giovedì 29 marzo 2012

QUANDO FABIO VOLO CANTAVA (E AVEVA I CAPELLI)

Un piccolo cimelio datato 1994-95. È la copertina del disco d'esordio di Fabio Volo, ex panettiere e cameriere prestato - con successo - allo spettacolo e all'editoria. All'anagrafe Fabio Bonetti, il nostro uscì allo scoperto nella discografia come un personaggio da moderno talent show, come un talento di «X-Factor», solo con il nome di battesimo: Fabio. «Volo» invece era, come si può notare, il titolo del disco con cui ha esordito. E che poi è diventato stabilmente il suo cognome d'arte.

mercoledì 28 marzo 2012

VIRGINIA RAFFAELE * «SONO OSSESSIONATA DALLA PERFEZIONE»

«Le mie più che imitazioni, sono parodie; invece, nel caso di Belen, c’è stata la magia: la mia voce ha un timbro simile, gioca su toni bassi, come la sua, quindi tutto è stato più facile. Insomma, vuole la verità? Se la Rodriguez mi viene così bene, è soprattutto un fatto di c...». 
Smessi i succinti panni della showgirl argentina, che veste ogni domenica a «Quelli che il calcio...», Virginia Raffaele sorride e si rilassa nel suo appartamento a Nord di Roma. «Sono una che ama stare a casa. Oggi più che mai: poco fa ho rischiato l’infarto in palestra. Non mi allenavo da un po’. Ma anche quando sono a Milano per lavoro, dal giovedì alla domenica, raramente mi si vede in giro a fare vita mondana».
Se invece vi capita di incontrarla e volete cambiare faccia alla vostra giornata, costringetela a proporre la sua performance meglio riuscita, e sconosciuta ai più: «Goccia che cade da rubinetto che perde». Un capolavoro.

Virginia, a furia di gocce, è traboccato il vaso del suo successo.
«Sì, ma guardi che posso anche essere goccia cinese: una tortura»
Si aspettava che questa Belen le esplodesse tra le mani?
«Pensavo andasse bene, ma non così tanto. L’avevo covata a “Radio2 Social Club”, che è il mio laboratorio sperimentale, e poi proposta da Chiambretti».
Perché piace soprattutto alle donne?
«Non lo so. Forse perché strumentalizza i media, e non il contrario. Ma penso sia soprattutto il suo lato finto ingenuo, a far ridere».
La Rodriguez ha già risposto al fuoco, ammiccando all’imitazione?
«No. Non la conosco, ma credo l’abbia presa sul ridere. E poi nelle mie cose non c’è mai la volontà di offendere. In genere voglio raccontare un mondo».
Quale, nella fattispecie?
«Non c’è solo lei, svagata, con l’oggetto da raccogliere per sfoggiare una posa sexy, ma il sottobosco dei numeri da “Corrida” estrema che è “Italia’s Got Talent”».
Per esempio?
«Beh, lì si parte con la fantasia: come il cuoco che prepara il flambé e poi si dà fuoco. Cose non vere, ma verosimili».
È questo il segreto, la verosimiglianza?
«Parodisticamente, sì. Come quando faccio la Vanoni, che dice: “Eravamo io e Giorgio Strehler e stavamo per fare l’amore, poi ci siamo alzati e siamo andati via: lo stadio era pieno”. Ornella non l’ha mai detto, ma avrebbe potuto».
Il suo annuncio preferito in versione Belen a «IGT», qual è?
«Fra poco, un grande talento: ricordate “Sister Act”? Bene, sei suore petomani ci proporranno ora le più belle canzoni di questo musical. Codice 12».
Confessi: lei sul lavoro è pignolissima.
«Assolutamente. E con “Pignolissima” mi fa un favore: le assicuro che ci sono persone che hanno a che fare con me che usano espressioni molto meno eleganti e più colorite».
Ossessione del controllo?
«Sì, la tranquillità in scena mi viene dall’avere imparato bene tutto. Per sembrare ottimamente improvvisate, le cose devono essere perfettamente provate».
Ma esiste in lei un margine per la vera improvvisazione?
«Certo, quando sono a mio agio nella pelle di un personaggio, può succedere, rispondendo a quache stimolo a sorpresa, in studio. Mi escono cose che solo quel personaggio potrebbe dire».
Chi si rammarica di non riuscire a imitare?
«Se una cosa non mi viene d’istinto, non la faccio. Questo rientra nella mia cialtroneria. Ma della voce non mi preccupo, come ho fatto per la Polverini, che in realtà è completamente diversa: l’ho trasformata in una romana folkloristica, che “magna la pajata”».
In veste di Belen, non posso non chiederglielo: chi è il suo Fabrizio Corona?
«Ma secondo lei, io... Metta solo una faccina sorridente, come negli sms».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

lunedì 26 marzo 2012

«L'ISOLA DEI FAMOSI 9» * FUNZIONA (ANCHE SENZA SIMONA)

Lungi dallo scomparire, come aveva profetizzato qualcuno (non certo il Divino Otelma) «L’isola dei famosi» 2012 sta dando un inatteso colpo di coda. Consentendo persino al giocoso conduttore, Nicola Savino, di poter sperare nella riconferma in palinsesto, il prossimo anno, di un reality che, dopo l’uscita di scena di Simona Ventura, veniva dato per spacciato. Taglio ironico a parte, funziona il cast, composto quasi solo di illustri riciclati delle precedenti edizioni; però un mix di nomi forti, alcuni addirittura in grado di garantire l’audience. Come Valeria Marini e i due jolly, le schegge impazzite: Flavia Vento e Antonella Elia. Le uniche che da sole valgono il prezzo del biglietto, insieme con la new entry Marco Amleto Belelli, alias Otelma (nella foto di Frezza/La Fata).
Il «Div» ha mantenuto lo show a buoni livelli soprattutto finché aveva la pancia piena. Il pubblico a casa, intanto, si scatena commentando in diretta le puntate sui social network, Twitter in particolare. E sembra gradire persino le tante deroghe al regolamento che gli autori quest’anno si concedono. Come il palese «tradimento» di far rientrare con il Televoto persino concorrenti (vedi Rossano Rubicondi) già eliminati e tornati a casa. In tanti anni, non era mai successo.

Manuel Casella
Bello e possibile. Entrato in scena tardi, è l’outsider. Si fa notare per calma e affidabilità.

