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giovedì 30 settembre 2010

LINUS * «LO ZOO DI 105, CHE COSA SAREBBE SENZA VOLGARITA'? FABIO VOLO? BRAVO, MA CUCINA IL NULLA»

Dopo ogni maratona, prende appunti. Maniacalmente. E ogni tanto, lo confessa senza difficoltà, si sveglia in piena notte e compulsa quei dati per confrontarli con le performance passate. A seguire, un sacco di quelle che – giovanilisticamente - un disc jockey dei suoi definirebbe «menate». «Essì», spiega Linus «perché se impiego un certo tempo per percorrere 32 chilometri sul Naviglio che da Milano porta ad Abbiategrasso, voglio poi controllare se ho fatto un minuto in più o in meno di qualche anno fa. Se è un minuto in meno, la cosa mi rincuora, anche se magari sono arrivato al traguardo ridotto come uno straccio».
La passione del patron di Radio Deejay per le scarpinate è il cuore del libro autobiografico «Parli sempre di corsa» (Mondadori, 15,50 euro). «E poi se vogliamo non è neanche vero che ne parlo sempre; è che quando mi chiedono, apro il mio vaso di Pandora».

Linus, è passione o mania?
«Se mi chiamasse Claudia Schiffer per chiedermi un incontro galante giovedì alle 18.30, la prima cosa che penserei è: ma cavolo, proprio giovedì alle 18.30? Devo andare a correre… Rendo l’idea?».
Rende. Nel libro ha raccontato di quando il Trio Medusa de «Le iene» le mise alle calcagna un complice molesto, durante una maratona, e lei andò su tutte le furie?
«No, ho preferito evitare. La fecero veramente sporca: uno scherzo del cavolo. Mi misero alle calcagna un ragazzo di Roma, molto più preparato agonisticamente di me, col compito di infastidirmi per 20 chilometri. Questo li prese alla lettera. 20 chilometri, capisce? Andai in bestia. Poi non era una corsetta qualsiasi, ma una gara per la quale mi ero preparato. Avrei voluto vedere chiunque al posto mio».
Che cosa successe dopo?
«Minacciai di non dare la liberatoria, ma purtroppo lo scherzo era divertente, e alla fine andò in onda, in ossequio all’ingorda logica televisiva».
Lei è il re della radiofonia italiana, lo ammetta.
«Accetto la definizione, non foss’altro per una questione anagrafica e perché sono al timone della radio che da anni guida il mercato».
E ha anche un brutto carattere, dicono. Quantomeno discontinuo.
«No, è una leggenda metropolitana. Ho invece molte fidanzate virtuali deluse che non trovano di meglio da fare, per consolarsi, che pensare e dire in giro che sono uno str…».
Si confonde l’autoritarismo con l’autorevolezza?
«Ecco, se proprio devo riconoscere un mio tratto, è l’essere abbastanza determinato e risoluto nelle decisioni. C’è già troppa gente in Italia che non ne prende».
Qual è lo stato di salute della radiofonia nel nostro Paese?
«C’è una vivacità altrove sconosciuta. Nella maggior parte dei Paesi, anche europei, si cura a malapena la fascia del mattino, e poi gran musica. Anzi, a volte neppure tanto grande. Da noi c’è agitazione, competitività, fermento. Cosa che può essere anche positiva, ma ogni tanto viene da dirsi: potremmo anche darci  una calmata, sederci e prendere qualche accordo. O sbaglio?».
Perché ha mandato via Fargetta?
«Con Fargetta era finito un ciclo, non aveva altro da aggiungere. E comunque è rimasto nel giro. A volte mi accorgo di avere 40 elementi e 10 posti da titolare. Non posso sempre far giocare tutti… E poi, perché si accorgono solo di chi non fai giocare?».
Che cosa pensa di Fabio Volo?
«È bravo e si alza ancora presto per dedicarsi alla radio con passione, anche se potrebbe fare altro. Cucina un piatto succulento nonostante in realtà in genere cucini il nulla».
Chi prenderebbe facendo campagna acquisti fuori da Radio Deejay?
«Qualcosa di interessante c’è a “Lo zoo di 105”, ma anche lì mi piacerebbe capire quanta parte del loro successo sia dovuta alla volgarità che esprimono. Senza quella, ne avrebbero così tanto?».
Altri?
«Non c’è molto in giro: Rtl 102.5 e Rds, che sono rispettivamente seconda e terza come ascolti dopo Deejay, hanno un palinsesto che non privilegia le voci…».
Nota un imbarbarimento nel mondo radiofonico?
«Con le volgarità e alzando la voce si conquista più audience, è risaputo. La radio non fa altro che riflettere l’imbarbarimento del Paese».
Dopo la richiesta di un aumento delle royalties da parte dei discografici, i grandi network da mesi hanno smesso di mandare in onda i brani appena usciti. Lei il primo settembre ha rotto l’embargo, e li trasmette. Perché?
«La nostra protesta era giusta, anche perché in Italia la radio ha solo il 4% della fetta del mercato pubblicitario contro il 10% di altri Paesi e paghiamo le frequenze a caro prezzo, ma ormai questa cosa rischiava di danneggiare molti artisti. E poteva diventare autolesionistica anche per noi. Il messaggio era arrivato, poteva bastare».

(SORRISI.COM - SETTEMBRE 2010)

ALESSIO VINCI E JULIET * LA NOSTRA STORIA È RICCA DI CALORIE

Siamo a Decatur, elegante sobborgo immerso nel verde a qualche chilometro da Atlanta, negli Stati Uniti. La villa che compare in queste foto, in perfetto stile Via col vento, non è di Alessio Vinci, appena tornato in onda con Matrix, ma del suo migliore amico americano, Eli Flournoy, responsabile delle risorse news internazionali della Cnn. È qui che Vinci, che alla Cnn ha lavorato per vent’anni come inviato, ha trascorso l’ultima parte delle sue vacanze, prima di rituffarsi a pieno ritmo nel programma di approfondimento di Canale 5. E dice: «Riparto bello carico, dopo una lunga e riposante estate in famiglia».
Ad agosto ha portato l’intrigante compagna Juliet Linley («Un po’ di Svizzera, un po’ di Trinidad») e la figlia Kaya in America («Prima New York, poi gli Hamptons e infine Atlanta») e in loro onore l’amico Flournoy ha organizzato un party con vecchi amici ed ex colleghi. «Se rimpiango la Cnn? No, ho ancora molto da imparare come conduttore», confida Vinci. «Mi piace conoscere i mie limiti e lavorare per superarli. C'è qualche osservatore tv che ancora mi ritiene inadatto a questo ruolo. Pazienza, sono ancora qui. Dovesse finire domani, volterò pagina e penserò ad altro».
E con “altro” Alessio Vinci non intende certo l’ipotesi di fare il papà a tempo pieno: «Mia figlia è la mia gioia, ma non potrei mai fare il mammo, ci vuole una pazienza che ho scoperto di non avere». Anche se di Kaya dice: «Con lei ho un rapporto splendido, mi piace giocarci insieme e leggerle le favole. Quest’estate ho provato a insegnarle a nuotare in piscina. Che tenerezza vedere un batuffolino di tre anni che per orgoglio per poco annega! Spero di trasmetterle la voglia di accettare e superare le sfide. E soprattutto ciò che mi ha insegnato mio padre, l’onestà».
La storia con la mamma di Kaya, Juliet Linley, è nata 14 anni fa, nell’atrio della Cnn: «Lei lavorava come giornalista per la tv svizzera ed era qui per un convegno. Amici comuni volevano a tutti i costi che ci conoscessimo, il resto è storia. Con lei è sempre una sorpresa e una sfida: facciamo battaglie continue per affermare ognuno la propria opinione. È una bella lotta, ma non ci si annoia mai».
Juliet, che oggi fa la mamma a tempo pieno e gestisce un blog dal nome Mamma mia! sul sito del Corriere della sera, è un concentrato di ironia e levità. Soprattutto davanti a un buffet imbandito nel clima quasi subtropicale di Atlanta, dove spesso l’umidità supera l’85 per cento. E racconta: «Alessio ha origini siciliane. Ricordo un pranzo in Sicilia dai suoi parenti. Abbiamo mangiato qualsiasi cosa. Hanno fritto di tutto: melanzane impanate, ogni vegetale immaginabile; eravamo in overdose da olio. Alla fine vedo una pianta di fichi e vado a coglierne una piccola cesta. Rientro a casa e tutti esclamano in coro: “Ah, no: i fichi ingrassano!”. Quella frase è entrata nella nostra storia della nostra coppia».

