venerdì 29 aprile 2011

LE NOZZE DI KATE & WILLIAM * PRESTO, PRIMA CHE LUI PERDA GLI ULTIMI CAPELLI...

* Molto discusso l'abito della Regina Elisabetta, ormai ribattezzata «La s'ignora in giallo».
* Vista la sorella di Kate, si può ben dire che un matrimonio val bene una Pippa.
* Quelli del protocollo hanno avuto l'ordine di velocizzare la cerimonia: prima che William perdesse gli ultimi capelli.
* Cesara Buonamici a Cristina Parodi: «Cristina, stai piangendo?». «Sì, sto piangendo». Ma quando mai? L'unica volta in cui cyborg Parodi ha pianto credo sia stata quando ha inciampato di notte nello stipite della porta...
* Ma poi gliel'avrà già data o no? Non facciamo scherzi: dev'essere vergine... Altrimenti spuntano i parenti di William, che sono di Crotone.
* La cosa più bella della cerimonia? Cristina Parodi che sottolinea con ammirazione come «La regina abbia sempre lavato i panni sporchi in casa». Non è che c'era un tantinello di compiacimento autobiografico?
* In conclusione: la monarchia inglese è allo sfascio: sono passati dal principe Carlo al principe calvo.

WILLIAM E KATE * LE NOZZE? PREFERIVO QUELLE DI WOJTYLA

Ma non era più divertente fare le nozze di Wojtyla e la beatificazione di William e Kate
Le religioni, in definitiva, non ti regalano mai sorprese.

giovedì 28 aprile 2011

JOVANOTTI AGGIUSTA IL TIRO SU «HAPPY DAYS»: «FONZIE LO AMERO' PER SEMPRE»


Ieri Giuseppe Ganelli, presidente dell'International Happy Days Fan Club, è intervenuto su questo blog, "Lo spettacolo deve continuare", con una lettera aperta indirizzata a Jovanotti. L'intento era quello di stigmatizzare il giudizio («Una vaccata») che Lorenzo Cherubini aveva dato del telefilm americano in un'intervista concessa a Tv sorrisi e canzoni. La contro-replica di Jovanotti a Ganelli non si è fatta attendere, e la pubblico qui sotto:

Ciao presidente,
hai ragione, detta così sembra che io non ami Happy Days
che invece ho adorato e adoro e adorerò per sempre.
Intendevo dire quello che tu hai colto benissimo, ovvero che le cose cambiano e non è detto che peggiorino, semplicemente cambiano e si evolvono in direzioni che non sempre sono comprensibili.
Oggi se uscisse un telefilm come Happy Days risulterebbe un po' lento e con poco intreccio e con personaggi poco misteriosi e infatti
esistono nuove serie più complesse e strutturate.
Ma Happy Days io lo amo e non vorrei mai offendere la memoria del mio amato Fonzarelli.

Un abbraccio.
Lorenzo

GIORGIA PALMAS VINCE L'ISOLA * MA QUANTO TELEVOTANO QUESTI SARDI?

La vincitrice morale era quel cyborg di Eleonora Brigliadori, un misto di follia e senso dello spettacolo. La donna passata da annunciatrice a (mistica) annunciazione new age. L'unica che, svenuta, dolorante, distesa a terra distrutta, è riuscita ad aprire gli occhi un istante per dire al medico che la soccorreva: «Tu no es feliz», ovvero «Tu non sei felice». Capirete che siamo oltre.
Per il resto, fra Thyago Alves - una sorta di Raz Degan denuclearizzato che non ha ancora trovato la sua Paola Barale - e Giorgia Palmas, la Velina svelata nella sua natura di ragazza pulita, intelligente e misurata, scelgo Giorgia tutta la vita. Vittoria meritata, quindi, in un cast piuttosto scarso.

Detto questo, Giorgia è sarda. E impressiona quanto la «sarditudine» condizioni sempre il Televoto degli italiani. Valerio Scanu si era già aggiudicato Sanremo 2010 e prima ancora - da enfant prodige - «Bravo bravissimo»; Marco Carta è stato il vincitore prima di «Amici», poi di Sanremo. Tornando indietro nel tempo, persino Pago espugnò «Music farm». A quanto sembra, i sardi saranno pure isolani, ma non isolano di certo i loro beniamini. Hanno una propensione mai vista in natura ad attaccarsi alla cornetta per esprimere la loro preferenza. Oggi come oggi, se partecipassi a un reality, mi assicurerei di avere almeno qualche parente in Sardegna.

LE NOZZE DI RUBY E LA FEDE (CON LA MINUSCOLA)

La Curia di Genova: «Ruby potrà sposarsi in chiesa solo quando avrà seguito un normale percorso di fede». Notare che fede stavolta è scritto con la minuscola.

mercoledì 27 aprile 2011

JOVANOTTI: «HAPPY DAYS? UNA VACCATA». I FANS: «MA SE GLI HAI DATO IL TELEGATTO...»

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti in un'intervista a Tv sorrisi e canzoni: «Mia figlia Teresa ha 12 anni, si è letta sette libri di Harry Potter e guarda 'Glee'. Noi avevamo 'Happy Days' che, diciamolo, era una vaccata. Oggi i ragazzi sono svegli e fortunati».

Ricevo e volentieri pubblico:

Nel numero di Tv Sorrisi e Canzoni in edicola, il Sig Jovanotti ha
espresso un giudizio sul telefilm HAPPY DAYS definendolo “una
vaccata”.
Noi del fan club ci permettiamo di dire al Sig Jovanotti che questo
suo giudizio è irrispettoso e ingeneroso verso un telefilm che ha
fatto la storia della televisione e che ha rappresentato un momento di
svago e di aggregazione per intere generazioni.
Il sig Jovanotti dovrebbe ricordare forse che anche lui ha fatto parte
di una generazione che “idolatrava” Arthur Fonzarelli, (negli anni 80
il Sig Jovanotti ha consegnato a Henry Winkler,
l’attore che interpretava Fonzie, il Telegatto di Sorrisi e Canzoni).
Il Sig Jovanotti deve considerare che il telefilm Happy Days non ha
mai voluto essere un qualcosa di “educativo” (personalmente ritengo
che il ruolo di educare non lo si debba assegnare alla televisione),
Garry Marshall, ideatore del telefilm, ha sempre sostenuto che “a
scuola c’è l’ora di storia, di geografia, di matematica e poi c’è il
momento di ricreazione….ecco Happy days è il momento di ricreazione”.
Forse guardando oggi Happy Days ci accorgiamo che è un telefilm non è
raffrontabile con i telefilm di oggi (il Sig Jovanotti fa un paragone
con l’ottimo Glee), ma tutta la televisione di oggi è diversa dalla
televisione degli anni 70-80.
Ad esempio se consideriamo un ottimo prodotto qual è “Romanzo
Criminale” e lo paragoniamo agli sceneggiati degli anni ’70 è ovvio
che è completamente diverso, molto più “realista” e “profondo”.
Caro Sig. Jovanotti, contestualizziamo le cose!!
Considerando il suo campo, la musica, canzoni molto belle degli anni
70-80 paragonate a canzoni belle di oggi, possono sembrare “datate”
perché hanno arrangiamenti tipici degli anni 70-80 ben diverse dagli
arrangiamenti odierni.
Concludo quindi dicendogli che lui puo’ rinnegare la
televisione che amava e seguiva quando era ragazzino, liberissimo di
farlo, ma non può definire Happy Days una “vaccata”. Perché è un
termine irrispettoso verso un telefilm che oggi potrà sembrare troppo
“buonista”, ma che andrebbe riscoperto oggi dai ragazzi: se lo
facessero sicuramente sarebbero più sereni ed allegri…nella vita ci
vuole anche il momento di ricreazione, come diceva Garry Marshall,
specialmente al giorno d’oggi, mi creda Sig Jovanotti!!!

