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venerdì 29 marzo 2013

ADDIO A ENZO JANNACCI * IL POETA CHE SI MANGIAVA LE PAROLE

Adesso che l'Armando è caduto, per l'ultima volta, mi accorgo che farei fatica a metterle in fila tutte, le canzoni più belle di Enzo Jannacci. Un pugliese d'origine diventato emblema di Milano. Città che guardava con l'affetto che si riserva agli amori che non possono morire.
Talento puro e inquieto. Genio e bipolarità. C'erano i motivetti allegri con la morale ("Ho visto un re"), le ballate nonsense che erano pregne di sense ("Una canzone intelligente") e di humour, i divertissement. Ma in definitiva le mie preferite erano le più sofferte e inquiete: "Vincenzina e la fabbrica", epica colonna sonora di Romanzo popolare, e "Io e te". Un piccolo capolavoro degli anni più recenti, non notissima ma magistrale. Tristi, perché in fondo lui era così. "Io e te", che è un pezzo del 1979, va riascoltato oggi, mentre il Paese marcisce nella crisi, per capire quanto quell'uomo fosse avanti.
Come inconfondibili furono tutti i vecchi tratti di pennello di Enzo e dei suoi compari. Da Giorgio Gaber (JaGa) a Cochi e Renato, passando per Dario Fo. Gente di cui si è perso lo stampo. E forse è un bene, perché avrei paura di vedere all'opera gli emuli.
Il medico cantautore, che su questo suo strano status giocava, aiutato dalla stampa, sempre a caccia di luoghi comuni, l'ho incontrato qualche volta, in anni di mestiere. Soprattutto nel retropalco di qualche concerto che teneva a Pavia e dintorni, nel periodo in cui mi arrabattavo con le collaborazioni a La Provincia Pavese. E le due cose che mi colpivano di lui, sempre e comunque, invariabilmente, erano quegli occhi da cocker bastonato, e la capacità incredibile di perdere il filo di un discorso iniziato. Verbalmente incontenibile, poteva a volte perdere la pazienza, far finta di perderla, con scatti repentini, o slittare in quella sua parlata afasica. Difficile da comprendere e da trascrivere, spesso.
Quando muore un poeta, è sempre un peccato. Oggi che è morto Enzo Jannacci, quel che resta di Milano dovrebbe provare una fitta al cuore.

giovedì 28 marzo 2013

«UN'INSOLITA VENDEMMIA» * IL FILM NATO DAL TRAVAGLIO DI «CENTOVETRINE»

«È come “Il grande freddo” girato con un grande caldo, d’estate, in tre settimane, fra Capraia e l’Isola del Giglio». Il regista e produttore Daniele Carnacina (produttore esecutivo e creativo anche di «Centovetrine») definisce così «Un’insolita vendemmia», il fim (in uscita in 70 sale italiane l’11 aprile) che nasce da una costola della tormentata serie di Canale 5. È la storia di un gruppo di attori di una soap che sta per chiudere, «Missione amore», che si ritrovano fra le vigne, nella tenuta del protagonista, timorosi per il loro futuro professionale e in bilico tra i rispettivi ruoli e la realtà. «C’è l’attore che teme di essere ormai troppo invecchiato, e l’attrice che nella finzione ha una meravigliosa famiglia ma nella realtà è single e ha problemi a relazionarsi. Un intreccio intrigante, che dovrebbe piacere molto non solo al nostro pubblico. L’abbiamo scritto e girato mentre elaboravamo il lutto per la possibile perdita di “Centovetrine”. Che per fortuna, invece, non ci lascia». Nella foto, un'attrice del cast: Barbara Clara.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

ALEX BELLI * «CENTOVETRINE SUPERA IL RISCHIO CHIUSURA E RIAPRE IL SET»