´CHI - SETTEMBRE 2010)

È MORTO L'IMMENSO TONY CURTIS: DA «OPERAZIONE SOTTOVESTE» AD «ATTENTI A QUEI DUE»




LAPO ELKANN * GUIDO GENOVESI DEL «GRANDE FRATELLO» GLI DEDICA UNA POESIA


È uscito oggi per Aliberti editore il libro di David De Filippi «Lapo Elkann - Il Forrest Gump italiano». Sottotitolo: «Tutte le mirabolanti imprese di Lapo, fuoriclasse della gaffe Made in Italy». Una sorta di biografia autorizzata del discusso rampollo di casa Fiat. Curiosamente, il volumetto contiene un'ispirata ode a Lapo scritta dal pisano Guido Genovesi, concorrente del «Grande Fratello» squalificato per bestemmia. Ecco il testo della poesia, che - pur affrontando temi anche scabrosi - rasenta il dolce stil novo:
 
A Lapo Elkann

In doppiopetto blu con qualche riga bianca,
Non si può certo dir che il fascino non manca;
Elegante e fantasioso il tuo sembiante appare
E anche il tuo linguaggio risuona singolare.
Mi piace quel capello fluente, rosso e mosso,
Il modo in cui lo porti, direi poco ortodosso,
Così come il vestire disinvolto e sorprendente,
Quel tuo stile che non ha da render conto a niente.
Del resto non è certo la forma dei capelli
Che deve dimostrar la stirpe degli Agnelli
E in questo al caro nonno sei molto somigliante
Ché di avventure pure lui ne ha vissute tante.
Che dir di quella notte che la morte ti sfiorò,
Che al tempo troppa gente, ma è normale, ne parlò;
Nessun se lo aspettava e lo stupor fu nazionale
Nel vedere Lapo Elkann come un comun mortale;
E questo, ti confesso, mi ha suscitato simpatia,
Questo tuo romper le righe dell’illustre dinastia.
Ricordo gli sciacalli gettarsi sopra la notizia,
Sul tuo corpo in fin di vita, sulla povera Patrizia,
Che in quei giorni fu assalita dai giornalisti e dai
tuoi fans,
Non ce la fece più e alla fine cadde in trance.
Intorno a te scoppiò un immane parapiglia,
Non so chi ti ha salvato, se Dio o la famiglia,
Non giudico i tuoi gusti e la tua trans-gressione,
Se amavi sniffar coca abbinata col tranvione;
Nell’umana vita può succeder che si sbagli,
Ma chi è senza peccato la prima pietra scagli!
Di tempo ne è passato, la botta è stata soda,
Ma oggi il nome tuo è sinonimo di moda,
Adesso tu sei immune dai ricatti e da Corona
E del marchio Fiat sei la consacrata icona.
“Be cool” ormai ricorre nel quotidiano tuo parlare,
Ma non quel “cul” a cui il maligno può pensare.
Vabbè, lasciamo stare, diciamo punto e accapo
E così posso finir la mia poesia per Lapo.
Con simpatia


Guido Genovesi

mercoledì 29 settembre 2010

SELVAGGIA LUCARELLI S'IN-CORONA * SARA' LEI IL DIRETTORE DI «FAMOSI»

Mentre apprendiamo con non poco raccapriccio da alcuni verbali che Fabrizio Corona era l'amante di Lele Mora (ma per molti nello spettacolo si trattava del classico segreto di Pulcinella), un'altra notiziola agita il bicchiere dell'editoria italiana. Salvo cambiamenti dell'ultim'ora dovrebbe chiamarsi «Famosi» la testata mensile - erede di Star+Tv - che l'agente dei paparazzi nostrani ha affidato alla direzione della burrosa Selvaggia Lucarelli. La tele-opinionista e blogger di complemento che nella vita non vuole farsi mancare proprio niente avrà, dalla fine di ottobre, l'arduo compito di andare a contrastare in qualche modo testate storiche del gossip nostrano, da Chi a Novella 2000. Tra i personaggi trattati da «Famosi» dovrebbe esserci soprattutto quel demi-monde di tronisti, squinzie e soggetti in cerca d'autore che non trovano spazio su altri giornali, molto più generosi nell'acquistare scatti di prima scelta e scoop assassini. Tanto che piazzare un bel punto interrogativo alla fine di quel «Famosi», forse non sarebbe una soluzione da scartare.
Qualche nome ci sentiamo di consigliarlo a Selvaggia nel caso volesse ampliare il proprio giro di orizzonti e collaborazioni: Elisabetta Tulliani potrebbe occuparsi del supplemento immobiliare; Emanuela Franzoni di quello dedicato alla salute, e lo stesso Corona sarebbe perfetto per L'avvocato risponde.

martedì 28 settembre 2010

MUSICAL * FUGA DA «MAMMA MIA!»: «È DI UNA NOIA MORTALE»

Il grido d'allarme viene da parecchi addetti ai lavori che hanno assistito alla prima di «Mamma mia!», il musical con Chiara Noschese in scena a Milano e liberamente tratto dall'omonimo film, che raccoglie l'opera omnia degli Abba. «È di una noia mortale», dice a mezza bocca un critico qualificato. E nonostante il lavoro di adattamento sia stato curato dall'ex Pooh Stefano D'orazio (che non ha mai lavorato tanto da quando ha teoricamente smesso di lavorare), molti lamentano «l'estrema difficoltà o l'impossibilità» di tradurre in italiano quelle celebri canzoni.

COME È NATO STEVE JOBS, IL GURU DI APPLE?

Leggenda vuole che la madre di Steve Jobs, il guru di Apple, abbia avuto un parto iPodalico.

BARBARA D'URSO * «SU FACEBOOK E YOUTUBE MI SFOTTONO PER LE MIE FACCE, STO DIVENTANDO UN MITO»

Mentre su Facebook e YouTube spopolano video e fotomontaggi con le sue memorabili faccine contrite durante le interviste agli ospiti («Sì, sto diventando un mito sul web, e mi fa piacere: c’è persino un filmato con un tizio che mi imita molto bene. Mi piace essere presa per i fondelli, purché sia con intelligenza»), Barbara D’Urso porta a termine la sua ultima trasformazione. Con un po’ di pazienza e qualche seduta al trucco, la conduttrice di «Domenica 5» ha deciso di omaggiare - in quel di Mediaset - le mitiche annunciatrici della Rai che fu. «Si tratta» spiega «di una serie di promo della trasmissione. Servono ora a lanciare la nuova edizione, e serviranno in seguito ad annunciare al pubblico gli ospiti di ciascuna puntata. Ho iniziato con una “signorina buonasera” per eccellenza, Nicoletta Orsomando, ma proseguirò toccando vari periodi: quindi spazio a personaggi come Mariolina Cannuli o alla “fatina” Maria Giovanna Elmi. La parola d’ordine è cercare di  fare il massimo spendendo il meno possibile: un lavoro a basso budget, ma di soddisfazione».
Con i contributi in studio del meteorologo Paolo Corazzon e di Serena Garitta, «Domenica 5» è l’appendice festiva del «Pomeriggio 5» della D’Urso. Doppiamente entusiasta di reinterpretare una leggendaria Signorina buonasera. «Dietro questo travestimento» rivela «c’è una storia incredibile: quando mi hanno portato l’abito Anni 60 della Orsomando, avevo una strana sensazione. Il giorno dopo ho fatto fare qualche indagine, e mi hanno riferito che proveniva da “una grande sartoria teatrale di Torino”. Ebbene, è lo stesso vestito che ho indossato nel 1980 quando per sei mesi - proprio a Torino - ho girato con Alida Valli e la regia di Luigi Perelli “La casa rossa”,  quello che ai tempi si chiamava ancora sceneggiato e non fiction. 30 anni fa. Una coincidenza che ha dell’incredibile. E la cosa splendida è che quell’abito a fiori lo indosso ancora perfettamente. Di questo sono molto orgogliosa».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2010)

lunedì 27 settembre 2010

«INCEPTION» * QUANDO IL TRIPLO SOGNO AMMAZZA IL CINEMA

Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) è un ladro specializzato nell'arte sublime di estrarre segreti dal subconscio del derubato. Roba che neanche Wanna Marchi e figlia Stefania alla corte del mago Do Nascimento. L'operazione avviene durante i sogni, quando la mente vaga, più vulnerabile che mai. Con la sua squadretta di lestofanti reclutati a Santa Lucia, il nostro deve tentare il triplo carpiato con avvitamento: raggiungere un fantomatico terzo livello onirico per osare l'inosabile, ovvero innestare un ricordo anziché sottrarlo. L'operazione è, manco a dirlo, pericolosissima. Solo così riacquisterà, forse, la propria vita.

