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sabato 31 dicembre 2011

FIORELLO CONTRO LUCIO PRESTA: «NON MI CAGA MAI, CHISSA' PERCHE'?»

Meno mattiniero del solito, in auto in giro per Cortina per sfuggire ai fotografi e alle troupes insieme all'amico fotografo (è il paradosso fiorelliano) Salvo La Fata, Fiorello a sorpresa gira un polemico clippino che neanche Vasco Rossi. Bersaglio Lucio Presta, uno tra i più potenti agenti italiani, che, oltre a essere l'eminenza grigia di Sanremo, ha in scuderia alcuni tra i più grandi dello spettacolo italiano. Gente del calibro di Paolo Bonolis e Roberto Benigni.
E' l'ultimo dell'anno, il tempo non è clemente ("Giornata di merda", sintetizza Fiore), ma partono gli auguri a tutti: "Auguri, buon anno, anche a Lucio Presta, che non ci caga mai. Manco lo vede il filmato, lui. Appena compare una cosa mia, manco la vede, chissà perché". Una frecciata ben precisa che - pur in modo scherzoso - sembra sottintendere rapporti piuttosto tesi tra i due. Perché trascurare Fiorello? Per snobismo o strategia? Che l'uomo di Augusta abbia voglia di cambiare aria, passando da Bibi Ballandi a Lucio Presta e l'agente in passato gli abbia risposto no o - peggio - non se lo sia filato? 

venerdì 30 dicembre 2011

LELE MORA * TENTATO SUICIDIO IN CARCERE O GESTO DIMOSTRATIVO?

Tentato suicidio nel carcere di Opera per l'ex agente dei Vip Lele Mora, arrestato per bancarotta fraudolenta e indagato per "favoreggiamento e induzione alla prostituzione". Mora è nel reparto "Nuovi Giunti" del penitenziario e ha provato a uccidersi praticandosi l'asfissia. L'uomo si è applicato su naso e bocca dei cerotti (che i detenuti hanno normalmente in cella), ma sono intervenuti gli agenti di pubblica sicurezza. Secondo qualcuno potrebbe trattarsi solo di un gesto dimostrativo per attirare l'attenzione sulla propria situazione. E' di due giorni fa la notizia che la valutazione sulla richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati del talent scout al Tribunale del riesame non sarebbe arrivata prima del 4 gennaio.
Non si hanno al momento ulteriori dettagli sul gesto commesso dall'impresario di origine venera che aveva lanciato nei giorni scorsi un appello a 700 personaggi italiani perché lo aiutassero economicamente a risalire la china e a uscire dal periodo difficile che sta attraversando. A rispondere pubblicamente (fra le polemiche) c'era stato Edoardo Raspelli.

giovedì 29 dicembre 2011

MA CHI E' VERAMENTE SARA TOMMASI?

Sara Tommasi è un apostrofo rosa messo fra le parole t'ano.

LE MASTURBAZIONI VIP DI «TWITTER» E «FACEBOOK» CHE CAMBIA CONTINUAMENTE

Twitter è il nuovo paradiso dell'onanismo Vip (o presunto tale). Potremmo definirli in maniera molto meno elegante, ma i viscidi complimenti reciproci che i personaggi famosi si rivolgono quotidianamente e pubblicamente sul social network più trendy del momento hanno un che di rivoltante. Come i finti cinguettii ai party. Così come l'effimero orgoglio di chi sottolinea l'aumento esponenziale dei propri followers, o (peggio ancora) chi retwitta i complimenti che riceve. Roba di rara tristezza.
Il fenomeno Twitter, che in Italia è scoppiato solo di recente, dopo la calata di Fiorello, ha fatto sì che anche molti del sottobosco dello spettacolo si galvanizzassero. Vedremo quanto durerà. Di certo, se il social di Mark Zuckerberg è un brandy invecchiato, i tweet formato 140 caratteri appaiono più come una calata di acidi. È interessante notare, però, le contro-mosse di Facebook per arginare la concorrenza. La strategia parte soprattutto da un cambiamento della grafica. Che è stato costante negli ultimi anni, con una serie di piccoli (non sempre graditi) aggiustamenti, fino all'introduzione della Timeline. Facebook di fatto non è mai stato altro che una sorta di diario pubblico, e i creativi di Mark hanno istituzionalizzato, anche visivamente, la cosa.
Chi bazzica il web da addetto ai lavori, sa che nulla è più sfuggente del pubblico di internet, difficilissimo da fidelizzare. L'unico modo per non perdere lentamente pubblico, o per perderne meno, dicono gli esperti, è cambiare continuamente ma quasi impercettibilmente il modo di proporsi. È quello che stanno facendo a Facebook, alla faccia dei finti cinguettii Vip di Twitter.

mercoledì 28 dicembre 2011

«LE IDI DI MARZO» * OTTIMO, MA UN CAST COSI' RECITAVA ANCHE IL CATALOGO IKEA

Anche se lavora sotto il controllo del maturo e scafato Paul Zara (Philip Seymour Hoffman) Stephen Meyers (Ryan Gosling) è il giovane ed entusiasta addetto stampa del candidato democratico alle Primarie presidenziali, il seducente Morris (George Clooney). Paul è una bomba quanto a efficienza. Tanto che persino il capo della comunicazione (Paul Giamatti) del concorrente tenta di convincerlo a saltare il fosso. Non mi avrai così facilmente, anche perché l'uomo per il quale lavoro è uno tutto d'un pezzo.
Peccato che il nostro debba ricredersi poco dopo, quando scopre che l'integerrimo Morris ha qualche scheletro - tanto per cambiare sessuale - nell'armadio e vuole il potere a tutti i costi. Inizia il grande complotto. Restare fedeli alla linea o lasciarsi corrompere dal malaffare?

