giovedì 26 settembre 2013

«LA GABBIA» * UN PARAGONE CHE NON STA IN PIEDI

Di Lorenzo Sulmona

Sarà il raffreddore stagionale che non mi permette di essere abbastanza lucido e attento, ma «La Gabbia» di Gianluigi Paragone comprime talmente tanto i miei polmoni che non riesco a capire neanche la scaletta della trasmissione (e gli spot pubblicitari in definitiva diventano una meravigliosa via d’uscita dal varietà politico).
Mi sembra che anche Aldo Grasso si sia scomodato per dare un giudizio sulla prima serata di Paragone, quindi suppongo che abbia inutilmente trascorso oltre 2 ore davanti alla tv.
Che dire poi della riabilitazione di Oscar Giannino, ospite che ha lasciato il segno della sua giacca rossa su fondo blu sfocato dello studio?
Certo, avrei potuto cambiare canale, ovvio, ma l’intontimento causato dall’ascolto di interventi demagogici e confusi mi ha per fortuna agevolato il sonno.
Alla fine, stamattina, non mi è rimasto nulla di quanto visto ieri e questo è un gran risultato raggiunto dalla trasmissione: rischierò la prossima settimana di soffermarmi nuovamente su La7 ricadendo nello stesso errore!
Se mi è consentito un “paragone”, caro Gianluigi, direi che la tua “prigione” in prima serata è come la gabbia per l’uccellino Titti. Molto stretta. È un concetto che non sta in piedi.
Consiglio sincero: riprendi la chitarra, riapre la stagione dei pub a Milano. Se ci dovessimo incontrare ti chiederò chi è il tuo fornitore di braccialetti. Io li allenterei un po’ per favorire il flusso di nuove idee, più lucide e originali.                                           

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