venerdì 27 aprile 2012

CHI HA PAURA DEL GRILLO CATTIVO? BEPPE 5 STELLE: UN SEGNALE FORTISSIMO

Lo spauracchio Beppe Grillo inizia ad agitare non poco i santuari della politica politicante, che sentono sul collo il fiato del comico savonarola e l'odio sempre più palpabile della popolazione nei confronti di una classe dirigente che ha portato il Paese allo sfascio e che - in compenso - si ritrova le tasche e la pancia magicamente piene.
Per questo sui giornali, più o meno di regime (ora viviamo in uno stato di commissariamento para-bancario), si moltiplicano gli allerta sul fenomeno Grillo. Il guru dell'antipolitica, il demagogo (come l'ha indirettamente definito il Presidente Napolitano, perdendo una buona occasione per non intromettersi, visto che il suo dovrebbe essere solo un ruolo di garanzia) fa paura a tanti. Compreso Di Pietro, che vive dello stesso voto motivato in gran parte dalla protesta. Intendiamoci, molti rilievi che fanno gli anti-grillini stanno in piedi: il Movimento 5 stelle si alimenta dell'immagine di una sola figura carismatica ed è verticistico, fondamentalmente autoritario. L'Italia ha sempre avuto bisogno dell'uomo apparentemente forte, si chiami Mussolini, Bossi o Berlusconi, poco importa, e questo è un limite non da poco del progetto.
Però ha una base composta da gente nuova, non (ancora) compromessa, che si è data regole statutarie precise, come la messa al bando degli inquisiti e la decadenza dei mandati dopo la seconda legislatura. Perché la contiguità col potere genera alla lunga, fisiologicamente, corruzione. E non è poca cosa.
Ciò che non sta in piedi dell'anti-grillismo, sono soprattutto i pulpiti politici - che definire «sputtanati» è dir poco - dai quali spesso proviene la predica. Tanto a destra, quanto a sinistra, la casta ha dato negli ultimi 20-30 anni uno spettacolo indecoroso di se stessa. Vuoi per malaffare, vuoi per inconcludenza. Sarà anche qualunquismo dirlo, ma è un dato di fatto. Inutile quindi che si spaventi per un Grillo e che ne stigmatizzi i toni. Dovrebbe contestarne, al limite, la scarsa propensione al confronto. Beppe è uomo di palcoscenico, studia un testo e poi lo restituisce rimasticato sotto forma di comizio. La dimensione del dialogo non gli appartiene e del resto sulla delegittimazione della politica ha costruito un piccolo impero.
Il voto a Grillo non sarà certo risolutivo per il Paese, non illudiamoci. Ma sarà un segnale forte, fortissimo (più dell'astensione, più delle schede annullate) per la vecchia classe politica. Ovvero la quasi totalità dell'emiciclo di Montecitorio. È ora che si facciano definitivamente da parte con le loro ruberie e le commedie a favore di telecamera. Se dobbiamo affidarci a qualche commediante (e ai suoi discepoli), che almeno sia il migliore sulla piazza.

martedì 24 aprile 2012

MARCO MARZOCCA * «SONO UN ETERNO SECONDO, SIGNO'»

Fiumicino, Roma. Sul tabellone delle partenze lampeggia il volo per Casablanca, e Marco Marzocca sembra tutto tranne che Ariel, il domestico filippino del «Certo, signò! Zùbito, signò!» che gli ha regalato il successo. «Sto partendo per Ouazarzate, in Marocco. Un posto dove vengono realizzate molte produzioni internazionali. Sarà il set della nuova serie di spot Tim» anticipa a «Sorrisi». «Dopo la madre di Garibaldi, stavolta sarò il segretario di Marco Polo, un accompagnatore cinese. Con me, come sempre, Bianca Balti e Neri Marcorè». Anche lui con la carta d’imbarco in mano.