Il Clooney regista - ma anche l'attore - sembra non risentire troppo dell'assenza di Elisabetta Canalis e confeziona un film asciutto e impeccabile. Ma soprattutto molto vero. Incentrato sugli oliati meccanismi legati alla politica, col passaggio dal candore alla sporcizia, sino all'inevitabile perdita di ingenuità (vien da dire di verginità morale) di chi bazzica i corridoi del comando. Una tra le pellicole più belle dell'anno, rigorosa, ben girata, senza neppure la concessione di un facile finale a sorpresa. E comunque un cast di mostri del genere, poteva serenamente recitare anche il catalogo dell'Ikea, senza sfigurare. VOTO: 8,5

sabato 24 dicembre 2011

SMS DI EDOARDO RASPELLI * "HO DECISO DI AIUTARE LELE MORA"

"Nel 1960, quando un amico di famiglia, l'avvocato Oreste Casabuoni, commise il primo omicidio stradale, mio padre lo aiutò. Nel mio piccolo e nelle mie possibilità ho deciso di rispondere positivamente al seguente appello di Lele Mora".
Così, con un sms che arriva alla vigilia di Natale, Edoardo Raspelli manifesta la sua intenzione di aiutare il noto agente dei Vip finito in carcere dopo il crack della sua LM Management e indagato per "induzione e favoreggiamento della prostituzione" nel processo Ruby. Mora, l'anello debole della catena di un sistema molto più complesso, com'è noto ha inviato nei giorni scorsi a 700 personaggi dello spettacolo italiano - molti dei quali parte della sua ex scuderia, un sms con un accorato appello: «Sapete quale sarebbe il mio più grande regalo di Natale? Tornare assieme a tutti Voi... Se potete, aiutatemi a fare questo inviando un contributo a questo comitato “Gli amici di Lele Mora “ — c/c bancario iban: IT 93 Y... (causale donazione “gli amici di Lele Mora”)... Quando ho potuto, con voi ho condiviso business e divertimenti. Buon Natale... un amico Lele Mora».
Il critico gastronomico Raspelli, conduttore di Melaverde, è il primo a uscire allo scoperto pubblicamente, anche se non si conosce l'entità della donazione. Probabilmente altri, forse privatamente e in modo più discreto, avranno deciso di dare una mano a Mora. Ma intanto va registrata questa prima presa di posizione di certo controtendenza.
"Non mi ha mai invitato da nessuna parte - aggiunge Raspelli - ma solo fatto condurre una manifestazione per cui ho fatturato i miei soliti 5.000 euro. Mi fa pena che sia ridotto così e schifo che tutti i nani e le ballerine che lo circondavano e sfruttavano lo abbiano lasciato solo".

venerdì 23 dicembre 2011

MICHELE SANTORO ARRIVA ALL'ACCORATO APPELLO: NON ABBANDONATECI

Ma quali Merkel, Sarkozy, spread, mercati fibrillanti, ed Eurozona!
E se Silvio Berlusconi si fosse dimesso soprattutto per il gusto di veder crollare gli ascolti di Michele Santoro? Trattasi di paradosso, ovviamente, ma suggestivo.
Dopo il botto iniziale (12-14% di share), com'era prevedibile, «Servizio pubblico» ha perso via via mordente e pubblico, arrivando alle ultime puntate con un parterre più che dimezzato. Non bastano il tosto monologo di Marco Travaglio, le vignette di Vauro, Padre Indignato, neppure la «gnocca intelligente» (copyright Checco Zalone) Giulia Innocenzi a parlare al mondo Twitter/Facebook.
Tolto di mezzo il nemico numero uno da colpire, senza l'arena dei litigiosi e l'effetto forte apache in terra nemica, con la concorrenza di Corrado Tu quoque Formigli e del suo buon «Piazzapulita», su La7, il profeta Michele arranca, stenta, boccheggia. Sino all'arrivederci al 12 gennaio - la gente, si sa, perde le abitudini - pronunciato ieri sera a fine puntata, con tanto di auguri natalizi e appello al suo pubblico. Una sorta di «non abbandonateci, altrimenti...» molto accorato, sino a ieri impensabile, e - diciamolo - un po' tristanzuolo per un personaggio come Michelone, abituato a trascinare le folle. Con negli occhi la paura di finire nel dimenticatoio, accennando un «non lasciamo che Napolitano e Monti facciano da soli, teniamoli d'occhio». Detto (funarianamente) più per salvare le proprie natiche che per amore di giornalismo.
Perché un conto è chiedere 10 euro per la causa (sono arrivati copiosi), un altro è elemosinare ascolto senza avere più grosse argomentazioni per farlo. Pare brutto, direbbero a Roma.

mercoledì 21 dicembre 2011

QUANDO BERTOLINO (FRA AMICI) IMITA CASCHETTO

Enrico Bertolino (presto su Raitre con «Glob Spread») e Victoria Cabello (la donna di «Quelli che il calcio» post Simona Ventura) si incontrano nell'atrio della sede Rai di Corso Sempione, a Milano, dopo gli angusti tornelli. E chiacchierano del più e del meno. Come stai? È un po' che non ci si vede, la rava e la fava. Poi lui attacca un'imitazione del bolognese Beppe Caschetto (nella foto), il potente agente che li accomuna. Uno tra gli uomini che tirano le fila della tv e dello spettacolo di oggi. La satira è affettuosa, non pungente, ma esilarante. Il tratto dominante di Caschetto nella Bertolino's version sarebbe dire più o meno sempre parole rassicuranti, e più o meno sempre le stesse, a tutti gli artisti suoi assisiti. Con telefonate che hanno lo scopo di tranquillizzarli. Un'altra imitazione riuscita (di quelle buone solo per gli addetti ai lavori) del comico e conduttore milanese è quella dell'autore-capostruttura Gregorio Paolini, papà del mitico «Target» e di «Ciro». Una sorta di discorso a mezza bocca, arrotando i denti e aprendo a malapena le labbra. Come uno dei cattivi di 007 colto da qualche stupore, per intendersi.