Antonella Elia
È il modello «Shining»: non ispira simpatia ed è fuori controllo, ma non si può farne a meno.

Valeria Marini
L’ultima diva (ri)messasi in gioco. Piaceva per  la sua maschia attitudine al comando.

Guendalina Tavassi
Il potere-tamarro. Fra risate e risposte a tono, riesce a far dimenticare di essere un’ex GF.

Carmen Russo
Forte, seria e determinata, non nascondeva di essere sull’Isola per vincere.
Le è andata male.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

venerdì 23 marzo 2012

ROCCO PAPALEO * «RACCONTO I MERIDIONALI CHE NON RITORNANO PIU' AL SUD»

«Il massimo è che ti piace la brutta. Quella che non gli piace agli altri.
E' troppo facile che ti piace la bella, quella con la farfallina. L'ideale
è se alla brutta gli piaci pure tu, perché se non gli piaci, se facciamo a
non piacersi, allora tanto vale che ti piace la bella. Meglio puntare in
alto...».

Il Rocco-pensiero in materia femminile risente di suggestioni festivaliere
ma, apparentemente, sta in piedi. Dopo un Sanremo che l'ha consacrato, Papaleo riprende il suo tour teatrale, «Una piccola impresa meridionale», ed esce con un album intriso di poesia e minimalismo: «La mia parte imperfetta». Rocco dal vivo è un piccolo Guareschi lucano, volutamente
sgrammaticato, in bilico fra il jazz di «Stormy Weather» e monologhi su «pane e frittata» di mammà; fra tanti «A me mi» e la consapevolezza di scrivere canzoni «che non risolvono problemi sociali, ma se non altro non li creano».


Rocco, perché ha avuto successo a Sanremo?
«Non lo so, me lo deve dire lei, l'ho chiamata apposta anche per capire
perché mi abbiano convocato».
Forse perché là in mezzo era un corpo estraneo?
«Ero me stesso e ho liberato il fanciullino, in quella dimensione
carismatica del più grande show italiano».
A volte sembrava guardarli come se fossero pazzi...
«Pazzi no, ma nevrotici sicuramente. Soprattutto gli autori. Il Festival
visto da dentro sembra una cosa ingovernabile: un alveare con milioni di
api sul miele. E spazi minuscoli: l'Ariston sembra enorme, ma è
piccolissimo. Nel backstage, i cantanti stanno ammassati in un metro e
mezzo».
Un'immagine che le resterà nella memoria.
«Nina Zilli che aveva le mani sudatissime per l'emozione; la prima sera,
dietro le quinte, le ho dato il loden 'tecnico' che indossavo in scena per
asciugarsele. E' diventato un rito: ogni sera teneva quel loden tra le
mani».
Si ricorda chi ha vinto?
«Certo: Emma, Arisa e Noemi» (senza esitazione, Ndr)
Complimenti. La maggior parte della gente dopo due settimane non ricorda
più il podio. Buio totale.

«Succede perché al Festival si parla troppo di altro e poco di canzoni.
Troppo di farfalline e Celentano e poco di musica».
Ci tornerebbe?
«Forse, ma devo prima digerire dopo l'indigestione».
A Sanremo ha conosciuto Lucio Dalla.
«Uno dei miei miti. Ci siamo parlati e detti cose bellissime che non
racconterò mai».
Più efficace lei, o Geppi Cucciari?
«Geppi. In fondo io ho avuto cinque serate per lasciare il segno, e lei
solo una per essere subito meravigliosa».
Condurrebbe un programma da solo? Ha un'idea nel cassetto?
«Mai dire mai. L'idea ce l'ho e so anche che forse oggi me la farebbero
realizzare».
Sarebbe?
«Una cosa nuova, che ha che fare con la musica e l'intrattenimento
profondo, ma sono cauto perché non vorrei che qualcuno la anticipasse. Se
fosse, prometto che 'Sorrisi' sarà il primo a sapere».
Il successo a 53 anni è difficile da gestire?
«Più facile che a 43, 33, 23 e infinitamene meglio che a 13».
Un po' tardino, no?
«Bisogna vedere che cosa si intende per successo: ora sono ai piani alti,
ma da quando iniziai col teatro, in realtà, non ho mai smesso di lavorare.
Poi ci sono stati Classe di ferro in tv e i film con Pieraccioni. La fame,
insomma, non l'ho mai fatta».
Era in un sottobosco privilegiato?
«Sì, mi piace molto questa definizione».
Che cosa si è regalato con il cachet di Sanremo?
«Inizio a porre le basi per comprarmi una casa a Roma. Ho un figlio, un'ex
moglie e vivo in affitto da una vita. Però di recente ho visitato Torino.
E un domani, quando mio figlio non mi si filerà di pezza, mi piacerebbe
trasferirmi là».
Come definirebbe questo spettacolo, «Una piccola impresa meridionale»?
«Siamo noi del Sud, che sogniamo in fondo il riscatto della nostra terra,
e il nostro personale. Andiamo a cercarlo altrove, e quando (e se) lo
troviamo, poi non torniamo più. Ma ripensiamo sempre a quegli odori, alle
atmosfere, che raccontiamo. Sarà anche il titolo del mio prossimo film da
regista dopo 'Basilicata coast to coast'».
Ce lo racconti.
«Inizierò a girarlo ad agosto. E' la storia di un gruppo di persone
problematiche che si ritrovano insieme in un vecchio faro in disuso.
Decidono di ristrutturare il faro, e intanto ristrutturano anche le
proprie vite».
E dal 23 marzo sarà al cinema anche come coprotagonista, con Luciana
Littizzetto, di «E' nata una star?».

