venerdì 4 novembre 2011

«SERVIZIO PUBBLICO» * UN «ANNOZERO» DEPOTENZIATO, MA MICHELE, LASCIA IN PACE MONTANELLI

Il Michele Santoro multimediale e multipiattaforma di «Servizio pubblico» (prevedibile anche se difficilmente calcolabile record d'audience per il debutto di ieri sera) è un «Annozero» depotenziato, con uno studio suggestivo ma male illuminato e inadatto alla tradizionale, pugnace tv santoriana. In questo i mezzi Rai erano insuperabili.
Dopo aver rastrellato vagonate di euro da 100 mila fedelissimi, Michelone ha messo in scena una puntata anti-casta, che faceva perno su un magistrale pezzo centrale di Marco Travaglio. Da applausi a scena aperta. Per il resto, liberatosi dell'orpello delle risse e del contraddittorio obbligato in ossequio alla par condicio, il programma - con alcune parti giornalisticamente molto efficaci - ha perso inevitabilmente anche un po' di mordente. Quell'effetto fort apache che invece era buona parte del coté di «Annozero». In compenso in collegamento c'era un Lavitola ormai pronto per «Zelig». Il solito Vauro Senesi parla e gigioneggia, e il popolo di Facebook fa la parte del leone con sondaggi dall'esito - va detto - scontato: Governo a casa. Un po' come chiedere a una platea di leghisti se vogliano o no federalismo e Secessione. Il risultato esalta, ma il campione è statisticamente inattendibile.
L'esperimento di tv crossmediale di Santoro comunque funziona (l'odiato Berlusconi è una manna, si sa, sia per chi lo ossequia, sia per chi vive opponendosi a lui), e resta da capire quali aggiustamenti l'anchor man apporterà a partire dalla seconda puntata.
Ho trovato gratuito l'ammiccamento iniziale del nostro a Enzo Biagi e Indro Montanelli: è vero, probabilmente avrebbero visto e sposato la linea e le idee del programma, ma accaparrarsi i morti e parlare con loro in diretta per sottolineare indirettamente di far parte della parrocchia dei grandi del giornalismo, non è tribunizio: è quantomeno inelegante. Ma tant'è.

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