martedì 15 marzo 2011

«AMICI MIEI» E LE «INUTILI STRONZATE» DI GIORGIO PANARIELLO

Giorgio Panariello non mi ha mai fatto ridere. Non so se sia un mio limite, o un suo pregio. Di certo in un film come «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», uno che non fa ridere è perfetto. Cade come il cacio sui maccheroni. Devono averlo scelto per questo motivo, per stare ton-sur-ton col resto del cast.
Conosco Giorgio da poco più di un anno e mezzo. Da quando ci incontrammo a Sharm El Sheik sul set di una commediola, e mi scoccia un po' parlarne male perché è una brava persona. Pur non stimandolo granché professionalmente (l'ho scritto e gliel'ho sempre detto, con estrema sincertà, che non mi faceva ridere), per istinto e contadina bontà ho sempre avuto rispetto per le «brave persone».
Mi fa un po' specie leggere sulla bacheca Facebook di Giorgio - me lo segnala un iscritto al gruppo che ho fondato e che caldeggia il boicottaggio nelle sale del film di Neri Parenti e Christian De Sica - il post che vedete qui al centro, scritto immagino per rabbia o per galvanizzare i fans.
Vedi Giorgio, questa campagna non è usare internet per «inutili stronzate mentre in tutto il mondo si fanno rivoluzioni», come dici tu con demagogia degna di miglior causa e un senso un po' sfalsato del tempo. Come il nonno che si accorge del pc secoli dopo che l'hanno inventato.
Questa è una battaglia di civiltà cinematografica portata avanti attraverso il media più moderno. Il tentativo, in vitro, di provare a cambiare qualche regola del gioco, a tutela di un nome e a beneficio del buon cinema. E visto che non ci occupiamo di ricerca oncologica ma di spettacolo, nel nostro piccolo, con queste «stronzate» su internet forse possiamo provare a modificare un sistema che - lo ammetterai - è un po' marcio. Invece di chiedere a noi di vergognarci (tu non ti sei mai vergognato quando andavi in onda con l'esilarante personaggio del pr, quello de «Il marsupio sìsìsì»? Già, roba da sganasciarsi), prova a chiederti invece perché tanta gente ama in modo incommensurabile "Amici miei" (quelli veri) e detesta con tanto calore chi sfrutta un titolo storico e nobile del cinema italiano per farne carne da macello, una brutta marchetta che alla fine ha scontentato tutti. 
Nella foga, hai tirato in ballo le nostre povere, incolpevoli sorelle; hai sostenuto che non abbiamo niente di meglio da fare nella vita. Forse. Siamo tutti qui a girarci i pollici aspettando di vedere le tue magistrali prove artistiche. Che purtroppo risultano - al momento - non pervenute.
Ciao Giorgio, preferisco ricordarti quando non mi facevi ridere. Ora che fai decisamente piangere, mi sa che quando ti vedo cambio canale.

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