«Sì, ma non ne posso parlare perché sennò sa come sono fatti gli uffici
stampa: se la prendono».
Il cd, invece, si intitola «La mia parte imperfetta». Qual è?
«Gli occhi, la mia miopia. Guardare il mondo attraverso fondi di
bottiglia. Le nostre parti imperfette sono quelle che dobbiamo imparare ad
accettare e usare. Possono uscirne cose molto belle».
Chi sono i tre più grandi attori italiani viventi?
«Sergio Castellitto, Fabrizio Bentivoglio ed Ennio Fantastichini».
Lei sul podio non c'è?
«Io non sono neanche tra i primi 10».
E fra le attrici?
«Giovanna Mezzogiorno, Margherita Buy – nome un po' ovvio ma abbattiamo
questa barriera - e Giuliana Lojodice, che mi sono regalato fra gli
interpreti del film di cui le parlavo prima».
Quando torna al paese prende ancora la corriera per andare al mare?
«No, ma a Roma prendo sempre la metropolitana. Dopo Saremo ho smesso, ma
conto di riprendere. E poi, tutta questa fama dov'è? L'altra sera ero a
Milano in un locale sui Navigli, e l'unica che mi ha riconosciuto è stata
una ragazza che ha voluto l'autografo. Problemi di ordine pubblico,
sinceramente, non ne ho visti».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

mercoledì 21 marzo 2012

«TGLA7» IN CALO D'ASCOLTO? ENRICO MENTANA DICE NO

Il quotidiana La Repubblica di ieri enfatizzava il calo di spettatori di La7, segnatamente per i programmi comici, come il flop di «The show Must go off» di Serena Dandini, e le difficoltà che vivono altri prodotti della rete, come il nuovo «Un due tre stella» di Sabina Guzzanti e «Le invasioni barbariche» di Daria Bignardi, al suo minimo storico. L'accento veniva insolitamente posto anche sul notiziario di Enrico Mentana, che vivrebbe un forte calo d'ascolto in virtù del mutato clima politico e della caduta del Governo Berlusconi.
Pronta è arrivata la replica di Chicco, per bocca dell'ufficio stampa Goigest, che ha diffuso questo comunicato:

TGLA7, 100MILA SPETTATORI IN PIU' RISPETTO ALLO SCORSO ANNO 
L'edizione del TGLA7 delle 20 aumenta il numero di telespettatori rispetto allo scorso anno. Mettendo a confronto i dati degli ultimi tre mesi (21/12/2010-20/3/2011 e 21/12/2011-20/3/2012) l'edizione delle 20 del telegiornale diretto da Enrico Mentana, infatti, ha registrato in questo inverno una crescita di quasi 100mila spettatori medi (96.674, +4,7%: ora sono in media 2.168.016) con un incremento di 130.145 nell'edizione feriale (raggiungono ora i 2.410.321: +5,7%) e di 11.404 (1.556.560: +0,7%) in quella del weekend. La share totale nella settimana rimane sostanzialmente invariata (8,18% l'anno scorso, 8,16% quest'anno) mentre quella relativa all'edizione feriale (lunedì-venerdì) è perfettamente uguale (8,89%) e ha un lievissimo calo nel weekend (6,31% contro 6,18%).

giovedì 15 marzo 2012

TERRY SCHIAVO * «LA VOLTA IN CUI QUEL TELE-DIRETTORE USCI' NUDO DAL BAGNO»

Una fetta di vita spesa senza risparmiarsi. E vent’anni di tv lavorando all’ombra delle maggiori emittenti nazionali (in particolare, nel vivaio Mediaset). Che cosa le hanno lasciato? Semplice. «L’odio nei confronti delle russe». Quelle che incontri nei locali modaioli «e che provano a portarti via il compagno, il marito, il lavoro» dice Teresa Maria Schiavo detta Terry, «finta bionda ma bionda dentro, nata a Milano da genitori del Sud». «Una di loro mi soffiò il fidanzato, che faceva il manager; mentre stava con me e vedeva lei, aveva anche un’altra amante: un’attrice napoletana piuttosto nota. Col tempo però ho imparato a superare anche l’idiosincrasia per le russe: in fondo ci sono mignotte anche fra le italiane!».
41 anni e rotti per molte showgirl significa età pensionabile, saracinesche abbassate, game over. E la Schiavo, già nota come «Gli occhi più belli della tv», su questo scherza consapevole, con una buona dose di autoironia. Ma intanto gioca i tempi supplementari svuotando la sua scatola nera. E pubblica un libro autobiografico, «Volevo ballare il Bunga Bunga anch’io!» (SBC Edizioni, 15 euro la versione cartacea; 4,99  l'ebook nelle librerie on-line), dove fra nomi e cognomi, allusioni e volute omissioni, scorre la tele-Italia degli ultimi cinque lustri.

