venerdì 31 agosto 2012

«PARADISE FAITH» * SESSO COL CROCIFISSO? L'OPINIONE DI GESU'

Scandalo al Festival del cinema di Venezia per «Paradise Faith» il film di Ulrich Seidl dove si fa sesso con un Crocifisso. 
Gesù Cristo: «Ragazzi, beati voi: a me avevano inchiodato anche le mani...».

«VOGLIAMO VIVERE»? SI', MA SENZA EMILIO FEDE

Il nome del partito che Emilio Fede medita di lanciare («Vogliamo vivere»), ha un retrogusto di bocciofila, di terza età, di pensionamento forzato dal Tg4; persino di appello animalista per la salvaguardia dei poveri koala dall'estinzione. Epperò ha ragione: anche noi Vogliamo vivere. Possibilmente senza Emilio Fede.

giovedì 30 agosto 2012

FRA GRILLO E BERSANI, GLI ITALIANI PENSANO CHE...

Sondaggio SkyTg24: il 36% degli italiani pensa che abbia ragione Pierluigi Bersani a dare del «fascista» a Beppe Grillo; il 64% degli italiani pensa che abbia ragione Grillo a dare del «fallito» a Bersani. Il 100% degli italiani vorrebbe vivere in un altro Paese.

lunedì 27 agosto 2012

PAOLO VILLAGGIO * «PER SALVARE I NUOVI FANTOZZI D'ITALIA? RIVOLUZIONE CRUENTA E TORTURA AGLI EVASORI»

Ci sarà tutto: il tragico varo con la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare; le imbarazzanti cene dal megadirettore «naturale» col pomodorino, «fuori freddo, dentro palla di fuoco a 18.000 gradi Fahrenheit»; le sveglie all’alba per andare al lavoro («Dentifricio mentolato su sapore caffè»); e, naturalmente, lui.

Paolo Villaggio, lo sa che dal 21 agosto, con «Sorrisi», sarà in edicola una collana di nove dvd del suo mitico ragionier Ugo Fantozzi?
«Maddài, faccia vedere i titoli!».
Eccoli…
«Mi fa piacere: quel che conta, c’è».
Lo ammetta: questo personaggio per lei è stato tutto.
«Non esageriamo. È stata la mia spinta forte, ciò in cui il pubblico mi identifica da sempre. Ma ho lavorato anche con Wertmuller, Olmi e Fellini. Dopo di lui, c’è chi mi chiama “Maestro”, si figuri...».
Prima, invece?
«Ignorato da intellettuali di sinistra con la puzza sotto il naso: ho giocato a pallone con Pasolini per anni senza che mi rivolgesse la parola. “Fantozzi” è stato un discreto personaggio…».
Non faccia il finto modesto: è stato un capolavoro.
«Sì, dai, lo è stato: volevo raccontare l’uomo completamente senza possibilità. Annientato alla partenza. Venivo da un soggiorno a Londra, ho respirato un po’ della loro ironia, e l’ho applicata al mio mondo, da ex dell’Italsider».
Quali sono i titoli imperdibili della saga, i primi quattro?
«I primi tre, quelli che ho scritto con Benvenuti e De Bernardi e la regia di Salce. Lui ebbe l’intuizione di focalizzare gli altri perdenti, dalla Pina alla Silvani, da Calboni alla figlia “babbuina”. E poi, Filini».
L’ha anche spremuto troppo, questo «Fantozzi», diciamolo...
«Sì, dopo i primi ho fatto anche film dei quali mi vergogno profondamente ma che sono stati anche più visti, in questo Paese suddito della tv. L’ho fatto per soldi, essendo un nano e non un playboy. Vivere a Roma, “rich and famous”, quando tutti ti cercano, voleva dire anche mantenere gli standard di un certo ambiente. E poi i produttori sono spietati, lo sa?».
Chi sono oggi i Fantozzi?
«Quelli che mitizzano i calciatori e vestono come Balotelli: orecchini, cresta e jeans strappati. Quelle con le unghie finte, che si ammazzano di lampade, dicono di essere state in ferie a Sharm El Sheik, ma non sanno dove sia. Il mio “Fantozzi” almeno si accontentava del posto fisso. Oggi c’è un barlume di speranza solo per quelli che ce l’hanno. Quasi nessuno».
Monti e il Governo dei tecnici. I nuovi Megadirettori Galattici?
«Mannò, i professori sono stati un’ottima barriera contro ladri e malversatori, di cui è pieno il Parlamento. Bisogna fare tabula rasa».
Paolo Villaggio come Beppe Grillo?
«Grillo fa qualunquismo, ma in questo ha ragione: serve un repulisti, ma la rivoluzione francese e il socialismo ci hanno negato la possibilità di una dittatura, che forse sarebbe la soluzione. O una rivoluzione cruenta».
Meglio l’America?
«Il Paese della finta felicità. Sembra il paradiso, ma ogni tanto si sveglia qualcuno e fa una strage. Però un’idea per l’Italia, ce l’ho».
Sentiamo.
«Prendiamo tutti i grandi evasori, li mettiamo nel caveau della Banca d’Italia, e li facciamo torturare (dai nazisti, che sono sempre i migliori), come Torquemada faceva a Toledo, finché non confessano tutto, conti all’estero e quant’altro. Poi smantelliamo Mafia, Camorra e Ndrangheta e puntiamo solo sull’Italia a vocazione turistica. Per il resto, per i prodotti, mica vorremo metterci in competizione con i cinesi?!».