Giuseppe Ganelli
(Responsabile dell’International HAPPY DAYS fan club)
www.happydaysfanclub.com


martedì 26 aprile 2011

GRILLO * E SE IL «MOVIMENTO 5 STELLE» CONQUISTASSE IL PRIMO SINDACO IN FRIULI?

C'è baruffa nell'aria in vista delle Elezioni amministrative 2011, fissate per il 15-16 maggio, con eventuali ballottaggi il 29. A Milano l'attesa è palpabile per i risultati del «Movimento 5 stelle» di Beppe Grillo, che rischia di creare non pochi problemi sia al centrodestra di Letizia Moratti che al centrosinistra di Giuliano Pisapia incanalando trasversalmente protesta, malcontento ed ecologismo. Non dimentichiamo - fra l'altro - che uno dei più apprezzati punti chiave del programma è: massimo due legislature, e poi a casa.
Il candidato sindaco è Mattia Calise, un ragazzo di appena vent'anni, che sa il fatto suo ma che non piace a intellettuali come Michele Serra, il quale ha criticato la sua scelta di non indicare a priori eventuali apparentamenti post-voto. Il guru Beppe, intanto, che vede con fastidio l'appellativo «grillini» appiccicato un po' da tutti i media sulla schiena degli uomini del suo Movimento, è soddisfatto per la presenza di suoi candidati in 80-90 città. Beppe non perde di vista Codroipo, in Friuli, dove ci sono concrete possibilità che la lista del Movimento cinque stelle porti a casa il primo sindaco della sua storia. Sarebbe un colpo d'immagine prodigioso, perché sposterebbe inevitabilmente la luce dei riflettori.

domenica 24 aprile 2011

giovedì 21 aprile 2011

FORSE NOVE MESI DI «GRANDE FRATELLO» (E LA DISOCCUPAZIONE SVANIREBBE)

Un «Grande Fratello» che duri la bellezza di nove mesi, come una gravidanza? Dopo la vittoria di Andrea Cocco, è la perversa ipotesi che rilancia oggi il Giornale, raccogliendo rumors in quel di Mediaset.
Sembrava di aver già raggiunto vette cosmiche con i sei mesi di quest'anno, ma all'acutezza manageriale non c'è mai fine, dunque a Canale 5 Massimo Donelli e soci ci rimuginano su. D'altra parte - in tempi di vacche magre - dove lo trovi un programma che ti garantisce buoni ascolti per tutto l'anno senza costare quasi un pillaro? E quel poco è talmente ammortizzato da non rappresentare un problema.
La prossima edizione, la dodicesima, ripartirà a ottobre, e potrebbe andare avanti senza tregua diventando la nuova gestazione di Alessia Marcuzzi. La conduttrice, incinta di Francesco Facchinetti, partorirà a settembre, quindi non dovrebbe neppure essere sostituita ai box.
Un GF che duri in pratica tutta l'annata televisiva rischia di risolvere i drammatici problemi di disoccupazione del Paese. Con il viavai di concorrenti che affollano la Casa, si svuoterebbero gli uffici di collocamento. Mai azione di Governo fu più lungimirante.

mercoledì 20 aprile 2011

FABIANA RIGNELLI * LA «MUSICA SOLARE» È VOLATA IN CIELO

Mai come ora, che lei se n'è andata, ad appena 26 anni, un giorno di primavera, vale il bastardo luogo comune dello show-biz internazionale: Lo spettacolo deve continuare.
Lei è Fabiana Rignelli, già voce solista della Mirko Casadei Beach Band, portata via da un cancro in pochi anni dopo una girandola di cure che ha affrontato con stoicismo e solarità senza pari. Come se la lotta contro il male le pesasse non più di una coda al supermercato. Un percorso che ha raccontato anche a Pif in una memorabile puntata de «Il testimone».
Da ieri la sua bacheca di Facebook è tempestata di centinaia di messaggi di coloro che l'hanno conosciuta e che non rinunciano a un pensiero, a un commosso ricordo. A una pennellata sul bel quadro che è stato la sua vita.
Fabiana era bellissima, ma la sua napoletanità e il temperamento sbarazzino portavano a sdrammatizzare anche quello. Piaceva ma era la prima a non crederci troppo. Gli amici e i Casadei (in primis Carolina) le sono stati accanto giorno dopo giorno, sino alla fine. E prima ancora, nei mesi forse più difficili, sperando che in fondo a quel tunnel si potesse ritrovare la luce. Che la «Musica solare» che aveva cantato tornasse a illuminare (perché Fabiana illuminava) un palcoscenico. Ma la vita a volte è parecchio stronza, e ti riscrive il finale.
The Show Must Go On. Ora, come minimo glielo dobbiamo.

PER MARCO TRAVAGLIO (IN FERRARI) È TEMPO DI «ANESTESIA TOTALE»

L'inedita coppia, Travaglio-Ferrari, debutterà al Teatro delle Celebrazioni di Bologna il 29 aprile.
Palco spoglio, edicola in macerie, un violinista e due microfoni, Marco Travaglio parla e gli altri ascoltano. Come succede ad «Annozero».
Racconterà un futuro possibile, ancora in bilico tra presente e passato, e al suo fianco Isabella Ferrari impegnata a leggere riflessioni di Indro Montanelli.
Anestesia totale fotografa il vizio degli italiani, cerca di scuoterli dal loro torpore, urla al Paese che non possiamo più essere complici e non dobbiamo abituarci al dolore e allo scempio.
Lo spettacolo sarà a Milano, al Teatro Ciak WeBank dal 17 maggio.

martedì 19 aprile 2011

GRANDE FRATELLO 11 * LA VITTORIA DI ANDREA, L'UOMO CHE «LASCIA IL TEMPO CHE TROVA»