Terry, perché ha dato alle stampe queste sue memorie?
«Perché per me chiudono un ciclo. Una carriera che mi ha visto protagonista, dalla quale sono uscita e rientrata. I miei ricordi li ho messi tra queste pagine, tra alti e bassi, stop and go. Ma è tutto rigorosamente autentico».
Nel titolo cita l’ormai famoso Bunga Bunga…
«Una pratica vecchia come il mondo, nello spettacolo. Non l’ho mai fatto, ma non faccio la moralista. Non c’entrano singoli politici, registi o produttori: è il normale incontro fra domanda e offerta. Si dà spesso per scontato. A volte non serve neppure parlare…».
Nel suo libro il Bunga Bunga è un sogno ambientato ad Arcore. Ovviamente un’idea romanzata…
«No, quel sogno l’ho fatto davvero. Li ricordo perfettamente, i miei sogni. Ricordo persino se sono a colori o in bianco e nero. Pare che solo gli animali sognino in bianco e nero. E invece…».
Lei però non è immacolata: ha iniziato nel ’91 a «Piacere Raiuno», con Sabani, raccomandata dal manager di cui sopra…
«Sono una donna, non sono una santa. Lo dico sempre, e se fossero oneste, dovrebbero dirlo tutte quelle che fanno spettacolo, o quasi. Ma anche molti uomini, oggi, mi creda».
Tra i suoi amori ci sono un carabiniere e due personal trainer, e poi molta gente importante. Quindi, o potenti, oppure machi. Non vedo molta casualità.
«Eppure le mie storie sono sempre state frutto o di amori o di infatuazioni istintive. Niente di studiato. Posso dire serenamente che quando ho pianificato qualcosa, ho sempre sbagliato. Sarà che sono buddista…».
Un uomo importante della sua vita è stato Carlo Vetrugno, già direttore di Italia 1. Che cosa ricorda di quel periodo?
«Lavoravo molto, ed ero soprattutto gelosa di tutte quelle che lo circondavano: le gatte morte di professione. Lui, così influente… Per piacergli arrivai al punto di farmi iniettare quattro volte il silicone nelle labbra. Mi trasformai in un mezzo mostro e feci due interventi per rimuoverlo. Tutta insicurezza».
Poi ci fu l’amore con Marco Columbro.
«La storia più importante della mia vita, un idillio sentimentale e sessuale. Grande intesa karmica. Scappai persino una settimana dalle registrazioni, per stare con lui. Colto, affascinante. Siamo rimasti amici. In quel periodo avevo come agente Lele Mora, ma poi le nostre strade si divisero in modo naturale perché la sera non andavo alle sue feste, mi considerava ingestibile».
Lei era ingestibile perché stava con personaggi come Vetrugno e Columbro. Gente influente…
«Beh, in effetti è vero, non lo nego. Ma le ripeto: nessun calcolo. Le cose accandono perché è scritto che debbano accadere».
Lele Mora ora è in carcere. Che cosa ne pensa?
«Con Lele siamo stati anche molto amici. Andavo da lui nelle campagne del veronese. E poi si partiva tutti assieme per locali a caccia di bei maschioni. Che a volte a me – che pure in quel periodo sotto le lenzuola avevo anche un buon successo di critica – preferivano il potente Mora, l’agente dei divi. Credo che Lele abbia fatto molti errori, ma anche che oggi sia l’unica figura di un certo sistema a pagare. I tempi di custodia cautelare sono scaduti da un pezzo, e altri nei guai per bancarotta fraudolenta sarebbero già usciti».
Nel libro c'è un esilarante capitolo nel quale racconta nei dettagli - senza farne il nome - anche di un tele-direttore molto potente al quale si è negata sessualmente, dopo un invito a cena a casa sua, e che è uscito nudo dal bagno con i poco gradevoli e raggrinziti attributi in evidenza. A parte il fatto che l'identità del personaggio in questione mi sembra facilmente intuibile, costui avrebbe fatto di tutto per stroncarle la carriera.
«Credo che una persona influente che voglia sbarrarti la strada in un certo ambiente, se vuole, per un po’, possa farlo. A meno che tu non abbia una determinazione pazzesca, può essere un serio problema».
Come la bulimia, che per un po’ le ha tenuto compagnia.
«Ai tempi di “Piacere Raiuno” tra noi ragazze c’era molta competitività. Andavo alle cene e per fare la simpatica, per essere accettata, mangiavo tanto. Poi entravo in bagno e mi cacciavo due dita in gola per vomitare tutto. Inizi così e poi perdi il controllo. Diventi bulimica senza accorgertene. E uscirne non è stato facile»
Torniamo agli amori: chi è questo A., il politico dagli occhi cerulei che ha frequentato e che soffre di eiaculazione precoce?
«Il nome non lo faccio, ma posso dirle che a Roma è ancora sulla breccia».
Berlusconi l’ha mai incontrato?
«Tre volte: una a teatro, una a una cena del Milan e la terza non me la ricordo… E se quel sogno fosse vero?».
Non faccia la furbetta… Piuttosto, perché ha dedicato il libro a Nicole Minetti?
«Perché entrando un giorno in palestra con la sua Birkin, mi ha folgorata ispirandomi la stesura di questo memoriale».
E adesso, che cosa si aspetta? Di tornare in tv dopo l’oblio?
«È il mio habitat, se le dicessi di no, mentirei. Ma la tv va fatta se hai qualcosa da dire. Di certo non mi metterei a fare gli stacchetti da Velina, che non sono mai stata, anche se ogni tanto me lo ritrovo scritto da qualche parte: mi confondevano con Terry Sessa. Magari potrei fare l’ospite, l’opinionista… Intanto in primavera esco con un singolo, “Like A Diva”, e ho già contatti per pubblicare il libro anche in Brasile e Argentina, dove farò un tour a maggio. Lì ci sono tanti italiani».
E se le proponessero «L’isola dei famosi»?
«È l’unico reality al quale parteciperei. Il problema è che non so nuotare».
Beh, neanche Malgioglio…
«Ma lui si può ripescare tirandolo per il ciuffo».
Anche lei dà l’idea di una che in definitiva galleggia sempre…
«Per via delle mie labbra a canotto?».

mercoledì 14 marzo 2012

GERONIMO STILTON * TORNA IL TOPO GIORNALISTA CHE COMBATTE I CATTIVI

Un topo giornalista diventato personaggio televisivo. Si parla, ovviamente, di Geronimo Stilton, roditore senza macchia e senza paura (a parte quella di volare), capace di monopolizzare l’attenzione delle reti di casa nostra. Dal 29 febbraio, dal lunedì al venerdì, alle 7, la seconda stagione della serie animata con le «stratopiche» avventure di Stilton è in onda in replica su Raidue. E, come se non bastasse, dal primo marzo, ogni giorno alle 15,40, anche su Rai Gulp. Una vera abbuffata per i bambini, che ormai hanno familiarizzato con il capo del Geronimo Stilton Media Group, polo mediatico che comprende una tv, un giornale (L’Eco del roditore) e un blog.
Per esigenze d’immagine, forse di vanità, Stilton in video ha perso gli occhiali a beneficio delle lenti a contatto, ma anche questi 26 episodi sono tratti dalla sua ben nota collana di libri tradotti in 35 lingue. In Italia, Stilton è l’autore più letto, seguito da Andrea Camilleri e Fabio Volo, ed è leader in Spagna per copie vendute nella fascia d’età 10-13 anni. Un marchio inconfondibile, ormai, calamita per il successo.
Nella seconda stagione, i protagonisti (oltre a Geronimo, Benjamin, Trappola e Tea Stilton, Pandora e Sally Rasmaussen) sono affiancati da altri amici dal fiuto prodigioso. Come il Professor Von Volt, inventore del Metamouse, un veicolo tuttofare, e il robottino Max. Insieme per combattere i cattivi scovati a Topazia spaziando in ambienti come la biblioteca segreta di Stilton, lo studio televisivo del gruppo e la scuola di Benjamin e Pandora.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

ELSA FORNERO * LA «PACCATA DI MILIARDI» FA TANTO NERI PARENTI

La "paccata di miliardi" della Fornero fa tanto commedia di serie C firmata Enrico Vanzina o (peggio) Neri Parenti. Fa tanto film col cumenda milanese in vacanza a Cortina. Ma per curiosità, durante il Consiglio dei ministri, la nostra dice anche: giova, cumpa, tranqui, zanza? Bella lì.