Marzocca, proprio in Marocco dovevate andare a girare?
«Siamo solo esecutori. Decide tutto il marketing Tim, che si appoggia a un’agenzia pubblicitaria argentina. Sapesse quanta soddisfazione mi danno sempre questi 30 secondi...».
Come mai?
«Perché fanno ridere e ci danno la possibilità di improvvisare un minimo. Basta una parola fuori copione, a volte, e il risultato migliora. Mi è già successo due volte. E abbiamo un regista hollywoodiano: Harald Zwart, che ha fatto il secondo “Karate Kid”».
Non è il vostro caso, ma come mai gli spot dei comici per compagnie telefoniche, case automobilistiche e quant’altro, sono spesso i più brutti?
«Perché sono i più difficili. Ho studiato la pratica. Il problema è anche la parte istituzionale, con il messaggio pubblicitario aziendale vero e proprio. Si può mettere all’inizio, o alla fine. Tim lo mette alla fine».
Quindi?
«In 30 secondi devi: contestualizzare lo spot, raccontare qualcosa che faccia ridere, e dare il messaggio istituzionale. Una faticaccia».
Ma lei, ex farmacista che fa cabaret dal ‘94, quando mandò un video a «Tunnel» (Raitre), non si è stancato di essere un eterno secondo?
«A me lo dice? Pensi che tre anni fa feci tre serate da tutto esaurito al Gran Teatro di Roma: 9150 paganti. E 13 giorni al Brancaccio: sala da 1350 posti. Lei ha mai visto un articolo su un giornale? Non faccio notizia perché evito le imitazioni dei politici. Ma a questa logica, non mi piego».
Eppure quando fa il domestico Ariel gode di popolarità trasversale. È amatissimo...
«Vero. Se dal vivo non lo faccio, c’è la rivolta. Mia moglie Liliana è colombiana, conosco il mondo di chi, extracomunitario, arriva qui senza soldi. Ariel sorride sempre, anche quando gli va storta o sbaglia. È felice. Siamo noi che abbiamo troppo».
Da un anno e mezzo si è trasferito a Orlando, in Florida...
«Ho chiesto una carta verde e a sorpresa me ne hanno concessa una speciale, subito. Per non perderla, me ne sono andato. Anche per dare ai miei due figli un futuro di meritocrazia, che qui non esiste».
E negli States, che cosa fa?
«Ho un ristorante, “Big Italy”. E collaboro con Universal Studios. Lì se hai un progetto - e io tre idee in giro le ho -, basta avere il finanziatore e le realizzi subito. Qui sei in balìa degli umori mattutini di produttori e direttori».
Chi è il più grande col quale ha lavorato?
«Non perché mi ha scoperto, ma dico Corrado Guzzanti. Senza dubbio. Pare che ora rifaccia “Aniene” su Sky. E dovrei esserci anch’io».

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2012)

lunedì 23 aprile 2012

SONDAGGIO #unaXcorona * TROVIAMO A FABRIZIO LA NUOVA BELEN RODRIGUEZ

Ok, dopo aver trattato male un po' tutti, stavolta Fabrizio Corona ha pestato la marrone. E in questo caso non parlo di Emma.
Ma noi siamo buoni e non possiamo sottrarci a un atto di umanità.

Corona - è evidente - non può stare troppo tempo senza una nuova Belen Rodriguez, e dobbiamo fare di tutto per dargli una mano a trovarne una acconcia. La persona giusta. Dopo la fine della storia con la showgirl argentina, finita tra le braccia del ballerino Stefano De Martino, le corna dell'agente dei paparazzi e della sfortunata ma rocciosa Emma di «Amici» sono finite in piazza.
Ora, la Marrone non ha certo problemi di visibilità e potrà fare tranquillamente a meno di immediati rimpiazzi, ricostruendosi in pace un futuro sentimentale. Ma Corona, che negli ultimi anni ha vissuto in simbiosi con la Rodriguez, inventandosi scoop (anche questa storia del tradimento potrebbe essere una patacca, ma i beneinformati in fatto di gossip spergiurano sia vera), appeso soltanto alle grazie della fascinosa Belen, non potrà reggere a lungo senza trovare una sostituta mediatamente all'altezza.

«Lospettacolodevecontinuare.com» pensa positivo e vuole dare una mano a Mister Corona, per non perdersi nel mare magnum delle showgirl e dei volti femminili più o meno sulla piazza. Quindi apre ai lettori di Twitter (con l'hastag #unaXcorona) e di Facebook un sondaggio di vitale importanza per il Paese, per suggerire all'ineffabile Fabrizio (che non può farcela da solo) una nuova compagna che possa sottrarlo all'imminente oblio. Del resto c'è in gioco una rispettabile carriera, perbacco.

