giovedì 15 marzo 2012

TERRY SCHIAVO * «LA VOLTA IN CUI QUEL TELE-DIRETTORE USCI' NUDO DAL BAGNO»

Una fetta di vita spesa senza risparmiarsi. E vent’anni di tv lavorando all’ombra delle maggiori emittenti nazionali (in particolare, nel vivaio Mediaset). Che cosa le hanno lasciato? Semplice. «L’odio nei confronti delle russe». Quelle che incontri nei locali modaioli «e che provano a portarti via il compagno, il marito, il lavoro» dice Teresa Maria Schiavo detta Terry, «finta bionda ma bionda dentro, nata a Milano da genitori del Sud». «Una di loro mi soffiò il fidanzato, che faceva il manager; mentre stava con me e vedeva lei, aveva anche un’altra amante: un’attrice napoletana piuttosto nota. Col tempo però ho imparato a superare anche l’idiosincrasia per le russe: in fondo ci sono mignotte anche fra le italiane!».
41 anni e rotti per molte showgirl significa età pensionabile, saracinesche abbassate, game over. E la Schiavo, già nota come «Gli occhi più belli della tv», su questo scherza consapevole, con una buona dose di autoironia. Ma intanto gioca i tempi supplementari svuotando la sua scatola nera. E pubblica un libro autobiografico, «Volevo ballare il Bunga Bunga anch’io!» (SBC Edizioni, 15 euro la versione cartacea; 4,99  l'ebook nelle librerie on-line), dove fra nomi e cognomi, allusioni e volute omissioni, scorre la tele-Italia degli ultimi cinque lustri.