martedì 13 marzo 2012

DEAKIDS LANCIA «SUPER!» * ANCHE I BAMBINI VOGLIONO VEDERCI (IN) CHIARO

Grande festa per adulti che amano tornare bambini ieri sera a La Pelota di Milano per festeggiare l'ampliamento e il riassetto dei canali junior di De Agostini. Tra maturi fans dei Teletubbies (nella foto), dolciumi assortiti, parrucche finte per goliardoni e spazi per il gioco, gli irriducibili hanno ballato sino a notte fonda. Tra gli ospiti, anche Cristina D'Avena, immortale idolo per l'infanzia.  
La notizia è che De Agostini Editore amplia il Network di canali dedicati al target ragazzi: dopo il satellitare DeAKids, lanciato dal Gruppo nel 2008 nasce ora DeAJunior il nuovo canale prescolare dedicato ai bambini ma anche alle famiglie visibile in esclusiva su Sky al canale 623 e il canale DeASuper nato nel 2010 diventa Super! e dal 18 marzo sara’ in chiaro su Digitale Terreste al canale 47, oltre ad essere visibile sempre su Sky al canale 625.
Su «Super!» sono in arrivo tante novità, prima fra tutte in autunno “Talent High School – il sogno di Sofia”, la nuova sitcom prodotta da Lux Vide, che per la prima volta realizza una serie destinata alla tv dei ragazzi. Protagonista sarà un cast di giovani attori capitanati da Alice Bellagamba. Tema della serie sarà il sogno di tanti ragazzi di ballare e cantare, e realizzare i propri sogni frequentando una prestigiosa Accademia di spettacolo. Su Super! arriva anche, dopo la messa in onda sul satellite, “Camilla Store”, il programma che aiuta i ragazzi a ripensare al proprio look con originalità e creatività condotto dalla fashion designer Fiore Manni e “Viky Tv”, la serie che fonde due generi in uno: il factual e la sitcom e che aiuta i ragazzi a costruire oggetti con materiali di riciclo. Tra le serie di animazione presenti su Super!, in arrivo “I Fantagenitori”.

lunedì 12 marzo 2012

IL LUCIO DALLA PENSIERO * «QUAND'ERO PICCOLO, VOLEVO FARE IL CANE»

 «Quando ero piccolissimo, volevo fare il cane».

«Sento Dio in me, anche se a dirlo così ti pigliano per folle. Il destino lo sento come una sorta di marketing celeste. Penso Dio come Ingmar Bergman nella sceneggiatura di “Conversazioni private”».

«Mai stato comunista. Sono sempre stato di sinistra e credente. L'errore della sinistra è stato di rivendicare una superiorità morale che il mondo non le garantisce più».

«I veri poeti sono come i bastardi. Tutti li accarezzano, ma nessuno li vuole in casa».

«Quanto alla possibilità di considerare qualcuno il mio successore, no, non trovo nessuno. E poi non sono di facile riproducibilità. Cambio continuamente, cambio troppo spesso».

«Non ho mai programmato una famiglia. Le mie storie d’amore non sono raffinate, neanche violente, spesso casuali».

«Concepire un figlio è un grande momento di speranza, e ammiro chi ha ancora il coraggio di questa speranza in un mondo di fuoco come quello di oggi».

«Quando scrissi “L’anno che verrà” mi pareva inevitabile che qualcuno sarebbe sparito. Eravamo alla vigilia del sequestro Moro».

«Oggi non si può pensare di essere solo un cantante. Nella vita il fatto che si canti è saltuario, è un fenomeno isolato; sono le allodole che cantano sempre. Così ogni mio progetto va oltre la musica».

 «Per essere un vero artista, devi essere un po’ sciamano. Il presente è frammentato e devi poter capire dove ci porta. Io ho sempre visto il tempo come un’onda, concepisco il futuro come un’eco che viene dal passato, anzi penso che sia lo spostamento in massa del passato».

«Mia madre faceva la sarta. Quando avevo quasi dieci anni, nel ’53, una cliente la pagò con una casa alle Tremiti. Cominciai a passarvi tutte le estati. Ricordo quando mi dettero una maschera subacquea; ero un bambinetto e vidi per la prima volta il mondo del mare. Piante, coralli, rocce. Che grandissima emozione; fu come un pugno in faccia, come il primo bacio. Molti anni dopo, pescando nella mia nebulosa, scrissi “Come è profondo il mare”».

«Quando cominciai a suonare non avrei mai pensato di fare il cantante. Ero come un invasato, il jazz mi aveva preso; suonare per me era sacro e quando mi accadde di trovarmi al fianco di Chet Baker o Bud Powell mi sembrò d’impazzire di gioia. Sono un trasgressivo. Vado a istinto, uso il clarinetto in modo anomalo. Per suonarlo davvero bisogna saper fare Mozart».

«Mi si ruppe la barca. Ero tra Sorrento e Capri, mi ospitarono degli amici proprietari dell’albergo dove morì il grande tenore Enrico Caruso. Per tre giorni sentii raccontare la storia del maestro e di quella ragazzina a cui dava lezioni di canto e di cui era innamorato. Mi raccontavano di come, in punto di morte, gli fosse tornata una voce così potente che anche i pescatori di lampare la sentivano e tornavano nel porto ad ascoltarla. “Caruso” è nata così».

«La tv è come un caminetto con il pubblico che ci si mette di fronte e gli attori, o chiunque vada davanti alle camere, diventano come i ceppi che bruciano nel camino».

«Mi piace invecchiare. Più vado avanti e più sono curioso. Non credo nella morte, agli amici dico sempre che è solo la fine del primo tempo».

«Se dovessi fare l’analisi chimica della mia esistenza, sarebbe la musica a scorrere sopra ogni altra cosa. Per me la musica è tutto, da trent’anni dormo ascoltandola. In tutte le mie case ho uno stereo, un iPod o un lettore che rimangono accesi tutta la notte, e se qualcuno li spegne, io mi sveglio. È la musica che mi fa entrare nel resto della vita».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

LUCIO DALLA RACCONTA COME SONO NATI I SUOI CAPOLAVORI


FUTURA. «Ero a Berlino per un concerto, mi feci portare al check point e mi misi a guardare il muro che allora divideva la città. Ero amico del direttore di Stern e una sera lo andai a trovare in redazione. Dalla finestra si vedeva il muro dall’alto, con quello che c’era al di là. Due mondi. Nacque “Futura”, la storia di una ragazza dell’Ovest che si innamora di un ragazzo dell’Est e insieme vivono la loro storia in una notte di guerra, anche se sono consapevoli che non sopravviveranno…».        