Alcuni uomini e donne valorosi, di comprovata umanità, ci hanno già fornito su Twitter i primi nomi per la possibile sostituta. Tra questi, spuntano: Elisabetta Canalis, Guendalina Tavassi, la stessa Emma Marrone, Sara Tommasi, Selvaggia Lucarelli, Melita Toniolo, Barbara Berlusconi, Bianca Balti, Eva Riccobono, Beatrice Borromeo, Charlotte Casiraghi, Federica Pellegrini, Arianna David, Flavia Vento, Francesca Cipriani e Luisa Corna. Ma altri, forse in vena di facezie (o anche no, visto che parliamo sempre di Corona) si è spinto persino a ipotizzare nomi più stagionati ma di sicura presa: Brigitte Bardot, Rita Levi Montalcini ed Elsa Fornero.
Ora sta a voi decidere se puntare su qualcuna già in elenco per aiutarci a comporre la classifica, oppure spaziare con la fantasia. Ricordate che su Twitter l'hastag è #unaXcorona. Presto, su questi schermi, i risultati.
Diamo una mano a Fabrizio dopo tutto il bene che ci ha fatto.

venerdì 20 aprile 2012

MILANO * IL CICLISTA CHE PASSA SULLE STRISCE PEDONALI

Un giorno bisognerà parlare dello sguardo di genuina cattiveria del Ciclista Milanese Che Passa Sulle Strisce Pedonali, quando gli suoni il clacson perché a un incrocio - con semaforo verde per entrambi - ti taglia la strada all'improvviso transitando dove non dovrebbe.
Qualcuno, probabilmente una forza oscura che si muove in direzione contraria al codice della strada, nei millenni, ha fatto credere al CMCPSSP di avere il pieno diritto di poter passare indisturbato sulle strisce pedonali. Il CMCPSSP, infatti, oltre a godere di una quasi totale impunità metropolitana che va dallo scippo alla strage con banda armata (in questo accomunato al portatore sano di motociclo), ritiene in perfetta buona fede che quello sia il luogo deputato al suo passaggio. Per questo non solo non gradisce le tue rimostranze, ma se ne stupisce con candore non scevro da severità. E le percepisce come improprie. 
Caro CMCPSSP, la volta in cui incautamente ti investirò con un pizzico di malcelato piacere, dovrò domandartelo: ma non sarai un po' pirla?

giovedì 19 aprile 2012

«BENVENUTI A TAVOLA - NORD VS SUD» * TUTTE LE CURIOSITA' SULLA FICTION

* Nella fiction trovano spazio Debora Villa (42; è Elisabetta) e Teresa Mannino (41; è Lucia), due certezze del cabaret al femminile.

* Sul set gli attori si sono fatti coadiuvare da un vero chef in veste di coach: Massimiliano Sepe.

* La serie prodotta da Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt è ambientata a Milano, e molte delle scene sono state girate tra i Navigli e Parco Sempione.

* Tra i volti emergenti, spicca Denise Faro (23; è la pasticcera Giulia), attrice e cantante. Ha appena vinto la 53ª edizione del Festival della canzone di Viña del Mar, in Cile.

* Tra le guest star, oltre a Rossello Brescia e Giobbe Covatta, c’è l’ex calciatore Salvatore Schillaci (47) meglio noto come Totò, nei panni di se stesso.

* Al termine di ogni puntata, i due protagonisti propongono altrettante ricette che il pubblico a casa può televotare nel concorso Inizia la sfida. Maggiori informazioni sul sito: www.servizisms.mediaset.it

* Antonio Catania (60; è Renato, aiuto cuoco) ha fatto carriera: nel 1995 fu tra i protagonisti di «Camerieri» (sopra, nel tondo) di Leone Pompucci. Nel cast della fiction diretta da Francesco Micciché ci sono anche Lorenza Indovina (è Anna Perrone) e Umberto Orsini (è Leone, suocero di Conforti).

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2012)

mercoledì 18 aprile 2012

«SEX AND THE CITY» * SU ALCUNE DONNE HA FATTO DANNI IRREVERSIBILI

Tra i danni permanenti più devastanti fatti da "Sex and The City" alle menti femminili più fragili, c'è l'improprio processo di immedesimazione. Ovvero il tentativo di emulazione di un modello alto, in un contesto estetico-socio-ambientale più basso. Come per le radiazioni nucleari, il fenomeno ha devastanti ricadute per decenni. Capita ancora oggi di vedere gruppi di amiche (non di rado cesse epocali), che abitano magari a Rozzano o a Zagarolo e vestono/si truccano in maniera improbabile, ammiccare alle gesta di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda. Per galvanizzarsi, si sentono loro. Ci vorrebbe una severa legge che lo vieti.

