martedì 22 ottobre 2013

AL BANO, ROMINA POWER E MOSCA * 10 COSE CHE NON DIMENTICHERO' MAI

Al Bano, Romina Power & Friends: 10 cose che non dimenticherò della città e della trasferta alla Crocus City Hall di Mosca.

1) La caparbia, superba, ammirevole ostinazione dei russi nel non capire una fava. O meglio, nel non voler concepire altro che la propria lingua. Il russo medio (spesso anche in giovane età, o persona che ha a che fare col turismo, quindi cosa doppiamente grave) prende in considerazione soltanto la propria. Se ti rivolgi a lui in inglese o in qualsiasi altro idioma, ridacchia, fa sorrisetti di superiorità o compatimento, e ripete severo la sua litania nella complicata lingua madre dando palesemente per scontato che tu debba conoscerla e - non si vede perché – comprenderla perfettamente. Sei guardato come un alieno piombato sulla Piazza Rossa. Oltretutto, alla terza volta che ripete la stessa cosa e non capisci, il russo medio tende ad alterarsi.

2) Se il russo medio non capisce una fava, il tassista moscovita è persino commovente nel suo stato di perenne annullamento del pensiero. I tassisti di Mosca si dividono in tre categorie: abusivi low cost con la App Tassametro (giuro, esiste, disponibile anche per Android) installata sul cellulare incastonato nel cruscotto; regolari iscritti all'albo e ladri conclamati. Il primo tipo viene chiamato dagli amici degli amici, ha macchinette anonime e sporche, arriva all'improvviso come l'attore coi baffi nei film porno quando c'è la scena clou, corre come Felipe Massa per dimostrare di essere migliore degli altri, e non rilascia ovviamente alcuna ricevuta; il secondo, quando viene chiamato dagli alberghi in modalità standard, ti fa pagare il giusto. Ma se lo prendi al volo per strada, o la sera per caso mentre ti aspetta all'uscita da un teatro, si trasforma immediatamente nel terzo tipo: il ladro conclamato. Il suo tassametro sale a botte di 50 rubli al secondo e in pochi chilometri vieni colto da tremori misti ad attacchi para-sgarbiani. Che devi trattenere perché sicuramente è armato. In ogni caso con uno di questi una notte mi sono concesso il lusso di litigare. E sono ancora qui a raccontarlo.

3) Ho il cavallo basso, e le scale della Cattedrale di San Basilio, peraltro splendida, non fanno per me.
 

4) Al Bano che imbastisce duetti con chiunque gli capiti a tiro. In particolare, costringe Pupo a un “Su di noi” contronatura. I due si guardano negli occhi amorevolmente per tutto il pezzo (attimi e si prendono per mano) intonando: “Noi due respirando lo stesso momento, per fare l'amore qua e là ... Ti porto lontano, nei campi di grano, che nascono dentro di me”. Altroché Romina (o Ramina, come si pronuncia in Russia): ad Al Bano serve un Pupo.

5) Andrej Agapov, il ricchissimo manager che ha organizzato l'evento. Sui 50 anni, strabico, misterioso, diversamente bello, veste casual, e in virtù del conto in banca si arroga anche il ruolo di direttore artistico. La scelta dei pezzi non è sempre il suo forte. In compenso fa cantare anche la figlia, e durante le prove sta sempre sul palco, dove si concede uno scazzo ogni tanto. Ma gli passa subito.

6) Umberto Tozzi che, seduto in platea accanto a me, guarda Agapov e dice: “Mi ha chiesto di fare Gente di mare e Gli altri siamo noi. Ma ti pare che io possa venire qui e non cantare Gloria? E' come andare al ristorante e ordinare pane e acqua”. Alla fine ha vinto Umberto.

7) La metropolitana di Mosca (la cosa più gigantesca concepita da essere umano), con scritte totalmente in cirillico (la cosa meno comprensibile in natura). Un dedalo inestricabile che è anche, dicono gli esperti, il luogo che ogni giorno, nell'ora di punta, vede la maggior concentrazione di persone al mondo. Se non capisci che cosa fare (e non capisci), puoi solo andare a tentativi. Oppure sederti e piangere.

8) Io che chiamo mia madre, classe 1942, e a tradimento le passo Gianni, il suo idolo da sempre. “Ciao Marilena, sono Morandi...” fa lui. Attimi di silenzio della matura groupie. “Stammi a sentire: mi dice Franco che hai un mio vecchio 45 giri, Ciao Pavia, di quando ho fatto il militare lì. Lo stampò la caserma in appena 5000 copie. Lo sai che se lo metti su Ebay, porti a casa 400-500 euro?”. Mia madre - svenendo - gli passa mio padre: “Ciao Gigi, ma di dove sei, di Cava Manara?”, e ride. “Ah, no... Di Santa Maria della Versa. Avevo cantato lì negli Anni 80? Non mi ricordo. Ah, sì, forse era una pomeridiana con Sergio Endrigo...”. Confermo, lo era. Gianni mi ripassa mia madre. Commento della matura groupie: “Ho sudato tantissimo...”. E io ho speso una cifra di telefono, Marilena.

9) Se provi a visitare il Cremlino, fai una coda di 2 ore per arrivare al metal detector all'ingresso, ma quando sei lì i militari ti spiegano garbatamente che il biglietto si fa dalla parte opposta della cittadella. Quindi dovresti percorrere almeno altri tre chilometri, trovare la cassa (kacca), procurarti il biglietto, tornare e rifare la fila. Trucco ingegnosissimo dei tempi della guerra fredda. Ecco perché nessuno che non conosca il cirillico ha mai visto il Cremlino.

10) Percorro un lungo corridoio nel backstage mentre quella canaglia di Pupo, che è lì con Agapov, intervistato dalla prima tv di Stato russa, mi afferra il braccio e mi trattiene sul posto, piazzandomi alla sua destra: “This is Andrej Agapov, the great manager, the creator of this special event. And he is Franco Bagnasco, the most important italian journalist”. Io vorrei scomparire. Abbozzo un sorriso, annuisco cialtronescamente (!) e faccio ciao ciao con la manina. Non mi arriva a casa un euro in più. In compenso da oggi, se decido di fare un tour a Leningrado o in Cecenia, c'è il tutto esaurito per settimane.

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