COME È PROFONDO IL MARE. «Mia madre faceva la sarta. Quando avevo quasi dieci anni, nel ’53, una cliente la pagò con una casa alle Tremiti. Cominciai a passarvi tutte le estati. Ricordo quando mi dettero una maschera subacquea; ero un bambinetto e vidi per la prima volta il mondo del mare. Piante, coralli, rocce. Che grandissima emozione; fu come un pugno in faccia, come il primo bacio. Molti anni dopo, pescando nella mia nebulosa, scrissi “Come è profondo il mare”».

CARUSO. «Mi si ruppe la barca. Ero tra Sorrento e Capri, mi ospitarono degli amici proprietari dell’albergo dove morì il grande tenore Enrico Caruso. Per tre giorni sentii raccontare la storia del maestro e di quella ragazzina a cui dava lezioni di canto e di cui era innamorato. Mi raccontavano di come, in punto di morte, gli fosse tornata una voce così potente che anche i pescatori di lampare la sentivano e tornavano nel porto ad ascoltarla. “Caruso” è nata così».

PIAZZA GRANDE. «Quando feci la canzone, “Piazza grande” era un luogo d’incontro e di dibattito, si discuteva di politica e di sport, c’erano i capannelli, un mondo scomparso che oggi potrebbe interessare agli antropologi».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

LUCIO DALLA * VITA E CARRIERA: DAL FIASCO DI «LEI» AL TRIONFO CON «BANANA REPUBLIC»

 - Lucio Dalla nasce a Bologna il 4 marzo 1943. Data che nel 1971, a Sanremo, diventerà il titolo di una tra le sue più note canzoni.
- A sette anni, rimane orfano di papà.
- Inizia a suonare prima la fisarmonica, e a 13 anni il clarinetto. Il suo debutto è col jazz della Rheno Dixieland Band.
- Nel 1964 porta al Cantagiro il suo primo 45 giri da solista: «Lei (non è per me)», scritta da Gino Paoli. Non sfonda.
- Con «Paff… bum!» (1966) calca per la prima volta il palco di Sanremo. Inizia a piacere per la sua eccentricità.
- Nel 1967 recita ne «I sovversivi» di Paolo e Vittorio Taviani.
- Dal ’73 al ’76 collabora con il poeta Roberto Roversi e nel 1977 incide «Come è profondo il mare». Sono gli inizi del Dalla cantautore.
- Rispettivamente nel 1979 e nell’80 consegna alla storia i suoi due album di maggiore successo: «Lucio Dalla» (un milione di copie) e «Dalla».
- Sempre nel 1979, con Francesco De Gregori e Ron, dà vita al tour trionfale di «Banana Republic».
- Dopo un periodo di contaminazioni con la musica elettronica, nel 1986 incide «DallAmeriCaruso», che contiene la memorabile «Caruso».
- Altro clamoroso successo nell’88, con la collaborazione «Dalla/Morandi», disco e tour.
- Abbandona gli istrionismi, ma nel 1990 incide «Cambio», con la giocosa «Attenti al lupo», firmata da Ron, e nel ’96 «Canzoni», con la collaborazione di Samuele Bersani.
- Non smette di sperimentare, oltre la canzone leggera, con il musical «Tosca – Amore disperato» (2003) e il «Pulcinella» di Stravinskji (2007).
- Nel 2010 torna a esibirsi con De Gregori nel tour che celebra «Banana Republic».
- È a Sanremo 2012 per accompagnare Pierdavide Carone in «Nanì».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

domenica 11 marzo 2012

CARFAGNA CONTRO COSTAMAGNA? HA VINTO MARA PERCHE' PIU' PREPARATA

Quando due donne si strappano i capelli e lottano nel fango (la matrice, in fondo, è quella), fa sempre un gran piacere. E' successo anche l'altra sera, su Raitre, fra l'intervistata Mara Carfagna e l'intervistatrice Luisella Costamagna. Le due "agna" della comunicazione hanno duellato al debutto di "Robinson", facendo parlare di sé, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Soprattutto per l'inattesa vittoria dell'Onorevole, già valletta di Davide Mengacci. A fronte della giornalista, già "valletta" di Michele Santoro.
Che cosa ha fatto la differenza? Calma e - soprattutto - preparazione. Miss Mara, reduce da anni di sfottò per i propri trascorsi tele-berlusconiani e nota per la sindrome da prima della classe, aveva un copione blindato e studiatissimo nei dettagli, per ribattere a quel tipo di provocazioni, qualora fossero arrivate. Tanto che ha affrontato il match in assoluta scioltezza. Non aveva neppure l'occhio strabuzzato da tumulazione contestata per il quale è diventata simpaticamente nota anche alla famiglia Addams. Pacatamente, ha risposto a una Costamagna che invece è arrivata alla scazzottata piuttosto impreparata e imprecisa (per esempio sulla questione calendario: la Carfagna non ne ha mai fatti, soltanto qualche foto sexy). E ha perso subito la testa, perché l'avversario - che ha indubbiamente sottovalutato - rispondeva colpo su colpo. Padrona di un testo che a memoria aveva sicuramente rimandato milioni di volte, nottetempo, nel segreto della propria stanzuccia. Forte del proprio bagaglio giornalistico e di quella presunzione di superiorità tipica di certo giornalismo gauche, Luisella ha pensato invece: "Possibile che questa possa avere la meglio: ora la inchiodo". E la rabbia evidente non l'ha aiutata. Maragadula, magicabula, bibidi-bobidi-bu.

venerdì 9 marzo 2012

PERCHE' TV BLOG NON E' TRA LE 100 TESTATE CHE ASSEGNANO IL «PREMIO TV 2012»?