martedì 17 aprile 2012

BENTIVOGLIO & TIRABASSI («BENVENUTI A TAVOLA - NORD VS SUD») * ABBIAMO UNA RICETTA PER L'ITALIA

Lo osservo e noto il disagio. Vestito da cuoco (ruspante), sul bagnasciuga della spiaggia di Fregene, mentre col collega Fabrizio Bentivoglio (chef stellato) improvvisa una partita a racchettoni di fronte a una tavola imbandita, usando un limone come pallina e una padella a mo’ di racchetta, Giorgio Tirabassi ha tre problemi: il vento che solleva la tovaglia (risolto con un provvidenziale biadesivo); il baffo posticcio che si stacca (cosa che gli impedisce di ridere) e – soprattutto - farsi dare retta dal fotografo di «Sorrisi», Massimo Sestini. Il quale ha riunito i due in questa strana location per la copertina dedicata a «Benvenuti a tavola – Nord vs. Sud», nuova fiction di Canale 5 che contrappone le famiglie di due competitivi ristoratori. Uno è Paolo Perrone (Tirabassi) che lascia Pollica (Salerno) con moglie (Lorenza Indovina) e figli per aprire a Milano una trattoria che porta il suo nome; l’altro è il raffinato chef Carlo Conforti (Bentivoglio), che da sempre, proprio di fronte al nuovo locale del concorrente, gestisce lo sciccoso «Il Meneghino» insieme con la moglie (Debora Villa) e sopportando le continue intrusioni del suocero Leone (Umberto Orsini). Le storie di contorno che si dipanano sono bisticci e amori tra i rispettivi figli dei due.
«Mi viene istintivo fissare il limone mentre lancio, mica posso guardare te: lo dice la logica… Niente: non mi ascolta...» implora Tirabassi. Sestini in effetti è in piena trance creativa, propiziata da una frase pronunciata poco prima da Bentivoglio: «Questo set sul mare mi ricorda Luis Buñuel. Ti chiamerò Buñuel». È l’inizio della fine. «Ragazzi, facciamo presto che tra un’ora parte il maestralino e rischiamo che voli via tutto» dice il neo battezzato erede del celebre regista surrealista spagnolo. Il maestrale arriva in meno di 10 minuti, e ci vado di mezzo anch’io, utilizzato prima come zavorra umana di due supporti per le luci, poi per il trasporto ittico. Dalle cucine del ristorante che ci sopporta, infatti, dopo tre quarti d’ora c’è l’aut aut: «Rivogliono indietro il pesce che sta in tavola: se sta troppo al sole, va a male». Parto come un vuccumprà sorreggendo un’enorme teglia contenente 10 chili stimati di spigole, pezzogne, rombi, saraghi, orate di mare, e un astice che sembra prendersi gioco di me. Ma il pescato è salvo.
Fiction e tv spesso raccontano il mondo dei fornelli riempiendo il piatto di luoghi comuni. E anche questo parrebbe un caso di scuola, con l’ammiccamento «Nord vs Sud» che compare già dal titolo: «Non è così, in realtà» ribatte Tirabassi. «Certo, “Benvenuti a tavola” è una commedia, un lavoro per famiglie, ma dal punto di vista recitativo non abbiamo voluto essere caricaturali. Ci sono questi due cuochi, io vengo dal Sud e apro a Milano e la trattoria “Dal Perrone”, e Fabrizio è il titolare del “Meneghino”, che sta di fronte. Siamo diversi, ma cerchiamo un’integrazione. E dietro ci sono le nostre famiglie e amori che si intrecciano». Niente a che fare con le epiche battaglie in cucina di Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman sul set de «I nuovi mostri» (1977), per intendersi: «Quello giocava sui registri del grottesco» dice Bentivoglio, che dopo tanto cinema è al suo debutto in una fiction. «La nostra è una commedia. Nel mio personaggio c’era una vitalità irrintracciabile nei miei ultimi ruoli. Ho accettato anche per questo. Volevo riaffermarla, questa vitalità». Nato alla scuola di Proietti, Tirabassi ha un curriculum mica da ridere («No no, anche da ridere» dice) nel mondo della fiction, che spazia da «Distretto di polizia» a «I liceali», e il suo approccio è molto tecnico: «Ma non andiamo in onda un po’ troppo in avanti? Non siamo quasi a fine stagione?». Parla di «periodo di garanzia» (quella delicata parte dell’annata tv quando le concessionarie di pubblicità si impegnano a garantire agli investitori pubblicitari una determinata audience) come se fosse pane quotidiano. Bentivoglio invece di ascolti e share non sa nulla, ma sembra piuttosto disorientato dalla macchina promozionale: poco prima, col collega, stigmatizzava il fatto di essersi trovato ospite di uno show, quasi costretto a sorridere di «una barzelletta imbarazzante», e ora è furibondo per una goliardata de «Le iene». «Ci hanno fatto un blitz stupido. Lo scriva, lo scriva pure: questa è gente che secondo me dovrebbe sparire». «Non l’ha presa benissimo», aggiunge l’altro.
Sul set, i due erano professionali sin nei dettagli. «Per imparare il mestiere, sia io che Giorgio» dice Bentivoglio «siamo andati per qualche sera, nelle ore più calde, nelle cucine di alcuni ristoranti di fiducia, e sul set avevamo un coach bravissimo, un vero chef, Massimiliano Sepe, che ci faceva imparare a guarnire e usare gli strumenti. Sapete che cosa ho appena imparato? Le 100 pieghine del classico cappello da cuoco simboleggiano i 100 modi in cui il cuoco che lo inventò sapeva cucinare un semplice uovo. Io è già tanto se mi fermo a quattro…». Già, come si comportano Tirabassi e Bentivoglio nelle loro vere cucine? «Non sono un professionista» dice Giorgio «ma pian piano sto imparando. Il mio punto di forza è il pollo alla cacciatora. Fabrizio se fosse un piatto sarebbe una spuma, un’emulsione di ossobuco con zafferano». «Io invece» ribatte Bentivoglio «vado di aglio, olio e peperoncino. E lui sarebbe la classica parmigiana di melanzane». «Una ricetta per l’Italia?» incalza l’uomo di «Marrakech Express». «L’ho sentita un giorno per caso in tv, ascoltando una giornalista che intervistava un passante in strada. Questo signore le ha risposto: “Dobbiamo tornare tutti a fare cose che durino”. Si aspettava la classica banalità, e questo tizio l’ha gelata dicendole la verità delle verità: nei nostri lavori, nei rapporti umani e sentimentali, siamo ormai troppo abituati all’usa e getta. Per rinascere dobbiamo tornare a dare valore alle cose; a far sì che ciò che facciamo duri nel tempo».
«Detto questo, du spaghi co’ le vongole, se li volemo fa?», chiosa Tirabassi. Poso il taccuino sul tavolo. Certo, che se li volemo fa.

