giovedì 14 marzo 2013

RAFFAELLA CARRA' * «A THE VOICE CERCO UNA VOCE, MA SENZA I LITIGI DI X-FACTOR»

Torna Raffaella Carrà, la «Senatrice» della nostra tv, e stavolta cerca una voce. Anzi, «The Voice of Italy», la migliore ugola d’Italia, come recita il titolo del nuovo programma di Raidue che dal 7 marzo la vedrà protagonista in veste di coach (allenatrice) di talenti insieme con Riccardo Cocciante, Piero Pelù e la rossa Noemi. Nel caso qualcuno sentisse profumo di «X-Factor», ci pensa Raffa a marcare subito le differenze. «L’approccio di noi coach è profondamente diverso rispetto a “X-Factor”» spiega. «Non c’è litigio, ma rispetto, si lavora con allegria. È insomma uno show positivo. Mi disturba la litigiosità in tv, visto che non mi appartiene neanche nella vita».

Signora Carrà, durante la prima fase del vostro programma le audizioni si svolgono al buio, senza vedere i concorrenti, per non farsi condizionare dal loro aspetto fisico. Come si trova?
«Mi ero ripromessa di scavalcare l’ostacolo pensando di sentire le voci come se ascoltassi la radio, ma non è così. Quando sei girata di spalle, t’immagini anche il volto e la figura di chi sta cantando, e qualche volta hai forti dubbi se voltarti oppure no. È molto difficile. Per fortuna le preselezioni fatte dalla produzione erano già di buon livello».
Che tipo di coach sarà?
«Onesta, equa, attenta e in buona fede. Posso sbagliare, ma i ragazzi sanno che questa non è la loro unica occasione».
Come si sente a essere tra i protagonisti di uno show senza però condurlo direttamente?
«“The Voice” significa sperimentare un nuovo tipo di tv. Ho scelto di proposito di rientrare dopo quattro anni con uno show diverso da tutti quelli che ho fatto prima. Sennò la curiosità a che cosa serve?».
Ci descriva i suoi tre colleghi.
«Noemi è bella dentro e fuori, un grande talento. Riccardo timido all’inizio e ora divertente; con una carriera immensa. Piero invece è il mio rocker sexy, pieno di energia. È adorabile duellare con lui».
L’eterno dilemma: premiare la tecnica, o l’interpretazione?
«Cerco ambedue, ma l’interpretazione vince, anche perché l’emozione a volte gioca brutti scherzi. Chi dei grandi non ha mai stonato, scagli la prima pietra».
Come coach d’appoggio ha scelto Gianni Morandi. Come mai?
«È un uomo pieno d’entusiasmo e di passione. Generoso, oltreché un grande artista. Darà ai ragazzi forza e buoni consigli. E poi ci aiuteranno Stefano Magnanensi e il Maestro Leonardo De Amicis».
Molte sue canzoni, penso a «Tanti auguri», per esempio, sono diventate grandi successi internazionali, destinate a entrare nella memoria storica degli italiani...
«E pensare che quando le scrivevamo, con Gianni Boncompagni - che insieme con Gino Landi e Sergio Japino è stato uno dei coach fondamentali della mia vita - non avevamo percezione che potessero attraversare tante generazioni... Capita».
Se avesse potuto, avrebbe dedicato più tempo e risorse alla sua carriera di cantante, o è soddisfatta così?
«Forse non ricorda quanti concerti, quante tv, radio e interviste ho fatto in tanti anni in giro per il mondo. Poi, da quando ho cominciato a fare talk-show a modo mio, ho dovuto decidere se viaggiare o fermarmi...».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

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