Mentre su La7 andava in onda «La Passione» di Cristo, su Canale 5 si consumava se non la passionaccia, quantomeno il principale passatempo catodico di Alfonso Signorini: quel «Grande Fratello» officiato dalla pregna Alessia Marcuzzi, che sfoggiava un sexy-abito modello tappezzeria pre-maman.
Ha vinto, a sorpresa, il bell'Andrea Cocco, modello italo-giapponese, piccolo samurai della banalità involontariamente ben definito a inizio trasmissione dalla prezzemolina napoletana Rosa Baiano. Decisa a fargli un complimento che intendeva ovvio e scontato per uno come lui, l'ha apostrofato con un «Andrea, tu lasci il tempo che trovi» destinato a entrare di diritto nella storia degli esilaranti equivoci.
Andrea sa di poco o niente, come questo infinito «G.F.» (184 giorni, uno stiracchiamento sui palinsesti degno di miglior causa ma ancora appagante in termini di ascolti), eppure sul suo trionfo negli ultimi giorni iniziava a montare il consenso. Tanto che Selvaggia Lucarelli sul suo profilo Fecebook ieri ha solennemente promesso: «Se vince Cocco, mi spoglio». Ferilli docet.
Secondo posto per Ferdinando Giordano, il figlio del boss. Per la serie: lasciate che le colpe dei padri ricadano sui figli. Così almeno fanno un reality. Su di lui molti avevano scommesso sicuri di vincere (il bacino del Televoto è ormai appannaggio del Sud), invece lo tsunami Andrea l'ha travolto. Al terzo posto la poco convinta fidanzata del freddo nipponico, Margherita Zanatta. Una che parla ben prima di riflettere, che recita molto e che sarebbe persino simpatica, se non fosse da abbattere con la contraerea a 10 minuti dalle presentazioni. Buon ultimo Jimmy Barba: quello che veste come un buttafuori dell'Hollywood e che parla come Shel Shapiro. Ma che colpa abbiamo noi...

lunedì 18 aprile 2011

È MORTO CAPPONI, IL BIDELLO DELL'ISOLA: UNA BANANA FATTA TV

È morto il buon Carlo Capponi, bidello bolognese de «L'isola dei famosi», gran divoratore di banane. Della serie: per chi suona la campanella.

DOPO IL FLOP DI «AMICI MIEI», AVVENIRE CI PROVA CON «HABEMUS PAPAM» (MA NON FUNZIONERA'')

L'Avvenire ci copia. Senza usare il veicolo del web, ma lo fa. E un po' ci sentiamo lusingati.
Dopo che con questo gruppo di Facebook (e il contributo della stampa e del pubblico) abbiamo dato la mazzata letale ad «Amici miei - Come tutto ebbe inizio», il super flop targato Filmauro a firma Neri Parenti, con Christian De Sica, Massimo Ghini, Giorgio Panariello, Michele Placido e Paolo Hendel (ora siete invitati a iscrivervi anche al nuovo gruppo che vuole diventare la bandiera dell'orgoglio anti-cinepanettonaro d'Italia), il giornale dei Vescovi propone il «boicottaggio nelle sale» di «Habemus Papam», il film di Nanni Moretti con Michel Piccoli. Quello che tratteggia la figura di un Santo Padre in crisi spirituale. Lesa maestà papale, sarebbe la sostanza della critica. Stavolta - facile previsione - l'anatema non funzionerà. Anzitutto perché non si tratta di un orrendo (pseudo) prequel ma di un'opera inedita e - per quanto so - anche originale e godibile. E poi perché la vera blasfemia che fece ridare allo scandalo fu l'utilizzo del nome di «Amici miei». Quello sì fu il vero atto sacrilego. La morale è facilmente rintracciabile: si possono toccare persino i Papi, ma gli Zingari no. Quelli bisogna proprio lasciarli stare.

PATRIZIA MIRIGLIANI * MISS ITALIA È MIA, E LA GESTISCO IO

Miss Italia» cambia casa. Dopo aver consumato in modo «consensuale» (come recitano i comunicati stampa) la separazione dalla sede storica di Salsomaggiore Terme, il concorso di bellezza per antonomasia cerca una nuova città d’elezione. Sono una quindicina i comuni che si sarebbero già fatti avanti per ospitarlo. Abbiamo incontrato l’organizzatrice, Patrizia Mirigliani, per fare il punto.

Mirigliani, per Salsomaggiore aveva senso perdervi dopo 41 anni?
«Forse no, se si considera che grazie a “Miss Italia” Salso è diventata simbolo della bellezza. Ha senso se si pensa a una certa crisi del termalismo, ai tagli dei fondi ai comuni. Ma ci siamo lasciati senza rancore».
Il sindaco ha detto: «Non posso rinunciare a un asilo nido per fare Miss Italia». Demagogia?
«Beh, un po’ sì. Si potevano fare altri esempi. D’altra parte capisco il problema di dover giustificare in qualche modo l’arrivederci a qualcosa di tanto simbolico».
«Miss Italia» a un comune costa «600 mila euro» l’anno, come è stato scritto?
«Suppergiù, la cifra è quella».
In fondo il loro bilancio è passato da 23 a 20 milioni di euro… Non è che hanno cercato un pretesto per chiudere con voi?
«Figurarsi... “Salso” secondo me ha fatto un errore: questo settore vive di sinergie, e avendo la fortuna di ospitare un evento così, doveva farlo vivere tutto l’anno, non un mese. Creare decine di convegni, spettacoli, incontri legati al beauty. Come ha fatto Sanremo col Festival… Loro, no».
La convenzione col comune doveva durare ancora due anni. Pagheranno una penale?
«No. Se avessimo avuto problemi ci saremmo attaccati a quel cavillo. Invece per fortuna fuori dalla porta ho la fila di gente che vuole ospitarci. Tra poco, scioglierò le riserve».
Un’anticipazione?
«Posso dirle che sono lusingata dalla richiesta di Sanremo, che sente di aver bisogno anche di noi. Ma è spuntata Rapallo. E chi ha detto che non possa essere anche Montecatini?».
La sua società, la «Miren», è stata oggetto di un servizio de «Le iene», che hanno intervistato alcuni albergatori di Salsomaggiore. Se ne evinceva che voi non avreste pagato alcuni debiti…
«Non meriterebbero risposta, ma non è corretto ciò che hanno fatto “Le iene”. Per fare audience si è voluto mettere in cattiva luce il concorso. Ho i fax con le smentite degli albergatori. Ho sempre pagato tutto, a parte un caso contestato sul quale c’è una causa in corso. Qualche sospeso l’aveva la Società d’Area comunale, che si occupa di queste cose. La “Miren” è uscita da tutto con un credito di 14 mila euro, che ho deciso di lasciare a Salsomaggiore».
Ha querelato «Le iene»?
«Stiamo valutando, ma per ora no».
Milly Carlucci ha detto che non condurrà ancora «Miss Italia», se non cambierà la formula, virando più verso il talent.
«Milly è una grande professionista che ci ha avvicinati al glamour, ma “Miss Italia” non deve diventare un reality, e ogni considerazione sulla sua evoluzione riguarda chi lo cura. Questo concorso è una celebrazione, l’Italia aspetta il nome della vincitrice. Chi lo conduce ha voce in capitolo su alcuni aspetti della costruzione tv, che non sono però mai determinanti».
Siete già partiti col lavoro per la nuova edizione?
«Le selezioni iniziano in questi giorni per chiudere attorno al 20 agosto. Da quest’anno apriamo anche alla taglia 44, alle forme più morbide. È giusto, per combattere i modelli televisivi troppo spesso negativi che inducono le ragazze all’anoressia».
Antonio Ricci ha detto: se la Rai rinuncia a «Miss Italia», io rinuncio alle Veline…
«Ricci è un talento ironico che ama le provocazioni. Non confondiamo però “Veline” e “Miss Italia”: le prime sono ragazze di spettacolo che hanno un contratto in un programma televisivo. Il nostro è un concorso di bellezza. Un punto di partenza per qualcosa di più o un’esperienza fine a se stessa, in assoluta libertà».
Si fa un gran parlare del «corpo della donna» e del suo ipotetico sfruttamento. E la vostra è una passerella di corpi femminili…
«Torniamo alla parola di prima: libertà. Sono tutte polemiche pretestuose di chi – quasi sempre uomini – sfrutta le donne per altri giochi o fini. Siamo noi a non dover abboccare. Se una ragazza è bella e intelligente e vuol partecipare a “Miss Italia”, perché non lo dovrebbe fare? Le vogliamo lasciare in pace, queste donne?».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2011)

venerdì 15 aprile 2011

GIOVANNI PAOLO II * ECCO LE CANZONI INEDITE SCRITTE DA PAPA KAROL WOJTYLA (TRA POCO BEATO)

