venerdì 15 aprile 2011

GIOVANNI PAOLO II * ECCO LE CANZONI INEDITE SCRITTE DA PAPA KAROL WOJTYLA (TRA POCO BEATO)

Il custode della memoria musicale italiana stropiccia i fogli con un po’ di pudore e il legittimo orgoglio di chi sa di avere tra le mani qualcosa di non comune. «Chiesta l’autorizzazione alla Santa Sede», Paolo Limiti ha aperto, in esclusiva per «Sorrisi», un vecchio cassetto di casa, dal quale spuntano ora alcune canzoni scritte nientemeno che da Karol Wojtyla. «Papa Giovanni Paolo II» racconta Limiti «è morto sei anni fa, nel 2005, ma quattro anni prima la sua segreteria - nella persona di don Politanò (oggi rimpiazzato da don Costa) - mi convocò e mi diede, per volere del Santo Padre, 12 brani scritti dal Papa per la parte testuale. Le musiche purtroppo non ricordo di chi fossero, ma non credo sue. L’intento era quello di affidarmi il compito di costruire attorno a questi lavori una serata-evento in Vaticano, con nomi come Bocelli, Al Bano, e alcuni tra i più grossi interpreti della scena internazionale, che avrebbero dovuto cantarli. Il progetto non andò mai in porto e fu cassato per problemi organizzativi; per la difficoltà di mettere d’accordo più teste e più nazioni. Oggi che Papa Giovanni Paolo II, il primo maggio prossimo, verrà beatificato, mi è sembrato giusto rispolverarle. Se riusciremo ad accordarci, vorrei concretizzare finalmente quella volontà di Wojtyla varando una grande serata benefica e magari un cd e un dvd da vendere dopo il concerto».


I testi delle canzoni del Papa che Limiti oggi dà in anteprima ai lettori di «Sorrisi» sono quattro, pubblicati in queste pagine. Si va dall’implicita condanna al razzismo («Il negro»), alla vita che rinasce col superamento del dolore («L’albero ferito»), passando per il mestiere di recitare («Attore»). «Ce n’è poi una» prosegue «che sembra di straordinaria attualità economico-politica e si intitola “Operaio di una fabbrica automobilistica”. Non so in quale arco di tempo Wojtyla le abbia scritte, ma si tratta suppongo di decenni. Queste canzoni testimoniano la grande forza di questo Papa, la sua bontà e l’impegno che ha sempre profuso a favore degli umili e dei bisognosi. Uno straordinario comunicatore, profondo conoscitore dei media, e capace di gesti carichi di significato. Si pensi per esempio all’abitudine di baciare la terra appena sceso dall’aereo o dall’elicottero quand’era in visita in un Paese straniero».

Tra i nuovi progetti del vulcanico Limiti c’è ancora la tv: «Sto per varare su Raidue “Questa è musica, ragazzi!”, un programma di prima serata con una galleria delle più belle canzoni di tutti i tempi. Uno show “alla Limiti”, con ospiti e aneddoti. Poi su Raiuno ci sarà l’appuntamento unico con “Opera Award”, l’oscar della lirica, con la premiazione dei migliori tenori, soprano, e opere del mondo».

Ha lasciato qualche strascico, invece, la recente polemica con Mina, artista per la quale il paroliere Limiti aveva molto lavorato in passato? «Uno sì, sgradevole» conclude il conduttore. «Mi limitai a dire in un’intervista che Mina non ha mai avuto grande fiuto nella scelta delle sue canzoni. È la verità. Non c’era polemica: d’altra parte stavo lanciando uno speciale tv per glorificarla, e sarei stato uno stupido. Pare che lei se la sia presa. Poi mi ha telefonato suo figlio, Massimliano Pani, coprendomi d’insulti irriferibili. Ero al telefono in viva voce con i miei collaboratori. Tentavo di spiegare, ma ho lasciato perdere: ognuno ha l’intelligenza e l’educazione che gli hanno dato. Con Mina ci siamo persi di vista con gli anni, nessun litigio. È stata la più brava». Può darsi che semplicemente non gradisse uno speciale come quello... «Ma se un’artista non ama che si faccia uno speciale celebrativo su di lei, faccia la commessa, l’impiegata; ci sono mille lavori senza visibilità pubblica...».