(TV SORRISI E CANZONI - AGOSTO 2012)

mercoledì 22 agosto 2012

SESSO * ANDARE IN BIANCO: QUANDO LUI - LEI NON VUOLE FARLO

Diciamocelo: rimediare un «no», può capitare a tutti. In famiglia, sul lavoro, tra amici. In genere non ci facciamo troppo caso, riusciamo a relativizzare, non diventa un (grosso) problema col quale dover fare i conti. Ma se il «fattaccio» succede tra le lenzuola, a volte, per qualcuno, può essere diverso. C’è chi tende a caricare la cosa di troppi significati. Una piccola frustrazione per un atto di sessualità negata, al di là dell’aspetto puramente fisico, a volte fa sì che ci mettiamo ingiustamente in discussione sul piano psicologico. Oppure ci fa spazientire, come se quel tipo di fisica complicità da parte del partner, fosse qualcosa di dovuto. Sempre e comunque. Ovviamente non è così. Per saperne di più, e individuare 10 semplici regole per passare bene «‘a nuttata» (come direbbero a Napoli) e i giorni successivi, abbiamo interpellato un esperto. L’obiettivo è far sì che un rifiuto di fatto, normale, non diventi ai nostri occhi un rifiuto speciale. Che, come tutti sanno, è molto più difficile da smaltire.

Ecco infine, in 10 punti, i consigli del dottor CIRO BASILE FASOLO, andrologo e sessuologo del Dipartimento di Medicina interna dell'Università di Pisa:

1) NON PRENDERTELA TROPPO
Non te la prendere: anche se in questo momento vorresti avere un rapporto sessuale, è giusto capire che non sempre ad un bisogno fisico può e deve corrispondere un appagamento. Rispetta i momenti-NO dell’altro.

2) MANTIENI LA CALMA
Sai perfettamente che più ti sforzi di rimuovere un pensiero, più quel pensiero inevitabilmente riemergerà, con conseguenze negative per te e per il tuo partner: essere e restare sereno gioverà sia alla salute psichica tua che di chi ti sta accanto.

3) STUDIA UN PIANO PER COMBATTERE LO STRESS    
Considera che gli impegni e lo stress gravano sul desiderio sessuale, fino a bloccarlo. A volte anche la stanchezza può provocare effetti analoghi e pensieri e preoccupazioni passano inevitabilmente in primo piano a dispetto delle necessità psicofisiologiche. Prova a organizzare meglio la tua giornata e valuta con il tuo partner come possa essere meglio impostata la vostra vita sociale e la vostra relazione, in modo da ridurre lo stress e liberare energie per il tempo libero: la vostra relazione ne gioverà.

4) METTITI NEI PANNI DELL'ALTRA/O
Nel rapporto di coppia, cercare di mettersi nei panni dell’altro può aiutarti non solo a capirlo, ma anche soprattutto a capire te stesso; prova a ricordarti come potrebbe essersi sentito il tuo partner quando tu lo hai rifiutato. Prova a concentrare le tue energie nella cura del partner.