Il custode della memoria musicale italiana stropiccia i fogli con un po’ di pudore e il legittimo orgoglio di chi sa di avere tra le mani qualcosa di non comune. «Chiesta l’autorizzazione alla Santa Sede», Paolo Limiti ha aperto, in esclusiva per «Sorrisi», un vecchio cassetto di casa, dal quale spuntano ora alcune canzoni scritte nientemeno che da Karol Wojtyla. «Papa Giovanni Paolo II» racconta Limiti «è morto sei anni fa, nel 2005, ma quattro anni prima la sua segreteria - nella persona di don Politanò (oggi rimpiazzato da don Costa) - mi convocò e mi diede, per volere del Santo Padre, 12 brani scritti dal Papa per la parte testuale. Le musiche purtroppo non ricordo di chi fossero, ma non credo sue. L’intento era quello di affidarmi il compito di costruire attorno a questi lavori una serata-evento in Vaticano, con nomi come Bocelli, Al Bano, e alcuni tra i più grossi interpreti della scena internazionale, che avrebbero dovuto cantarli. Il progetto non andò mai in porto e fu cassato per problemi organizzativi; per la difficoltà di mettere d’accordo più teste e più nazioni. Oggi che Papa Giovanni Paolo II, il primo maggio prossimo, verrà beatificato, mi è sembrato giusto rispolverarle. Se riusciremo ad accordarci, vorrei concretizzare finalmente quella volontà di Wojtyla varando una grande serata benefica e magari un cd e un dvd da vendere dopo il concerto».


I testi delle canzoni del Papa che Limiti oggi dà in anteprima ai lettori di «Sorrisi» sono quattro, pubblicati in queste pagine. Si va dall’implicita condanna al razzismo («Il negro»), alla vita che rinasce col superamento del dolore («L’albero ferito»), passando per il mestiere di recitare («Attore»). «Ce n’è poi una» prosegue «che sembra di straordinaria attualità economico-politica e si intitola “Operaio di una fabbrica automobilistica”. Non so in quale arco di tempo Wojtyla le abbia scritte, ma si tratta suppongo di decenni. Queste canzoni testimoniano la grande forza di questo Papa, la sua bontà e l’impegno che ha sempre profuso a favore degli umili e dei bisognosi. Uno straordinario comunicatore, profondo conoscitore dei media, e capace di gesti carichi di significato. Si pensi per esempio all’abitudine di baciare la terra appena sceso dall’aereo o dall’elicottero quand’era in visita in un Paese straniero».

Tra i nuovi progetti del vulcanico Limiti c’è ancora la tv: «Sto per varare su Raidue “Questa è musica, ragazzi!”, un programma di prima serata con una galleria delle più belle canzoni di tutti i tempi. Uno show “alla Limiti”, con ospiti e aneddoti. Poi su Raiuno ci sarà l’appuntamento unico con “Opera Award”, l’oscar della lirica, con la premiazione dei migliori tenori, soprano, e opere del mondo».

Ha lasciato qualche strascico, invece, la recente polemica con Mina, artista per la quale il paroliere Limiti aveva molto lavorato in passato? «Uno sì, sgradevole» conclude il conduttore. «Mi limitai a dire in un’intervista che Mina non ha mai avuto grande fiuto nella scelta delle sue canzoni. È la verità. Non c’era polemica: d’altra parte stavo lanciando uno speciale tv per glorificarla, e sarei stato uno stupido. Pare che lei se la sia presa. Poi mi ha telefonato suo figlio, Massimliano Pani, coprendomi d’insulti irriferibili. Ero al telefono in viva voce con i miei collaboratori. Tentavo di spiegare, ma ho lasciato perdere: ognuno ha l’intelligenza e l’educazione che gli hanno dato. Con Mina ci siamo persi di vista con gli anni, nessun litigio. È stata la più brava». Può darsi che semplicemente non gradisse uno speciale come quello... «Ma se un’artista non ama che si faccia uno speciale celebrativo su di lei, faccia la commessa, l’impiegata; ci sono mille lavori senza visibilità pubblica...».

OPERAIO DI UNA FABBRICA AUTOMOBILISTICA

(Testo di Karol Wojtyla)
Di sotto le mie dita eleganti modelli
e già frusciano su vie lontane…
ma con essi non scorro sulla superficie
d’ignote autostrade
e non faccio scattare i segnali del loro traffico:
lo fa il poliziotto.
Ormai da questo momento
parlano le automobili:
a me hanno tolto la voce.
La mia anima è aperta,
desidero capire,
con chi combatto?... per chi vivo ?...
Ecco pensieri più forti delle parole…..
La mia anima è aperta,
desidero capire,
con chi combatto?... per chi vivo ?...
Mancano le risposte,
domande come queste non si devono porre
a voce troppo alta.
Tu soltanto ritorna,
come ogni giorno,
alle sei del mattino.
Chi ti ha detto che sulla bilancia del mondo
prevale l’uomo?

“ATTORE”


(Testo di Karol Wojtyla)

Tanti sono cresciuti intorno a me,
attraverso di me,
si può dire, da me.
Sono divenuto come un gran alveo
In cui scorre una forza il cui nome è –
Uomo… Uomo, Uomo, Uomo, Uomo, Uomo, Uomo…
Ma se anch’io sono un uomo,
questa ressa degli altri non mi avrà…
in qualche modo… distorto?
In qualche modo… distorto?
In qualche modo… distorto?
Attore, attore, attore, attore.
Se sono divenuto ciascuno di loro,
imperfettamente,
rimanendo sempre troppo me stesso,
quanto si salva di me?
Quanto di me può guardarsi ora, già, senza paura?
Ma se anch’io sono un uomo…
Attore, attore, attore, attore.

