell’Istituto tecnico Faravelli, di Stradella, 11 mila anime nell’Oltrepò Pavese. «Nella scuola» prosegue «da 10 anni a questa parte la situazione di degrado è precitatata, e da quando gli alunni sono diventati come clienti prevale la logica del “pago, quindi pretendo”. Con i genitori che spesso appoggiano i figli a prescindere. E poi ci sono frequenti episodi di ordinaria volgarità fuori controllo. Queste cose la tv non le racconta».
«Fiction come “´O Professore” sono uno spaccato di realtà ai margini, che non ci somiglia» dice Giuseppe Rustioni, segretario generale della scuola privata Faes, sei sedi in altrettanti grandi città italiane per applicare l’educazione omogenea, cioè corsi di studio solo maschili o femminili. «E poi» conclude «il nostro metodo didattico prevede un maggior coinvolgimento delle famiglie, più in ombra in tv».
Alla scuola media Vittorelli di Bassano del Grappa, 42 mila abitanti, la preside Paola Bertoncello è convinta che le fiction abbiano scarsa aderenza alla realtà della scuola, che deve fare i conti ormai anche con il difficile processo di integrazione dei tanti alunni extracomunitari. Ma invita gli sceneggiatori a non fossilizzarsi, e rilancia: «Questi prodotti tv, dai quali fra l’altro emerge un rapporto di eccessiva confidenza docente-allievo» dice «sono ambietati generalmente solo nel Centro-Sud d’Italia, come Roma e Napoli. Città che amo ma che spesso sono rappresentate con stereotipi. Perché non vengono a girare invece anche qui da noi, nel Nordest?».
Giorgia Pellizzer, 16 anni, terza liceo classico al Brocchi di Bassano, commenta: «In tv i professori sono o troppo buoni, o spietati. In realtà non è mai così. Da noi c’è chi cambia indirizzo in quarta perché non ce la fa, e altri che scoprono di voler lavorare a 16 anni, per poi magari pentirsene». Melania Andriolo e Vanessa Bonamini, entrambe quindicenni, hanno lasciato il Brocchi per altre scuole. La prima è convinta che le fiction siano poco credibili perché «si vedono gli insegnanti che aiutano gli alunni anche nella vita di tutti i giorni, e in realtà non succede»; la seconda pensa che «nella finzione tv esagerano raccontando episodi di bullismo». La storia d’amore fra un alunno e una professoressa, proposta ne «I Cesaroni», ha colpito più di un operatore scolastico. «Assurda e totalmente diseducativa» dice un’insegnante precaria del Sud che preferisce restare anonima. «Le fiction in genere danno messaggi rassicuranti sulla scuola a beneficio delle masse, ma la situazione è tragica. Non è il ritorno al grembiulino la soluzione ai tanti problemi». Al liceo Da Ponte di Bassano (1200 alunni, 90 insegnanti) il professore di matematica, Eugenio Bonaccorso, mette il dito su un’altra piaga: «Le fiction spesso rappresentano noi insegnanti come poveracci o poco più, che vivono in un buco, girano solo in bici e fanno fatica a comprarsi un libro. Guadagniamo poco, è vero, ma non ci facciano passare sempre come straccioni! Quest’immagine negativa si riflette sull’opinione che i ragazzi hanno di noi e ci toglie credibilità».
Dal Nord al Centro-Sud. Angela Vitale, in qualità di dirigente, ha le chiavi (letteralmente) della scuola primaria Moscati di Casoria, prima periferia di Napoli, comune commissariato per tre anni per infiltrazioni mafiose e molto degradato. 793 alunni e un centinaio di insegnanti e bidelli dipendono da lei. Come tutte le scuole di Casoria, anche questa non ha l’agibilità. «Prima ancora dei problemi didattici» spiega «i miei ragazzi vivono in un ambiente insicuro. Ma questo è un territorio non a norma. Qui l’illegalità è legale. I miei alunni, proprio come quelli di “’O Professore”, sono in gran parte ragazzi con problemi. Ma non è colpa loro: sono le famiglie a essere inadeguate. Mi auguro che prima o poi passi la legge che prevede che i bambini, già dalla scuola materna, vengano messi nelle mani di persone laureate e preparate. Il personale poi va retribuito in modo adeguato:1200 euro non bastano a far fronte all’impegno dei docenti. Per il nostro contesto, poi, la reintroduzione del voto in condotta andrà a inasprire i già difficili rapporti con alcuni dei nostri ragazzi».
Il liceo scientifico Keplero, a Roma è la scuola superiore della Garbatella, rione popolare diventato famoso grazie a «I Cesaroni». Il dirigente è Marcello Greco, professore di scienze geologiche, che gestisce 900 alunni e due sedi.  «Quella mostrata in tv», spiega «è una scuola edulcorata, finta, di fantasia. Ma non è un imbroglio. Tutti sappiamo che è finzione. Per sonalmente, ho visto molto bene la reintroduzione degli esami di riparazione. Con i debiti gli studenti non ne venivano mai realmente a capo. Ora con i corsi di recupero a luglio e con l’esame a settembre, si prendono un impegno e hanno la possibilità di chiudere un capitolo. E’ una fase di crescita».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2008)

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