Vengo a sapere - con non poco stupore - che Tv Blog non è fra le 100 testate che assegneranno il 52° Premio Tv 2012, naturale evoluzione del Premio regia televisiva di Daniele Piombi.Ora, è vero che nella vita ci sono ben altri problemi (per dire: va in onda anche Giorgio Panariello, quindi...), è vero che tutti - per prima cosa gli interessati - possono superare tranquillamente il trauma; è vero anche che con pilatesca decisione pare che gli organizzatori abbiano deciso di invitare alla serata di premiazione un rappresentante del miglior sito che si occupa di televisione. Tutto vero, ma non è un'incongruenza?
Per salvare la forma, si ammazza la sostanza. Mi piacerebbe sapere (chiederò l'elenco) quali sono le 100 testate titolate ad assegnare gli awards italiani. Se scopro che nel novero ci sono anche Cavallo Magazine e Sale e pepe, però, va a finire che mi perplimo un po'.
In una galassia, come quella televisiva, dove la centralità del web è sempre più evidente, fra rimandi anche pretestuosi e sottopancia twitteriani, si decide di lasciare fuori dall'assegnazione dell'unico premio tv rimasto (siamo orfani di Telegatti e i Teleratti non possono bastare) una testata - credo sia la più diffusa sulla rete in quest'ambito - che in modo minuzioso, a volte quasi maniacale, segue le cose televisive. E' come fare una torta senza mettere la farina. Dice: le testate sono 100, si fa a turno. Li convocheremo il prossimo anno. E quest'anno, chi c'è? Non avrammo mica chiamato un tappezziere a riparare la caldaia? Si attendono delucidazioni da Gigi Vesigna, presidente dell'Accademia di garanzia del Premio Tv. Sarebbe carino.

martedì 6 marzo 2012

LE DONNE (MENTALMENTE) SI DIVIDONO IN 5 CATEGORIE

Tralasciando l'aspetto fisico, le donne - mentalmente - si dividono suppergiù in 5 categorie: Basic, Medio Impatto, Instabili, Intelligenti e Intelligenti con necessità di strafare (per sopperire a insicurezze o per desiderio di rivalsa).
Una tra le caratteristiche potenzialmente trasversali alle 5 categorie è lo sciampismo. Se una è sciampista nell'animo, non ce n'è per nessuno. Il soggetto potrà sforzarsi di apparire, dire o scrivere cose intelligenti, ma se nel substrato è sciampista, questo suo lato emergerà sempre. Signora mia.

sabato 3 marzo 2012

NIZZA * BACI SAFFICI TRA SAMANTHA FOX E SABRINA SALERNO

Scambio di baci saffici, in tour a Nizza, tra Sabrina Salerno e Samantha Fox. Il prossimo concerto, a Lesbona.

venerdì 2 marzo 2012

AMICI NO TAV, PERCHÈ NON VI FATE UNA “BELLA“ SETTIMANA DA PENDOLARI?

RICEVO DA UNA PENDOLARE E VOLENTIERI DIFFONDO:

Cari "no TAV", che manifestate SOLO per una questione di principio o perché DOVETE contestare le decisioni del governo sempre e incondizionatamente ... "Avete rotto". Noi pendolari, giornalmente, siamo costretti a viaggiare ammassati alla stregua di vacche o maiali o galline, SEMPRE in piedi, impregnati dell'umore di chi ci sta ad 1 mm. All'aumento dell'utenza (direttamente proporzionale all'aumento della benzina) è corrisposto un taglio ai servizi e un aumento costante e quasi esponenziale dei prezzi. In meno di un anno il prezzo del (mio) biglietto è aumentato del 30%. Il numero dei treni e/o dei vagoni diminuito della stessa percentuale. Io (e sono sfigata lo ammetto), in piedi e ammassata alle capre, svengo.
Per cui, quando non funziona neppure il trucchetto di fare piccoli passettini avanti e indietro (per mancanza fisica di spazio), appoggio il mio deretano per terra, nel bel mezzo del vagone, dopo essermi faticosamente guadagnata quel mezzo metro quadro. Tra i ghigni di chi pensa che mi manchi qualche sinapsi e la scocciatura di coloro ai quali rubo qualche vitale centimetro quadro. Oggi ascoltavo, da Platinette, una sciura manager più o meno mia coetanea, che, con grande eloquenza, perorava la causa dei treni ad alta velocità. E, nella mia mente, le uniche parole che avrei voluto vomitarle in faccia (e qui mi scuso per lo sproloquio) sarebbero state "O brutta troia, prova a farti una settimana da pendolare, poi, forse, la penserai diveramente".

A noi che pendoliamo giornalmente su carri bestiame a vapore, non ce ne frega una cippa lippa dei convogli superfichi con l'idromassaggio e la signorina che ci fa il massaggio ayurvedico. Preferiremmo che tutti quei fantastiglioni di eurozzi fossero investiti nel trasporto regionale per permetterci di viaggiare in condizioni consone a un essere umano.  
Simona

giovedì 1 marzo 2012

LIGABUE * «LA VOLTA IN CUI LUCIO DALLA MI CHIAMO' PER DIRMI CHE 'CERTE NOTTI'...»

Ciao Lucio.
Grazie.
Lucio Dalla è stato una delle persone più libere fra quelle che hanno fatto canzoni nella nostra storia.
Era libero di seguire tutti i doni che gli sono stati fatti.
Prima di tutto quello di una musicalità che gli usciva da ogni poro. Bastava che posasse le mani su un pianoforte o soffiasse su un sax o un clarinetto e ne usciva subito MUSICA. Poi la sua voce che, naturalmente, ...era così piena di MUSICA che tante volte era costretto a inventare linguaggi e suoni perché la lingua italiana non gli bastava.
E finalmente le parole, quando ha cominciato a scriverle - da “Come è profondo il mare” in poi - sono sempre state piene di malinconia, meraviglia, ironia, gioco, stupore.
E tutto è sempre stato all’insegna di un’enorme, instancabile vitalità.
Durante l’anno più difficile della mia vita - quando mi sono ritrovato a fare l’artigliere da montagna a Belluno – le poche volte che mi hanno dato una licenza, non più di cinque/sei, sul mangianastri della mia vecchia Opel girava sempre “Dalla”, l’album con “Balla Balla Ballerino”, “Il parco della luna”, “La sera dei miracoli”, “Meri Luis”, “Cara” e altre meraviglie. In uno stato emotivo come quello era incredibile l’effetto che mi facessero quelle canzoni. Chiaramente, al rientro in caserma, le stesse canzoni avevano il compito di passarmi un po’ di forza ma succedeva sempre che su “Futura”, l’emozione diventasse quasi insostenibile. Amarezza e speranza, malinconia e gioiosità, attaccamento al passato e spinta verso il futuro, in quel pezzo (insieme a chissà quanti altri stati d’animo) c’erano e ci sono tutti.
Era il terzo album di una trilogia di capolavori: “Come è profondo il mare”, “Lucio Dalla”e “Dalla” che, cosa più unica che rara nella nostra storia, erano uno dietro l’altro. Un filotto di gioielli.
Parecchi anni fa, mi arriva una chiamata sul telefono. Io rispondo ed era proprio lui. Non c’eravamo mai sentiti prima. Mi dice “Guarda, scusa se ti disturbo, ma avevo bisogno di dirti una cosa velocissima. Ho sentito la tua nuova canzone per radio e vedrai che con quella vendi settecentomila copie”. Io non feci neanche in tempo a ringraziarlo per la sorpresa che lui aveva già messo giù. Dentro di me pensavo “See, settecentomila copie… ma quando mai…”. La canzone, appena uscita, era “Certe notti”.
Concludo dicendo che fra le tante cose che ammiro in lui c’è la sua anomalia. Lo classificano fra i cantautori ma è un’etichetta che non lo inquadra bene.
Lui era ed è Lucio Dalla.