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2012)

lunedì 16 aprile 2012

«SOGNANDO ITALIA» * MORGAN WITKIN E I GRANDI ITALIANI D'AMERICA

Volete scoprire quali sono i talenti italiani che hanno fatto fortuna negli Stati Uniti? Dal 18 aprile, in seconda serata, su Retequattro, ci pensa la bionda Morgan Witkin (nella foto) in «Sognando Italia». 
Sfrecciando a bordo di una Cadillac, farà tappa nelle dieci maggiori città degli States per accendere i riflettori sui nostri connazionali che là fanno grande il «Made in Italy».

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2012)

GRANDE FRATELLO * ORA SABRINA MBAREK STUDIA PER MIGLIORARE LA DIZIONE

Nel futuro di Sabrina Mbarek (22 anni), la ragazza di origine tunisina fresca vincitrice del «Grande Fratello 12», anzitutto c’è «un corso di dizione, perché nella prospettiva di continaure con questo lavoro, vuole migliorarsi», dicono dalla sua agenzia. E, da settembre, tanto studio per arrivare alla sospirata laurea in Giurisprudenza. Intanto, il 15 aprile al «The Club» di Milano, si è tenuta una grande festa con tutti i gieffini, ma senza la conduttrice, Alessia Marcuzzi.
I ragazzi della Casa di Cinecittà (il reality si prenderà a quanto sembra almeno un anno di pausa dagli schermi, dopo l'overdose di questi ultimi anni, che ha influito negativamente sugli ascolti) sono legati per un anno a partire dalla fine del programma con la Luca Casadei Management.

mercoledì 11 aprile 2012

PAOLA BARALE * «FACCIO 'MISTERO' MA SENZA FINZIONI»

«Guardi che non conduco io. Sono la novità del programma, insieme con la scenografia, ma non conduco. Spero di non diventare, però, una parte della scenografia…».
D’umore brillante, tempestata di nuovi tatuaggi («Gli ultimi sulle braccia in realtà avranno 2-3 anni» dice), reduce da «una vacanza in Perù», Paola Barale entra nel cast di «Mistero»; nove puntate dal 15 aprile su Italia 1 per indagare su ufo ed eventi inspiegabili. Con lei Jane Alexander, Daniele Bossari, Marco Berry, Andrea Pinketts, Nicole Pelizzari e – dall’America – Rachele Restivo. La location è quella del Teatrino di corte della Villa Reale di Monza, di fronte a un inedito pubblico di 120 persone. Da lì il paranormale prenderà corpo e vita.

