venerdì 29 marzo 2013

ADDIO A ENZO JANNACCI * IL POETA CHE SI MANGIAVA LE PAROLE

Adesso che l'Armando è caduto, per l'ultima volta, mi accorgo che farei fatica a metterle in fila tutte, le canzoni più belle di Enzo Jannacci. Un pugliese d'origine diventato emblema di Milano. Città che guardava con l'affetto che si riserva agli amori che non possono morire.
Talento puro e inquieto. Genio e bipolarità. C'erano i motivetti allegri con la morale ("Ho visto un re"), le ballate nonsense che erano pregne di sense ("Una canzone intelligente") e di humour, i divertissement. Ma in definitiva le mie preferite erano le più sofferte e inquiete: "Vincenzina e la fabbrica", epica colonna sonora di Romanzo popolare, e "Io e te". Un piccolo capolavoro degli anni più recenti, non notissima ma magistrale. Tristi, perché in fondo lui era così. "Io e te", che è un pezzo del 1979, va riascoltato oggi, mentre il Paese marcisce nella crisi, per capire quanto quell'uomo fosse avanti.
Come inconfondibili furono tutti i vecchi tratti di pennello di Enzo e dei suoi compari. Da Giorgio Gaber (JaGa) a Cochi e Renato, passando per Dario Fo. Gente di cui si è perso lo stampo. E forse è un bene, perché avrei paura di vedere all'opera gli emuli.
Il medico cantautore, che su questo suo strano status giocava, aiutato dalla stampa, sempre a caccia di luoghi comuni, l'ho incontrato qualche volta, in anni di mestiere. Soprattutto nel retropalco di qualche concerto che teneva a Pavia e dintorni, nel periodo in cui mi arrabattavo con le collaborazioni a La Provincia Pavese. E le due cose che mi colpivano di lui, sempre e comunque, invariabilmente, erano quegli occhi da cocker bastonato, e la capacità incredibile di perdere il filo di un discorso iniziato. Verbalmente incontenibile, poteva a volte perdere la pazienza, far finta di perderla, con scatti repentini, o slittare in quella sua parlata afasica. Difficile da comprendere e da trascrivere, spesso.
Quando muore un poeta, è sempre un peccato. Oggi che è morto Enzo Jannacci, quel che resta di Milano dovrebbe provare una fitta al cuore.

2 commenti:

Giuseppe Gano Ganelli ha detto...

finalmente hai scritto una cosa seria...bravo ;)

Franco Bagnasco ha detto...

grazie, simpatico cialtrone!

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