lunedì 23 gennaio 2012

MAROCCO * LE DANZATRICI DEL VENTRE EXTRA LARGE TI REGALANO AUTOSTIMA

Ieri notte visita extra pacchetto al caratteristico locale marocchino con folkloristico spettacolo dal vivo e musicisti in costume originale. Oltre al percussionista che mentre suona parla al cellulare, non mancano l'inedito suonatore di forbici (!), il mago anziano e filiforme con senso dell'umorismo maghrebino e le tre, temibili danzatrici del ventre che si esibiscono una alla volta alternandosi ad altri numeri. Caratteristica delle danzatrici del ventre marocchine è quella di essere ingaggiate, in virtù di una legge nata per favorire il turismo, tra la parte meno piacente della popolazione femminile. Lo scopo dichiarato è quello di accrescere l'autostima delle turiste europee, che improvvisamente si sentono in grado di competere con Charlize Theron. La prima è un pugno allo stomaco: un'ottantina di chili stimati, sulla cinquantina, rotoloni Regina ai fianchi, movenze giocoforza non ottimali. Per non perdere il posto, pare abbia rifiutato più volte interventi di liposuzione integrale offerti dai defunti tre mariti che aveva in comodato d'uso. È la volta della seconda, immediatamente ribattezzata La Nana. Non più di un metro e cinquanta, sui 25 anni, abbondante, piuttosto bruttina, agita un bastone col quale ingaggia un imbarazzante numero sexy come una cistite. Si tratta di coinvolgere un turista tedesco in prima fila, in una sorta di lotta rituale dell'amore. Lui sul palco è costretto a simulare allupamento, sotto minaccia di 100 frustate da infliggergli il giorno dopo nell'antica moschea alla presenza del muezzin. La tecnica dello scaltro management dello show, che ha ormai scoperto le carte, è quella del crescendo. L'arrivo sul palco della terza danzatrice del ventre infatti, migliora leggermente - ma solo leggermente - lo standard. Gli uomini iniziano a pregustare il gran finale con l'arrivo, finalmente, della gnocca vera. Le signore in sala, che non hanno mai riso così tanto, sanno benissimo che quello è il gran finale e sono già sul pullman stappando Moet et Chandon (altroché the alla menta) con un sorriso beffardo che tramanderanno alle figlie e alle nipoti per sette generazioni.

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