Nonostante la crisi, saranno ancora «Centovetrine». Non una di meno. Scongiurata la ventilata chiusura, le registrazioni della quattordicesima stagione della storica soap di Canale 5 riprenderanno il 3 aprile negli studi di Telecittà, a San Giusto Canavese. «Sorrisi» è in grado di anticipare che al cast principale, tutto confermato, si affiancherà una nuova famiglia formato fiction. Ci sarà Leonardo, uomo affascinante e spregiudicato in cerca di potere; suo figlio Adam, giovane e cinico con un’infanzia difficile alle spalle, e sua sorella Fiamma, fotoreporter di talento destinata presto a innamorarsi di qualche volto noto. Per avere i nomi degli attori bisognerà pazientare ancora un po’: «I casting sono ancora in corso» assicura la produzione. Intanto, Damiano (Jgor Barbazza) lascerà la Polizia e una donna spunterà dal passato per turbare Brando Salani (Aron Marzetti). «Tornare sul set è sempre un’emozione» dice Alex Belli, che interpreta il ruolo dell’affascinante Jacopo Castelli, manager alla guida dell’azienda paterna. «Un’emozione doppia, perché stavolta il futuro di “Centovetrine” era incerto. Il nostro lavoro è un work in progress continuo, con gli sceneggiatori che fanno virare le storie a seconda di ciò che più piace al pubblico. Facciamo tra le 6 e le 8 ore di girato al giorno, a fronte di 4-5 per le fiction e 2-3 nel cinema. Il totale mensile equivale alla durata di parecchi film. Esistono due troupes che lavorano contemporaneamente, e un’altra unità intanto si occupa dei  montaggi». Il rivale di Alex nella soap, Roberto Alpi, che dà il volto a Ettore Ferri, nel cast sin dal debutto, 12 anni fa, racconta un curioso retroscena: «Quando giravamo gli ultimi episodi prima dell’ipotesi di chiusura, noi attori sezionavamo i nostri copioni e le più piccole battute dei rispettivi personaggi, per provare a intuire quale avrebbe potuto essere il destino previsto per noi. Una cosa stranissima. Per non parlare della malinconia di riempire scatoloni in camerino con gli oggetti di 12 anni di lavoro».
Nato a Parma 30 anni fa in una famiglia di allevatori di cavalli, sua passione mai sopita («Il rapporto fra l’animale e chi lo cavalca è unico e cerebrale»), Alex Belli invece è un giovane bel tenebroso in ascesa: «Ma sul bello non insisterei tanto: non è sempre una garanzia di lavoro» dice con voce calda e impostata. «Spesso ruoli molto interessanti arrivano a facce particolari e caratteristiche, che in definitiva risultano più richieste. E pensare che iniziai come musicista studiando sei anni di pianoforte al conservatorio. Poi a Milano, dieci anni fa, conobbi l’attrice e insegnante teatrale Fioretta Mari, che mi iniziò alla recitazione. Ho girato molti spot, e quello galeotto fu per La3, nel 2006, con Claudia Gerini. Lì mi notarolo quelli di “Centovetrine” e decisero di arruolarmi». Un musicista diventato attore, insomma, e fresco di nozze con la modella slovacca Katharina Raniakova. «Ma appena posso, torno a suonare con gli amici» racconta. «Le esperienze della vita è giusto che si accumulino e la verità è che l’arte non andrebbe contaminata con i soldi. O il minimo indispensabile. Ma bisogna pur vivere. Recitando, invece, ho la fortuna di non avere la zavorra della “erre” alla parmigiana o alla fidentina, che è terribile: una cosa da logopedista», scherza.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

