venerdì 13 agosto 2010

JIMMY IL FENOMENO * E' IN MISERIA E VORREBBE IL SUSSIDIO BACCHELLI

Ma chi ha detto che un riconosciuto campione del trash cinematografico non possa ricorrere alla Legge Bacchelli? Chi ha detto che  l’assegno straordinario vitalizio che lo stato prevede per quei cittadini in indigenza che si siano «distinti nel mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo e dello sport», non debba andare  a un uomo quantomeno singolare come Jimmy il Fenomeno? Lui, all’anagrafe Luigi Origene Soffrano, 78 anni, nato a Lucera (Foggia), un po’ ci spera. Diabetico, abbastanza lucido ma con la salute cagionevole, da sei anni vive su una sedia a rotelle nell’istituto Casa per coniugi, di Milano.
«Qui mi trovo bene, e ho anche una piccola pensione sociale e d’accompagnamento» dice «ma detratte le tante spese di assistenza mi restano solo 120 euro al mese. Devo pur vivere. Per questo con mio fratello Mario e un amico abbiamo chiesto un aiuto economico ai miei fan su Facebook, e ora puntiamo al sussidio Bacchelli». Un aiuto dello stato che sinora è andato - fra gli altri - a personaggi come la poetessa Alda Merini, il cantautore Umberto Bindi, le attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, ma anche al cantante Anni 60 Joe Sentieri e all’annunciatrice della Rai Fulvia Colombo. D’accordo, forse una riflessione di Guido Ceronetti avrà maggior spessore di un suono gutturale sparato da Jimmy nei panni del postino scemo di «Pierino il fichissimo» (‘81), però a quanti spettatori una trovata come questa è riuscita a strappare un sorriso? «Solo gli stupidi sottovalutano i benefici della comicità e del sorriso» prosegue Jimmy. «Ho avuto molto dallo spettacolo, ma credo che anche questo Paese mi debba qualcosa. Intanto, lancio la campagna: “Un euro per salvare Jimmy il Fenomeno”. Se tutti quelli che mi apprezzano versassero anche un solo euro sulla mia carta PostePay (numero 4023 6005 6428 8613, intestata a Luigi Origene Soffrano) mi aiuterebbero a superare meglio questo momento di difficoltà».
Con 118 film all’attivo (spesso impercettibili camei, «perché solitamente mi chiamavano in quanto si era sparsa la voce che portassi fortuna, e i registi non volevano rischiare un flop» dice) in 52 anni di carriera, Jimmy ha lavorato con i più grandi. Persino Ugo Tognazzi ne «Il federale» e Pasolini in «Uccellacci e uccellini». «Mi piaceva Edwige Fenech, ma il migliore è stato senza dubbio Totò», il principe De Curtis. Uno che il sussidio Bacchelli a Jimmy l’avrebbe dato anche solo per signorilità.

(SORRISI.COM - 11 AGOSTO 2010)

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