“L’ALBERO FERITO”


(Testo di Karol Wojtyla)

Tutt’intorno il frutteto,
con gli alberi innestati.
Vi passeggiava Mieszko
all’ombra, contemplandolo.
Non badava al giardiniere
e non badava agli alberi,
ne’ agli innesti.
Pensava: non assaggerò questi frutti
quando saranno maturi.
Li assaggeranno i figli,
nipoti e pronipoti.
Ma darà frutto il giardino?
E quale frutto sarà considerato buono?
Il giardiniere non esita
a incidere la scorza,
si fida dell’albero:
la vita sarà più forte del taglio,
prenderà nuovo vigore…
Non assaggerò questi frutti
quando saranno maturi.
A me stesso devo guardare come a un tronco,
anche attraverso di me
cresce l’albero ferito.
Ma darà frutto il giardino?

“IL NEGRO”


(Testo di Karol Wojtyla)

Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano…
e dove il sole cuoce tutto l’essere.
Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano
e dove il sole cuoce tutto l’essere,
come un crogiuolo la ganga del ferro.
In te sento il mio pensiero:
ha vie diverse, il pensiero,
ma con la stessa bilancia
divide la verità dall’errore.
(Coro:)
Seno in te… sento in te…sento in te…
Diletto Fratello
Sento in te, Diletto Fratello… sento in te… sento in te…
Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano
e dove il sole cuoce tutto l’essere,
come un crogiuolo la ganga del ferro.
Ecco allora la gioia di misurare
con la stessa bilancia i pensieri
che brillano in modo diverso
nei tuoi occhi e nei miei
pur avendo un’identica essenza.
Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano….
e dove il sole cuoce tutto l’essere.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2011)

giovedì 14 aprile 2011

UN NUOVO SCHERZI A PARTE (AL CONTRARIO) CONDOTTO DA PINO INSEGNO?

Si respira aria di un nuovo programma stile «Scherzi a parte» all’ombra della nostra tv. Pare che però, stavolta, l’intenzione degli autori sia quella di ribaltare la prospettiva, ovvero Vip che confezionano burle ai danni di persone comuni. Il format, che appartiene a Magnolia (la stessa casa di produzione de «L’isola dei famosi») potrebbe essere affidato a Pino Insegno, attore, conduttore e doppiatore. «C’è questo interessamento nei miei confronti da parte di Magnolia, che ringrazio» dice Insegno «ma non ho ancora firmato niente. E per quanto riguarda il progetto, so quello che sapete voi: uno “Scherzi a parte” all’incontrario». Per altri sviluppi, bisogna aspettare. A meno che non sia uno scherzo.

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2011)

martedì 12 aprile 2011

CHIRURGIA PLASTICA * SULL'ISOLA DEI FAMOSI IL TRACOLLO DELLE SILICONATE

È scientificamente provato: in Honduras, c’è chi non dura.

D’altra parte, se sei un Vip, poco importa se fresco o stagionato, e accetti di farti carico di un’esperienza totalizzante come «L’isola dei famosi», questo è il prezzo da pagare: fame, mosquitos, compagni di tenda petulanti, rumori e odori molesti; con contorno di lacrime via satellite e sangue a suon di nomination. Può bastare? Neanche per idea. Mancano all’appello litigi, mezzi esaurimenti, estenuanti «prove ricompensa» per un piatto di pasta e ceci, e l’incubo per eccellenza di chi fa il mestiere di mostrarsi in pubblico accarezzando la popolarità: il deperimento fisico. Misto alla totale assenza di trucco. Un mix che se per le naufraghe (ma anche per molti colleghi vanitosi) è fonte di incubi notturni, risulta invece miele per il palato del telespettatore. Il quale, ammettiamolo, gode non poco nel vedere quegli scampoli di fama che si trasformano in fame. Nera. Nerissima. È l’implicito patto (garanzia di qualità del reality) fra Simona Ventura e il suo pubblico: tu falli «soffrire» come piace a noi, e noi restiamo incollati al televisore.

Nel piatto di ogni concorrente, del resto, ci sono 50 grammi di riso al giorno, tre litri d’acqua e altri tre litri arricchiti di sali minerali. O sei Adriano Pappalardo, digiuni due settimane e poi canti «Ricominciamo» come se niente fosse, oppure dopo un po’ perdi i pezzi. Sia fisicamente che psicologicamente. È inevitabile. E le foto di queste pagine lo dimostrano.
«Condizioni di stress fisico come quelle possono essere devastanti» commenta Fiorella Donati, che a Milano e Londra si occupa di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. «Il sole consuma la pelle, c’è disidratazione, e in quell’alimentazione mancano le proteine, che fanno massa muscolare e mettono testosterone in circolo. Togliendo grasso e muscoli, si evidenzia il peggio. Per il viso, chi ha fatto botox o acido ialuronico regge meglio di altri soggetti che hanno utilizzato silicone libero, olio di silicone. Lì tutto diventa più evidente: labbroni e zigomi appaiono come un corpo estraneo. È lo stesso principio della bassa marea: quando l’acqua scende, spuntano le pietre che stavano sul fondo. Per il seno, chi ha una protesi, anche se diventa molto evidente, secondo me sta meglio di chi non l’ha. Un seno è fatto di ghiandole e grasso: svuotato di quello, cade tutto inesorabilmente. Soprattutto a una certa età».

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2011)

ISOLA DEI FAMOSI * LA BRIGLIADORI SEMBRA GANDHI NELLA DOMENICA DELLA PALMAS

Persi 7 chili, più che Eleonora Brigliadori (51), sembra il Mahatma Gandhi. Di recente, la naufraga zen si è fatta del male da sola cibandosi di funghi avariati. Quando parlava dopo averli assunti, gli altri non notavano la differenza.
Con un coraggio leonino, persino Simona Ventura (46) ha messo la propria faccia (struccata) al servizio del reality perfezionando un blitz in Honduras. Era il suo modo di prendere di petto (e in costume) gli ascolti un po’ calo. Ha funzionato.
Con 4 chili in meno, Giorgia Palmas (29) può passare da ex Velina a Veletta. In Quaresima (magro e digiuno), sull’Isola è ottima per il dì di festa: la domenica della Palmas.
Da «Samba Pa Ti», al patire senza samba. La brasiliana Magda Gomes (33) ha perso ben 9 chili e di questo passo rischia di trasformarsi nella Magda di «Bianco, rosso e Verdone».
Per la serie: era meglio sfiorire da piccoli, Raffaella Fico (23) perde solo due chili, ma senza trucco anche lei segna il passo. Vista la giovane età, per passare da una pelle da Fico a una stile prugna Californiana, le serve ancora tempo.
 
(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2011)

lunedì 11 aprile 2011

I NUOVI MOSTRI STRISCIANO FRA NOI (ANCHE DALL'ESTERO)

«I nuovi mostri» non sono i conduttori, Salvo Ficarra e Valentino Picone, ma una rodata rubrica di «Striscia la notizia», nata il 17 novembre 2004. «È la classifica del peggio della settimana televisiva; sul podio finisce lo spezzone catodico più trash» dicono nel quartier generale di Antonio Ricci. Gli scoppiati de «L’isola dei famosi» sono linfa vitale, ma ci finiscono anche le esternazioni di quei personaggi che sfoggiano tele-litigiosità: da Vittorio Sgarbi a Daniela Santanché, passando per Antonio Di Pietro. Vip, gente comune e politici ma anche giornalisti (come un celebre scontro fra Lucia Annuziata e Michele Santoro ad «Annozero»). La novità di questa edizione è l’apertura ai filmati delle tv estere, che quanto a trash non sono messe molto meglio di noi. Il pubblico le scova sul web.

