lunedì 30 luglio 2012

BRUXISMO (DIGRIGNARE I DENTI) * CHE COS'E' E COME SI CURA

Se digrignate i denti, avrete senz’altro i vostri buoni motivi. Il problema è che non si fa. Non tanto per questioni di etichetta, quanto per motivi di salute. Perché a rischio – nei casi più gravi - c’è persino la vostra possibilità di aprire la bocca in futuro. E non è poca cosa.
Il cosiddetto bruxismo, ovvero quel serramento del muscolo masticatore (della mascella, in buona sostanza) che provoca digrignamento dei denti superiori e inferiori con sfregamento, si manifesta soprattutto di notte, durante la seconda fase del sonno. Piccole e ripetute “crisi”, di qualche secondo, che nei casi più rumorosi disturbano anche chi riposa accanto a noi. Il risultato è che ci si sveglia con un indolenzimento della muscolatura facciale, e a volte del collo stesso, e si mette a rischio l’integrità dello smalto dei propri denti, che progressivamente si assottigliano e sono più esposti a fratture. Quando si bruxa (così, nel linguaggio degli esperti) durante il giorno, si parla invece di «serramento» della mandibola. Anche durante questa azione si sviluppa inconsapevolamente una pressione di svariati chilogrammi sui nostri incolpevoli denti.
«Più che una patologia vera e propria» spiega il professor Enrico Gherlone, primario di Odontoiatria dell’ospedale San Raffaele di Milano «il bruxismo è una parafunzione – spesso associata ad abitudini come succhiarsi le labbra o mangiarsi le unghie - che può provocare problemi è che si manifesta in modo trasversale nella popolazione, sia come fasce sociali che come età. Non si può identificare esattamente una categoria più o meno colpita. Se il 60% delle persone ha un movimento notturno del muscolo masticatore, si può parlare di vero e proprio bruxismo nell’8% dei casi. Può essere associato a disturbi del sonno, cosa che stiamo studiando ultimamamente in modo approfondito, ma a causarlo è fondamentalmente lo stress continuo al quale siamo sottoposti nella nostra vita; è fondamentalmente un modo per scaricare l’aggressività accumulata. Quindi il problema andrebbe risolto a monte, magari con la psicoterapia o una lunga vacanza alle Maldive. La farmacologia tenta di essere di aiuto con miorilassanti ed ansiolitici ma l'effetto ottenuto non è mai molto soddisfacente a meno che non si usino alti dosaggi, il che non rende praticabile questa via; i prodotti naturali non hanno miglior successo, in alcuni casi abbiamo avuto giovamento con trattamenti psicologici (colloqui) volti a ricercare e risolvere le cause di stress».
In assenza di entrambe le opzioni, bisogna arrangiarsi curando i danni che il bruxismo provoca, oppure cercando di limitarli con l’impiego del classico bite. Ovvero di una piccola placca da tenere in bocca nottetempo e modellata sulla nostra dentatura. «I danni da usura per serramento e/o sfregamento» continua Gherlone «hanno tempi di insorgenza che dipendono essenzialmente da due fattori: la forza esercitata durante il sonno e nei momenti di stress dal bruxista e la consistenza dello smalto dentale. Appare ovvio che quanto più sarà alto il primo e basso il secondo, tanto più sarà rapido ed evidente il danno. Nelle bocche con buon allineamento dentale le forze si distribuiscono più facilmente, quindi i tempi di usura possono essere più lenti. I tempi e i costi della ricostruzione dei denti usurati non possono essere che dipendenti dalla gravità del danno ma che si tratti di otturazioni, intarsi o corone ceramiche, e' fondamentale intercettare il pericolo di nuove lesioni fornendo al paziente strumenti, bite notturni, che servano a mo' di scudo per proteggere le ricostruzioni. I bite migliori sono sempre i classici in resina dura, come quelli che usano gli sportivi. Se ne stanno diffondendo anche altri morbidi, in silicone, ma mi sento di sconsigliarli: la cedevolezza della gomma, dopo aver ammortizzato, tende a restituire l’energia ottenendo così il risultato di indurre un rischio dell’aumento dell’attività dei muscoli masticatori durante il sonno. Del tutto inappropriati, invece, i bite da banco, che si comprano in farmacia e che si modellano a qualsiasi dentatura».
Nei casi più gravi, il bruxismo, oltre ad abrasioni alla dentatura che richiedono complicate e costose ricostruzioni, può provocare «danni all’articolazione temporo-mandibolare (le articolazioni temporomandibolari sono quelle che connettono la mandibola al cranio e le due parti ossee sono separate, a bocca chiusa, da uno spazio che è condizionato dalla somma delle altezze dei denti superiori ed inferiori in chiusura delle arcate); e il rischio estremo è quello di non riuscire più ad aprire la bocca» conclude Gherlone. Ora che lo sapete, potete decidere se far leggere quest’articolo al vostro partner, oppure lasciarlo bruxare in pace.

(«SALUTE» di TV SORRISI E CANZONI)

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