P.S.
Ma che cosa ci facevano ieri tra gli eleganti divanetti del Westin Palace di Milano gli improbabili Piero Pelù e Ghigo Renzulli, ex dei Litfiba?

lunedì 19 dicembre 2011

GOSSIP QUIZ * IL PANICO DEL DIRETTORE, CHE VUOLE IL POSTO CORRIDOIO

QUIZ SENZA SOLUZIONE PER UTENTI ESPERTI. STORIE RIGOROSAMENTE VERE DI VIP CHE (PURTROPPO) NON AVRANNO MAI UN VOLTO. CHI INDOVINA NON VINCE NIENTE E - SOPRATTUTTO - NON LO SAPRA' MAI.

Chi è il direttore di quell'importante rete televisiva nazionale che soffre - per sua sfortuna - di fastidiosi attacchi di panico? 
Problema che lo costringe ogni volta che vuole accreditarsi alla prima di uno spettacolo teatrale, a mettere in croce l'addetta stampa di turno. Pretende infatti dall'organizzazione un posto categoricamente non centrale in platea ma che si affacci su uno dei corridoi, per poter avere una veloce via fuga in caso di problemi. La richiesta è perentoria e non ammette repliche. O così, o niente direttore in sala.

domenica 18 dicembre 2011

sabato 17 dicembre 2011

CINEPANETTONE SCADUTO * DEBUTTO FLOP PER «VACANZE DI NATALE A CORTINA»

Una sberla non indifferente. Come segnala il sito CineBlog.it, nel primo giorno di programmazione nelle sale, «Vacanze di Natale a Cortina», della (poco) premiata ditta Neri Parenti-Christian De Sica-Aurelio De Laurentiis ha fatto registrare uno tra i punti più bassi nella storia cinepanettonara d'Italia.
Forse è ancora troppo presto per poterlo dire, ma siamo davvero vicini alla fine di un'epoca. La smunta paccottiglia di Neri Parenti - che viene dallo scivolone epocale di "Amici miei - Come tutto ebbe inizio" è stata stracciata dal secondo capitolo di "Sherlock Holmes" (650 mila euro), ha preso botte da "Il gatto con gli stivali" (266 mila) e un calcio nel sedere persino dal Leonardo Pieraccioni (che pare abbia confezionato finalmente una discreta commediola dopo anni di fotocopie) di "Finalmente la felicità" (254 mila). Nonostante l'incredibile battage pubblicitario, De Sica e Sabrina Ferilli si sono fermati il primo giorno al quarto posto, con 220 mila euro. 
E' andata peggio soltanto allo splendido "Le idi di marzo" di George Clooney, che si è dovuto accontentare di 95 mila euro uscendo però con poche copie a fronte delle 200 del noioso trash movie di Filmauro, tra l'altro infarcito di product placement pubblicitari.
Le feste di Natale sono ancora lunghe, ma forse il cinepanettone sta mangiando il suo ultimo panettone. 

venerdì 16 dicembre 2011

QUANDO IL FRANCOBOLLO DI MINO REITANO TI RICONCILIA CON L'ITALIA


Piccole cose che ti riconciliano con questo Paese: ho appena spedito una busta con un francobollo da un euro raffigurante la buonanima di Mino Reitano. Sulle prime non puoi non ridere, poi se pensi a Mino, uno che era fin troppo facile prendere per i fondelli («Italia, Italia, di terra bella uguale non ce n'è...»), ma che è stato in realtà un'ottima persona della quale troppi nello spettacolo erano soliti approfittarsi, mi ha fatto piacere. Certo che fa spanzare il francobollo con Reitano. Quando ci sarà un'emissione (bastano 50 centesimi) con il leggendario Franco Lechner, alias Bombolo, voglio essere in prima fila. Tze tze. Però il sogno inconfessabile è un bollo da passaporto con Rocco Siffredi, il nostro miglior portabandiera. Più asta, che bandiera. Quando lo sventoli per i controlli, sai che figurone, in tutto il mondo?  