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2011)

PIPPO "SPUTO" BAUDO E IL LAMA DI AMENDOLA SIMBOLI DI QUESTA TV

Uno, che per animalesca natura sarebbe legittimato a sputare, non lo fa. L'altro, che in teoria non dovrebbe per umano raziocinio, parte in quinta con una salivazione incontrollata. Pippo Baudo, che dietro le quinte del programma flop per le celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, confezionato con Bruno Vespa, va in rotta col co-conduttore e fa partire uno sputazzo in direzione dell'autore dell'uomo di Porta a porta, Donat Cattin, è il simbolo di questa televisione alla deriva, incollata con lo sputo, appunto. Come la trasmissione. Per fortuna Pippo - come gli succede ormai da tempo - non ha centrato il bersaglio, ma il gesto in sé - diciamolo - non è carino. Molto più educato il lama che osserva perplesso Claudio Amendola, intento a promuovere il digitale terrestre seduto sul divano di casa sua. Il figlio del grande Ferruccio ammicca all'idea di uno sputo, che la clemente bestiola però non fa partire, anche se ne avrebbe tutto il diritto, con quello che va in onda sulle nostre reti e con la fama che si ritrova. Invece Baudo, chi lo tiene? Altroché lama... Se passa questa linea vendicativa, ne vedremo delle belle. Preparate gli ombrelli.

venerdì 8 aprile 2011

DOPO IL FLOP DI «AMICI MIEI», SU FACEBOOK NASCE IL GRUPPO DI CHI ODIA I CINEPANETTONI

Che cosa c'è di più brutto o artisticamente insignificante di un cinepanettone?
Film che si ripetono stancamente con lo stesso titolo («Natale a...» qualcosa), la stessa trama (i due attempati amici in fregola, che partono per una località esotica a caccia di avventure sessuali e finiscono in una girandola di equivoci volgarissimi ma a risata zero), la stessa regia (Neri Parenti), lo stesso cast (Christian De Sica, Paolo Conticini, Massimo Ghini, Massimo Boldi, Giorgio Panariello). Insomma, la stessa terrificante lagna. Da decenni. Cambia solo la gnocca televisiva del momento, si tratti di Michelle Hunziker o Belen Rodriguez, poco importa.  E mentre il cinema italiano vive una nuova primavera, questi obbrobri sono la classica nota stonata. L'ultimo cinepanettone, «Natale in Sudafrica», ha segnato il passo, e in Italia cresce l'orgoglio dei tanti che non sopportano più questi prodotti o che non li sono mai andati a vedere. Una specie di medaglia da piazzarsi sul petto.
A radunare gli orgogliosi anti-cinepanettonari pensa «DE SICA E PARENTI? NO, GRAZIE. IO NON VEDO CINEPANETTONI»; nuovo gruppo di Facebook (nella foto il simbolo) che nasce per filiazione diretta da quello che si è fatto portabandiera del colossale flop di «Amici miei - Come tutto ebbe inizio». La forza del web che ha sconfitto un'assurda e irrispettosa mega-produzione. E che ora diventa simbolo del no bufala pride al cinema. Cinepanettoni? Fieri di non vederli, fieri di sperare che non vengano prodotti.

giovedì 7 aprile 2011

CARA DE FILIPPI, LO SAI CHE CON «UOMINI E DONNE» HAI RIEMPITO DI VECCHI LE DISCOTECHE?

Ricevo (e volentieri pubblico) una lettera aperta di Jacqueline Sandoval, esperta di tendenze e di vita notturna, a Maria De Filippi; Jacqueline, in questo suo accorato sfogo, si dice preoccupata per il dilagare della terza età in discoteca, nei locali più glamour d'Italia. La «colpa» sarebbe della conduttrice di «Uomini e donne», che ha sdoganato troni e dominazioni dedicati ai non più giovani. Per dirla con un eufemismo.

**************************** 

Cara Maria De Filippi,
grazie di cuore. Ci mancava anche questa... 
È già difficile interagire con i nostri coetanei, nei vari locali, la sera... Ma adesso, ci consigli tu come dialogare con le zie, le nonne, gli zii e i nonni che ritroviamo nelle discoteche grazie al tuo «Uomini e donne» old?
Belle signore, ci mancherebbe, in cerca di una gioventù ormai andata, strizzate in corpetti con seni sotto il mento da togliere il fiato; tacchi vertiginosi a prova di vene varicose... Trucco e parrucco che neanche Moira Orfei.
Ometti parecchio agée in abiti giovanili, con le classiche tracolle (vuote) a far tanto pischello e chiome tinte o scolpite da gel pressoché irreali. Certo, parrucchieri ed estetiste ti staranno ringraziando per aver incrementato vistosamente il loro lavoro e i relativi fatturati. Ma ritengo che ogni cosa abbia i suoi tempi e soprattutto appropriati luoghi! Ci avevi abituate cosi bene con i bellocci, «Tronisti», e ora?
Invece che in discoteca sembra di entrare in una casa di riposo notturna. Senza neanche la propria nonna o il nonno da salutare. No, così non va. Con affetto (ma parecchie perplessità).          
Jacqueline Sandoval

mercoledì 6 aprile 2011

LA COPPIA BELEN-FACCHINETTI? TROPPO STRANA: LEI DEVE «PROTEGGERE» LUI

Che cosa c'entrano Belen Rodriguez e Francesco Facchinetti con «Ciak... si canta»? E ancora: che cosa c'entrano Belen e Francesco insieme? Apparentemente, nulla. Non ci azzeccano, per dirla alla Di Pietro. Soprattutto Facchinetti, l'uomo del giovanilistico «X-Factor» (cresciuto molto come conduttore negli ultimi anni) incastrato in un format della vegliarda Raiuno. Domande al momento senza risposta.
L'impressione è che - non volendo restare per troppo tempo fermo in una tv già schiava dell'immobilità - il figlio dei Pooh abbia accettato la prima offerta che gli è capitata a tiro. Vedremo se sarà un buon affare. Di certo alla debordante popolarità di lei, bella e sexy come nessuna, toccherà il compito di proteggerlo, dal momento che è lui quello che in questa operazione rischia di più. Fra l'altro il pur bravo Facchinetti, da quando è stato colpito da provvidenziale successo, si lascia andare a qualche spavalderia di troppo. È stato piuttosto sopra le righe anche alla presentazione del programma, dove c'erano quasi più addetti stampa che giornalisti. Peccato. Sembra essersi montato un po' la testa, dai tempi di Dj Francesco, il cazzaro nero della canzonetta nostrana. Sarà per via della tv, o per il fatto che si accompagna ad Alessia Marcuzzi?

martedì 5 aprile 2011

CON EMANUELE FILIBERTO ALL'ISOLA SI SDOGANA IL CONCORRENTE «A SCADENZA»