Paola, si parla ancora del suo ritorno in tv…

«Uffa, ma quale ritorno? È un programma. Ogni volta che faccio qualcosa e poi mi assento per un po’, ecco il mio ritorno. Succederà anche stavolta, vedrà».
Non ne dubito, ma qui l’unico vero «Mistero» è il suo curioso approccio al video. Potrebbe fare molto di più, ma non lo fa. Perché?
«Mi chiedo perché dovrei esserci a tutti i costi. Adoro la tv, ma se mi propongono cose improbabili, resto a casa, visto che ho la fortuna di poterlo fare».
C’è anche pigrizia, lo ammetta.
«Sono sempre stata pigra, ma mai sul lavoro. C’è invece rispetto per me stessa e per questo mestiere. Rispetto per la vita, in definitiva. Quando me ne andai da “Buona domenica”, è perché arrivavo in studio per le prove alle due del pomeriggio e non facevo niente. La tv stava cambiando troppo. E infatti di lì a poco sono arrivati i reality, con quel che ne consegue».
Brutta storia?
«Ottima idea commerciale per fare prodotti a basso costo, e il pubblico li voleva. Quindi tutto ok. Ma hanno decretato la morte della magia del palcoscenico, dei bravi attori, dei varietà di pregio, che pure c’è stata in tv. Anche in parte di quella che ho fatto io».
Quindi esserci a tutti i costi non è cosa per lei.
«È per qualcuno che non si stima abbastanza. Che preferisce non perdere il posto e intascare un bel po’ di soldi. Ho la fortuna di poter di scegliere. E infatti appena posso faccio teatro, che rende ben poco. Ma lo dico senza presunzione, sia chiaro».
Però le ultime sue apparizioni in video sono state a «La talpa» e la conduzione de «La pupa e il secchione»…
«Cose che ho fatto del tutto controvoglia. Infatti a convincermi ci hanno messo tantissimo. Poi è finita che mi ci sono anche divertita, lo ammetto».
Perché hanno voluto proprio lei a «Mistero»?
«Coincidenze, contatti precedenti, mi ha chiamato il produttore Cavalli... Già, perché hanno voluto proprio me? Secondo lei?
Per associazione di idee? In fondo l’ha già condotto Raz Degan, e voi due...
«Ma figurarsi: se è per questo l’ha condotto anche Ruggeri. Boh, non lo so, ma era un’occasione da cogliere al volo».
Eva Riccobono sta per per partire su Raidue con un programma nel quale parlerà di scienza con ironia, spiegando anche i trucchi di chi gioca sul paranormale. Voi cambierete registro, o la cifra è sempre quella di montare la panna?
«Non so bene che cosa intenda con “montare la panna”, ma se parliamo di misteri, non potremo certo svelarli. Un mistero è un mistero, per definizione. Potremo al massimo provare a fornire qualche spiegazione. Di certo so che a me non piace la finzione, quindi quello che farò non sarà mai falso o strumentale».
Come lavora il vostro team?
«Ognuno gira i propri contributi in esterna, e poi andiamo a presentarli e discuterli in studio. Ora la lascio, perché vado di frettissima: sto registrando la parodia de “Il Signore degli anelli”».
Ma è «Paperissima» o «Mistero»?
«“Mistero”, “Mistero”... Ma non mi chieda niente: per ora non posso raccontarvi altro».

(TV SORRISI E CANZONI - APRILE 2012)