Luciano Ligabue

RAMAZZOTTI: «DI DALLA IL MIO PRIMO TELEGRAMMA» * POOH: «A LUCIO NON SERVIVA COGNOME»

«Non potrò mai dimenticare il suo telegramma al mio primo Sanremo, mi scrisse: “Olè”. Fu il primo messaggio e ne fui onorato, ci mancherà tanto la sua genialità, era un grande…».
Eros Ramazzotti
  
«Lucio no, proprio non me l'aspettavo! L'avevo visto a Sanremo pochi giorni fa, sempre allegro, con quei suoi occhi da Elfo che sembravano guardarti dentro e sorridere di ciò che vedevano. Sembrava eterno. Lo stesso che clowneggiava con il clarinetto alla Palazzina Liberty di Milano, quando lo vidi per la prima volta mentre cantava "Com'è Profondo Il Mare", 30 anni fa. Lo stesso che cantava "Paff Bum" con i mitici Yardbirds, guadagnandosi il rispetto e la gratitudine di noi piccoli rocker. Un jazzista inventatosi cantautore trasformato in Pop Star. Mi ha fatto l'onore di suonare in 2 mie canzoni. Un uomo fiero, ironico, molto emiliano. Un grande musicista. Però questa brutta sorpresa non dovevi farcela Lucio! Buon viaggio, salutami Caruso...».
Eugenio Finardi


«Lucio, perché così lo chiamiamo tutti da sempre, senza bisogno del cognome, è stato amico e fratello di tutti quelli con cui ha lavorato, cantato o anche solo parlato… Sempre uguale a sé stesso, sempre in equilibrio perfetto con una cultura acquisita e inventata strada facendo. Lucio è stato l’esempio più bello di chi ha saputo trasformare con leggerezza il proprio lavoro in un’arte.  Lucio, con la sua continua voglia di stupire e la sua involontaria capacità di piacere al mondo! »       
Pooh

«Mio padre a sette anni mi fece ascoltare, durante un viaggio in auto "Ma come fanno i marinai". Ho capito qualche anno dopo che uno di quei  marinai "mascalzoni ed imprudenti con la vita nei calzoni e col destino in mezzo ai denti sotto la luna puttana e il cielo che sorride" era proprio Lucio; e che mi avrebbe insegnato ad amare le parole e a godere della loro leggerezza e della loro profondità. Un giorno gli ho chiesto se avesse idea di dove fossero finiti Anna e Marco. Mi ha risposto che non aveva alcuna importanza il luogo, ma mi ha convinto quando mi ha promesso che ovunque fossero, ancora si amavano. Questo ho imparato da lui».
Niccolò Agliardi

«La musica italiana ha perso un suo accento. Addio Lucio, sei scomparso e presente».
Sal Da Vinci

«L’ho incontrato e intervistato a Sanremo, sornione, si infervorava non appena si toccasse argomento a lui congeniale come l’arte. Una perdita per la cultura italiana….».
Omar Pedrini

«Muore un amico, un compagno di viaggio per tutti gli anni '70 e '80. Muore una parte importante di me».     
Antonello Venditti

«In questo momento non ho parole. Non so cosa dire. Un vuoto immenso. Lucio e' stato allo stesso tempo maestro e fratello. Un artista enorme che ha segnato in modo profondo e indelebile il nostro tempo!».     
Luca Carboni
 
«Caro Lucio, mi hai accompagnato a distanza dal Beat in poi, ti ammiravo per la tua genialità, per il tuo estro, per i tuoi eccessi e le tue pazzie, ma soprattutto per la tua arte che non conosceva recinti e riusciva a spiazzarmi e a stupirmi ad ogni nuova idea. Te ne sei andato come avresti voluto, tra un concerto appena finito ed un altro da incominciare e adesso che sei un angelo, come ci promettevi in una canzone, volerai zingaro libero e non starai nelle processioni o nelle scatole dei presepi, ma parlerai con Dio a modo tuo. Addio Lucio. Ti voglio bene».
Stefano D'Orazio

RUMORS * DOPO CELENTANO A SANREMO BOOM DI VENDITE PER «FAMIGLIA CRISTIANA» E «AVVENIRE»

Dopo l'infelice exploit di Adriano Celentano al Festival di Sanremo, alcuni redattori di Famiglia cristiana e di Avvenire (i giornali per i quali il 74enne «Molleggiato» aveva invocato la chiusura) in privato gongolano per l'aumento «non ancora quantificabile ma davvero considerevole» delle vendite.
Quindi c'è chi fa ironia: o mister 24 mila baci (della morte) ha perso il suo magic touch, oppure c'era intesa con il presunto nemico. Ipotesi fantapolitica difficilmente condivisibile.
Da una parte il catto-pentito non molto amato - e uso un eufemismo - sia dalla perpetua che dal sacrestano di Galbiate, la parrocchia che frequenta, dall'altra le testate legate alla Chiesa. Che ora si fregano le mani perché il Nostro (slogan: Mi chiamo Adriano e sono fatto della stessa materia di cui sono fatti i bonifici) stavolta ha toppato. Clamorosamente. E ora regala lettori e copie in edicola ai giornali che voleva distruggere. Brutta cosa fare i tele-predicatori e non avere più seguito...

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