martedì 21 maggio 2013

MIAMI BEACH * AMO L'AMERICA (ANCHE) PERCHÉ...


Amo l'America (anche) perché ha tanto da dire e niente da raccontare. Una rassicurante semplicità senza sfumature che si scambia facilmente per piattezza, e che forse lo è. Ma ha davvero importanza? Amo l'America perché non ha la pretesa di farti credere di essere qualcosa di diverso da questo. D'altra parte noi, a furia di complicarci la vita, come siamo messi? Amo l'America perché non si nasconde dietro un dito. E se lo fa al massimo è quello medio.
Amo l'America perché qui puoi permetterti il lusso di comprare un telo mare con impressa la bandiera a stelle e strisce e stenderti sul bagnasciuga senza sentirti (troppo) coglione. E se hai questa percezione, è solo un problema tuo, dal momento che tutti lì attorno lo considerano perfettamente normale, visto come si presentano in spiaggia. È il Paese dove stranezza ed eccesso diventano normalità conclamata. Proviamo a immaginare che cosa succederebbe da noi, ad Alassio o a Riccione, a Gallipoli come a Stintino, se chiunque, italiano o straniero, prendesse posto sulla battigia disteso su una spugna raffigurante il tricolore. Come minimo gli farebbero un Tso, o lo guarderebbero con la compassione che si riserva ai casi più disperati. Forse si beccherebbe anche una denuncia per vilipendio alla bandiera e poi finirebbe in uno speciale di Porta a porta con la Santanché, la Mussolini, Fassino e Mannheimer. Qui, no. Questa è la terra della stravagante normalità. Un posto che ti fa sentire anche maledettamente al sicuro, perché i guardaspiaggia di Miami, i famosi Baywatchers che stazionano nelle leggendarie torrette color pastello, escono preoccupati e fischiano appena un bambino si allontana anche di pochi metri dalla riva con condizioni di mare che da noi sarebbero ritenute di calma piatta. Il bimbo torna indietro ubbidiente. Il problema è che il servizio di guardaspiaggia finisce alle 6.30 p.m. precise. E se alle 6.35, mentre il bagnino sta smontando, lo stesso frugoletto affoga fra atroci sofferenze, beh, non è più un problema suo. Questa si chiama serietà. Altro che Pamela Anderson. Ci sono orari precisi anche per lasciarci la pelle, e vanno rispettati. È andata meglio - si fa per dire - a un ragazzo che l'altro pomeriggio percorreva il lungomare di Ocean Drive su un SegWay, uno di quegli strani trabiccoli elettrici a due ruote dove si viaggia in piedi, da soli, leggermente inclinati. Seguito dalla sua ragazza, anche lei motorizzata, stava facendo bonariamente il bulletto per farsi bello. Una distrazione, cade e si frattura la caviglia davanti ai miei occhi. Un massacro. I soccorsi arrivano dopo 10 minuti, ed è un camion dei pompieri. Però con tanto di barella.
La maggior parte della gente in spiaggia se ne sta appollaiata a ustionarsi sui teli mare. Pochi ricorrono ai lettini, e gli ombrelloni tradizionali volerebbero inevitabilmente via, a causa di colpi di vento frequenti e più o meno improvvisi. In compenso alcune diavolerie, come quella brevettata dai Boucher Brothers, vengono in aiuto. Questi sacripanti hanno concepito una sorta di semi-tenda (un po' come quelle piazzate all'ingresso di alcuni negozi da noi) che si apre a spicchio per proteggere dal sole: ha un'armatura in metallo, alcuni pesi che la ancorano alla sabbia, e si apre a 90 gradi preservando dal sole. Può coprire testa e busto di due persone coricate su un letto da spiaggia matrimoniale, che viene opportunamente incassato sotto questo trabiccolo, oppure può ospitare una persona seduta e una coricata, entrambe perfettamente all'ombra. E il vento viene gabbato definitivamente, grazie anche a una traforatura che evita l'effetto barca a vela. Ogni mezz'ora passa un aereo che fa garrire al vento tanto di striscione che informa meticolosamente sul Dj ingaggiato per la serata stessa da una delle tante discoteche locali. Come se in questa musica martellante, in questa marmellata di bassi senza soluzione di continuità, si percepisse qualche differenza.
In compenso, a South Beach, non intercetti un topless neppure col binocolo. Nelle spiagge più ricche, quelle dei mega hotel sul lungomare (come l'elegante Delano, a dire il vero più noto in Italia che in città, il Ritz o l'emergente Shorecrest), così come in quelle più popolari che si affacciano su Ocean Drive e i suoi vecchi, piccoli hotel più o meno ristrutturati, si fa uso solo di due pezzi o di costume intero. Non esiste compromesso. Puoi percorrere tutta la costa senza trovare uno straccio di scostumata con le tette al vento. E se ne trovi una, è protetta dal WWF più della foca monaca. Credo che l'amministrazione locale stia pensando di importarne una quota da Formentera. E immagino anche la straziante sofferenza delle nostre starlette che svernano a Miami finendo puntualmente - tutto l'anno - nelle fotogallery del Corriere on line, nel dover sopportare questa usanza locale così barbara. Magari erano rifatte di fresco, appena tagliandate, pronte per la copertina di una rivista di gossip. E invece niente: qui esibirle non è polite. Immagino sia davvero terribile essere florida in Florida e non poterlo mostrare...

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