giovedì 5 aprile 2012

VLADIMIR LUXURIA * PARLA LA VERA VINCITRICE DE L'ISOLA DEI FAMOSI 2012

La mia seconda isola. L'emozione di rivedere i luoghi che mi hanno ospitata da concorrente nel 2008: Cayo Paloma e Playa Uva.
Il contatto con la natura, il mare turchese e smeraldo, i tramonti infiammati, la sfuggente bellezza degli animali. Non avrei mai immaginato di ripercorrere questi luoghi, dall'altra parte della scena, da conduttrice: ho scoperto la meravigliosa macchina che fa funzionare l'Isola dall'Honduras, oltre 200 figure professionali dalle quali ho potuto solo che imparare.
Le mie lunghe passeggiate sulla spiaggia per raggiungere il villaggio garifuna Sambo Creek, i contadini che vanno a lavorare di giorno nei campi con l'immancabile machete, e la sera, le donne che cullano l'amaca dei loro bambini immersi in un tappeto di lucciole che sembrano fate.
E una paura vinta: quella di non farcela, che il programma andasse male, che io non piacessi. La Rai e Magnolia si sono fidate di me. E un grande compagno d'avventura: Nicola Savino con il quale il feeling è stato immediato,
un'intesa che ci ha fatto dimenticare i problemi del "ritorno" del collegamento satellitare. Senza Candido, il mio autore, e Federica, la mia truccatrice, sarei stata smarrita e struccata. Sono davvero felice di aver fatto questo grande viaggio che mi è servito a volermi bene un po' di più.
                         Vladimir Luxuria

mercoledì 4 aprile 2012

ANNA SAFRONCIK («LE TRE ROSE DI EVA») * 8 ANNI DI GALERA, E NON SENTIRLI

Vista così, Anna Safroncik non sembra neppure una che si è appena fatta otto anni di galera. Eppure, è proprio da questo lato oscuro della vita del suo personaggio, la rocciosa Aurora Taviani, che partono le intricate vicende de «Le tre rose di Eva», Fiction Mediaset prodotta da Rti e Mediavivere. Un feuilleton fatto di drammi e passioni, con una sceneggiatura disseminata di cinque cadaveri e sette segrete. Il tutto ambientato a Villalba, paesino (rigorosamente di fantasia) della campagna Toscana. Ma le riprese si sono spinte anche in Umbria, dalle parti di Orvieto, e nel Lazio, a caccia di casali ad hoc. La Eva del titolo è Barbara De Rossi, madre di Aurora e di altre due volitive sorelle (la famiglia ha un’azienda agricola in difficoltà), che sparisce poco prima della misteriosa morte del suo amante.  Fatto di sangue del quale viene ingiustamente incolpata la bella Safroncik. L’uomo, come se non bastasse, è il padre del fidanzato di lei, Alessandro Monforte, alla guida dell’altra dinastia di vignaioli del villaggio. «In questo lavoro» spiega il regista Raffaele Mertes «si mescolano melodramma classico, sentimenti, e dosi abbondanti di giallo. È pensato per un pubblico soprattutto femminile, e l’ambientazione tra i vigneti della Toscana ne aumenta il fascino. L’ho girato in elettronica, cercando di far coincidere qualità e costi contenuti. La seconda unità di ripresa era affidata a Vincenzo Verdecchi, e complessivamente abbiamo lavorato 26 settimane». Difficile non paragonarlo a un «Falcon Crest» al sapore di ribollita, visto che anche nella mitica serie tv della Cbs  (in onda in Italia dal 1982), le torbide vicende dei protagonisti avevano come sfondo un’azienda vitivinicola. «C’è un po’ di questo» commenta Mertes «ma anche echi di “Dallas” e “Dynasty”, con le rivalità fra grandi famiglie. C’è la fattoria di Tara in “Via col vento” e, se vogliamo andare all’essenza, le lotte fra Capuleti e Montecchi. Fra l’altro, la presenza di classici cattivi di contorno come Luca Ward (Camerana), Paolo Maria Scalondro (Monsignor Krauss) e Alfredo Pea (l’avvocato Scilla) contribuisce a rendere ancora più torbide le acque. Far capire subito al pubblico che Aurora è innocente non toglie nulla alla suspence, perché si è deciso di puntare soprattutto sull’immedesimazione, sulla volontà di compartecipare quest’ansia che ha di riprendersi la propria vita e la tenuta. E, naturalmente, sul giallo da risolvere». Per una Safroncik che affronta da protagonista forse il primo personaggio positivo della propria carriera («Credo di essere riuscito a spostare efficamente il suo asse verso il bene» dice Mertes), si segnalano nel cast figure come la Miss Italia 2005 Edelfa Chiara Masciotta, l’ex tronista di «Uomini e donne» Francesco Arca e Paola Pitagora, al primo ruolo da nonna di una lunga carriera. Coprotagonista, è il pisano Roberto Farnesi. «Il mio personaggio» dice «mi piace perché attraversa mille vicissitudini e stati d’animo. La scrittura di questo lavoro era buona, e appena ricevevo un nuovo copione non vedevo l’ora di leggere il successivo. Del resto, ci hanno lavorato tre anni. Il fatto che sul set abbia sempre il physique du rôle del bello, non mi preoccupa. Ma sogno di cimentarmi prima o poi in una commedia alla Monicelli, per far uscire la mia vena toscana goliardica. Il Monicelli di oggi è Paolo Virzì, che ha l’unico difetto di essere livornese. Io intanto, circondato da vigne e grandi vini, passo dalla fiction alla realtà, e da tre mesi sono diventato socio a Pisa di un ristorante di carne gemello del «Varrone» di Lucca. È stato un colpo di fulmine».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