giovedì 15 dicembre 2011

CELENTANO A SANREMO * LA TRAGEDIA DI UN UOMO PATETICO

Dopo il no dell'Uomo di Similaun, GianMarco Mazzi e gli organizzatori del prossimo Festival di Sanremo hanno deciso di ripiegare su un altro superospite: Adriano Celentano. Una scelta in linea con la fresca kermesse rivierasca snobbata da Mtv solo per lacune geografiche: non sanno dove sia la riviera di Ponente. Gianni Morandi ospiterà sul palco i blitz del predicatore più lagnoso dell'etere, che spunta in video ad orologeria solo quando ha un nuovo album da promuovere. Il tutto naturalmente andando a rimorchio di eventi televisivi generosi di visibilità. Possibilmente confezionati su misura per lui, oppure, come in questo caso (pazienza) preesistenti. Manco a dirlo, la prima garanzia chiesta e sbandierata in conferenza stampa da Celentano è stata «piena libertà d'espressione». Il sottinteso è: aspettatevi che dica la qualunque su chiunque. Non farò prigionieri. Preparatevi alla verità rivelata, popolo bue che vive ignorando. Solo il re degli Ignoranti vi salverà. Da oggi in avanti copione vuole che facciano di tutto per far crescere l'attesa.
Ovviamente, come al solito, il nostro non dirà niente di epocale, fra sorrisetti alla bonazza di turno (Tamara Ecclestone) e pause modello sciopero generale dei Cobas. Insomma, Celentano sta a Beppe Grillo come Jimmy il Fenomeno sta a Carlo Rubbia.
Nel frattempo, l'ex orologiaio che ha perso il senso del tempo in cui vive, ha chiesto lo stesso compenso di Fiorello «più un euro», simbolicamente, per battere il cachet dell'uomo di Augusta. Il tutto da devolvere in beneficenza. Speriamo non si sbagli e dia ai bisognosi il cachet e non l'euro che avanza. Nonostante questo (posso scommettere un passaggio allo scaglione Irpef superiore), gli ascolti saranno copiosi. Perché nelle tele liturgie basta agitare appena appena l'acqua nel bicchere per creare una tempesta.
Per quanto tempo ancora dovremo sopportare le sceneggiate di quest'uomo ormai patetico, che non ha niente da dire ma finge di essere su un palco per salvare il mondo, manco fosse lo Schwarzenegger del bel tempo che fu?
Peccato sia pronto a rientrare dietro le quinte a uno schiocco di dita della moglie che bada a lui. Claudia Mori, una badante di lusso che lo aspetta nel retropalco.
Perché ci tocca sopportare ancora i figuri e gli espedienti drammaturgico-mediatici della Prima Repubblica, quando ormai ci siamo lasciati alle spalle persino la seconda?

mercoledì 14 dicembre 2011

«PANNOLINI SPORCHI» * SELVAGGIA LUCARELLI: «UNA MAIL ALLA PANICUCCI PER TUTELARE MIO FIGLIO»

La tv è invasiva, spappola il privato, sia degli sconosciuti, sia di chi vive sotto i riflettori, e Selvaggia Lucarelli non ci sta. Dopo diffide e telefonate in diretta, l'opinionista glamour non sopporta più le ospitate dell'ex marito Laerte Pappalardo a «Mattino 5», nel salotto di Federica Panicucci. Per parlare di che cosa? Non del lavoro dell'ex naufrago dell'Isola dei famosi, ma della brusca fine di un amore e di un figlio conteso, il piccolo Leon. Che in teoria dovrebbe soltanto pensare ai propri giochi e non rischiare di diventare - controvoglia - l'italico emblema televisivo di una coppia scoppiata. C'è materia per avvocati? Probabilmente sì. Intanto la Lucarelli - che col gossip ha sempre giocato anche pesante ma sempre lasciando in pace i minori - lancia sulla propria pagina Facebook la campagna «Pannolini sporchi». Una mail (qui sotto pubblichiamo le argomentazioni della Lucarelli e il testo da copiare e incollare) che chi simpatizza con l'iniziativa può inviare a mattinocinque@mediaset.it
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«Allora. Ho chiamato due volte in diretta la signora Panicucci violentandomi, chiedendo rispetto per mio figlio che non ha chiesto questa visibilità . Ho chiesto di non parlare in tv di questioni inerenti mio figlio e la mia separazione. Ho detto che DESIDERO TUTELARE MIO FIGLIO, che non aspiro a fare la Corona/Moric dei poveri, ho specificato che mio figlio è grande e molto sveglio e che non vorrei che a scuola gli raccontassero cose che non sa, non vive, non lo sfiorano perché è FELICE. Ho mandato diffide legali al mio ex marito. E stamattina è ancora lì, con la Panicucci continua a voler far passare la mia separazione come rappresentativa di drammi familiari che non esistono. Il mio ex marito non lavora. Non gli va. Punto. Al limite dovrei andare io per salotti. Al limite. Ora io dico. Come la si ferma 'sta gente? Faccio chiamare Leon in diretta e gli faccio dire: "Ma i cazzi miei a quest'età non dovrebbero essere i Gormiti e il pirata dei Caraibi?". E mo' basta.
Ok. Non ho mai utilizzato in alcun modo il seguito che ho sul web. Lo faccio oggi, per la prima volta: vi chiedo di mandare una mail e di chiedere a parenti e amici di farlo, a mattinocinque@mediaset.it. con me in copia. (è importante che mi mettiate in copia: selvaggialucarelli@gmail.com ) Vi chiedo, se approvate la mia battaglia e di copiare e incollare il seguente testo con oggetto "Pannolini sporchi": Leon ha quasi sette anni. E' un bambino felice. Sua mamma vorrebbe preservare la sua felicità e vi chiede rispetto e silenzio, ininterrottamente e disperatamente, da mesi. Richiesta inascoltata, purtroppo. Leon non ha chiesto che si parli di lui in tv e non deve sapere dalla tv o dai compagni di classe che glielo racconteranno, che sua mamma e suo papà hanno dei problemi. I panni sporchi lavateli pure in pubblico, ma i pannolini lasciateli lavare in casa. Io sto dalla parte di Leon e contro questa brutta televisione che vuole ascolti felici e bambini infelici. Grazie».                                                                                           Selvaggia Lucarelli
 

LUCA E PAOLO * BEPPE GRILLO È UN GRANDE, MA PERCHÈ HA RINUNCIATO A FAR RIDERE?