Christopher Nolan è alle prese con una bella idea, che ha però un grosso difetto nel manico: il cinema, da che mondo è mondo, è soprattutto immedesimazione. Com'è possibile partecipare alla storia dei personaggi, se la dimensione privilegiata e dichiarata, è quella del sogno nel sogno, o addirittura del sogno, nel sogno, nel sogno? Ci si perde troppo spesso in questo gioco (all'inizio sfizioso), che toglie pathos anziché aggiungerlo e rende molto del lavoro vano. Detto questo, il film è un ottimo concentrato di effetti speciali e magistrali interventi in digitale che lasciano spesso col fiato sospeso. VOTO: 7.

venerdì 24 settembre 2010

MODA * ALLA SFILATA DI VALERIA MARINI TI CASTIGANO COL POSACENERE

di Lucia Giulia Picchio

Mi presento all'ingresso con l'invito che mi ha passato la mia amica giornalista televisiva e mi fanno entrare a razzo, scortata da una pierre che prontamente mi chiede dove abbia l'operatore. E già, dove ce l'ho l'operatore? E' in ritardo... mi raggiunge a minuti. Le farà il mio nome, lo faccia passare. Entro e, ad accogliermi, la solita fiera delle magre. Ma quelle grasse non ce le invitano alle sfilate?
A dire il vero una ce n'è (peserà all'incirca una novantina di chili) e si è seduta davanti a me, nel posto riservato a Randi Ingerman e al volo imbosca in borsa il delizioso pacchettino d'argento destinato alla vip. Grande disinvoltura e..faccia come il sedere. Un sedere, penso tra me e me, che difficilmente troverà spazio nel gadget destinato a donna di tutt'altra stazza. L'ho pensato fino a quando...non mi sono impossessata anche io di quello di Jennifer Rodriguez, anche lei destinata a sedersi davanti a me, ma presumibilmente impegnata su altri fronti per questo pomeriggio. Prendo in mano il pacchettino e subito intuisco che il contenuto era ben più pesante di un capo di lingerie. E "pesante" è la parola giusta. All'interno della scatola, un incantevole posacenere quadrato e concavo in simil cristallo, per metà pitonato in marrone e per l'altra metà satinato chiaro con scaglie d'oro in rilievo.Ad impreziosire il tutto una deliziosa pecetta in argento con inciso e smaltato Seduzioni Valeria Marini. Neppure la bomboniera di matrimonio di Nino D'Angelo doveva arrivare a tanto. La giusta punizione per chi, come me e la signora over size, si impossessa dei gadget altrui.
In verità io non me ne sono impossessata ma ne sono stata omaggiata da una addetta dello staff che deve avermi scambiata per qualcun'altro visto che mi ha pure invitata a spostarmi in prima fila nel posto di Beppe Convertini che, quando è arrivato, è dovuto andare a sedersi da un'altra parte.
Dulcis in fundo, un siparietto stracafonal: l'entrata trionfale verso le 17 e 20 ( l'invito era per le 16 e 30) di Lady Tata e Costantino, entrambi con cappello e occhiali scuri. Così trionfale che a confronto, la Marini, quando è uscita in passerella con le sue modelle, sembrava una che passava di lì per caso.

P.S. La sfilata mi è piaciuta abbastanza, peccato mi aspettassi di vedere una collezione di intimo. Ma, non era la Marini quella dei reggiseni e i perizomi tempestati di brillanti?

LAURA CHIATTI CONTRO FABRI FIBRA * «È TUTTO IN MANO AGLI AVVOCATI»


Laura Chiatti è ai ferri corti con Fabri Fibra. Dopo che il rapper ha pubblicato il brano «Vip in trip», con un testo che si riferisce in modo non proprio lusinghiero a una certa «Laura C.» che poi «becca il tronista», l’attrice pare sia su tutte le furie. «Laura Chiatti  non commenta» dice la sua agente Alessandra Lateana «anche perché abbiamo messo in mano tutto agli avvocati e non sarebbe opportuno».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2010) 

Ecco il video di Fabri Fibra «Vip in Trip» 

mercoledì 22 settembre 2010

ACQUISTI INUTILI? SI', MA DI VALORE

Perché buttare i propri soldi in cose inutili di scarso valore, quando si possono sperperare comprando cose inutili molto più costose?

martedì 21 settembre 2010

ADDIO A SANDRA MONDAINI, CHE MI DOMANDAVA SEMPRE DI PAPA'

M'aveva preso in simpatia, Sandrocchia. Quando la incontravo, rideva sempre per qualche battuta del cavolo che facevo, illuminando la vetrata inconfondibile dei suoi occhialoni giganti, che aveva quasi brevettato. Uno scudo per le rughe, più che due lenti e una montatura. E poi mi domandava immancabilmente di papà Gigi. Da quando, al primo incontro, le raccontai per caso che babbo aveva sofferto di depressione, come lei del resto, s'interessava, s'inteneriva. Condivideva con interesse sincero. Sandra di malanni se ne intendeva come nessuno, essendo passata anche in zona cancro e dintorni.
Se ne è andata cinque mesi dopo Raimondo, una perdita per lei (per tutti noi) difficile, quasi impossibile da sopportare. Mondaini e Vianello sono stati l'essenza più pura, cinica ma sincera dello spettacolo italiano. Come dice l'amico autore Alberto Consarino, che con i Vianello ha lavorato a lungo, Sandra se ne va senza rispondere alla domanda delle cento pistole. A un certo punto della sua carriera, aveva scelto di fare ditta col marito. Un grande decisionista. Ma se la sua storia professionale fosse proseguita senza di lui, avrebbe avuto più o meno successo?

DANIELE LUTTAZZI È MORTO (PROFESSIONALMENTE) IERI SERA

Con qualche ritardo sulle polemiche dei mesi scorsi, ieri sera è morto (professionalmente) Daniele Luttazzi. Pochi, a questo punto, lo piangono.
L'ex grande satirico è stato meritatamente massacrato da un servizio de «Le iene», che hanno sbugiardato con l'incredibile forza delle immagini - in un montaggio serrato -, una parte dei plagi perpetrati dal comico di Santarcangelo di Romagna. Dopo aver mostrato fervorini e pistolotti del Nostro, da sempre impegnato a criticare con sufficienza i battutisti che (lo) derubano, stigmatizzando giustamente il copia e incolla come una tra le pratiche più ignominiose per chi serve il mestiere di far ridere, ecco una ad una le incredibili figure di tolla di Daniele Fabbri in arte Luttazzi. Tutti i più (e meno) noti comedians americani saccheggiati senza vergogna. Con la bruciante evidenza delle immagini. «Le iene» hanno stimato che il 30% del repertorio del satirico più supponente sulla piazza - faccio notare che ero tra i suoi estimatori -, colui che si vantava di essere uno tra i più prolifici produttori di calembour e facezie, sia frutto di «omaggi» ad altri grandi. Luttazzi è arrivato al punto di criticare Paolo Bonolis, quand'era alla corte di Antonio Ricci, per avergli copiato una battuta che lui stesso aveva scippato a George Carlin. Come dire, una figura di cacca epocale. Roba per cui nascondersi e sparire nella vergogna per tutta la vita.
Raggiunto in un blitz a fine servizio dall'inviata de «Le iene», Luttazzi era in evidente e nervoso imbarazzo, ha bofonchiato qualcosa a proposito di un «tramonto», forse il suo, ed è scappato in bicicletta praticamente senza rispondere. Come un idraulico qualsiasi beccato con le mani nella marmellata; uno di quelli che hanno appena fatto pagare alla casalinga il doppio del dovuto, senza fare fattura.
Una fine ingloriosa, imbarazzante e purtroppo - tocca dirlo - mai  così meritata.

Ecco il video (pluricensurato dalla società Krassner, che fa capo a Daniele Luttazzi), dal quale è partito il servizio de «Le iene»

lunedì 20 settembre 2010

PERCHE' SI MOLTIPLICANO LE LITI FRA GINECOLOGI IN SALA PARTO?

Si moltiplicano le liti fra ginecologi in sala parto. Perché stupirsi? Da che mondo è mondo, gli uomini litigano per la gnocca.

GLI ANIMALISTI AL CIRCO CONTRO MAURO MARIN (PERCHÈ?)

Rissa al Circo Orfei tra Mauro Marin del «Grande Fratello» e gli animalisti. Il caso fa discutere: è la prima volta che litigano con uno di quelli che di solito difendono.

MA È PIÙ LASSATIVO IL BIFIDUS ACTIREGULARIS O IL NUOVO SPOT DI DANONE?