martedì 3 aprile 2012

FABIO VOLO * «SONO VERO ALL'80% (O AL 20%, DIPENDE)»

Coniugare Battiato e autoironie sulla calvizie; poesie della Merini e accenni all’Articolo 18. Per tre giorni a settimana, in seconda serata su Raitre con il suo «Volo in diretta», Fabio Volo non prova tanto a far convivere l’alto e il basso, ma a sposare il trasversale. In uno show trendy contro il logorio della tv moderna. Gioco non facile. Tanto che il debutto è stato scoppiettante, ma la seconda puntata ha segnato il passo. «Non mi preccupa» spiega. «Sto facendo il programma che ho in testa e so che ha bisogno di tempo. È una cosa complessa, un linguaggio diverso. Spero che cresca. Fra l’altro alla seconda puntata avevamo contro di tutto, con l’“Isola” che non andava in pubblicità e la rete che ci ha consegnato uno share dell’1,2%. Da lì è difficile risalire. In ogni caso, dovesse andare male, sarà solo colpa mia».
 
Fabio, ha letto le prime critiche?
«Lavoro con un gruppo di autori molto bravi: l’autoanalisi ce la facciamo tra noi. A mezzanotte chiudo, ci riuniamo e ragioniamo. Chi scrive articoli, può non sottolineare alcuni handicap dai quali partiamo. Però ci sono, chi è del mestiere li conosce».
Lei è tra i nove autori. Tra questi c’è Federico Taddia, del team di Fiorello.
«Taddia è uno che in teoria come budget non mi potevo permettere, però entrambi ci piaciamo molto, e ci siamo venuti incontro. Ma non voglio assolutamente fare il Fiorello».
Sia sincero: lei, in percentuale, quanto è personaggio e quanto persona?
«Quando non mi ricordano che sono un personaggio, sono me stesso. Se si accendono i riflettori, le cose cambiano. Diciamo che sono l’80% personaggio e il 20% persona. E viceversa». 
Un giudizio sui palinsesti italiani.
«Non dovrei dirlo, ma la tv non la guardo mai. Vedo soprattutto programmi dove o si balla, o si cucina. Diciamo che non mi fa impazzire».
Dal Fabio Volo nudo a «Le iene» a quello di oggi, scrittore da milioni di copie, come è cambiato?
«All’epoca lavoravo in un nutrito gruppo di colleghi e avevo necessità di emergere in modo clamoroso. Oggi ho la fortuna di essere nella fascia alta, e per fortuna non devo più sgomitare».
Linus ha detto: «Fabio in radio serve il nulla, ma lo cucina benissimo»...
«Non sono d’accordo. Deejay è una tra le prime emittenti italiane e credo di avere contribuito non poco. Quanto ai contenuti, ho letto anche cose di grandi autori. Non le senti ovunque. Non mi pare siano il nulla».
I suoi contributi su Twitter a volte sembrano spenti. Si sono sfogati i maligni, che hanno commentato: lì è lui a scrivere, ma i libri glieli fanno i ghost writer.
«Ho uno strano rapporto con Twitter. Quando mi va, posto qualcosa, un pensiero o una frase. Ma non sono ossessionato dal mezzo. In condizioni normali preferisco fare altro. E dei libri rispondo interamente».
Molti la invidiano...
«È giusto, mi stupirei del contrario. Faccio tante cose e mi vanno tutte bene. E siccome mi presento come un tipo un po’ improvvisato, ciò genera una reazione umana in chi si si sbatte da anni senza troppi riscontri».
Sportivo, da parte sua. Nei suoi confronti vedo parecchio accanimento.
«Mettiamola così: tra fare libri che nessuno legge, film che nessuno vede e programmi che nessuno guarda essendo trattato bene, e fare libri, film e programmi di successo ed essere insultato, mi va bene così».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2012)

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