Terry, perché ha dato alle stampe queste sue memorie?
«Perché per me chiudono un ciclo. Una carriera che mi ha visto protagonista, dalla quale sono uscita e rientrata. I miei ricordi li ho messi tra queste pagine, tra alti e bassi, stop and go. Ma è tutto rigorosamente autentico».
Nel titolo cita l’ormai famoso Bunga Bunga…
«Una pratica vecchia come il mondo, nello spettacolo. Non l’ho mai fatto, ma non faccio la moralista. Non c’entrano singoli politici, registi o produttori: è il normale incontro fra domanda e offerta. Si dà spesso per scontato. A volte non serve neppure parlare…».
Nel suo libro il Bunga Bunga è un sogno ambientato ad Arcore. Ovviamente un’idea romanzata…
«No, quel sogno l’ho fatto davvero. Li ricordo perfettamente, i miei sogni. Ricordo persino se sono a colori o in bianco e nero. Pare che solo gli animali sognino in bianco e nero. E invece…».
Lei però non è immacolata: ha iniziato nel ’91 a «Piacere Raiuno», con Sabani, raccomandata dal manager di cui sopra…
«Sono una donna, non sono una santa. Lo dico sempre, e se fossero oneste, dovrebbero dirlo tutte quelle che fanno spettacolo, o quasi. Ma anche molti uomini, oggi, mi creda».
Tra i suoi amori ci sono un carabiniere e due personal trainer, e poi molta gente importante. Quindi, o potenti, oppure machi. Non vedo molta casualità.
«Eppure le mie storie sono sempre state frutto o di amori o di infatuazioni istintive. Niente di studiato. Posso dire serenamente che quando ho pianificato qualcosa, ho sempre sbagliato. Sarà che sono buddista…».
Un uomo importante della sua vita è stato Carlo Vetrugno, già direttore di Italia 1. Che cosa ricorda di quel periodo?
«Lavoravo molto, ed ero soprattutto gelosa di tutte quelle che lo circondavano: le gatte morte di professione. Lui, così influente… Per piacergli arrivai al punto di farmi iniettare quattro volte il silicone nelle labbra. Mi trasformai in un mezzo mostro e feci due interventi per rimuoverlo. Tutta insicurezza».
Poi ci fu l’amore con Marco Columbro.
«La storia più importante della mia vita, un idillio sentimentale e sessuale. Grande intesa karmica. Scappai persino una settimana dalle registrazioni, per stare con lui. Colto, affascinante. Siamo rimasti amici. In quel periodo avevo come agente Lele Mora, ma poi le nostre strade si divisero in modo naturale perché la sera non andavo alle sue feste, mi considerava ingestibile».
Lei era ingestibile perché stava con personaggi come Vetrugno e Columbro. Gente influente…
«Beh, in effetti è vero, non lo nego. Ma le ripeto: nessun calcolo. Le cose accandono perché è scritto che debbano accadere».
Lele Mora ora è in carcere. Che cosa ne pensa?
«Con Lele siamo stati anche molto amici. Andavo da lui nelle campagne del veronese. E poi si partiva tutti assieme per locali a caccia di bei maschioni. Che a volte a me – che pure in quel periodo sotto le lenzuola avevo anche un buon successo di critica – preferivano il potente Mora, l’agente dei divi. Credo che Lele abbia fatto molti errori, ma anche che oggi sia l’unica figura di un certo sistema a pagare. I tempi di custodia cautelare sono scaduti da un pezzo, e altri nei guai per bancarotta fraudolenta sarebbero già usciti».
Nel libro c'è un esilarante capitolo nel quale racconta nei dettagli - senza farne il nome - anche di un tele-direttore molto potente al quale si è negata sessualmente, dopo un invito a cena a casa sua, e che è uscito nudo dal bagno con i poco gradevoli e raggrinziti attributi in evidenza. A parte il fatto che l'identità del personaggio in questione mi sembra facilmente intuibile, costui avrebbe fatto di tutto per stroncarle la carriera.
«Credo che una persona influente che voglia sbarrarti la strada in un certo ambiente, se vuole, per un po’, possa farlo. A meno che tu non abbia una determinazione pazzesca, può essere un serio problema».
Come la bulimia, che per un po’ le ha tenuto compagnia.
«Ai tempi di “Piacere Raiuno” tra noi ragazze c’era molta competitività. Andavo alle cene e per fare la simpatica, per essere accettata, mangiavo tanto. Poi entravo in bagno e mi cacciavo due dita in gola per vomitare tutto. Inizi così e poi perdi il controllo. Diventi bulimica senza accorgertene. E uscirne non è stato facile»
Torniamo agli amori: chi è questo A., il politico dagli occhi cerulei che ha frequentato e che soffre di eiaculazione precoce?
«Il nome non lo faccio, ma posso dirle che a Roma è ancora sulla breccia».
Berlusconi l’ha mai incontrato?
«Tre volte: una a teatro, una a una cena del Milan e la terza non me la ricordo… E se quel sogno fosse vero?».
Non faccia la furbetta… Piuttosto, perché ha dedicato il libro a Nicole Minetti?
«Perché entrando un giorno in palestra con la sua Birkin, mi ha folgorata ispirandomi la stesura di questo memoriale».
E adesso, che cosa si aspetta? Di tornare in tv dopo l’oblio?
«È il mio habitat, se le dicessi di no, mentirei. Ma la tv va fatta se hai qualcosa da dire. Di certo non mi metterei a fare gli stacchetti da Velina, che non sono mai stata, anche se ogni tanto me lo ritrovo scritto da qualche parte: mi confondevano con Terry Sessa. Magari potrei fare l’ospite, l’opinionista… Intanto in primavera esco con un singolo, “Like A Diva”, e ho già contatti per pubblicare il libro anche in Brasile e Argentina, dove farò un tour a maggio. Lì ci sono tanti italiani».
E se le proponessero «L’isola dei famosi»?
«È l’unico reality al quale parteciperei. Il problema è che non so nuotare».
Beh, neanche Malgioglio…
«Ma lui si può ripescare tirandolo per il ciuffo».
Anche lei dà l’idea di una che in definitiva galleggia sempre…
«Per via delle mie labbra a canotto?».

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