OPERAIO DI UNA FABBRICA AUTOMOBILISTICA

(Testo di Karol Wojtyla)
Di sotto le mie dita eleganti modelli
e già frusciano su vie lontane…
ma con essi non scorro sulla superficie
d’ignote autostrade
e non faccio scattare i segnali del loro traffico:
lo fa il poliziotto.
Ormai da questo momento
parlano le automobili:
a me hanno tolto la voce.
La mia anima è aperta,
desidero capire,
con chi combatto?... per chi vivo ?...
Ecco pensieri più forti delle parole…..
La mia anima è aperta,
desidero capire,
con chi combatto?... per chi vivo ?...
Mancano le risposte,
domande come queste non si devono porre
a voce troppo alta.
Tu soltanto ritorna,
come ogni giorno,
alle sei del mattino.
Chi ti ha detto che sulla bilancia del mondo
prevale l’uomo?

“ATTORE”


(Testo di Karol Wojtyla)

Tanti sono cresciuti intorno a me,
attraverso di me,
si può dire, da me.
Sono divenuto come un gran alveo
In cui scorre una forza il cui nome è –
Uomo… Uomo, Uomo, Uomo, Uomo, Uomo, Uomo…
Ma se anch’io sono un uomo,
questa ressa degli altri non mi avrà…
in qualche modo… distorto?
In qualche modo… distorto?
In qualche modo… distorto?
Attore, attore, attore, attore.
Se sono divenuto ciascuno di loro,
imperfettamente,
rimanendo sempre troppo me stesso,
quanto si salva di me?
Quanto di me può guardarsi ora, già, senza paura?
Ma se anch’io sono un uomo…
Attore, attore, attore, attore.

“L’ALBERO FERITO”


(Testo di Karol Wojtyla)

Tutt’intorno il frutteto,
con gli alberi innestati.
Vi passeggiava Mieszko
all’ombra, contemplandolo.
Non badava al giardiniere
e non badava agli alberi,
ne’ agli innesti.
Pensava: non assaggerò questi frutti
quando saranno maturi.
Li assaggeranno i figli,
nipoti e pronipoti.
Ma darà frutto il giardino?
E quale frutto sarà considerato buono?
Il giardiniere non esita
a incidere la scorza,
si fida dell’albero:
la vita sarà più forte del taglio,
prenderà nuovo vigore…
Non assaggerò questi frutti
quando saranno maturi.
A me stesso devo guardare come a un tronco,
anche attraverso di me
cresce l’albero ferito.
Ma darà frutto il giardino?

“IL NEGRO”


(Testo di Karol Wojtyla)

Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano…
e dove il sole cuoce tutto l’essere.
Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano
e dove il sole cuoce tutto l’essere,
come un crogiuolo la ganga del ferro.
In te sento il mio pensiero:
ha vie diverse, il pensiero,
ma con la stessa bilancia
divide la verità dall’errore.
(Coro:)
Seno in te… sento in te…sento in te…
Diletto Fratello
Sento in te, Diletto Fratello… sento in te… sento in te…
Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano
e dove il sole cuoce tutto l’essere,
come un crogiuolo la ganga del ferro.
Ecco allora la gioia di misurare
con la stessa bilancia i pensieri
che brillano in modo diverso
nei tuoi occhi e nei miei
pur avendo un’identica essenza.
Sei tu, Mio Diletto Fratello,
sento in te un immenso continente,
dove i fiumi di colpo si arrestano….
e dove il sole cuoce tutto l’essere.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2011)

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