domenica 24 marzo 2013

GRASSO-TRAVAGLIO-SANTORO-FORMIGLI * COL GIORNALISTA PRIMADONNA, LA NOTIZIA PUO' ATTENDERE

Due parole sulla diatriba Grasso-Travaglio-Santoro-Formigli.
Marco Travaglio, oltre a essere un buon giornalista con un archivio sterminato (non a caso va sempre a copione, legge tutto con piglio da maestrino, non vorrei mai essere il suo Consulente globale Mediolanum) in grado di inchiodare alle proprie responsabilità istituzionali persino Geronimo Stilton, qualora occorresse, è una primadonna del giornalismo. E così pure il suo mentore televisivo, Michele Santoro. Quello che ogni tanto cambia il colore dei capelli con l'henné comprato dai cinesi. Narcisisti al cubo. Roba che Wanda Osiris quando scendeva lo scalone ai tempi dell'avanspettacolo era una personcina discreta, al confronto.
Per questo, pretendere che i due mastini dell'ego televisivo mollassero al buon Corrado Formigli di Piazza pulita l'osso della polemica nata a Servizio pubblico fra il presidente del Senato e il giornalista del Fatto quotidiano era pura fantascienza: un po' come chiedere a Madonna e Lady Gaga di venire a casa tua a stirarti le camicie a 8 euro l'ora. Che poi non è tanto per il prezzo, ma per la richiesta in sé.
Formigli, che è arci-odiato da Santoro da quando si è messo in proprio, per giunta su La7, ha fatto un po' il giargianella: sapeva benissimo che Travaglio, stoppato da Michele, non avrebbe mai accettato che il duello si svolgesse nel suo programma. Ma ha fatto lo splendido, e l'ha buttata lì su Twitter. Giusto per fare un figurone e mettere un pelo in difficoltà Lady Gaga e Madonna, alfieri del giornalismo duro e puro.
Ma la notizia (e i relativi lettori implicati) - quando ci sono di mezzo l'ego, gli ascolti in casa propria e in definitiva il proprio giardinetto professionale -, è necessario che stia lì. Buona e a cuccia. La notizia può attendere.

sabato 23 marzo 2013

L'ADDIO DI CAMPO DALL'ORTO A MTV ITALIA * «STO FERMO SEI MESI, E POI...»

Ha fatto l'alba con 300 amici. Spartani nell'indole, vien da dire, visti i trascorsi, ma in un contesto chic (le Officine del Volo di via Mecenate, a Milano) che di spartano aveva ben poco. Per festeggiare il suo addio a Mtv Italia dopo 16 anni, Antonio Campo Dall'Orto si è concesso - da gran signore qual è sempre stato - un party battezzato "My super sweet Fandango". Pochissima retorica e zero commozione.

 
Gli invitati erano i personaggi, gli amici e gli addetti ai lavori di più di tre lustri da big boss dell'emittente musicale per antonomasia. In un clima che più informale non si può, fra un drink e l'altro ho incontrato Victoria Cabello (accompagnata da Fabrizio Biggio de I soliti idioti), Daniele Bossari, Camila Raznovich, Katia Follesa, la stessa compagna di Campo Dall'Orto, Mandala Tayde, con l'amica attrice Anita Caprioli. E ai due open bar si sono avvicendati anche Giorgia Surina, Paolo Kessisoglu e signora, Paola Maugeri, e molti altri volti più o meno noti. Nella sala (li vedete nelle foto) facevano bella mostra i loghi storici di Mtv Italia, recuperati nei magazzini della rete.



"Abbiamo lasciato un segno, c'è questa consapevolezza - ha detto Campo dall'Orto -, ed è sempre importante nella vita lasciare un segno. Ma ora bisogna guardare avanti capitalizzando quest'esperienza; mi piacerebbe che ci ritrovassimo più formati in qualche altro contesto. Nonostante la crisi sono ottimista per il futuro di questo Paese. Ora resterò fermo per sei mesi, dei quali due a New York per aggiornarmi, anche se negli ultimi anni mi è capitato di andarci spesso. Poi vedremo che cosa succederà e come sarà il mercato. Mi piacerebbe riprendere con qualcosa qui in Italia, ma se sarà all'estero non ci sarà problema. Staremo a vedere". Per quel che conta, un in bocca al lupo anche da parte mia a uno che la tv la sa fare.