5) LAVORA DI PIU' SULLA COPPIA

L’identità sessuale si rafforza  anche attraverso momenti di gratificazione, come quelli derivanti da un rapporto intimo, vissuto con soddisfazione di entrambi i partners. Ma tale identità è fatta anche di altri aspetti: cura dei figli, affetti, presenza all’interno della coppia, volontà di avere un ruolo all’interno della coppia, ruoli sociali, condivisione di decisioni, passioni, speranze...

6) HAI SBAGLIATO APPROCCIO?
È possibile che il tuo approccio non sia stato opportuno. È un buon momento per chiederti se sia giusto cambiare atteggiamento e magari, dopo essersi chiariti col partner, ascoltare qualche consiglio su come soddisfare in modo migliore i suoi desideri.

7) CONTROLLA LA TUA AGGRESSIVITA'
Talvolta, essere rifiutati in ambito sessuale può portare a un forte risentimento e a sentimenti di aggressività: è piuttosto normale, tali sentimenti sono propri della natura umana. Controlla e mitiga la tua aggressività e utilizza le stesse energie per creare un clima di condivisione, socievolezza e accoglienza dei bisogni altrui.

8) NON ESSERE TROPPO EGOISTA
Per quanto una sana dose di egoismo sia fondamentale nello sviluppo dell’identità di ognuno di noi, esso non deve prevaricare quelli che sono i limiti che l’altro ci chiede più o meno inconsciamente di rispettare. È quindi importante non solo ascoltare se stessi e i propri bisogni fisici o psichici, ma anche e soprattutto all’interno di una coppia, i bisogni, i quesiti e le richieste che il nostro partner ci pone. Il compromesso bilaterale all’interno di un rapporto di coppia ne migliora la stabilità.

9) REGALA UN SORRISO AL PARTNER
Molto probabilmente il fatto di averti rifiutato ha suscitato nel tuo partner un certo senso di colpa e ciò contribuisce a creare un clima teso. Cerca di prendere le redini della situazione, ricordandoti che la sessualità ha anche una componente ludica, stempera questo momento giocando col tuo partner, regalagli “un sorriso che non sia di rancore, ma di comprensione”. 

10) PARLARSI È FONDAMENTALE
Alla base di un rapporto di coppia, sfera intima e sfera sessuale si integrano grazie alla comunicazione fra i partners. Questo processo di «dialogo» non si sviluppa unicamente durante il rapporto sessuale: è importante confrontarsi col partner, cercare di comprendere le motivazioni di tale rifiuto. L’abitudine a parlarsi, aspetto che dovrebbe essere caratterizzante di un rapporto di coppia, rafforza il legame. Punta la tua attenzione sugli aspetti positivi della vostra relazione  e non te la prendere se, una volta tanto, le cose non vanno come ti aspettavi.

(SALUTE di TV SORRISI E CANZONI - LUGLIO 2012)

martedì 21 agosto 2012

«IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO» * DIO È MORTO, E ANCHE BATMAN NON SI SENTE TROPPO BENE

Dio è morto, e anche Batman non si sente troppo bene. Sparito da otto anni, sopravvive solo nell'anima acciaccata del suo burattinaio, il miliardario filantropo Bruce Wayne (Christian Bale). Peraltro più azzoppato dell'anima stessa. Addossarsi le colpe della morte del procuratore Harvey Dent, nel capitolo precedente della saga, non dev'essere stata una genialata, pensa Bruce, al quale sotto sotto la figura di cacca ancora brucia. Come del resto all'amico commissario Gordon (Gary Oldman). Tanto che l'ex eroe si deprime e passa tutto il tempo barricato in casa abbrutendosi davanti alle televendite di Mediashopping. Non lo regge più neanche il fido maggiordomo (Michael Caine), per intendersi.
A Gotham City, intanto, spunta una maliziosa ladra (Anne Hataway) che fa strage di cuori e collane di perle della nonna. E soprattutto un corpulento terrorista, tale Bane (l'accostamento delle due parole è voluto), che fa molta paura soprattutto perché parla amplificato e con un distorsore nella voce. È sfigurato, e si copre la faccia con una versione riveduta e corretta della maschera di Hannibal Lecter. Corre voce che abbia anche problemi di alitosi. Il suo piano - non lo indovinerete mai - è piazzare la superbomba che, se non disinnescata in tempo, finirà col far esplodere tutta la città. L'unico che può provare a salvare la capra e i cavoli è Batman, che deve tornare in servizio ma non ha più l'energia di un tempo e soprattutto ormai parla come Maurizia Paradiso. Ascoltare per credere.

