lunedì 11 luglio 2011

CHECCO ZALONE * VI RACCONTO TUTTO DI ME (ANSIE COMPRESE)

Piace al tamarro, perché si identifica in lui. Piace al resto del mondo, perché prende in giro i tamarri. Insomma, è difficile - ora come ora - trovare qualcuno a cui non piaccia Luca Medici, alias Checco Zalone. Se la doppia lettura è una trovata di marketing, c’è del genio. «Ma sa che l’ho notata anch’io, ‘sta cosa?» ribatte. «È vero, ma giuro che non c’è niente di studiato a tavolino». E mentre prepara il suo «Resto umile World Tour» (debutto a Rimini il 14 settembre) dispiacendosi un po’ perché non tutti colgono l’ammiccamento del titolo, ti saluta così: «Dà fastidio se faccio l’intervista con le Birkenstock?».

Mannò, si figuri. Piuttosto, lei è davvero l’uomo che ha incassato di più nella storia del cinema italiano?
«Stando ai dati Cinetel, sì. “Che bella giornata” ha battuto “Avatar” e il Benigni di “La vita è bella”, che però è stato distribuito anche all’estero e non era completamente rilevato da Cinetel».
Però lo ammetta: era più bello il suo primo film, «Cado dalle nubi».
«Sì, anche a me è piaciuto di più. Ma non potevo fare un seguito: il pubblico non lo merita. Mi intristiscono quelli che mettono 2 dopo un titolo di successo».
Abituato all’idea di sentirsi dare del genio?
«Mi guardo da fuori come se Ceccho fosse un avatar, appunto. E penso che tutto questo non stia succedendo a me. Poi cerco di relativizzare: in fondo sono tutte c... te. E mi metto ad aspettare serenamente il declino e la morte». (Ride)
Non male, come prospettiva...
«La cosa che mi fa più male è sentire che sono l’uomo del momento, anche se è vero. Sono 3-4 anni, ormai: ma quanto c... dura ‘sto momento?». (Ride ancora)
Intanto, usa l’estate per preparare il nuovo tour, dove ha preteso biglietti dai prezzi calmierati.
«Non oltre i 40 euro. Vedo colleghi che ne chiedono 80 per i loro spettacoli, anche sfarzosi. È troppo, sono pazzi. Con questa crisi, lo giudico quasi immorale. Metto qualche schermo HD in meno, e a Bari l’ingresso è 15 euro. Neanche per i Ricchi e Poveri, con rispetto parlando».
Ci parli dello show.
«Sarà il dualismo fra l’uomo e l’artista. Troverete quel Checco che in singletudine canta “Cuba” e ci va con un chiodo fisso. Oppure la svolta elegante di Cassano, totalmente ripulito dalle nozze, che cambia i pannolini al bambino mentre piange in barese. Ma anche il Nichi Vendola nazionale, in versione “Jesus Christ Superstar”».
Materiale a tinte forti...
«Come Checco dei Modà, che intona “Uomo”: la storia di uno che non riesce a trovare il cesso del ristorante. O quella dell’unica ballerina brasiliana con il sedere piatto, che ha ispirato “Samba sensa u culu”. E dove la vogliamo lasciare la retorica della povertà, della miseria nera del mio Al Bano? Che in gioventù a Milano aveva fatto persino il collaudatore di supposte Zeppelin».
Beh, era ora che qualcuno se ne occupasse...
«Vero? Ma non voglio trascurare la beneficenza. E in “Maremoto a Porto Cervo” ipotizzo questo evento naturale che farà volare in spiaggia protesi mammarie e labbra ovunque. Come in “Usa for Africa”, raccoglierò fondi in “Uniti per Porto Cervo”, per portare i primi soccorsi di caviale a chi ne ha bisogno».
A proposito di Vendola: lui o Bersani, alla guida del Centrosinistra?
«Vendola ha una comunicativa superiore, non lo dico perché pugliese come me. Resta da capire se carisma e capacità di comunicare possano essere le sole doti... Ma a me la politica non interessa».
Perché continua a ripetere di aver guadagnato molto poco con i suoi film? Teme di diventare antipatico?
«No, temo di diventare rapito. Con 43 milioni di euro, uno - col comune buon senso -  pensa: almeno il 10% l’avrà portato a casa. Invece non è così».
Che cosa si è comprato con tutti questi soldi che «non» ha preso?
«Una casa. Ma non vi dico dove per scaramanzia».
È vero che il prossimo sarà una satira sui nuovi ricchi?
«Con il mio coautore, Gennaro Nunziante, vorremmo colpire lì. Ma è tutto in lavorazione, si inizia nel 2012. Ogni tanto chiama il produttore Valsecchi e mi invento una sceneggiatura, per metterlo tranquillo».
La sua fidanzata, Mariangela, avrà intensificato le pressioni per le nozze...
«Non c’è una data. Del resto, a soli 35 anni, dopo sette che stiamo insieme, potrò prendermi un po’ di tempo... Lei non è cambiata di una virgola: pensi che cerca ancora il distributore col prezzo più basso. E magari fa 50 chilometri per trovarlo...». 
In tv dilagano i tamarri veri...
«La tecnica è quella: far vedere un tamarro in un reality, fa sentire gli spettatori più intelligenti di lui».
 Al suo paese, Capurso, hanno già iniziato a parlar male di lei?
«Succedono cose strane: qualcuno ti paga la cena al ristorante e ti mette in imbarazzo. Altri ti denunciano».
Come, ti denunciano?
«Massì, l’altro giorno un tizio è andato dai carabinieri perché l’allarme di casa mia suonava da due giorni. Invece di preoccuparsi per i ladri o chiamare mio padre (siamo noti), è andato dai carabinieri a sporgere denuncia per rumori molesti. I carabinieri l’hanno mandato giustamente aff... E di questo ringrazio le forze dell’ordine».
Inconvenienti della celebrità?
«Tra questi c’è la guardia di sicurezza che in aeroporto ti perquisisce a fondo, e perquisisce solo te, per dimostrare di poterti imporre la sua autorità. Ma lo capisco, è umano...».
Sarà il nuovo Fiorello?
«Se pensassi di poter emulare Fiorello, sarei patetico: lui ha una capacità di improvvisazione unica, è il più grande showman. Può stare 20 minuti sul palco, cucinando anche il nulla in modo straordinario».
Ce l’ha un punto debole, psicologicamente?
«Sono ansioso, non riesco ad affrontare con serenità le cose. Fiore è anche peggio di me».
Un’ansia patologica?
«Terribile. Un mese fa ero a Milano in viale Monza, a “Zelig”, per un incontro organizzato dal patron Bozzo. Mi sono bloccato completamente, non volevo salire sul palco. Faccio milioni di spettatori, e poi... Ma il set è diverso».
Il suo sogno?
«Sono come il surfista che cerca l’onda perfetta: vorrei scrivere una canzone seria, un capolavoro, da far cantare a qualcuno. Purtroppo le canzoni d’amore che scrivo fanno tutte vomitare. Meno male che ci sono le parolacce da metterci in mezzo».

(TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2011)

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