giovedì 21 marzo 2013

MARTA CAGNOLA * LO SPETTACOLO È IL MIO MESTIERE

Ironica (dice di fare «Con successo la ballerina alla radio»), dolcemente determinata, Marta Cagnola, con il suo «140 caratteri - Una settimana di spettacoli», è uno dei fiori all’occhiello di Radio 24. In onda ogni domenica alle 8,30 (e in replica alle 19,30), il programma propone interviste ai protagonisti dello show-biz nostrano realizzate da miss Cagnola. «Con un link diretto» spiega Marta «al profilo Twitter mio o della trasmissione, col quale aggiorno il pubblico sui miei continui spostamenti. Perché a me la giornalista piace farla ancora girando, consumando il tacco 12, non il telefono». 39 anni, nata a Vimercate (Monza-Brianza) Marta Cagnola è anche l’unica redattrice di spettacolo dei notiziari di Radio 24, in onda dal lunedì al venerdì alle 6,10 e alle 13,20.

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

mercoledì 20 marzo 2013

MARCO BALDINI * «TORNO A DEEJAY E PREPARO UN FOLLE PROGRAMMA SUL WEB»

C’è un tocco di «shining», il leggendario film con Jack Nicholson, nel titolo del programma («Il marchino ha l’oro in bocca»), con cui Marco Baldini è tornato in onda ogni sabato dalle 7 alle 9 e ogni domenica dalle 7 alle 10 su Radio Deejay. «La follia non mancherà» promette l’interessato «e dopo la fumata bianca di Papa Linus, eccomi pronto a rimettermi in pista con la stessa verve di qualche anno fa. È l’unica condizione che mi ha posto, e farò del mio meglio per accontentare lui e il pubblico. D’altra parte di mattina do sempre il massimo, sono pimpante come nessuno; invece nel pomeriggio mi puoi buttare come un polpo lesso dal quinto piano. Sarà il primo motivo del divorzio da mia moglie, che ha bioritmi totalmente diversi». Un ritorno all’ovile che sembra quasi obbligato: «Massì» prosegue Baldini «ero come un pesce di fiume buttato in mare. Prima o poi era destino che tornassi a sguazzare nella stessa acqua nella quale sogno un giorno di finire, facendo i debiti scongiuri, la mia carriera». Intanto, lo storico «socio» di Fiorello ha nel cassetto un misterioso progetto per il web. «È l’idea di un programma tutto da ridere ma con risvolti sociali, col quale presto debutterò sulla rete. Le tv non l’hanno voluto comprare, ma ve l’assicuro: ne farò un cult, un fenomeno virale. Poi me lo chiederanno, e io dirò: “Signori, no”».

(TV SORRISI E CANZONI -  MARZO 2013)

martedì 19 marzo 2013

M5S * GRILLO, GRASSO (E L'ASSURDO ACCERCHIAMENTO DEI MEDIA)

Due riflessioni post cassoeula (poi non dite che era pesante) su grilleide e dintorni, contraddizioni comprese. Scagliarsi contro la scarsa democraticità del M5S è un assurdo. Il tasso di democraticità è pressoché assente in ogni partito, dove da sempre dopo l'insediamento in Parlamento si obbedisce compattamente a precisi ordini di scuderia, pena l'eliminazione (o l'ostracizzazione, di fatto) del singolo. Così è nel Pd, pur con le sue mille anime più o meno candide, così è - alla massima potenza - nel Pdl. Se non obbedisci agli ordini, sei fuori. Chi fa finta di non accorgersene, o è in malafede, oppure ha un paraocchi geneticamente installato nella retina. Detto questo, il M5S non è immune da difetti. Di forma, più che di sostanza: se porti a Montecitorio un movimento strutturato come una riunione di condominio (con tutte le demagogie grilline del caso sulla politica low cost, che sono però una grande trovata di comunicazione), ti scontri con una vecchia macchina rodata e complessa che invece ha regole precise alle quali ti devi in qualche modo attenere. Forzare parte di quelle regole e introdurre gente nuova in politica era un compito di Grillo e dei suoi. Compito che mi pare al momento ben svolto. Sarà più dura, invece, ma questo si sapeva, tenere insieme l'Armata brancaleone. Che a mio avviso sarebbe bene tenesse 20-30 punti sui quali restare ultra-compatti, e lasciasse il resto alle libere decisioni del singolo. Il voto a Grasso da parte dei cosiddetti dissidenti, mi è parso una cosa molto intelligente, per esempio. E infatti ci ha portato due persone (sono solo le singole persone che contano) rispettabili alla presidenza di Camera e Senato. Quindi, dove sta il problema?
Per il resto, noto sui media tradizionali e sul web, da parte di attivisti di sinistra più attivi e realisti del re, un tale, quotidiano e (spesso) pretestuoso/patetico accanimento contro i parlamentari del M5S, che non ho mai visto - udite udite - neppure nei confronti di Berlusconi. Un attaccarsi alle minuzie pur di gettare fango che fa un po' tenerezza: all'asilo diverte ancora. Quando si è un po' più anzianotti, ti guardano strano. Intendiamoci, quest'odio cieco in parte lo comprendo (hanno perso elezioni vinte, come ha ammesso lo stesso Bersani) ma che sa più di tifo da derby allo stadio che d'altro. E il tifo da stadio non dovrebbe avere niente a che fare con la politica. Già, ma siamo in Italia. Scusate, è colpa della cassoeula.