La versione 2.0 di Luca e Paolo è un software multi-piattaforma. Che spazia dalla tv (il ritorno di «Camera cafè», su Italia 1, ma più avanti arriveranno anche gli «Scherzi a parte» di Canale 5) al cinema (il seguito di «Immaturi»), passando per il teatro. Con una rilettura dell’anima inquieta e geniale di Giorgio Gaber in «Non contate su di noi». «Neanche a Sanremo mi tremavano le gambe come nei primi cinque minuti di questo debutto» dice Luca. Ritornello simbolo di uno spettacolo che lega più generazioni: «Giorgio, la tua generazione avrà anche perso, ma la nostra non ha nemmeno toccato il pallone...».


Bizzarri e Kessisoglu, da scapestrati del video a interpreti del «Signor G.». È il vostro passaggio all’età matura?
Paolo: «Le definizioni te le danno gli altri. Noi avevamo la testa sulle spalle anche agli inizi, col cabaret, quando giravamo trascinando un carro funebre».
Come siete arrivati a Gaber?
Luca: «È un cerchio che si chiude: a 40 anni fare pezzi di Giorgio, per me che l’ho incontrato e lo conosco a memoria, ha un significato immenso. E nasce da una cosa quasi casuale: la sua Fondazione ci aveva chiesto una lettura di qualche testo. Ci siamo appassionati, e ne uscito un intero spettacolo».
L’impressione è che Paolo sia più una sorta di «imitatore» di Gaber e Luca un reinterpretatore…
Paolo: «Credo che dipenda molto dal mio tono di voce, che un po’ si avvicina al suo. Una cosa è certa: Gaber va fatto con i tempi di Gaber, altrimenti non sai che cosa ti può succedere».
Vi siete tenuti lontani dai suoi pezzi più noti, aggiungendo cose scritte da voi in stile gaberiano. Ne esce un uomo non macho né machista, ma pieno di dubbi…
Luca: «Il gioco era proprio quello: mescolare le carte. Ci sono due nostri monologhi, alcune canzoni… È una cosa ripensata. Anche perché Gaber ultimamente è stato fatto troppo, da tanti».
State per tornare con «Camera cafè». Una vostra passione, o una richiesta della rete?
Paolo: «Col successo che ha avuto, avrebbero dovuto chiedercela molto prima. Più di 200 episodi anche stavolta».
Luca: «Occuperà all’inizio quattro prime serate (e lì ho qualche perplessità, mi sembra inadatta), per poi riprendere con la collocazione naturale pomeridiana. Farla ci diverte tantissimo. Pensi che Lucia Ocone doveva entrare solo per un cameo in un episodio, ma ci ha divertito al punto che abbiamo scritto nuove cose apposta per farla restare».
Non è ancora chiaro se «Le Iene» le abbiate abbandonate voi, o se vi abbiano lasciato a casa loro…
Luca: «Era nell’aria. Già da alcuni anni l’azienda ci chiedeva di fare qualcosa per Canale 5. Quando è arrivata una proposta più concreta, abbiamo deciso di lasciare. D’altra parte, dopo 10 anni, ci stava…».
E quella proposta è «Scherzi a parte». Da quando sarete in onda?
Luca: «Se raggiungiamo un accordo, come sembra, da febbraio. Ci stiamo lavorando con Fatma Ruffini, la capostruttura. Bisogna trovare un punto d’incontro: noi siamo perfezionisti, pignoli, due rompic… Anzi, soprattutto due rompic… E se i caratteri forti si incontrano con altri, sono scintille».
Quali garanzie avete chiesto?
Luca: «Fare un programma che sia un buon mix fra scherzi in esterna e varietà in studio. Abbiamo alcune idee e sembra che ci sia buona volontà».
La vostra carriera prenderà mai la piega di quella di Beppe Grillo, passato dal cabaret all'impegno politico-sociale?
Luca: «Non credo. Conosco Beppe ed è una bravissima persona. Lo stimo. È tra coloro che mi hanno fatto più ridere nella vita. Se c'è qualcosa che mi manca è proprio il suo aver rinunciato alla comicità».
Come vi sono sembrati Luca Argentero ed Enrico Brignano alle prese con «Le Iene»?
Luca: «Un’amalgama come la nostra era difficile da ricreare da zero. E vedere un bellone come Argentero che cercava quasi di imitarmi, mi ha fatto un effetto strano. Ho apprezzato comunque il grande coraggio che ha avuto nell’accettare un ruolo evidentemente non suo. Nel reinventarsi».
Spesso gli spot dei comici non fanno ridere granché. I vostri per Fiat erano divertenti?
Luca: «Sì, soprattutto quelli dell’auto blu. Ma ne avevamo anche di più carini, che non sono andati. Il problema è la sperimentazione, che anche in questo settore non si fa più. La pubblicità è affascinante, se non avessi fatto questo mestiere, sarei un pubblicitario».
Quali programmi buttereste della tv di oggi?  
Paolo: «Quelli che diventano filoni interminabili. Se funziona un reality, si fanno solo reality; e così con gli show con i bambini che cantano. Dovesse avere ascolto uno dove si mangiano escrementi, tutti a mangiarli? Mah».
Il 6 gennaio, al cinema, uscirà «Immaturi 2 - Il viaggio»...
Paolo: «Dopo la maturità i nostri eroi si concederanno una vacanza in Grecia, con fidanzate e mogli. Ne vedrete davvero di tutti i colori».
Non è ora di scrivere un libro intervistandovi a vicenda?
Luca: «Scrivere per me è una terapia, ma c’è già tanta gente che butta giù cose che nessuno legge».
Paolo: «È presto: in fondo non avremmo molto da raccontare».