Domanda: ma è più lassativo l'ormai mitico «bifidus actiregularis» degli yogurt, oppure il nuovo spot del «Concorsone» Danone, con Raffaella Carrà, Ciro Ferrara, Carlo Conti, Alessia Marcuzzi, Stefania Sandrelli e Natasha Stefanenko che tentano drammaticamente di riprodurre la sigla di un varietà televisivo?
L'ha girato Alessandro D'Alatri, che (in teoria) non è l'ultimo pirla, eppure ogni volta che lo vedo, corro in bagno. Canticchiando "Tanti auguri" di monna Raffa, naturalmente.

sabato 18 settembre 2010

E' MORTO SERGIO DI STEFANO, IL DOPPIATORE DEL "DR. HOUSE"

Sergio Di Stefano, calda e leggendaria voce italiana del «Dr. House». Alla faccia del razionalismo scientifico, si presenta all’appuntamento con tre cornetti anti-jella. Uno classico, rosso, appeso al collo; un altro minuscolo, da passeggio, attaccato al braccialetto; l’ultimo, ultra-ricurvo e trendy, che ballonzola dalla cintura. Avesse con sé anche due pacchetti di sale grosso, parrebbe il cugino del mago Do Nascimento. «Guardi che la jella colpisce. Becca eccome, e bisogna difendersi» dice. «C’è parecchia gente che mi vuole male. Persone invidiose. Questo cornetto alla cintura me l’hanno scalfito, a furia di tentare di colpirmi». La prima, grande sorpresa è che la voce di House detesta i medici. «Ci vado, come tutti, ma l’indispensabile. Un amico medico mi disse: “Sandro, non ammalarti: se non ti ammazza la malattia, ti ammazza il medico”. E io sto alla larga. Medicine? Prendo un po’ di Optalidon, ogni tanto, per il mal di testa. Anche in tv: pronuncio i nomi di malattie complicatissime, ma non ci capisco quasi niente, è solo mestiere. E preferisco così: spesso sono cose terrificanti e - pare - verissime».
Single incallito, è convinto che il suo personaggio finirà prima o poi a letto con la dottoressa Cuddy. E dice di non trattare i suoi colleghi come House fa con quelli dello staff. «Non credo che se vivesse in Italia House lavorerebbe per la sanità pubblica. Forse metà e metà: ha bisogno di guadagnare. Però lei se lo immagina in un ospedale italiano? Con quel carattere non potrebbe neppure fare il consulente a “Elisir”. Lì ci vuole esibizionismo e pazienza».
Doppiatore tra i più rappresentitivi della sua generazione («Il più rappresentativo, detto con immodestia. Lo scriva, sono il più bravo. Scherzo, ma mica tanto»), Di Stefano è un mite. Ma infila il suo mitico guanto di lattice quando si tratta di telefonare ai direttori di rete. «Se su Canale 5 vedo in onda serie ed episodi del «Dr. House» in ordine semi-casuale, mi viene la rabbia!» dice. «Penso: poveri spettatori, che confusione! Ma che ci posso fare? Ho anche alzato la cornetta per chiamare qualche dirigente, ma niente: in tv conta solo il profitto». Quanto tempo serve per preparare un episodio? «Neppure un secondo: arriviamo in sala, c’è un leggìo, e facciamo al volo, in sequenza, gli “anelli”: pezzi da un minuto, 40 secondi, con in genere due battute e due risposte. Ci pagano a righe lette e gli spot sono a parte. È facile. Noi doppiatori siamo molto fortunati e sopravvalutati. Siamo solo un tramite fra l’autore e il pubblico, niente di più. Riempiamo una faccia vuota. Il segreto per lavorare bene sono gli occhi. Bisogna guardare quelli più che le labbra, e saper cogliere l’intenzione. House non è il mio capolavoro: fu “Mephisto”, nell’81, la voce di Klaus Maria Brandauer. E poi Jeff Bridges ne “Il grande Lebowski”. In tv, la serie “Hunter”». E poi il cattivo per antonomasia: John Malkovich. «Mi piace fare quello che non sono. Essendo buono di natura - purtroppo - dare voce ai cattivi mi scatena l’adrenalina».

Un ricordo di  Sergio Di Stefano, morto a 71 anni per un infarto. 
Lo incontrai nel giugno 2008 per TV SORRISI E CANZONI.

giovedì 16 settembre 2010

ESPERANZA, LA FIGLIA DEL MINATORE, È USCITA DALLA GROTTA

E' nata Esperanza, la figlia di uno dei minatori intrappolati in Cile. Era ora che qualcuno in famiglia uscisse da una caverna umida e buia.

mercoledì 15 settembre 2010

«X-FACTOR 4» * NATHALIE, DORINA E MANUELA LE MIGLIORI (IN ATTESA DEL T.S.O. PER NEVRUZ)


LA GIURIA
Elio è il più spiazzante, il più bravo, il più competente. Vestiti a parte, questa volta ha rinunciato alle macchiette, vuole fare sul serio e non teme di andare controcorrente. Se la prende con il pubblico a casa per i Televoti che mandano al massacro, spesso, le voci migliori, e se ci sono rilievi tecnici da fare, li fa. Senza la paura di essere detestato o le tentazioni demagogiche che spesso assalgono Anna Tatangelo e talvolta stuzzicano Enrico Ruggeri. Mara Maionchi, invece, è un mondo a sé. Una di quelle buone cose di pessimo gusto di gozzaniana memoria.

I CONCORRENTI
Eliminate Sofia (la più bella) e Alessandra, sul palco restano l'energico Ruggero, mini-cantante già con grinta e carattere non indifferenti, e personaggi come i Kymera, ancora in gara solo grazie al buonismo televisivo che tradizionalmente premia il diverso: dai gay conclamati alla balbuzie del pur emozionante Stefano. Il pubblico va in delirio per lui e i giurati ammutoliscono. Chi tocca, muore. Manuela è la ragazza tecnicamente più preparata, sa di esserlo, e sa anche di dover rimuovere una patina di freddezza che si porta appresso. Per questo ogni tanto simula pianti e commozioni.
E se i Borghi Bros rientrano nel novero dei senza infamia e senza lode (già meglio gli Effetto Doppler), il bel Davide - peraltro sufficientemente preparato - sembra fatto apposta per titillare il pubblico adolescenziale. Ancor più della scatenata Dorina, l'unica albanese non arrivata in Italia per mare (puro argento vivo), la mia preferita resta Nathalie. Voce, temperamento e tecnica senza sguaiatezza, parla come Lorella Cuccarini ma canta divinamente.
Nevruz meriterebbe un volume dell'enciclopedia britannica. Sinceramente convinto di essere un artista del quale il Paese non può fare a meno, alla fine riesce a convincere anche te. Tra una smorfia alla Piero Pelù (prima maniera) e un boa di struzzo che neanche nel Vizietto. Con il rischio del T.S.O. sempre in agguato. Facchinetti, nel caso, pensaci tu.

martedì 14 settembre 2010

USCITO DAL COMA GRAZIE A VENDITTI, ORA INCIDE UN DISCO (SI SPERA SENZA IMITARLO)

Gianluca Sciortino, il giovane miracolosamente uscito dal coma nel '92 ascoltando le canzoni di Antonello Venditti, ha inciso il suo primo cd. Si spera che dopo essere stato «salvato» da lui, ora almeno non abbia voglia di imitarlo.

ALESSIO VINCI * «FRA LE TESTATE MEDIASET CI SONO TROPPI DISPETTI, INVIDIE E RIVALITA'»

Atlanta (Stati Uniti), quartier generale Cnn. «Lo vede quest’atrio, che non è neppure granché?» dice raggiante Alessio Vinci, l’uomo di «Matrix». «Qui iniziai a lavorare per Cnn nel 1989, e qui 14 anni dopo conobbi la mia compagna. Questo luogo ha segnato la svolta nella mia vita». Dopo il passaggio sotto l’arco del metal detector («Svuotate bene le tasche: è come all’aeroporto», intima l’uomo della sicurezza), si entra nel tempio delle news. Ogni passo, per «Alèsio», è un sorriso ricambiato, una stretta di mano, due chiacchiere con gli ex colleghi. Nell’aria c’è «The Amazing Story» (la stupefacente storia) di un ragazzone venuto dall’Italia e passato «dal fare le fotocopie di pezzi altrui in un cubicolo, al ruolo di inviato. Perché qui può succedere». Sino a guidare, oggi, l’approfondimento giornalistico di Canale 5. Dopo un  po’ che stai con lui, non capisci più se sia stata l’America a infondergli tanto ottimismo, o viceversa.