venerdì 15 marzo 2013

TARALL&WINE * «STO BBUONO!», IL NUOVO INNO DELL'EMIGRANTE NAPOLETANO

Si chiamano Tarall&Wine (maccheronicamente, Tarallucci e vino), e vogliono reinventare il modo di essere emigranti. Il tutto grazie a una parola d'ordine, «STO BBUONO!» (ovvero «sto bene, sono in salute») che gli interessati dicono ai loro cari lontani, per rassicurarli, appena giunti nei rispettivi Paesi di destinazione.
Il brano è una dedica a tutti coloro che per scelta o per necessità hanno lasciato Napoli e i loro affetti più cari, abbandonando però il classico cliché dell'emigrante triste e nostalgico; lasciati da parte «pizza, spaghetti, chitarra e mandolino», il duo napoletano ha trasposto in note il nuovo messaggio, rassicurando chi ha scelto una strada difficile: «L'IMPORTANTE E' CA STAJE BUONO!» è anche una clip (la trovate qui sotto) realizzata attraverso le testimonianze video di napoletani sparsi per il mondo. Il gruppo, tramite i social, ha chiesto agli emigranti del mondo di mandare una clip del posto dove sono con l'iPhone: ne sono arrivati a centinata e continuano ad arrivare.
Il primo singolo dei Tarall&Wine è estratto dall'omonimo album "L'importante è ca staje buono". Nel disco suonano: Marta sui Tubi, 24 grana, il maestro Villani, i Foja. Uscito in digitale (per la piattaforma di Fullheads) e in distribuzione fisica (Octopus records/Audioglobe).

RICCARDO COCCIANTE * «'THE VOICE' MI PIACE: IN ALTRI TALENT NON MI AVREBBERO MAI PRESO»

Che cosa rende diverso «The Voice of Italy» da altri talent?
«Un altro, non avrei accettato di farlo. Questo, sì. Il fatto che si scelgano i cantanti giudicando solo la loro voce e non l’aspetto estetico, lo rende rivoluzionario. È anche un grande messaggio per i ragazzi».
Che tipo di «coach» sarai?
«Mi piace vederli arrivare ancora acerbi, farmi scegliere, e poi aiutarli pian piano a capire, a crescere. Credo sia in definitiva la parte migliore del programma. 'The Voice' mi piace: in altri talent, visto il mio aspetto fisico, ai miei esorsi non sarei mai stato preso».
Nella prima fase si sono già delineate alcune rivalità fra voi?
«Solo piccola, sana competività».
Due aggettivi per descrivere gli altri tre coach.
«Pelù inaspettatamente cortese e brillante; Raffaella molto attenta a tutto e genuina; Noemi curiosa, intelligente e stupita del fatto che alcuni potessero sceglierla, in quanto con minore esperienza».
Qual è il limite dei talent?
«Il loro lato futile: invece bisogna capire e far capire a tutti che cantare è un lavoro serio, difficile e spesso l’impegno di una vita».
Chi hai scelto come consulente?
«Kekko Silvestre dei Modà. È nuovo, capace e ha grandi potenzialità di fare bene in futuro».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

giovedì 14 marzo 2013

NOEMI * «SONO GIOVANE, A 'THE VOICE' AVRO' DA INSEGNARE E IMPARARE»