(TV SORRISI E CANZONI - DICEMBRE 2011)

martedì 13 dicembre 2011

IL MEGA FLOP DI «AMICI MIEI - COME TUTTO EBBE INIZIO» DIVENTA UNA TESI DI LAUREA

Il flop di «Amici Miei – Come tutto ebbe inizio», il discusso film di Neri Parenti con Christian De Sica, che aveva mobilitato le proteste del popolo di Facebook, diventa una tesi di laurea in comunicazione e spettacolo.
L’ha realizzata Alberto Zappadu, 25 anni, romano, laureando alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. «La mia tesi» dice Zappadu «si intitola ''Amici Miei (1975)/Amici miei - Come tutto ebbe inizio (2011): analisi comparativa delle criticità di un modello produttivo italiano''. Raffronto, comparandoli, i vari aspetti del primo film della trilogia e il prequel realizzato da Filmauro. La conclusione tende a spiegare perchè un modello produttivo contemporaneo vincente tipicamente italiano (il cinepanettone) sia risultato un insuccesso nella ripresa di un altro prodotto che al suo tempo fu un successo di pubblico».
Contro il film di De Sica, alle prese ora con il nuovo cinepanettone, che già lo scorso Natale incontrò non poche difficoltà al botteghino, si schierò il gruppo di Facebook «Giù le mani da Amici miei: femiamo De Sica e il suo annunciato prequel» aperto da questo blog, che radunò più di 100 mila iscritti. Con un chiaro invito al boicottaggio del prequel. Il film si è rivelato uno tra i più grandi flop del cinema italiano nel rapporto costo/spettatori.
«È probabile che anche quest’azione popolare abbia contribuito non poco all’insuccesso» dice Zappadu proseguendo la sua analisi «ma penso che “Amici miei – Come tutto ebbe inizio” fosse a prescindere un’articolata summa di errori di scrittura, produzione e comunicazione, con i protagonisti che attribuirono frasi a Mario Monicelli morto, imbastirono una puntata promozionale di “Porta a porta” dopo l’uscita del film, prevista fra l’altro in un weekend lungo, per sfruttare più serate a disposizione con la pellicola ancora calda. Nonostante tutto questo, il pubblico l’ha completamente respinto. Un’operazione del genere, nel suo complesso, con le tutte le implicazioni mediatiche che ha avuto, credo meritasse di essere studiata».

sabato 10 dicembre 2011

"MIDNIGHT IN PARIS" * UN BUON WOODY ALLEN, MA ENTRATE IN SALA A STOMACO VUOTO

Uno sceneggiatore hollywoodiano con velleità di scrittore (Owen Wilson) visita Parigi insieme con la futura moglie (Rachel McAdams), addict dello shopping, e gli altrettanto futuribili quanto invasivi suoceri. Come se non bastasse, in riva alla Senna spunta anche una coppietta di amici di lei, resa insopportabile al nostro eroe dalla presenza di un fascinoso lui (Michael Sheen) del genere "so tutto io e tu non sei nessuno".
Per distrarsi, oltre ad affidarsi a una guida (Carla Bruni), lo stralunato americano a Parigi inizia a passeggiare per la Ville Lumiere, venendo letteralmente rapito allo scoccare della mezzanotte da un'auto d'epoca, che lo proietta nello splendore degli Anni 20. Un modo per conoscere i grandi dell'epoca, da Picasso a Hemingway, passando per Scott Fitzgerald e signora, Lautrec, Degas, e via estasiando. C'è spazio persino per invaghirsi di un'altra graziosa viaggiatrice del tempo (Marion Cotillard). Restare lì, potendo, oppure tornare al 2011?

Premesso che qualsiasi refolo di vita artistica di Woody Allen vale più dell'opera omnia di 40 generazioni di Neri Parenti, l'osannato Midnight in Paris probabilmente non è uno tra i film migliori dell'ultimo Woody, che a mio avviso ha dato il meglio di sé in "Match Point". Detto questo, nel film, inevitabilmente un po' troppo lento (quindi da non affrontare con una grigliata mista romagnola sullo stomaco) c'è tutto: amore, dubbi, gelosia. Un po' del Paolo Conte di "Vieni via con me". Altro personaggio che con Parigi ha non pochi punti in comune. E soprattutto la nostra ossessiva ricerca della felicità. Per farci capire che il nostro tempo sereno è sganciato dallo spazio esteriore e persino dal tempo, ma non può essere scisso dalla dimensione interiore. E se per migliorare il proprio stato bisogna rimettere in discussione tutto, non resta che farlo. In attesa che un sorriso riaccenda la nostra voglia d'amare.
P.S. Nel film il ruolo della glaciale Madame Sarkozy è poco più di un cameo. Come quello dell'Italia nell'unione europea.
VOTO: 7,5.

"TOWER HEIST" * UN'ONESTA ACTION COMEDY, MA NIENTE DI PIU'

Josh Kovaks (Ben Stiller) è il direttore del personale al The Tower, lussuoso condominio nel centro di Manhattan. Il proprietario dell'attico con mega piscina è un magnate della finanza (Alan Alda) che ispira fiducia. Tanto che le maestranze del palazzo gli affidano senza se e senza ma tutti i loro risparmi da investire e triplicare. Quando si scopre che l'uomo è un faccendiere senza scrupoli che ha mandato tutti sul lastrico, Josh decide di organizzare prima un blitz ai suoi danni, e poi un furto con destrezza che consenta ai malcapitati di recuperare i danari che hanno preso il volo. Per farlo chiede aiuto, fra gli altri, a un onesto affarista fallito (Matthew Broderick) e a un ladruncolo di colore (Eddie Murphy) con più precedenti in galera di Wanna Marchi.