Vinci, perché un giornalista lascia tutto questo per condurre «Matrix»?
«Perché me l’hanno proposto e non potevo dire di no: era una bella sfida prendere il posto di Mentana e, a 40 anni, un’ottima offerta. E poi m’ero un po’ stancato del mestiere di inviato: di essere sempre con la valigia pronta».
O perché non ne poteva più di essere noto in America e sconosciuto in Italia.
«Il fatto che oggi mi riconoscano per strada non è un modo per quantificare il mio successo. Prima ero un pesce piccolo in una grande vasca; oggi un pesce un po’ più grosso in un acquario più piccolo».
Disse che Mentana è «forse il migliore» anchor-man italiano. Togliamo il forse?
«Lui ha il pregio di essere uno che parla senza peli sulla lingua. Al tg di La7 sta facendo bene».
Che cosa gli invidia: la battuta sempre pronta?
«Le battute, la memoria, la capacità di assemblare elementi e la rapidità nell’analisi. E ha 10-15 anni di esperienza più di me: se si parla di P3, lui la P2 l’ha vissuta da giornalista; io me la devo studiare sui ritagli. Forse sugli esteri non è ferrato quanto me...».
Lei con la redazione ha, si dice, metodi più garbati.
«Li avevo. Oggi ho capito che ogni tanto una strigliatina bisogna darla, perché al rispetto non subentri l’assuefazione, la poca voglia di lavorare. Striglio anche me stesso».
E poi è più bello di lui...
«Ma non lavoro per “Fashion Tv”, quindi importa poco».
Non dev’essere facile convivere con lo spettro di Mentana. Non era meglio cambiare nome al programma?
«Nessuno gli toglierà mai il merito di aver ideato e lanciato “Matrix”, che è molto diverso oggi rispetto al debutto. Però è un marchio che appartiene a Mediaset, non a Mentana. Sarebbe stato stupido buttarlo via».
Ma per lei sarebbe stato meno scomodo…
«Mi chiesero di dare l’ok in una settimana. Non avrei mai accettato di essere giudicato su un programma totalmente mio preparato in soli 7 giorni».
Quali sono le novità di stagione?
«Quest’anno voglio parlare alla pancia del telespettatore. Più cronaca e meno argomenti leggeri».
Differenze tra Cnn e Mediaset.
«Qui alla Cnn si lavora solo in funzione del gioco di squadra. Ed è una famiglia vera, tant’è che ora che me ne sono andato dopo 20 anni, mi festeggiano. A Mediaset ci sono troppe rivalità, invidie e dispetti fra testate. Se fossimo tutti uniti saremmo imbattibili. Non so se a Mediaset mi faranno una festa come questa fra 20 anni».
Vespa, il suo competitor, è il re della politica.
«Indiscusso. Ma credo che i nostri pubblici siano completamente diversi. Sono soddisfatto di avergli assestato quest’anno qualche colpo con esclusive di cronaca come Alberto  Stasi, Erba, via Poma, Busco…».
Fu troppo morbido con Stasi?
«Parlarono di un patto tra me e lui. Falso. Stasi è stato processato per due anni sia in Tribunale che dalla stampa: 10 articoli colpevolisti contro uno innocentista. Non aveva mai parlato, era giusto che si esprimesse. Su di lui ho un solo rammarico».
Quale?
«Quando gli chiesi quale fosse stato il momento più triste per lui in tutta la vicenda, rispose: quando finii in carcere. Avrei dovuto ribattere: “Non fu quando ritrovò il corpo di Chiara?”».
La puntata che sogna di fare.
«Un faccia a faccia tra Berlusconi e Di Pietro, eterni rivali. Un confronto impossibile che avrebbe esiti tutt’altro che scontati. Il fatto che non avvenga è una pagina triste per il nostro giornalismo. Chi ci riuscisse, meriterebbe il più alto premio di categoria». 

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2010)

FARE CARRIERA USANDO IL PROPRIO CORPO

Anch'io, come alcune parlamentari, ho provato a far carriera usando il mio splendido corpo. Resta da capire che cosa possa essere andato storto.

 

(Nella foto, un meraviglioso Giampiero Galeazzi dormiente a pancia nuda)

lunedì 13 settembre 2010

MISS ITALIA? * ORMAI SERVE SOLO A FAR SOGNARE LE MAMME DELLE RAGAZZE

È difficile riuscire a trasmettervi quanto da anni, forse da sempre, non me ne importi nulla del concorso di Miss Italia. Sanamente e coscienziosamente (penso sia un dovere civico), non guardo il programma. Lo ritengo una tra le idiozie più antistoriche della nostra televisione e del Paese in genere. Una passerella già vecchia ancora prima di cominciare, che oggi serve solo a far felici una pattuglia di non più giovani mamme già avvenenti che un tempo sognavano di calcarlo loro, il proscenio di Salsomaggiore, e che oggi costringono le asciutte figliole - ben poco convinte - a mandare il tagliando d'iscrizione.

A loro, alle ragazze, non importa nulla di questo retaggio del passato, dell'Italia dei film Luce, prese come sono tra le selezioni per «Veline», «X-factor», «Amici», «Grande Fratello» e via, di talent in talent, di reality in reality. Fra l'altro lo show, per sua stessa natura, è uno tra i più noiosi che la televisione possa concepire. Piaceva molto - giustamente - all'amico Fabrizio Frizzi, giusto perché lì ha trovato la fidanzata. Per il resto, siamo dalle parti del baratro. Tant'è che quest'anno, per risollevare le sorti del carrozzone, si sono inventati la storia della presunta trans, Alessia Mancini. Come dire, dopo il dolce, la frutta. Oltre non si va.

(Nella foto: Maria Perrusi, Miss Italia 2009).

RENATO BALESTRA NELLA GIURIA DI MISS ITALIA: LA NOTTE DEI SARTI VIVENTI

domenica 12 settembre 2010

LA MIGNOTTA ROMENA NON VUOLE FAR SAPERE A MAMMA CHE HA VENDEMMIATO


Come gustoso aneddoto a margine in tema di vendemmia reale e di vendemmia percepita (solitamente dal posteriore di chi coglie), riporto, da cronista, quanto segue: la badante romena di nonna Gina ha debuttato come vendemmiatrice. La tenuta era la seguente: tutina dimagrante in latex nuova di trinca comprata da Mediashopping insieme con uno strano attrezzo per gli addominali, e sandali infradito. Il che lascia gia' ben intendere come in Romania (la ex ragazza e' in Italia da qualche anno) intendano la vendemmia. Dopo appena mezza giornata ha lasciato i filari sdegnata pronunciando queste parole a commento: "Che brutta cosa! Se mi avesse visto mia madre fare questo...". Quasi con vergogna. E zia Piera lì a spiegarle che non c'è niente di disdicevole, che in Oltrepò anche i ricchi proprietari terrieri (come il quasi cugino Manuele Riccardi, detto Faravelli, e l'amico Gigi Brega, uno dei boss della logistica nel Nord Italia) colgono personalmente.
Faccio notare che la badante romena - a detta di molti - in un passato abbastanza recente ha fatto anche la mignotta. Però preferisce che mamma non sappia che oggi ha colto l'uva.
Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore.

venerdì 10 settembre 2010

COSTANTINO VITAGLIANO * DALLA PIERELLI A PIERINO, IL PASSO È BREVE


Da Alessandra Pierelli a Pierino (inteso come Alvaro Vitali) il passo può essere molto breve. 
L'ultima news dalla palude dello spettacolo di casa nostra è che il mitico Costantino Vitagliano, il tronista per antonomasia, l'uomo della love-story feuilleton che solo pochi anni fa ha tenuto inchiodate al video milioni di ragazzine, sta girando nel Salento un film con mister scureggia. Il titolo è già tutto un programma: «Vacanze a Gallipoli - Con Pierino». Roba che riecheggia (in senso lato, non come rimbombo a posteriori) Boldi e De Sica, tanto per dire.
Complice il destino ingrato, il Costa passa così dai trionfi di Maria De Filippi alle sapide sguaiatezze di Alvaro Vitali senza passare dal via. Speriamo che abbia ritirato almeno le classiche «ventimila lire» uso Monopoli. Anche perché si immagina che il cachet per la pellicola non vada molto oltre.
Sulla trama meglio non indagare, ma si immagina che il palestrato milanese debba sottoporsi ad almeno un paio di docce nudo per ciascun tempo del film, come accadeva ai tempi a Edwige Fenech, Nadia Cassini, Gloria Guida, Annamaria Rizzoli, e via sculettando. È la pena del contrappasso. Vitagliano aggiunge: «Sono felice di lavorare con un mito». Ricorda un po' Zlatan Ibrahimovic, nuovo acquisto del Milan (già Juventus, già Inter, già Barcellona), che appena cambia maglia dice che l'ultima è la migliore che abbia mai indossato.

