martedì 1 ottobre 2013

LO STRANO MONDO DI SKY, CHE NON AUMENTA L'ABBONAMENTO, MA "RIDUCE LO SCONTO"

Ha debuttato su Sky Uno la settima edizione di «X-Factor», con i giudici Morgan, Simona Ventura, Elio e la rivelazione 2013 Mika. Il talent-show condotto da Alessandro Cattelan è un motivo valido per rinnovare l’abbonamento al canale satellitare di Ruperth Murdoch.

Ogni tanto, però, qualche problema si presenta. Ora vi racconto la mia storia.
Ai primi di aprile mi sono accorto che l'offerta che avevo da tempo per il mio abbonamento a Sky era scaduta, che la tariffa da qualche mese era praticamente raddoppiata, e – estratto conto bancario alla mano - mi pareva un costo francamente eccessivo.
Chiamo il call center, ma c'è poco da fare (il vecchio abbonato, chissà perché, è sempre meno tutelato di quello che profuma di nuovo), quindi mando una raccomandata per disdire. Pratica alla quale ci hanno abituato anche le compagnie telefoniche, da Tim a Vodafone, passando per Wind, Fastweb e 3.
Entro un mese mi richiama un operatore per convincermi a desistere e al quale spiego che uso Sky soprattutto per lavoro, e considerati comunque vari fattori, resto dell'idea di chiudere la mia posizione.
Dopo un po’ di contrattazioni, mi fa una proposta definitiva passabilmente interessante, dunque accetto di protrarre «per un anno l'abbonamento con 5 euro al mese in più rispetto all'offerta originaria, che rimane completamente inalterata».
Visto che avevo dato disdetta scritta, domando all’operatore del call center: «Devo firmare qualcosa?». Mi pare logico e anche previsto dalla legge.
Mi risponde: «No, tranquillo, non occorre. Sappia solo che fra 12 mesi la tariffa cambierà ancora, e dovrà probabilmente ridiscuterla».
Poche settimane fa (sono passati neanche sei mesi da quest'accordo verbale) ricevo a casa una lettera di Sky, dove con una formula che definire capziosa è dir poco, mi si spiega che a partire da questo mese, settembre, mi verrà «ridotto lo sconto applicato» sin qui di poco meno due euro al mese. Faccio notare il capolavoro: la lettera non diceva: le aumentiamo il costo dell'abbonamento di poco meno due euro al mese, ma «le riduciamo lo sconto». Una cosa di un bizantino che non ha eguali.

Perplesso e incavolato, visto il lavoro che faccio, segnalo la cosa all’ufficio stampa dell’azienda, che mi fa richiamare da un addetto a queste pratiche di reclamo. L’incaricato si dice «non a conoscenza» della lettera (un prestampato che sarà arrivato a molti, immagino, non solo a me) inviatomi dalla sua azienda, e si impegna comunque a far sì che l’aumento (pardon, la riduzione dello sconto) praticatomi in spregio agli accordi verbali sia solo per il primo mese, una tantum, e non progressivo come indicato sul foglio.
Non solo, parlando con lui scopro casualmente un’altra magagna che sarebbe scoppiata a novembre. A far capo da quella data, ovviamente senza che mi fosse stato anticipato nulla dal tizio del call center, avrei perso anche le reti del pacchetto cinema. Come risolvere il nuovo problema? L’addetto che mi ha contattato dovrà «richiamarmi a novembre» (perché a novembre e non ora? Misteri della fede) per risolvere il problema. Ovvero eliminare il taglio all’opzione cinema senza aggravio di costi a mio carico.

Sono conscio del fatto che i call center vengano autorizzati a fare e dire tutto e il contrario di tutto pur di non perdere un cliente, ma la domanda nasce spontanea: signori di Sky, si lavora così?

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