giovedì 21 febbraio 2013

ELENA SOFIA RICCI («CHE DIO CI AIUTI 2) * «ORA SUOR ANGELA, UNA BOMBA, POI ROMEO E GIULIETTA»

Un po’ meno «Don Matteo», un po’ più «Beautiful». Elena Sofia Ricci scalda preghiere, breviari e il suo indomabile caratterino, in vista del ritorno in video di suor Angela, la religiosa ex galeotta («Finì in carcere per concorso in omicidio e rapina a mano armata» dice) protagonista di «Che Dio ci aiuti 2». 16 episodi da 50 minuti ciascuno, per la regia di Francesco Vicario, che Raiuno manderà in onda in coppia, in prima serata, dal 21 febbraio, per otto settimane.
«C’è poco da fare, questa suora è una bomba atomica» commenta la Ricci «un meccanismo a orologeria ben congegnato. Migliora col tempo. È un personaggio che crea empatia e che ha un grande pubblico femminile. Dopo aver verificato, negli ultimi due episodi della prima stagione, che gli spettatori gradivano vederla alle prese con casi dalle problematiche  sociali, quest’anno abbiamo sterzato decisamente in quella direzione. Il filone giallo-poliziesco sparisce per lasciare spazio al sentimento e a storie ad alta problematicità o intensità. Ma senza rinunciare a un tocco di commedia, anche perché io suor Angela senza un po’ di commedia, non la so fare».  Le fa eco la sceneggiatrice Elena Bucaccio: «Abbiamo cambiato il format di una serie di successo, ma non è stato un atto di autolesionismo» spiega. «Passiamo dal legal all’ethical drama. Il modello di prima ci sembrava riduttivo per la nostra protagonista».
Suor Angela stavolta incontra Guido (Lino Guanciale), avvocato in crisi, tutor del suo nuovo convitto. Lei pensa che nell’animo di ognuno alberghi qualcosa di buono; lui non può fare a meno di credere il contrario. Lei si fida delle sensazioni; lui si attiene strettamente ai fatti. Ma insieme funzionano. Angela ha l’intuito umano che manca all’uomo di Legge. E insieme lavorano ai casi più difficili. Nel cast restano due ragazze della prima serie: Azzurra (Francesca Chillemi), diseredata dal padre, che si deve rimboccare le maniche in convento coltivando il sogno di sposare un milionario, e Margherita (Miriam Dalmazio), studentessa di medicina in sospeso fra pazienti e amori. Un modo per scoprire che un cuore scheggiato a volte è più difficile da curare di una malattia. «Lasciando cadere il filone poliziesco, abbiamo dovuto rinunciare a due ottimi attori come Massimo Poggio e Serena Rossi» prosegue Elena Sofia Ricci «per acquistarne tre-quattro formidabili: da Rosa Diletta Rossi, che fa un ruolo molto intenso, una ragazza di buona famiglia che affronta alcune criticità, a Laura Glavan: un peperino, capricciosa, espansiva, che invece dentro è una statua di ghiaccio. Poi  c’è Cesare Kristian Favoino, un bambino di otto anni che farà impazzire il pubblico e che ci ha lasciato a bocca aperta sul set: è buffissimo e recita meglio di tutti noi. Eravamo quasi  in imbarazzo. Infine Lino Guanciale, attore che chi segue il teatro conosce già, e che ha sicuramente un radioso futuro: bello e preparato, lo considero un po’ il nostro Tom Cruise. Per quanto mi riguarda, invece, suor Angela conserverà e accrescerà la propria umanità. Trovandosi alle prese in un episodio con un’ex compagna di cella e la sua storia difficile».
Elena Sofia Ricci, intanto, è in Trentino, al gelo, tra vecchie dimore e castelli, sul set di una nuova produzione («Sono fortunata: ho i prossimi due anni già impegnati») targata Lux Vide, come «Che Dio ci aiuti 2» e «I Cesaroni». Si tratta di «Romeo e Giulietta», una coproduzione italo-ispanico-tedesca che andrà in onda su Canale 5. «I protagonisti, belli e appassionati» racconta Elena Sofia «sono Alessandra Mastronardi e un ragazzo spagnolo: Martiño Rivas López. Io vesto i panni della nutrice di Giulietta, che è forse il più bel ruolo del teatro shakespeariano per un’attrice - mettiamola così - non più giovanissima. È un modo alternativo di calcare ancora le tavole del palcoscenico, per me che ho fatto una scelta di vita diversa. Ovvero  matrimonio, figli e famiglia. Se pensiamo a grandi colleghe come Mariangela Melato, o la Valeria Moriconi, sono sempre state sposate invece solo col teatro. La loro vita era interamente dedicata a quello. Oddìo, mi accorgo di essermi in qualche modo paragonata a due mostri sacri veri... No, non va bene, per carità: come non detto...».

(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2013)

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