Con «L'isola dei famosi» alla deriva (in termini di ascolti), Simona Ventura e Giorgio Gori hanno capito che l'unica carta da giocare per riuscire a salvare il salvabile era quella del disperato effetto sorpresa in sala di rianimazione. Spiace che il reality più deliziosamente trash della nostra televisione abbia fatto questa fine, ma tant'è.
La scorsa settimana, con un lodevole coraggio, la donna di «Quelli che il calcio» è approdata in Honduras al solo scopo di mostrarsi struccata e macilenta, naufraga tra i naufraghi. Conduttrice operaia per la gioia delle casalinghe. Infatti lo share è balzato al 20%. Stavolta tocca al mancato enfant prodige Emanuele Filiberto. Il savoiardo verrà inzuppato a Playa Uva, però fa sapere di potersi trattenere soltanto una settimana. Poi, avanti un altro. Gli ultimi scampoli dell'ultima edizione dell'Isola sdoganano il concorrente dichiaratamente a tempo. Nelle scorse edizioni non si era mai arrivati a questa pratica, che veniva però (a quanto sembra) accettata a livello contrattuale. Quando serviva un big da far rosolare al sole, ma quel personaggio non poteva/voleva trattenersi per (mettiamo) più di due-tre settimane, si ufficializzava la sua immissione definitiva nel cast. Poi, per qualche contrattempo, si trovava costretto a rinunciare. Può darsi che la rinuncia fosse assolutamente genuina. Qualche malizioso poteva invece insinuare che fosse già decisa e messa nero su bianco prima di partire. Stavolta (ci fu un precedente con un fugace apparizione da guest-star di Valeria Marini) non c'è ombra di dubbio. Cade anche l'ultimo velo della finzione televisiva. Si sta una settimana, come al villaggio vacanze. E poi a casa. Messa così, diventa allettante per molti. Con un po' di lavoro, forse riusciranno a convincere anche il presidente Giorgio Napolitano.

lunedì 4 aprile 2011

AMICI MIEI, COME TUTTO EBBE FINE (INGLORIOSAMENTE): ECCO GLI INCASSI DELLA 3ª SETTIMANA

Dopo aver toccato immediatamente il fondo, ora si scava la fossa e si chiude la bara. Già alla terza settimana nelle sale (poi di quest'infelice parentesi del cinema italiano non parleremo più, a meno che non si renda necessario), «Amici miei - Come tutto ebbe inizio» scivola ingloriosamente alla settima posizione della classifica ufficiale Cinetel che va dal 28 marzo al 3 aprile. Una batosta memorabile per il lavoro di Neri Parenti, peraltro stroncato dalla quasi totalità della critica. Siamo alle briciole. L'incasso è di appena 251 mila euro, che sommati a quelli delle prime due settimane portano il totalizzatore a 3 milioni e 232 mila (la metà di questi soldi va agli esercenti). Il tutto per un «kolossal» che - a detta di Aurelio De Laurentiis - è costato almeno «15 milioni di euro» e altri milioni in un battage pubblicitario senza precedenti. Da questa cifra vanno detratti però 400 mila euro di contributo statale, perché anche questo ha ottenuto. Oltre al danno, la beffa.

A nulla è valsa neppure la scandalosa puntata speciale di «Porta a porta» che martedì scorso Bruno Vespa ha dedicato al film. Più di due ore di spot gratuito e senza contraddittorio in onda sulla prima rete del servizio pubblico per un film uscito da più di 20 giorni e che aveva già floppato all'esordio. Servono commenti? No, forse non servono. Anche perché il pubblico, primi fra tutti gli iscritti al gruppo Facebook «Giù le mani da Amici miei», che si è fatto portabandiera del boicottaggio, aveva già espresso un giudizio senza appello. E ora, nello spirito del «rinforzino» tognazziano, è nato «De Sica e Parenti? No, grazie! Io non vedo cinepanettoni»; il gruppo che vuole diventare pian piano catalizzatore e simbolo dell'orgoglio anti-cinepanettonaro.

I protagonisti di questo brutto progetto nato morto e che (quasi) nessuno voleva (Christian De Sica, Massimo Ghini, Giorgio Panariello, Paolo Hendel, Michele Placido e Massimo Ceccherini) durante il tentativo di lancio hanno parlato probabilmente troppo e a sproposito. Usando una strategia mediatica spesso aggressiva che non ha pagato. Intanto, il film spariva inesorabilmente dalla circolazione: ben 446 sale la prima settimana (dati MyMovies.it); 389 la seconda; 175 il terzo week-end. Per arrivare alle 169 copie di oggi.
«Di fronte alla morte non resta che la comprensione e il perdono», diceva Celi-Sassaroli facendo infuriare il vedovo. Eppure temo che molti di noi, a costo di far infuriare il «vedovo» Parenti, non potranno mai perdonargli (a lui e agli altri, naturalmente) di aver voluto sporcare la trilogia di «Amici miei» facendola diventare una quadrilogia che ospita un suo film.
E dopo questo, giù il sipario. La pagliacciata è durata fin troppo.

DATI UFFICIALI CINETEL DAL 28 MARZO AL 3 APRILE 2011

1NESSUNO MI PUO' GIUDICAREITA01 DISTRIBUTION € 1.146.561,17194.493
2AMICI, AMANTI E… USAUNIVERSAL S.R.L. € 550.026,2291.991
3MIA MOGLIE PER FINTA USASONY PICT. ITALIA S.R.L. € 478.300,1796.621
4HOPUSAUNIVERSAL S.R.L. € 457.540,5472.198
5BORIS - IL FILMITA01 DISTRIBUTION € 423.110,8863.814
6SUCKER PUNCHUSAWARNER BROS ITALIA S.P.A. € 316.785,4552.765
7AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIOITAFILMAURO S.R.L. € 251.885,0543.312
8DYLAN DOG - IL FILM USAMOVIEMAX S.R.L. € 230.247,0744.316
9KICK-ASSUSAEAGLE PICTURES S.P.A. € 202.548,5229.813
10FROZENUSAM2 PICTURES S.R.L. € 192.665,7037.984

«BORIS» * IL FILM CHE MASSACRA I CINEPANETTONI

Per divergenze in fase di realizzazione, l'incazzoso regista René Ferretti (Francesco Pannofino) molla stizzito il set della fiction "Il giovane Ratzinger", lasciando tutta la sua troupe in braghe di tela. Dopo aver passato mesi senza lavoro, invece di accettare un altro sottoprodotto televisivo, riesce ad accaparrarsi i diritti de "La Casta", il bestseller di Rizzo e Stella, e sembra aver trovato chi è disposto a produrgli il tanto agognato film d'autore. Inizia la problematica caccia agli sceneggiatori, uno più sbiellato dell'altro, e quando partono le riprese, tra un attore egocentrico e fallito (Pietro Sermonti) che vuole imporre a tutti i costi la propria presenza e un'attrice cagna (Carolina Crescentini) da accettare in un pacchetto contrattuale, i problemi non sono pochi. Riuscirà ad arrivare alla fine senza deviare dal progetto iniziale?

