giovedì 18 agosto 2011

«MAURIZIO COSTANZO SHOW» * UNA SERATA AL TALK PIU' FAMOSO D'ITALIA

Aò, che sei, 'ncefalitico?, mi urla nel padiglione auricolare una non meglio precisata «sora Rosa», dopo che le ho inavvertitamente pestato l'alluce nel bel mezzo di una coda che neanche al derby Roma-Lazio. Non è un ammasso umano senza meta: sono le 18,30 di un lunedì qualunque e mi trovo di fronte al Mito, sulla digradante scalinata d'ingresso del teatro Parioli, dove da tre lustri si consuma quotidianamente il tele-rito pagano del Maurizio Costanzo show. Niente pass, nessun contatto speciale. Sono lì come tanti altri, con un semplice invito chiesto alla redazione, voglioso di sedermi su quelle leggendarie poltroncine in simil-velluto rosso. Già, perché un tempo, quando ci si trovava in gita a Roma, le tappe obbligate erano San Pietro, il Colosseo e Piazza di Spagna. Oggi prima si cerca un posto al Costanzo show, tanto è gratis e chi s'è visto (in tv), s'è visto; poi, se avanza tempo, si fa anche un salto dal Papa... Ma torniamo in coda, sudati come Bonolis: la calca di fronte ai tre ingressi di smistamento è notevole. C'è il settore C, quello dei gruppi, che vede scatenarsi gli occupanti di un pullman da Ancona. Il B e l'A sono invece per i possessori di biglietti d'invito e per i riservati. Le file sono pressappoco della stessa lunghezza, ma nessuno varca la soglia. Che succede? «C'è stato un errore: sono stati distribuiti più inviti dei posti a disposizione. Ora purtroppo la sala è già piena, ci spiace...». La folla è quasi in tumulto, ma nessuno si arrende. Avverto solo un lieve disappunto misto a impotenza, però mi consolo: sono lì da appena 30 minuti e l'ora X sta per scattare, ma c'è chi giura di essere sul posto dalle 16,30. Dormiranno in sacco a pelo quei tanti senza biglietto che speravano (illusi) di accomodarsi in extremis? Domande senza risposta. Ma l'elenco degli ospiti è ghiotto, e spiega la ressa. Inutile dire che chi è fuori provvisto di regolare biglietto ingaggia una gara olimpica di improperi. Se avessero davanti Costanzo in persona, probabilmente gli tirerebbero il collo. E non è detto che a lui non faccia piacere. Anche la sora Rosa, 65 anni o giù di lì, stazzonata, col piede gonfio e un trucco che somiglia più al monoscopio che non a una rifinitura di Dalla Palma, ha perso la pazienza: «Che sòla!», sbotta. Poi tira verso di sé un'amica prendendola per il braccio, come folgorata da un'illuminazione, e la porta fuori dalla marea umana. L'arzilla signora in realtà ne sa una più del diavolo, e vuole attaccare direttamente la porticina d'ingresso laterale, quella riservata agli artisti e agli ospiti sul palco. Sono pochissimi i temerari che osano tanto. Le signore devono vedersela con un robusto uomo della security che ha l'aria di conoscerle benissimo e difatti le tratta come avanzi di galera. Segue un fitto botta e risposta italian-romanesco che si conclude con una lucida analisi corale della sora Rosa: «Ma annatevene a morì ammazzati, li mortacci vostri...». Ci provo anch'io, ma il caro, vecchio tesserino rosso serve a poco. Attendo con impazienza sulla porta sperando in un miracolo. Dopo qualche minuto passa una delle due responsabili dell'ufficio stampa, alla quale mi presento, rimediando il posto in una prima fila laterale. Mancano pochissimi secondi all'inizio del programma e mi guardo attorno: visto in tv il Parioli sembra gigantesco, invece è un teatro piccolissimo. E pensare che ha fatto un bene enorme a centinaia di guitti, fenomeni e scrittori.

(IL GIORNALE - LUGLIO 2000)

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