martedì 22 maggio 2012

LUCA CAPUANO * «SE AVESSI LA PANCETTA, MI FAREBBERO FARE ALTRI LAVORI»

Finito il turno in sala di doppiaggio alla gloriosa Fono Roma («Stiamo lavorando al penultimo episodio de “Le tre rose di Eva”» dice), Luca Capuano, il bello e dannato della fortunata fiction di Canale 5, punta deciso sulla prima edicola raggiungibile. Ma intanto trova il tempo per quest'intervista.

Luca, come spiega il successo di questo lavoro?
«Paradossalmente, perché non c’è nessuna figura positiva: abbiamo il sentimento, certo, ma soprattutto ci sono molti personaggi che mostrano il lato oscuro dell’animo umano».
Come il suo, Edoardo Monforte. Forse il più sfaccettato della sua carriera...
«Sì, Edoardo è controverso: soffre per la personalità dominante del fratello Alessandro, e con lui compete. Ma ora c’è l’amore per Aurora. È pieno di luci e ombre, un bel personaggio».
Il suo aspetto la «condanna» a essere sempre il figo della situazione...
«Quando mi verrà la pancetta, la smetteranno di farmi fare questi ruoli. D’altra parte, visto che il fisico c’è, ci sta anche qualche scena girata a letto, o altre d’amore a volte un po’ finte. L’importante è riuscire a fare anche altro».
E lei ci riesce? Non dev’essere facile, se su Youtube spopola il video «Luca Capuano senza maglietta».
«Non lo sapevo (ride, Ndr). Ci riesco, certo sto ancora aspettando il ruolo della mia vita. Ma lavoro assiduamente per riuscire a portarlo a casa».
Faccia un esempio di tipico ruolo della sua vita.
«Qualcosa come “L’imbalsamatore” di Matteo Garrone. Oppure un action movie americano o italiano, di quelli prodotti da Valsecchi. Non metto limiti: una di quelle cose dove quando leggi il copione non sai mai quel che può accadere nella scena dopo».
Fare il sex-symbol dev’essere una vita infernale: palestra, cremine da spalmare, continue privazioni...
«Fortunatamente amo molto fare sport, e ciò mi consente di mangiare senza problemi, persino i dolci. E poi cucino. L’importante è non concedersi troppo alla popolarità».
In che senso?
«Ho imparato a dire qualche no. A volte quando giro con mio figlio Matteo, sei anni e mezzo, fatica a capire l’invadenza di qualche fan».
È vero che per voi belli dello schermo è sempre consigliabile sostenere di essere single, per evitare di perdere pubblico femminile?
«C’è questa scuola di pensiero, sì. Ma non ci credo. Lo vedo anche su Facebook - ho una pagina che curo personalmente -: se qualcuno vuole arrivare a te, ormai non c’è più limite: né di stato civile né altro. Ci riesce e basta».
È alla prese con qualche stalker?
«No, però c’è una tipa che ritrovo ovunque, per esempio quando partecipo alle partite della Nazionale attori».
Concludendo, lei è più bicipiti, o talento?
«Spero talento. Certo devono anche darti la possibilità di dimostrarlo. Serve l’occasione giusta. Ma le ripeto: ci sto lavorando, ci sta lavorando...».

(TV SORRISI E CANZONI - MAGGIO 2012)

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