FORSE NON SI FARA' MAI LO SPIN-OFF DI «CAMERA CAFÈ»


TEO JAP
Anche i giapponesi, a questo punto, si interrogano: perché Teo Mammuccari mangia sushi dalla mattina alla sera?

CAMERA CAFE’, LO SPIN-OFF PUO’ ATTENDERE
E’ pronto nei cassetti di Italia 1, ma non si decidono (per ora) a farlo uscire. Il numero zero di una nuova sitcom, che vede come protagonisti due tra i personaggi di maggior successo di “Camera cafè”, Debora Villa e Alessandro Sampaoli (“Patti e Silvano”), giace da tempo in attesa di tempi migliori. Che forse, a questo punto, non arriveranno mai.

LE SFURIATE DI MARA
Nota nell’ambiente per la sua umoralità, Mara Venier passa da sfuriate memorabili a delicati momenti nei quali perdona, tollera (e dimentica) tutto. Cocci rotti poco prima compresi.

giovedì 9 settembre 2010

GOSSIP * SIMONA VENTURA HA UNA SOGLIA DI ATTENZIONE MOLTO BASSA

LA SOGLIA DI SIMONA
Nell’entourage di Simona Ventura sono molto preoccupati per la sua scarsissima soglia di attenzione quando si tenta di spiegarle qualcosa. “Non più di due minuti”, dicono i soliti beneinformati, poi in riunione la conduttrice de «L'isola dei famosi» e «Quelli che... il calcio» si perde, vaga con la mente e comincia a fare qualsiasi cosa: lettura dei giornali, telefonate, manicure…

GLI SMS DI FRIZZI
Da anni Fabrizio Frizzi ha trovato un curioso modo per firmare gli sms che indirizza agli amici: Fbrz Frzz. Senza le vocali. Una specie di codice fiscale…

GIUSTI PRESIDENTE
L’imitatore-attore Max Giusti è presidente di una squadra di tennis romana. Si chiama un po’ pomposamente “Giusti Real Club”, ma non sempre è ai vertici della classifica.

DON WALTER * L'ALITO (PESANTE) DELLA FEDE

Inutile nascondersi dietro una tonaca. Il problema di Don Walter era l'alito. Pesante. Pestilenziale. Plumbeo. Altroché Listerine: neppure con soffumigi d'incenso allo stato puro sarebbe riuscito a lenire il Male che era dentro di lui. L'alito di Satana? No. L'Alito e basta. Anzi, l'alito che basta e avanza. Ovvio che i fedeli lo guardassero (e soprattutto lo fiutassero) con quella speciale diffidenza che si riserva alle persone olfattivamente distoniche.
Un'antica leggenda parrocchiale voleva che riuscisse a spegnere le candele sull'altare stando a un centinaio di metri di distanza. Con ovvie perdite di fedeli nei dintorni, stile "fuoco amico", per intendersi. Frottole. Di certo, però, provvisto di cotanto disincentivo naturale ai rapporti sociali, fosse vissuto ai tempi di Gesù Cristo, sarebbe riuscito a scacciare i mercanti dal Tempio come se nulla fosse.
Contro di lui non ho mai avuto niente. Niente. Il problema cocente, però, era il delicato sacramento della confessione. Avvicinarmi a quella grata bucherellata - per giunta piazzata all'interno di un piccolo catafalco di legno semi-blindato - a pochi centimetri di distanza dalla sua bocca, è stata un'esperienza mistica che mi ha segnato nel profondo. I contorni di quelle labbra li intuivo appena: un'ombra fra il buio e la luce. Non percepivo la forma, ma ne avvertivo la sostanza. Una lama penetrante, disgustosa e - purtroppo - inevitabile. Accostarsi alla confessione voleva dire doversi accostare a Don Walter. Dopo il delitto, il castigo, insomma. La catarsi. La pena del contrappasso.
L'unica via d'uscita era turarsi il naso (certo, diabolico, anche lui non poteva vedermi!) sciorinare i miei peccati alla velocità della luce scusandomi per il letale raffreddore che mi portava a parlare "un po' nasale". Incassare la penitenza (come se non fosse già bastata l'altra) e poi dileguarmi come lo Spirito santo.
Riflettendo su quel curioso alito di fede che si era appena posato su di me.

mercoledì 8 settembre 2010

«X-FACTOR 4» * MORGAN? MIRACOLO: IL PROGRAMMA FUNZIONA ANCHE SENZA DI LUI

In una puntata fiume pressoché scarica di blocchi pubblicitari (sarà la crisi o un favorone della Sipra alla rete per garantire buoni ascolti al debutto?), "X-Factor" ha fatto un miracolo che neanche San Gennaro. Il programma fuzionava, scorreva, a volte riusciva persino a divertire, nonostante il macigno dell'assenza di Morgan. Mister Castoldi (con tutti i suoi ciclotimici difetti, preziosi per il video) era "X-Factor". Se a "X-Factor" togli Morgan - un po' guru un po' para-guru - hai tolto allo show gran parte del suo fascino, si credeva. E dal momento che il tavolo dei giudici è la quintessenza di tutti i talent, le preoccupazioni non erano poche.
Invece, anche senza il carisma del Pirata - complice un casting di talenti fatto con grandissima cura - la trasmissione ha retto. Fra una Katy Perry con quattro dita di cerone per coprire i brufoli e un Marco Mengoni sempre più disinvolto, con un pezzo alla Piero Pelù vecchia maniera, Francesco Facchinetti ha condotto in porto il vascello di Raidue con sicurezza, mentendo quanto basta: "Niente è più come prima" ripeteva. Ma è solo uno slogan, non la verità.
I giudici. Su tutti sovrastava, come sempre, Mara Maionchi. Fra gesti dell'ombrello, piccoli scazzi, sorrisi e unghie pittate di verde, la signora Fletcher del pentagramma è una spanna sopra tutti gli altri, col suo grande, ruspante senso dello spettacolo. Un po' frenato Elio (la trovata migliore è stata vestirsi da Morgan), che ai lazzi ha preferito alcune pignolerie tecnicistiche. Enrico Ruggeri, impiegato finalmente come si deve in televisione, riesce a far dimenticare in un colpo solo le nefandezze de "Il bivio" e "Mistero", e non era facile. Il limite televisivo del Rouge nel contesto di un talent è solo quello di essere una persona pacata, certo non incline alle zuffe da audience. Più compentenza, meno spettacolo. Persino Anna Tatangelo, la 24enne (ma l'età cerebrale supera i 45, fa fede il Nintendo Brain Training) della nostra canzonetta è riuscita a non sfigurare. Oltre a essere il Punto G (inteso come Gnocca, non come Gigi D'Alessio) del programma, se la gioca con freschezza e la battuta pronta persino in un corpo a corpo con Milly D'Abbraccio.
Se continua così, il povero Morgan va nel dimenticatoio in 3 settimane. 

martedì 7 settembre 2010

GABRIEL GARKO AGGREDITO: DOPO "IL PECCATO E LA VERGOGNA", "IL FINESTRINO E L'ASSICURAZIONE"

Ultimo Garko a Zagarolo. Il protagonista de "L'onore e il rispetto" e "Il peccato e la vergogna" è stato aggredito in auto da uno sconosciuto nel parco nella sua villa ai castelli romani. Il malvivente ha rotto il vetro dell'automobile e sembrava seriamente intenzionato a ferirlo. Negli ultimi tempi Gabriel aveva ricevuto diverse anonime minacce. Gli inquirenti temono si tratti dell'Actors Studio.
Canale 5 ha prontamente deciso il titolo della sua prossima fiction con Manuela Arcuri: "Il finestrino e l'assicurazione".