Osannata da una parte della critica, questa di Brett Ratner non è altro che un'onesta action comedy che gioca la sua carta migliore grazie a un supercast, per la verità un po' svogliato. In particolare Stiller, che si trova più a proprio agio nei filmetti con un che di boccaccesco. Lento nel primo tempo, si riprende nel secondo, con una girandola di intricate situazioni sul filo dell'improbabile. Se proprio non avete di meglio da fare... VOTO: 6/7.

MIKE SARA' CREMATO, QUINDI...

I familiari di Bongiorno: "Mike sarà cremato".
È la vostra risposta definitiva? Allora l'accendiamo!

martedì 6 dicembre 2011

FIORELLO DOPO IL BIG BANG * QUANDO LA NOIA DIVENTA TRIONFO EPOCALE

Se uno fa il 50,23% di share (in soldoni significa che la metà dei televisori accesi guarda il tuo programma) rastrellando 13.401.000 telespettatori, secondo la logica televisiva, ha ragione. Da vendere e persino da affittare. Non ci sono se e non ci sono ma. Non c'è spazio per mezze critiche, pignolerie, pedanterie. Devi solo stare muto a contemplare la meraviglia, possibilmente con un paio di elettrodi attaccati agli zebedei. E comunque, vista la schifezza che passa il convento televisivo, un varietà come «Il più grande spettacolo dopo il weekend» dovrebbe finire come minimo nell'oasi ecologica Plasmon. Con Fiorello portato in adorazione tra i succhi di frutta biologici come la Madonna del divino amore.
Detto questo - che non si può non dire - ora faccio lo stronzetto per puntualizzare alcune cose.

1) Nessuno mi toglie dalla testa che in queste quattro settimane, Fiore sia stato svogliato, pacato ma assente. Imbrigliato in uno show molto provato ma con poca anima. Briosa la prima puntata, noiose o appena passabili le restanti tre. Con buona pace di Bruno Vespa, che ha campato di rendita replicandole dieci minuti dopo nel suo «Porta a porta». Uno tra gli spettacoli più indecorosi (questo sì) della tv degli ultimi anni.

2) I testi. Perché Fiore aveva monologhi così deboli? La squadra autorale era la stessa di «Stasera pago io», che pure era qualche spanna sopra per freschezza e piacevolezza rispetto a quest'altro kolossal del varietà. Serializzare la gag (a qualcuno fa veramente ridere?) di Edward di Twilight o le storielle papà vs. pischello è una trovata da numero uno, o piuttosto un modo per portare a casa la pagnotta restando al minimo sindacale dell'umorismo?

3) Roberto Benigni (che ieri era piuttosto appannato, nel collasso post berlusconiano dei comici) per il motivo di cui sopra si è persino divertito a prenderlo in giro. Un Fiore in evidente disagio. Ma poi il toscanaccio è finito col mettere in scena la storica «Inno del corpo sciolto» (1979). All'epoca, una sassata che spacca il vetro. Ieri sera, solo il pretesto per dire «merda» su Raiuno in prima serata. Checco Zalone al confronto è Oscar Wilde.

4) Come mai, partendo da queste basi, Fiorello ha macinato ogni settimana fra il 40 e il 50% di share? È difficile spiegarlo. Ci provo, semplificando: se in un Paese sei sotto il livello di galleggiamento della cacca (televisivamente e no), anche solo uscire un secondo con la testa per respirare aria pulita, ti sembra - ed è - decisamente un passo avanti. E Fiore è la rassicurante tazza di camomilla che serviva all'Italia in questo momento. Peccato solo per il blando effetto soporifero, che non giova allo spettacolo. Eppure lo stesso lavoro portato in scena da Giorgio Panariello (per dire un nome a caso) sarebbe stato un flop. Il miracolo Rosario ne ha fatto un trionfo.

5) Ok, ora mi attacco gli elettrodi, ammutolisco (se riesco, per via del dolore) e contemplo estasiato - come tutti - il 50,23% del 2011. Ottima annata. 


TORNA «CAMERA CAFÈ», SCENE DI LOTTA DI CLASSE IN UN UFFICIO

Anche se vi sembra che non se ne siano mai andati, dal 13 dicembre, il martedì in prima serata su Italia 1, tornano quelli di «Camera cafè». 200 nuovi episodi della sitcom con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu interamente giocata davanti a una macchinetta per il caffè che ne ha viste di tutti i colori. «È la sesta serie» dice il regista Fabrizio Gasparetto «e ogni settimana andranno 24 episodi. Qualche attore è uscito dal cast perché il personaggio aveva esaurito la sua funzione, ma entrano Lucrezia (Roberta Nanni), stalker di Paolo Bitta; la segretaria Gloria (Desy Lucini), una svampita definitiva, e la wedding planner Carlotta (Lucia Ocone). Tra le guest-star, Maddalena Corvaglia nei panni di una prostituta, Francesco Pannofino, Nina Senicar, Syria, il cestista Gallinari e i Pooh».
Nella sitcom che fu diretta da Christophe Sanchez Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri interpretano gli impiegati Paolo Bitta e Luca Nervi. Il primo dicembre i due comici liguri hanno debuttato al Piccolo Teatro Strehler di Milano in «Non contate su di noi», tratto dai lavori di Giorgio Gaber.

(TV SORRISI E CANZONI - NOVEMBRE 2011)

lunedì 5 dicembre 2011

MANOVRA MONTI * PERCHÈ L'AUMENTO DELL'IVA VIENE DIFFERITO DI 6 MESI?