Il regista e produttore Christopher Nolan confeziona un filmone coi fiocchi per far ballare l'ultimo valzer all'amato supereroe sotto antidepressivi. Il risultato convince (non credete a chi vi parla di lavoro epocale, non lo è), ma la pellicola è troppo lunga e con una trama piuttosto scontata (il finale l'avevo previsto nei dettagli a metà film, e non credo di essere il solo). Il grande pregio è soprattutto quello di essere un film livido, con alcune scene da manuale, stilisticamente perfetto, che azzera ogni possibilità di speranza e salvezza ai suoi protagonisti. Il che sarebbe ottimo, se la logica americana da blockbuster non imponesse un epilogo parzialmente a lieto fine. Che forse darà un po' di sollievo al pazzo della strage di Denver, quando lo vedrà. Si spera il più tardi possibile. VOTO: 7/8.

AL BANO * «IL MEA PUGLIA FESTIVAL 2012 ANDRA' IN ONDA COL MODELLO SANTORO»

Dai Culture Club al folklore salentino, il passo è ardito ma forse breve. E così l’eclettico Boy George si è ritrovato per una notte alle prese con i fuochi d’artificio del «Mea Puglia Festival». Quarta edizione dell’ormai tradizionale appuntamento estivo che Al Bano Carrisi dedica alla propria terra e alla musica. Una parata di volti della canzone e dello spettacolo (tra gli ospiti anche Checco Zalone, Lino Banfi, Mara Venier, Umberto Tozzi, Massimo Giletti, Rita Dalla Chiesa, Toto Cutugno, Cristiano Malgioglio e Massimo Ranieri) che si tiene a Cellino San Marco (Brindisi), nella Mea, la vecchia masseria dell’interprete di «Nel sole». E proprio una cover in italiano di questo pezzo indimenticabile è stata l’eccentico regalo del cantante, stilista e dj di origine irlandese al pubblico. «Lo spettacolo» spiega Al Bano «è stato ripreso dall’emittente locale TeleNorba, e andrà in onda ai primi di settembre in tutta Italia con il “metodo Santoro”, ovvero nel circuito delle reti private che hanno già mandato in onda “Servizio pubblico”». Un ritorno alle origini, dopo due anni di messa in onda su Retequattro. «Stavolta» prosegue «avevo bussato alle porte della Rai, alla quale in 45 anni di carriera non avevo mai chiesto un favore pur avendo dato, mi sembra, abbastanza, ma un signore si è messo di traverso e ha detto no. Peccato». Il cast dell’evento si è rivelato comunque all’altezza delle aspettative. «C’era chiunque, amici con i quali abbiamo fatto bisboccia, e qualche numero un po’ particolare, nell’atmosfera fantastica di un basso Mediterraneo che si ascoltava e si raccontava con piacere, sotto quel taglio di luna. Boy George ha cantato persino “Io che non vivo”, di Pino Donaggio».
L’ex leader dei Culture Club ha cantato anche «Karma Chameleon», mentre tra i giovani in scena si segnala il talentoso Pierdavide Carone. «Ha cantato il pezzo sanremese» dice Al Bano «e ho apprezzato la sua capacità di essere introspettivo». Dietro le quinte, c’erano anche Loredana Lecciso, Yari e Cristel Carrisi, figli di Al Bano e Romina Power. «Yari è ormai un buddista dalla testa ai piedi» dice il cantante.

