mercoledì 3 ottobre 2012

ELENA SOFIA RICCI * «SCENE DI SESSO? GUARDAVO IL MURO E PENSAVO AL CACHET»

Suor Angela, vorrei confessarmi con te…», le chiede incautamente il nostro fotografo. Elena Sofia Ricci stringe i suoi inconfondibili occhi di ghiaccio: «Ragazzo mio, certo che sei duro di comprendonio: sono suora, le suore non confessano. Devi rivolgerti a un prete!». Poi si gira, assume la tipica posa da religiosa modello fiction (braccia e mani aperte e sguardo beato rivolto al cielo) davanti a un’Alfa Romeo d’epoca, e mentre attende i lampi del flash, si lascia andare a un’inequivocabile: «Che s’ha dda fa pe’ campà…».
La protagonista de «I Cesaroni» (Canale 5) è a Modena, sino a dicembre, sul set della seconda serie di «Che Dio ci aiuti», in onda dalla primavera prossima su Raiuno. E «Sorrisi» l’ha blindata all’interno del «Museo Casa Enzo Ferrari», dove si girano alcune scene, non tanto per indagare sull’inedito rapporto suore e motori, ma per proporre ai lettori un’anteprima che sa di celestiale.

Signora Ricci, le suore fanno tante rinunce, ma nel suo caso quella al trucco sembra essere la meno pesante da sopportare…
«Un filo c’è, ma non me ne parli: poi coi capelli raccolti nel velo, ci metto due minuti. Ogni volta, è un’ora risparmiata: per i set de “I Cesaroni” mi sveglio mediamente alle 5,30. Qui, alle 6,30».
Dal mimimal di suor Angela al ritorno come Lucia, truccatissima e circonfusa di luce nella quinta serie de «I Cesaroni». Un bel contrasto.
«È il bello di questo mestiere. Non parliamo di “Mine vaganti” di Ozpetek, dove passavo due ore a imbruttirmi. A volte, serve coraggio».
Non è certo il suo caso, ma spesso le belle attrici hanno anche la percezione che recitare sciatte o struccate, faccia risaltare la loro bravura.
«Pensiero che non mi ha mai sfiorata. Dipende sempre dal personaggio che devo valorizzare, da ciò che recito e da come lo recito».
Qualche rinuncia professionale, l’ha dovuta sopportare?
«Mai, anche conciliando privato e lavoro: i miei picchi professionali hanno sempre coinciso con i periodi nei quali ero incinta: quando aspettavo Emma, facevo “Caro maestro”, e per Maria c’era “Orgoglio”. Non mi sono fatta mancare niente, neanche “Come tu mi vuoi” a teatro. La mia cosa più difficile e importante».
In questa nuova serie di «Che Dio ci aiuti» avrete meno intrighi e più sentimenti. Come mai?
«Piuttosto, ci siamo accorti negli ultimi episodi dello scorso anno che il pubblico gradiva di più alcune tematiche a sfondo sociale. Parleremo quindi anche di adozioni, usura, strozzinaggio. E praticamente sparirà la linea gialla, con incidenti e morti».
In che cosa somiglia a suor Angela?
«Ma io sono suora inside (dentro, Ndr), e anche un po’ Furio, ha presente il personaggio di Verdone? Sono curiosa della vita, e ho un certo carattere. Non dimentichiamo che suor Angela ha un passato di rapina a mano armata e concorso in omicidio. Non è il mio caso, ma anch’io sono stata una ragazza vivace».
Ora però si è imborghesita...
«Assolutamente. Del resto, a parte qualche vero proletario, ormai siamo tutti imborghesiti. E ringrazio mia madre per avermi fatta crescere nella borgata di Acilia, a Roma. Dove ho conosciuto i proletari veri».
Può dare indicazioni vincolanti sui suoi copioni?
«Sì, do indicazioni agli autori, come tutti i colleghi e le guest star. In genere se ne parla, e i problemi, le incongruenze, si aggiustano: del resto, siamo eroi: oggi si lavora con tempi ristrettissimi e pochissimi soldi. Si magnificano gli sceneggiati di un tempo, ma non so quei cast e quelle produzioni come lavorerebbero oggi, in queste condizioni».
Mi permetta l’ineleganza di sottolineare che ha appena compiuto 50 anni. Quali lussi si può concedere?
«Per esempio, quello di evitare le scene d’amore: ho già dato in passato. Sul set bacio e vado a letto sempre meno. Del resto, le scene di sesso le ho sempre detestate: quando le facevo, guardavo il soffitto pensando alla clausola del contratto con la cifra del compenso. Poi, siccome sono bravina, davo l’impressione che mi piacesse».
Dice di essere stata danneggiata dal suo non apparire nei salotti del potere, eppure lavora continuamente.
«Sono tra le attrici più raccomandate dal pubblico. Fortunatamente, se funzioni e fai ascolti, ti richiamano».
Un traguardo ancora da raggiungere.
«Vorrei fare come gli inglesi, e portare al cinema i classici del teatro italiano. E poi qualche fiction dedicata a due-tre grandi donne».
Come Eleonora Duse, se n’è parlato…
«Per carità, il nome lo fa lei, a me ha portato male solo accennarne. Se vuole mi vesto di viola, passo sotto le scale, rovescio il sale, ma non parlo di quei progetti».
Perché i «Cesaroni» piacciono tanto?
«Perché sono tornati a mordere un po’, a fare “caciara”, a essere Cesaroni, appunto. Nelle ultime stagioni si era stemperato un po’ tutto nel sentimentalismo, e a mio avviso ha nuociuto. Ora siamo tornati con Francesco Vicario alla regia; lui è un genio della commedia e fa anche “Che Dio ci aiuti”».
Presentando la nuova serie de «I Cesaroni» Claudio Amendola ha accennato a qualche problema sul set parlando di qualcuno che voleva mettersi troppo in evidenza. Che cos’è successo?
«Se lui non ha fatto nomi, non ne farò certo io. Posso dire che per quattro/cinque mesi abbiamo girato divertendoci come pazzi. Poi sì, qualche frizione si è avuta, ma ci sta. Cose delle quali mi sono del tutto disinteressata, anche perché ero alle prese con la malattia di mio padre, che poi è mancato».
Con lei nessun problema, quindi?
«Figurarsi. Io e Claudio abbiamo più ore di volo insieme che la Loren e Mastroianni. La prima cosa fu “Quei 36 gradini”, nell’84, dov’era mio fratello. Poi abbiamo fatto insieme 7 serie, con una media di 10-12 puntate ciascuna».
Da suora laica, quali pensa siano gli errori della Chiesa?
«A volte noi progressisti abbiamo preconcetti nei confronti dei preti e di certo bigottismo. Eppure basta cercare e se ne incontrano di fantastici, moderni e aperti. Come suor Benedetta, che mi ha aperto gli occhi e che dice cose come “Che figata!”, come tutti noi. Il cristianesimo è una grande cosa. La Chiesa invece dovrebbe ammorbidirsi un po’ su certi dogmi. E poi è comunque una struttura di potere. E dove c’è il potere, lo vediamo anche in politica, finisce che ci sono problemi».

(TV SORRISI E CANZONI - SETTEMBRE 2012)

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