lunedì 6 settembre 2010

«I MERCENARI» (THE EXPENDABLES)» * PENSIONATI, MA ANCORA ARZILLI

Il maturo mercenario Barney Ross (Sylvester Stallone) è a capo di un gruppo di colleghi pagati per risolvere - possibilmente uccidendo - questioni più critiche della festa di Mirabello (in attesa del discorso di Fini su Berlusconi e il Pdl). Il metodo è semplice: un blitz, una mitragliata, un coltello in gola e via, passando all'incasso. Va d'accordo con l'orientale tutto pepe Ying Yang (Jet Li); con il ruvido Christmas (Jason Statham); persino col negrazzo Caesar (Terry Crews). Gli tocca però sbattere fuori dal gruppo quella testa matta di Gunner (Dolph Lundgren) che beve, si droga e poi uccide con gusto sadico. Cribbio, saremo anche mercenari, ma non ammazziamo per divertirci! Il vecchio amico tatuatore Tool (Mickey Rourke), che a occhio e croce non si lava dal '32, procura a Barney il contatto con un agente della Cia sotto copertura (Bruce Willis), che gli commissiona la missione spaccaossa. Far fuori il generale di Valona, un'isoletta sudamericana, in combutta con un americano (Eric Roberts) ex agente deviato ora trafficante di cocaina. Sul posto a guidare la rivolta del popolo cornuto e mazziato c'è la bella Sandra (Giselle Itiè), più umida della foresta amazzonica nonché figlia del generale. Mossoccàzzi pe' ttutti.

Sponsorizzato dall'Inps, che ha versato tutti i contributi per il cast, il film (più stunt-man che pellicola) ruota attorno all'idea di mettere assieme - spendendo il minimo indispensabile - tutte le vecchie glorie del cinema americano d'azione. C'è persino un cameo non accreditato di Arnold Schwarzenegger, ora Governatore della California, che se ne va dopo un minutino. Non prima di aver fatto lampeggiare gli occhioni di ghiaccio.
Alla regia s'impone Stallone, già «Rambo», già «Rocky» e ancora con un fisicaccio invidiabile nonostante il pannolone. Il risultato, grazie ad alcune scene memorabili e al sempre convincente Statham, messo lì per accalappiare il pubblico giovane, è accettabile. Quel che difetta a Sylvester è la memoria, altrimenti non si spiegherebbero alcuni buchi temporali che ogni tanto lasciano un po' perplessi. Qualcuno l'ha definito un «Sex and the City» al maschile. Se non avete altro da fare... Voto: 6,5.

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