SIAMO UN PAESE DI FIGURANTI: A TRIESTE I TIFOSI FINTI (E A ROMA LE HOSTESS PER GHEDDAFI)

È sempre stato uno strano Paese, questo, e forse sta cambiando. Ma in meglio o in peggio?
A Trieste sono costretti a ricorrrere ai tifosi finti, disegnati (li chiamano «virtuali») da piazzare sotto forma di drappo sulle gradinate. Manca il pubblico, cannibalizzato da Sky e Mediaset Premium, e saremmo vicini alla «fine degli stadi». Ridotti a set televisivo o serraglio per abbonati-panda in via d'estinzione. A Roma, intanto, si trovano 500 hostess pronte ad ascoltare - per 80 euro - gli sproloqui di Gheddafi, mostrando all'occorenza anche un bel Corano da pronto intervento. Stiamo diventando un popolo di figuranti. Più o meno virtuali. Dipende dalla disponibilità economica del committente. Non trascuriamo le vecchie zie: possono tornare comode per racimolare spiccioli preziosi.

lunedì 6 settembre 2010

«I MERCENARI» (THE EXPENDABLES)» * PENSIONATI, MA ANCORA ARZILLI

Il maturo mercenario Barney Ross (Sylvester Stallone) è a capo di un gruppo di colleghi pagati per risolvere - possibilmente uccidendo - questioni più critiche della festa di Mirabello (in attesa del discorso di Fini su Berlusconi e il Pdl). Il metodo è semplice: un blitz, una mitragliata, un coltello in gola e via, passando all'incasso. Va d'accordo con l'orientale tutto pepe Ying Yang (Jet Li); con il ruvido Christmas (Jason Statham); persino col negrazzo Caesar (Terry Crews). Gli tocca però sbattere fuori dal gruppo quella testa matta di Gunner (Dolph Lundgren) che beve, si droga e poi uccide con gusto sadico. Cribbio, saremo anche mercenari, ma non ammazziamo per divertirci! Il vecchio amico tatuatore Tool (Mickey Rourke), che a occhio e croce non si lava dal '32, procura a Barney il contatto con un agente della Cia sotto copertura (Bruce Willis), che gli commissiona la missione spaccaossa. Far fuori il generale di Valona, un'isoletta sudamericana, in combutta con un americano (Eric Roberts) ex agente deviato ora trafficante di cocaina. Sul posto a guidare la rivolta del popolo cornuto e mazziato c'è la bella Sandra (Giselle Itiè), più umida della foresta amazzonica nonché figlia del generale. Mossoccàzzi pe' ttutti.

Sponsorizzato dall'Inps, che ha versato tutti i contributi per il cast, il film (più stunt-man che pellicola) ruota attorno all'idea di mettere assieme - spendendo il minimo indispensabile - tutte le vecchie glorie del cinema americano d'azione. C'è persino un cameo non accreditato di Arnold Schwarzenegger, ora Governatore della California, che se ne va dopo un minutino. Non prima di aver fatto lampeggiare gli occhioni di ghiaccio.
Alla regia s'impone Stallone, già «Rambo», già «Rocky» e ancora con un fisicaccio invidiabile nonostante il pannolone. Il risultato, grazie ad alcune scene memorabili e al sempre convincente Statham, messo lì per accalappiare il pubblico giovane, è accettabile. Quel che difetta a Sylvester è la memoria, altrimenti non si spiegherebbero alcuni buchi temporali che ogni tanto lasciano un po' perplessi. Qualcuno l'ha definito un «Sex and the City» al maschile. Se non avete altro da fare... Voto: 6,5.

sabato 4 settembre 2010

TI HANNO RUBATO IL CELLULARE? ECCO CHE COSA FARE

Il furbetto che ieri pomeriggio ha fregato il Motorola da ben 76 euro perso da mio padre, non sa che l'organizzazione di famiglia è spietata: in un'ora, gli ho bloccato la sim (con telefonata al centralino della compagnia telefonica) e nell'arco delle 24 ore (andando di persona in un negozio con il codice IMEI riportato sulla confezione d'acquisto) è stato bloccato anche il cellulare. Ora il ladruncolo avrà modo di metterselo in un posto solo. E non è l'orecchio.
Ammetto che il piano B, ovvero farlo tracciare e piombargli a casa con un commando di teste di cuoio, è stato valutato - sulle prime - ma scartato perché troppo dispendioso.

venerdì 3 settembre 2010

ENRICO MENTANA A LA7: LA VOGLIA DI TORNARE A VEDERE UN TG

Enrico Mentana al «Tg La7» non rappresenta solo, come dice bene Aldo Grasso, «il miracolo della normalità» (l'informazione di cui dovremmo abitualmente fruire, in un Paese normale, ma che ci sembra - stante la situazione - qualcosa di eccezionale, quasi miracolistico). Mentana è molto di più: un filo di speranza. Un esempio per chi inizia a fare questo mestiere e la motivazione per gli spettatori che - schifati - avevano smesso di guardare i grandi notiziari delle reti generaliste. Quella boccata d'ossigeno di cui avevamo estremamente bisogno per non soffocare nella palude. Per non pensare che tutto fosse finito per sempre, coperto da veline, gossip e soft news che servono a non dare altre notizie.
Forse Enrico avrebbe potuto «mentanizzare» di più il suo tg, muovendosi un po' in studio, gigioneggiando in stile «Matrix», per diversificare l'offerta delle 20 e compensare un po' quella carenza di mezzi che purtroppo si nota. Ma vivaddio. Grazie di esistere, Chicco. Sei già all'8%. E soprattutto, non ci deludere: conservati così.

giovedì 2 settembre 2010

GIANFRANCO FUNARI * «CI SONO TROPPE DONNE NELLA NOSTRA TV»

Funari is back. Gianfranco Funari è tornato, come direbbero i patiti degli horror americani. E c’è già chi teme - non poco - la sua incontinenza verbale. Dal 28 aprile il profeta dell’etere sarà su Raiuno, in diretta e dunque senza rete, sul ponte di comando di«Apocalypse Show». «Non parlerò di polica» assicura lui. Forse per tranquillizzare i funzionari Rai. E del resto «politica»  è non solo partiti, ma tante altre cose: ambiente, religione, tasse... «Dico o non Dico?», starà pensando insomma sor Gianfranco.  E il suo autore, Diego Cugia, ammette: «Un Funari domato? Impossibile. Assieme a Beppe Grillo, Roberto Benigni e Adriano Celentano, lui appartiene alla stretta schiera degli indomabili». D’altra parte, è noto che quando c’è di mezzo Funari, «esiliato» per anni alla periferia dell’impero tv («È il vero epurato, altro che Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi» dice la moglie, Morena Zapparoli), pochi in tv possono stare tranquilli. È la classica scheggia impazzita, dalla sguaiatezza latente, dagli sfuggenti echi corporali. Come se non bastassse, i rumors che vengono da dietro le quinte dello show, costruito in appena 40 giorni, parlano di un clima piuttosto teso fra gli autori della Ballandi (la casa di produzione), Cugia e lo stesso Funari. A far bisticciare sarebbe in realtà soprattutto il balletto degli ospiti, richiesti e negati. Ma l’aria resta pesante.