Pur essendo ironico e ammiccante (soprattutto per chi è del mestiere), il lavoro di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo non riesce a decollare del tutto. Vorrebbe essere davvero un film, ma non va oltre la puntata allungata di una fiction trendy. Peccato, perché gli spunti non mancavano: dalla grande attrice complessata e un po' esaurita (c'è chi ha visto in lei un misto fra Margherita Buy e Laura Morante), alla sferzante ironia sul mondo tette-rutti-scuregge dei cinepanettoni. A proposito, su Facebook è nato un gruppo per riunire chi ha l'orgoglio di detestarli, così come i loro agghiaccianti alfieri: Christian De Sica e Neri Parenti. Onestamente, non so dire se il problema sia la sceneggiatura un po' debole o una certa povertà produttiva. Forse il paradosso sta nel manico: una satira sulle magagne del cinema di casa nostra, non può diventare un vero film, ma deve restare per forza una grottesca fiction. VOTO: 6/7.

ANNA OXA E LO STALKING BENEDETTO

Anna Oxa ha denunciato per stalking un amico medico di 61 anni. Non c'è più religione. 
Oh, quando canti urli come un ossessa; in più, vesti come Alien VS Predator: invece di ringraziare di aver trovato uno che ti si fila...

venerdì 1 aprile 2011

CESARE CREMONINI * IL BEL BULLO SI SPOSA (CON LA RAMAZZOTTI) NEL NUOVO FILM DI AVATI

Una ghiotta anteprima per chi ama il cinema d’autore al sapor di tortellini e culatello. «Sorrisi» ha violato il blindatissimo set de «Il cuore grande delle ragazze», nuovo film del prolifico Pupi Avati. Per questa sua avventura, il regista bolognese che tanto ama le contaminazioni artistiche ha reclutato nientemeno che Cesare Cremonini, uno dei golden boy della canzone italiana. Catapultato negli Anni Trenta, sull’Appennino tosco-emiliano, per raccontare la «favola vera» di una storia d’amore: quella dei nonni del regista.

Cesare è il giovane e piacente donnaiolo Carlino, figlio di un umile agricoltore (Andrea Roncato) un po’ burbero ma assennato e con un fratello (Massimo Bonetti) che ha  già dato scandalo in paese per aver sposato un’ex prostituta (Sydney Rome). Il proprietario di un grande appezzamento di terreno, propone al padre di Carlino un affare d’oro per chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena: dieci anni di lavoro garantito come mezzadro se convincerà il suo scapestrato figliolo (Sbagerla», per dirla alla bolognese) a sposare una delle sue tre figlie. Ma non la più bella, Francesca (Micaela Ramazzotti). Troppo facile. Molto meglio piazzare prima una delle altre due, decisamente più bruttarelle. La testa dura e il fato però, remano contro, e il ragazzo «con l’alito che sa di biancospino, uno di quelli che le donne baciavano senza pensarci un minuto», come lo definisce Avati, si innamora di Francesca. Una coppia così bella, del resto, sarebbe un delitto se non si formasse. Con buona pace di tutti, soprattutto di papà, che vede sfumare il colpaccio».

«Finirò anche per morirci» dice Andrea Roncato. «Ma sarà una morte  splendida, alla Avati». Roncato, già nel cast di «Carabinieri» e volto storico del cabaret in coppia con Gigi Sammarchi, è l’ultimo della vecchia guardia al quale il regista bolognese specializzato nel reinventare le carriere concede la seconda opportunità. Dopo Abatantuono, Greggio e De Sica, stavolta tocca a lui. «Erano anni che aspettavo che squillasse il telefono con la chiamata di Pupi, e finalmente è successo. Lui sa ricreare sul set atmosfere incredibili. E si lavora con la luce naturale, non con i fari sparati in faccia, come nelle fiction. Che certo non rinnego. Sono uno che ha sempre fatto di tutto: tanto che continuo anche con il cabaret e persino con qualche serata di musica dal vivo, alla Smaila. A settembre mi vedrete anche nel cast di “Almeno tu nell’universo”, una delicata storia familiare. Ne “Il cuore grande delle ragazze”, oltre al sorprendente Cremonini e alla Ramazzotti, che è ormai una  stella del cinema italiano, recitano anche Erika Blanc e Gianni Cavina, presenza fissa nel cinema di Avati. Che qui mi ha rivoluzionato anche nel look, con i capelli grigi e la barba. A tutti noi chiede di stare sottotraccia, toni bassi. E anche se recitare il drammatico è più facile del comico, è certo una grande occasione. Si tratta di una storia di provincia, in sospeso fra estrema povertà, cicche raccolte per terra, perbenismo, amore. Insomma, tutto finisce in poesia».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2011)

ANNALISA SCARRONE * «NON SONO FREDDA, MI MANCA SOLO LA BATTUTA AL MOMENTO GIUSTO»

Entri a casa di Annalisa Scarrone, due piani signorili che accarezzano il Bormida in quel di Carcare, nel Savonese, e due cose ti travolgono: mazzi di rose («Arrivano dai fan di tutta Italia; poi le portiamo in chiesa») e l’esuberanza di papà Elvio, insegnante di matematica entusiasta per il secondo piazzamento di sua figlia alla finale di «Amici». Splendido. Non fosse che: «Una volta, in paese, lei era la figlia del professore; ora io sono il padre della cantante».  Sul tavolo, il cuore-cuscino di un’ammiratrice: «Sei la numero 1». «No, alla fine la numero due» sorride lei «ma con 50 mila euro di premio della critica».

Tolte le tasse diventeranno 25-30 mila, lo sa?
«Sì, d’accordo, ma vogliamo sputarci sopra?».
Come li spenderà?
«Ho promesso una cucina a mia madre e un camper a mio padre. Poi, per me...».
Un bel viaggio...
«Ma quale viaggio? Semmai investo qualcosa per trasferirmi a Roma o Milano, per il mio futuro».
Non è che voi dei talent avete la data di scadenza sulla maglietta?
«Per questo credo che solo chi ha i numeri possa avere reali chances».
Fuori la sua strategia.
«Ma quale strategia? Intanti comincio a promuovere il mio cd, “Nali”, uscito per Warner. Poi si vedrà».
Amici» è l’unico modo per sfondare, oggi?
«Non lo so, ma con me ha funzionato. Tentai anche nel 2009 ma non mi presero: troppo cantautrice».
Non mi dica che non ci aveva provato anche con «X-Factor»...
«Sì, a 22 anni, ma fu inutile. Giusto, non ero pronta».
La accusano di essere troppo fredda.
«Sì, ma è falso. Sono un po’ timida e introversa in tv, ma so aprirmi, eccome».
Qual è allora il suo tallone di Achille?
«Aspetti che penso a cosa mi conviene dire... Mi manca il guizzo, la battuta fulminante quando devo rispondere a qualcuno».
Forza, in 10 secondi il podio di Sanremo.
«Facile: Vecchioni, Emma e i Modà, Al Bano; quello più lontano dai miei gusti».
Il Festival resta un mito o è solo un carrozzone televisivo?
«Un mito, e prima o poi vorrei proprio andarci».
Gioco della torre: Nina Zilli, Emma Marrone, Giusy Ferreri. Chi butta?
«Giusy, quella che tra queste mi piace meno».
E chi le piace?
«Senza dubbio Noemi».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2011)

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