mercoledì 4 aprile 2012

ANNA SAFRONCIK («LE TRE ROSE DI EVA») * 8 ANNI DI GALERA, E NON SENTIRLI

Vista così, Anna Safroncik non sembra neppure una che si è appena fatta otto anni di galera. Eppure, è proprio da questo lato oscuro della vita del suo personaggio, la rocciosa Aurora Taviani, che partono le intricate vicende de «Le tre rose di Eva», Fiction Mediaset prodotta da Rti e Mediavivere. Un feuilleton fatto di drammi e passioni, con una sceneggiatura disseminata di cinque cadaveri e sette segrete. Il tutto ambientato a Villalba, paesino (rigorosamente di fantasia) della campagna Toscana. Ma le riprese si sono spinte anche in Umbria, dalle parti di Orvieto, e nel Lazio, a caccia di casali ad hoc. La Eva del titolo è Barbara De Rossi, madre di Aurora e di altre due volitive sorelle (la famiglia ha un’azienda agricola in difficoltà), che sparisce poco prima della misteriosa morte del suo amante.  Fatto di sangue del quale viene ingiustamente incolpata la bella Safroncik. L’uomo, come se non bastasse, è il padre del fidanzato di lei, Alessandro Monforte, alla guida dell’altra dinastia di vignaioli del villaggio. «In questo lavoro» spiega il regista Raffaele Mertes «si mescolano melodramma classico, sentimenti, e dosi abbondanti di giallo. È pensato per un pubblico soprattutto femminile, e l’ambientazione tra i vigneti della Toscana ne aumenta il fascino. L’ho girato in elettronica, cercando di far coincidere qualità e costi contenuti. La seconda unità di ripresa era affidata a Vincenzo Verdecchi, e complessivamente abbiamo lavorato 26 settimane». Difficile non paragonarlo a un «Falcon Crest» al sapore di ribollita, visto che anche nella mitica serie tv della Cbs  (in onda in Italia dal 1982), le torbide vicende dei protagonisti avevano come sfondo un’azienda vitivinicola. «C’è un po’ di questo» commenta Mertes «ma anche echi di “Dallas” e “Dynasty”, con le rivalità fra grandi famiglie. C’è la fattoria di Tara in “Via col vento” e, se vogliamo andare all’essenza, le lotte fra Capuleti e Montecchi. Fra l’altro, la presenza di classici cattivi di contorno come Luca Ward (Camerana), Paolo Maria Scalondro (Monsignor Krauss) e Alfredo Pea (l’avvocato Scilla) contribuisce a rendere ancora più torbide le acque. Far capire subito al pubblico che Aurora è innocente non toglie nulla alla suspence, perché si è deciso di puntare soprattutto sull’immedesimazione, sulla volontà di compartecipare quest’ansia che ha di riprendersi la propria vita e la tenuta. E, naturalmente, sul giallo da risolvere». Per una Safroncik che affronta da protagonista forse il primo personaggio positivo della propria carriera («Credo di essere riuscito a spostare efficamente il suo asse verso il bene» dice Mertes), si segnalano nel cast figure come la Miss Italia 2005 Edelfa Chiara Masciotta, l’ex tronista di «Uomini e donne» Francesco Arca e Paola Pitagora, al primo ruolo da nonna di una lunga carriera. Coprotagonista, è il pisano Roberto Farnesi. «Il mio personaggio» dice «mi piace perché attraversa mille vicissitudini e stati d’animo. La scrittura di questo lavoro era buona, e appena ricevevo un nuovo copione non vedevo l’ora di leggere il successivo. Del resto, ci hanno lavorato tre anni. Il fatto che sul set abbia sempre il physique du rôle del bello, non mi preoccupa. Ma sogno di cimentarmi prima o poi in una commedia alla Monicelli, per far uscire la mia vena toscana goliardica. Il Monicelli di oggi è Paolo Virzì, che ha l’unico difetto di essere livornese. Io intanto, circondato da vigne e grandi vini, passo dalla fiction alla realtà, e da tre mesi sono diventato socio a Pisa di un ristorante di carne gemello del «Varrone» di Lucca. È stato un colpo di fulmine».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

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