Chi mi spiega per quale motivo l'Iva aumenta di 2 punti, ma differendo di 6 mesi l'entrata in vigore del provvedimento? Azzardo una spiegazione: forse vogliono provare a riattivare un po' i consumi, soprattutto per i beni di un certo valore (tipo auto e altro) nel primo semestre del 2012, prima che i prezzi inevitabilmente aumentino. A spanne mi sembra che possa pagare nel breve periodo ma sarebbe comunque depressivo dopo giugno... 
Durante la presentazione della manovra Monti, il Ministro del Lavoro Elsa Fornero (nella foto) ha versato lacrime. Considerato che da anni gli italiani versano sia lacrime che contributi, quelli da consolare saremmo soprattutto noi. Un'ultima considerazione: tassare di un altro 1,5% i capitali scudati è cosa nobilissima nella sostanza, ma credo - di fatto - illegittima. Posto che lo scudo fiscale non andava messo in atto dal precendente Governo, una volta che un provvedimento del genere (una sorta di condono tombale sull'evasione) viene attuato, non credo sia legale imporre agli scudatori un altra tassa. Penso che qualunque buon avvocato pagato dal riccone di turno non avrebbe difficoltà ad affermare in punta di diritto questo principio. Boh...

domenica 4 dicembre 2011

«ANONYMOUS» * E SE IL VERO SHAKESPEARE FOSSE UN ALTRO?

Il giovane Edward de Vere, diciassettenne conte di Oxford, è un talentaccio naturale. Scrive che è una meraviglia, ma i suoi componimenti allegoricamente politicizzati non sono graditi a corte. Come se non bastasse, essendo fascinoso, riesce a conquistare la Regina Elisabetta I (Vanessa Redgrave) e a darle un figlio, prima che le ragioni di stato (sul fuoco soffiano cortigiani in vena di complotto) impongano ai due di allontanarsi. Per veder rappresentati i propri lavori nel giro sempre più convincente del teatro popolare, il talentoso Edward decide di affidarli a un autore sconosciuto, con l'impegno che non riveli mai il suo nome. Dovranno essere i manoscritti di un anonimo. Sbucando da dietro le quinte dopo uno spettacolo che finisce in modo trionfale, però, l'attorucolo William Shakespeare decide di rivendicare la paternità di quei lavori.

Imbastendo un dramma shakespeariano sull'affascinante storia del vero/finto Shakespeare, Roland Emmerich fa centro, anche se il continuo sbilanciamento fra i piani temporali, crea qualche scompenso allo spettatore. Che si ritrova sballottato fra epoche, paggetti, intricate trame e giochi di ruolo. Impagabile la Redgrave, ma tutti gli attori sono in parte. Compreso l'immancabile gobbo malefico, che sta come il cacio sui maccheroni in ogni film in costume che si rispetti. La voce di colui che doppia il cattivo (Roberto Pedicini, già noto per Kaiser Soze de I soliti sospetti) andrebbe depositata alla Siae. VOTO: 7.

LADY GAGA NUDA, IL SUCCESSO (E I CEREALI)

Nel suo ultimo video, Lady Gaga si presenta nuda, ricoperta di cereali, in un ospedale psichiatrico, mentre si tinge i capelli di blu. Bei tempi quando per avere successo bastava darla via.

sabato 3 dicembre 2011

CAROLINA MARCONI HA (RI)VISSUTO LA SUA NOTTE DA LEONI

Spunta quando meno te l'aspetti, sigaretta in mano, qualche etto in più addosso ma di buonumore, fra i tavolini del privé dello Shocking Club di Milano.
Ebbene sì, Carolina Marconi, la bellissima venezuelana del Grande Fratello 4 esiste ancora, e lotta insieme a noi. E dopo qualche vicissitudine sentimentale ha partecipato, un po' defilata (va detto) a "Una notte da leoni 2", serata gemellata con Radio Deejay per supportare l'uscita del folle film di Todd Phillips in versione Dvd e Blu Ray.
C'era anche tale Grace Hall, diva del burlesque, una sorta di Dita Von Teese de noantri. Carina, anche se il numero proposto era decisamente perfettibile. Qualche perplessità all'entrata in scena di un omone en travestì che si è prodotto anche in un paio di cambi d'abito. Fra chiacchiere e collegamenti telefonici intercontinentali con Las Vegas e Bangkok (le location dei due film della saga) i ragazzi alla console l'hanno tirata un po' per le lunghe. Alla fine ha prevalso la voglia di ballare.

venerdì 2 dicembre 2011

MATTIA MOR * DAL «GRANDE FRATELLO» AL MARCHIO TRENDY DI BLOMOR



Sperando di non fare la fine del «Guru» Matteo Cambi (sono consentiti gesti scaramantici), il gieffino Mattia Mor, 30 anni e un simpatico conto corrente, si gode il successo del suo marchio di abbigliamento, Blomor. Che fra magliette e ammiccanti felpe spopola tra i pischelli, sciallati più che mai. Per festeggiarsi ha imbastito un party nel suo negozio di via Lupetta, nel centro di Milano. Fra gli altri, oltre - indegnamente - al sottoscritto c'erano Diego Passoni di Radio Deejay, Selvaggia Lucarelli, Iaia De Rose, Rosy Dilettuso, Petra Loreggian, il direttore di Sette Giuseppe Di piazza, Alessandra Menzani di Libero, lo chef Simone Rugiati, Francesca Barra di Sette e Daniele Santoianni.
Sarò strano, ma sono rimasto conquistato soprattutto dal nuovo Cuba libre da passeggio (per così dire) di Bacardi, servito agli ospiti. C'era anche il mojito, ma è molto meno efficace.

giovedì 1 dicembre 2011

TIZIANO FERRO E IL FIDANZATO CUOCO (MISTERCHEF?)

Tiziano Ferro si sarebbe fidanzato con un cuoco. Perché se sei giù di tono, per tirarsi su, non c'è niente di meglio di un bell'uomo sbattuto.

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