Funari, nel dicembre 2005 lei disse in tv: «Sto per morire». Ora è qui e promette nientemeno che un’Apocalisse tv. Se ne deduce che, per fortuna, sta meglio.
«Ma io sto ssempre pe’ morì. Solo che ebbi due diagnosi diverse: la prima mi dava poche settimane di vita, e la seconda era più ottimistica. Ho 5 bypass, quattro erano ostruiti, e soffro di edema polmonare. Avevano ragione i medici ottimisti».
Quindi non era per portare a casa qualche titolo di giornale?
«Macché, tutto vero. Figurarsi se faccio ‘ste cose. Le uniche preoccupazioni, a questo punto della mia vita, so’ ddue: fare un ultimo programma di successo, e girare un film come protagonista».
Davvero il suo ultimo programma?
«Sì, sono convinto che questo sia veramente l’ultimo. Certo, se il buon Dio avrà un occhio di riguardo, nun ze po’ mai di’...».
E il film?
«Si intitolerà “Lo sbirro”, sei puntate che inizierò a girare con Pasquale Squitieri appena ultimato “Apocalypse show”. Lo porteremo a Cannes. Poi, si vedrà. Con questa situazione di mercato, parlare di collocarlo su Rai o Mediaset mi pare molto riduttivo».
Se il varietà è morto e neppure lei si sente troppo bene, chi ci salverà, i reality?
«Non mi piacciono, li ritengo il peggio della nostra tv. Il calo attuale di queste produzioni l’avevo previsto nell’aprile dello scorso anno. Vivono di volgarità e voyeurismo: il 90% di chi li guarda non lo ammette ma aspetta di vedere un rapporto sessuale. Hanno lanciato gente quasi sempre inesistente e senza valori».
Come sarà «Apocalypse show»?
«Ci metterò me stesso, il mio mestiere e la voglia di fare spettacolo e poesia. Ebbene sì, ho voglia di poesia».
Basta col Funari tribuno politico, quindi?
«Dopo averla fatta per dieci anni, la politica e i politici mi hanno un po’ stancato».
Quanto guadagna per questo programma?
«E cche, too vengo addì a tte?».
Potrebbe farlo: lei racconta sempre tutto, no?
«Vabbé, too dico: un mijardo e quarcosa de le vecchie lire pe’ cinque puntate. Attenzione però, sponsor esclusi. Ma confesso che l’avrei fatto anche per meno».
Quindi il Funari funambolico delle telepromozioni, della mortadella in primo piano, non è un capitolo chiuso...
«Aaaah. Guai a parlamme male daa mortadella. Ma lo sa che cosa mi ha salvato dallo sparire del tutto da questa tv? Il fatturato, gli sponsor. Ora mi vuole quello delle scarpe. Ma lei lo sa come si mangia la mortadella?».
Mi trova impreparato. Tento: con le mani?
«Mannò, l’ho scoperto dopo attento esame del prodotto. Si può mangiare solo a straccetti, fina fina. Ha un gusto troppo intenso, che rende stucchevole sia la fetta spessa, che i tocchetti».
Obbedirò. A che punto è il suo matrimonio con Morena?
«Stiamo insieme da otto anni, inseparabili. Mi ha insegnato a non essere ossessionato all’idea di smettere di lavorare. Non ho una famiglia: lei, sua madre e suo padre ora sono la mia».
E lei, che cosa le ha insegnato?
«A leggere i giornali. Lavora con me da anni, è laureata in Lingue antiche e ora è la migliore analista politica su piazza».
I biografi sono divisi: è figlia del suo psicoanalista, come dice qualcuno, oppure l’ha conosciuta per caso alla reception di un solarium dove lavorava?
«Sono vere entrambe le cose. La conoscevo da quando aveva sei anni, poi ci siamo persi di vista. Quando l’ho reincontrata, lavorava nel solarium del suo ormai ex marito. Parlando, ci siamo resi conto della totale sintonia. Ha chiesto il divozio e ci siamo sposati nel 2004. Il nostro amore è quasi un film, un colpo del destino». «Le affinità elettive» fa eco lei seduta accanto.
Che cosa pensa dello scandalo «Paparazzopoli»?
«Cose del genere ci sono sempre state, forse. Grosse responsabilità le hanno però i media, quando gonfiano la popolarità di presunti vip che tutto sono tranne che personaggi. Di conseguenza, poi, si sgonfiano in un attimo».
Un  difetto della nostra televisione.
«L’eccessiva femminilizzazione, troppe donne. Quando invece la tv è un mezzo prettamente maschile. Ne è la riprova il fatto che le nostre migliori conduttrici, sono uomini».
Prego?
«Ma certo: Simona Ventura, Maria De Filippi, Raffaella Carrà, le sembrano donne? So’ ommìni vestiti da donne, co’ du attribbuti così (ampio gesto delle braccia, che si chiudono disegnando una parentesi, così come pollice e indice delle mani, ndr). Guardi la De Filippi come gestisce la scena: io so’ estasiato».
Funari, ci confessa, in percentuale, quanto c’è e quanto ci fa?
«Ma vòle scherzà? Io so’ vero al 100%! Il mio patrimonio maggiore è la credibilità. Infatti sono ancora qui quando, fatti due conti, potrei essere tre volte pensionato. Me so’ ggiocato rapporti e contratti per aver parlato troppo. Le uniche bugie, le ho dette alle donne».
Una vita dedicata al video.
«L’ha detto. La mia esistenza è sempre stata solo tre cose: casinò, casa e studi tv. Vuole sapere quante volte sono andato in ferie, in 75 anni?».
Dica.
«Quattro: una volta, da piccolo, a Santa Marinella, co’ mi fratello che aveva la polmonite. Poi alle Hawaii con la mia seconda moglie Rossana e infine con Morena, una volta in Brasile e una in Sardegna».
Che cosa provava un fuoriclasse come lei ogni volta che, in questi anni, si alzava la mattina per andare a lavorare non su un grande network ma in una rete relativamente piccola, come Odeon?
«Un po’ di amarezza c’era, lo devo ammettere. Ma l’ho fatto comunque, perché sapevo che così facendo insegnavo un mestiere a mia moglie. Le servirà per quando non ci sarò più. Su Odeon lavoro dal ‘96 e ora faccio “Virus”. Se sono ancora vivo, lo devo a Odeon. Non li lascerò mai, sino alla fine».
Cinque anni fa dettò a «Sorrisi» il suo epitaffio: «Silvio, ti tengo d’occhio». Lo vuole aggiornare?
«Confermo quello e aggiungo ‘na cosa pe’ ll artri: Romano, inventateve quarche cosa: me state annoiando...».

(DI FRANCO BAGNASCO - TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2007)

FEDERICA PELLEGRINI * I CAPRICCI DEL CUORE DI UN'ANGUILLA DA COMBATTIMENTO

Baci, abbracci & bracciate. Tutte cose belle, che ti fanno stare bene. Soprattutto se hai 18 anni, ti chiami Federica Pellegrini, e fendi l’acqua come un’anguilla da combattimento. La campionessa italiana di nuoto, che ha conservato il suo già strepitoso record mondiale (1’ 56’’ 47 sui 200 metri stile libero) per meno di 24 ore, ha la grinta di una quelle che sul diaro scolastico non te la mandano a dire. Tanto che ha incassato senza fare una piega - almeno apparentemente - lo smacco di vederselo scippare nell’arco di un giorno da quella diavolessa della rivale francese, Laure Manaudou, capace di fermare il cronometro nella vasca di Melbourne 2007 su 1’ 55’’ 52. Addirittura un secondo in meno. Il broncio (per non dir di peggio) dopo una gioia immensa. Pazienza, così sport comanda. «Ho tempo per rifarmi» ha detto Federica a botta calda. «Ora mi aspettano l’esame per la patente e la maturità». L’ha presa male, invece, mamma Cinzia, che ha bollato Laure con un secco: «È un’antipatica, non la posso soffrire: ha rinunciato alla gara sui 50 metri per vincere i 200 e fare il record».
Tolte le piccole schermaglie agonistiche, resta sullo sfondo il carattere di due giovani donne molto diverse nell’affrontare la vita e l’amore. Due belle ragazze che invece di mettersi in coda per diventare Veline, hanno macinato estenuanti allenamenti per sfidare se stesse guizzando in una piscina. Più «maschiaccio» Federica, più romantica la ventenne Laure, che - per uno di quegli strani cortocircuiti del cuore - è fidanzata con un amico della rivale, il nuotatore italiano Luca Marin. La Pellegin invece ha da poco lasciato Gianfranco Meschini (altro nuotatore), e si sta sentimentalmente guardando in giro ma sempre «all’interno della Nazionale». Fermo restando il fatto che lei quel «Love» che Laure si è scritta col pennarello sulla mano per salutare Luca dal podio dopo una vittoria, non ci pensa neppure a piazzarselo addosso. Forse «quando mi innamorerò, spero il più tardi possibile», dice. Molto più significativo uno dei suoi tre tatuaggi, quello con l’araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri, come ha fatto lei dopo un periodo nero. Il tutto tenendo sul comodino un libro di Oriana Fallaci e ripensando talvolta a quando - all’età di cinque anni - non ne voleva sapere di tuffarsi in acqua. Repulsione totale. Invece, nel 1995, la folgorazione e poi i primi successi. Ultimamente, per lei, è stata aria di forti cambiamenti: la decisione di abbandonare la sua vecchia società per la Aniene Roma, e quella di lasciare l’appartamento in condivisione a Milano per tornare nella sua Verona. Con la voglia di ricominciare, togliendo dal copriletto gli adorati leoni di peluche e scoprendo un filo di sensualità: scarpe col tacco alto a riempire l’armadio, i primi servizi fotografici posati con un velo di trucco e il colore delle unghie, traghettato dal nero aggressivo al rosso passione. E un pizzico d’impegno sociale, che non guasta. Come scrivere i testi per un cortometraggio antianoressia. Disagio che a 12 anni l’aveva sfiorata. Questa è Federica, concretezza e voglia di gioco, con un’adesione cameratesca al mondo maschile più che a quello femminile.
A una come lei non sarebbe neppure passato per la mente di gareggiare, come fa spesso la rivale Laure, indossando la cuffia della Nazionale italiana (quella del fidanzato Luca) sotto quella francese. Un giorno quella ufficiale si ruppe all’ultimo istante e lei fu costretta a entrare in vasca sfoggiando il copricapo tricolore, beccandosi all’arrivo i rimproveri dei suoi connazionali. Ma Laure è fatta così: determinazione e romanticismo allo stato puro. Chi ha detto che la prima debba per forza escludere l’altro? Lo sanno bene i suoi genitori, del resto: papà Jean-Luc, impiegato di banca e giocatore di pallamano, e Olga Schippers, di origine olandese, che pratica Badminton, da noi meglio noto come volano. Ma lo sa ancor meglio il suo Luca, veronese, che nel giorno della massima gloria di Laure, durante la sua prima intervista post-gara, si è visto dedicare da lei nientemeno che l’oro e quel record mondiale tanto ambito. Un modo con un altro per vederlo restare in Italia.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2007)

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