(TV SORRISI E CANZONI - AGOSTO 2012)

venerdì 10 agosto 2012

TWITTER & FACEBOOK, OVVERO L'AUTO-ALIMENTAZIONE DELLA CAZZATA



Twitter e Facebook mi piacciono perché solleticano l'ego giustificando (di più, alimentando) la presunzione che qualsiasi cazzata uno partorisca possa interessare al mondo intero.

giovedì 9 agosto 2012

MILANO D'AGOSTO E I SEMAFORI LAMPEGGIANTI

Milano. Qualcuno mi spiega perché nelle settimane centrali d'agosto, in pieno giorno, di solito il 30% dei semafori lampeggia? All'interno del semaforo c'è forse un cinese - in controtendenza rispetto al resto suo laborioso popolo - che giustamente chiede le sospirate ferie? Il rosso e il verde col tempo si usurano e si sceglie un periodo di minor traffico per metterli a riposo e far funzionare solo l'arancione? 
E ancora: È un piano strategico del sindaco Pisapia per far lavorare di più, in un periodo morto, ospedali e carrozzerie, rilanciando l'economia locale?

martedì 7 agosto 2012

ANCHE LELE MORA HA IL SUO CERCHIO MAGICO?

Lele Mora come Umberto Bossi? Parrebbe di sì, stando ai racconti di alcuni tra i primi che hanno avuto (o non hanno avuto, come vedremo) modo di andarlo a trovare dopo il rilascio dal carcere di Opera, dove è stato detenuto per più di un anno per bancarotta fraudolenta della sua LM Management.
Dimagrito di 50 chili per stress psicofisico, sembrava che in un primo tempo il manager dovesse entrare per un periodo di riabilitazione nella comunità milanese Exodus di don Antonio Mazzi. Invece starà, almeno sino alla fine dell'anno, nell'appartamento veronese del figlio Mirko. Mora ha anche un'altra figlia, Diana, che negli ultimi tempi si è molto occupata di lui.
Il tam tam degli ultimi giorni, che ha visto una piccola processione di Vip e vippetti alla corte del faraone caduto (e pentito, stando alle sue prime dichiarazioni, a meno che non si tratti di una strategia per ripulirsi l'immagine), rimanda un atteggiamento molto diverso tra personaggio e personaggio. Alcuni addetti ai lavori sarebbero stati infatti rimbalzati proprio dal figlio Mirko, impegnato a fare da filtro per papà. Ma con un realismo che sarebbe maggiore di quello del re. Si parla di sms filtrati, di chiamate fatte da Mora a qualcuno, poi stoppato sulla porta. "Paradossalmente - dice qualcuno - era più libero in carcere: scriveva e leggeva le lettere che gli mandavano". L'impressione è che si sia creato attorno all'agente dei divi una sorta di piccolo "cerchio magico" di protezione, che ricorderebbe un po' quello del Bossi post ictus.
"Il Lele Mora delle riviste di gossip, di un certo mondo patinato e opaco non lo vedrete mai più - dice di sé -. Chiamatemi soltanto Gabriele, come mi chiamava la mia mamma quando ero bambino»

giovedì 2 agosto 2012

BERSANI, CASINI, VENDOLA E IL «POLO DELLA SPERANZA» * UN NOME DA SCONGIURI

Pierluigi Bersani, Pierferdinando Casini e Nichi Vendola (ovvero Pd, Udc e Sel) danno vita al «Polo della speranza». Dico, esiste in natura nome più deprimente? Mi piacerebbe conoscere gli strateghi della comunicazione del Centrosinistra, per capire di quali sostanze proibite facciano uso. A sinistra, la vocazione autolesionistica è più che innata, fornita di serie. D'accordo che le parole per prendere in giro gli elettor
i sono finite, d'accordo che il low profile marca la differenza con i demagogici «Forza Italia», «Per fare, per crescere...», e tutti gli slogan tarocchi del mondo berlusconiano, ma si può partorire un «Polo della speranza»? Io prima di votare un «Polo della speranza» mi do una veloce toccatina agli zebedei. Prima di mettere una croce sul simbolo, mi butto il sale alle spalle. «Polo della speranza» sa così di sfigato, che le suore vengono immediatamente promosse al rango di porte bonheur. Peggio: «Polo della speranza» è un nome che si affida non alla volontà, ma totalmente al fato. Un errore madornale. Comunichi alla gente che - in fondo - non ci credi neppure tu, a quello che stai facendo.

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