martedì 5 marzo 2013

GIANNI MORANDI RACCONTA 50 ANNI DI AMICIZIA CON LUCIO DALLA

«Ma sai che mi chiamava “Psycho”? Io venivo dalla montagna, e per i bolognesi di città, come lui, quelli di montagna erano mezzi matti. Mi vedeva arrivare, e diceva: “Ecco il pazzo: hai fatto 12 chilometri di corsa, oggi?».
Lucio Dalla è morto un anno fa dopo un concerto in Svizzera (e il «4 marzo» verrà celebrato in Piazza Maggiore, a Bologna, con un grande show su Raiuno che già dal titolo riporta immediatamente alla sua storica data di nascita, nel ‘43, e al giorno dei funerali), ma l’amico Gianni Morandi ne parla come se non se ne fosse mai andato. «Su quel palco saremo in tanti, e io uno fra i tanti» continua. «Se dovessero accettare tutte le richieste che stanno arrivando da miriadi di artisti, lo spettacolo potrebbe durare otto ore. Sarò pronto per duettare, cantare, dire due parole riempiendo i buchi, ma non condurrò la serata». L’autore Giampiero Solari, direttore artistico del tributo, conferma: «Molti proporranno i pezzi di Lucio, e lui stesso sarà presente, in video con filmati d’epoca, o solo in voce; insomma, ci sarà interazione. Dalla è stato un misto fra Lou Reed, Andy Warhol e David Bowie. In lui c’era tutto, e nelle sue canzoni c’era la storia d’Italia degli ultimi trent’anni. “Balla balla ballerino” era la stazione di Bologna; «Anna e Marco» la periferia, il sottoproletariato urbano; «Henna» la guerra in Jugoslavia; «L’anno che verrà» il sequestro Moro, gli Anni 70».
«Ma la mia preferita era “Futura”» interviene Morandi «perché è il pezzo che un giorno mi fece fermare un attimo a riflettere. In quell’anno Lucio, che all’inizio della sua carriera incontrò molte difficoltà a sfondare, era arrivato al culmine del suo successo come cantautore. E io invece mi ritrovavo impantanato, un po’ dimenticato, nel pieno di un momento non facile dal quale poi uscii. La nostra situazione si era ribaltata. Ma non potevo invidiarlo, ero felice per lui». L’incontro fra Dalla e Morandi risale al 1963. «Eravamo al Teatro Greco di Taormina per una serata trasmessa in tv» ricorda mister di Monghidoro. «e spunta questo ragazzo barbuto e grassottello che mi viene incontro. Suonava il clarinetto con i Flipper. “Sei di Bologna?”, mi fa. Da lì iniziò un’amicizia durata 50 anni. Lui veniva a casa mia - o andavo io da lui in in Piazza Cavour, 2 - con i dischi di Ray Charles, Miles Davis o John Coltrane, il suo preferito. Voleva farmi capire che c’era tutto un mondo musicale, oltre le mie canzonette. Ma io non ero pronto per capirlo. Nel ‘64, arrivò Gino Paoli a esibirsi in un locale, lo conobbe, e lo convinse a debuttare anche come cantante».
Poi, nell’88, quando l’ago della bilancia del successo di Gianni e Lucio tornò a sfiorarsi, fu la volta di «Dalla/Morandi». Un disco e un tour indimenticabili. «125 concerti in tutto il mondo e un milione di copie vendute. Nella tornée europea, ci divertimmo tantissimo. Quando lo incontrai allo stadio Dall’Ara di Bologna, il 27 febbraio dello scorso anno, pochi giorni prima della terribile notizia e una decina di giorni dopo il Sanremo che condussi, e al quale partecipò facendo il direttore d’orchestra di Pierdavide Carone, riparlammo della possibilità di fargli un’improvvisata in una delle date concerti del suo tour. Ma non è stato possibile. L’anno scorso, il 4 marzo, a Bologna, per i suoi funerali, c’era un sole meraviglioso. Lucio amava gli scherzetti: speriamo che quest’anno, da lassù, non faccia nevicare».

BIBI BALLANDI: «QUELLA TELEFONATA CHE NON ARRIVA PIU'»
La cosa che mi manca di più di Lucio, sono le nostre telefonate alle sette, sette e mezza di mattina, quasi ogni giorno, per commentare i quotidiani. Sono stato il suo impresario sino alla fine, e prima di me mio padre Iso; sin da quando arrivò terzo al Festival di Sanremo, nel 1971, con «4/3/1943». Artisticamente, credo di aver assecondato tutte le sue piccole follie; le novità e le intuizioni che sapeva sfornare in modo infaticabile. E poi c’erano quelle nostre passeggiate il sabato mattina in Piazza Maggiore: parlava con tutti gli homeless e, ricordava il nome di ognuno di loro. Oggi quelle passeggiate le ho sostituite con una visita che ogni sabato faccio da solo, al cimitero della Certosa, per andare a salutarlo. Il 4 marzo a Bologna, per lui, faremo una bella festa.

(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2013)

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