Che cosa rende diverso «The Voice of Italy» da altri talent?
«Siamo coach, non giudici, e fra noi quattro si respira un’atmosfera diversa rispetto ad altri programmi».
Che tipo di coach sarai?
«Voglio entrare in empatia con quelli del mio gruppo e affiancarmi a loro per potenziarli. Per me, che ho la carriera più fresca rispetto ai colleghi, sarà forse più difficile, ma sono superconvinta e credo che possa essere utile anche a me».
Due aggettivi per descrivere gli altri tre tuoi colleghi.
«Raffaella è appassionata, moderna e frizzante; Riccardo è solido e desideroso di trasferire la propria esperienza; Piero carismatico, rockettaro e impavido».
Fabio Troiano, un attore che debutta come conduttore, che cosa porterà al programma?
«È un perfetto padrone di casa, empatico e divertente. Il fatto che sia un attore gli dà un peso e una presenza diversa. Respect!».
Parteciperesti a «The Voice of Italy»?
«Beh, mi sembra in fondo di essere già qui. Tu che dici?».
Chi hai scelto come consulente?
«Mario Biondi, perché è fantastico e umile, nonostante il grande successo. Ha fatto gavetta sputando sangue. Un grande esempio».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

PIERO PELU' * «A “THE VOICE OF ITALY” NON SEQUESTRIAMO I CANTANTI»

Che cosa rende diverso «The Voice of Italy» da altri talent?
«La prima è che non è un talent, ma un live show musicale, dove il cantante si esibisce con una band di alto livello e un’orchestra».
Come giudicherai i talenti?
«Non sarò mai giudice di niente e di nessuno in vita mia. Sarò un allenatore, sceglierò le voci (e sarò scelto) sulla base dello stile che vorrei promuovere. Sono più legato al rock, ma chi non viene scelto può essere altrettanto bravo».
Due aggettivi per descrivere gli altri tre coach.
«Carrà: materna e iconica; Cocciante: competente e determinato; Noemi: fresca e sorprendente».
Pensi che i talent abbiano alcuni limiti?
«Noi siamo diversi, anche perché chi partecipa non viene sequestrato dalla sua vita per quattro mesi, ma ci torna dopo aver cantato».
Di solito, premi di più la tecnica, o l’interpretazione?
«L’intepretazione è la chiave della personalità e dell’unicità di un artista. Vale più di un disco d’oro».
Chi hai scelto come consulente?
Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. Ne conosco la voce e l’abilità interpretativa».


(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

«THE VOICE OF ITALY» * IL REGOLAMENTO DEL TALENT FIRMATO DA DE MOL

Adattamento italiano di un format olandese, «The Voice of Italy» andrà in onda per 13 settimane su Raidue. I cantanti si esibiranno dal vivo accompagnati da diversi strumentisti, quindi non su base preregistrata. Lo show è strutturato in tre fasi: la prima, con le cosiddette «Audizioni al buio», prevede che l’interprete canti mentre i quattro coach sono girati di spalle (in pratica, ascoltano solo la sua voce). Premendo un tasto, ciascun coach potrà segnalare di gradire l’interprete. Se più d’uno l’avrà scelto, sarà il concorrente e decidere a quale coach affidarsi. Alla fine si formeranno così 4 squadre composte da 16 artisti ciascuna. Nella seconda fase, quella dei «Duelli», ciascun coach sceglie due artisti della propria squadra e li fa sfidare duettando sullo stesso brano, per poi decidere chi merita l’accesso alla finale. Infine, i «Live»: ciascun cantante si esibisce da solo, con i coach o con ospiti internazionali. È il pubblico, con il Televoto, a decreare il vincitore. Per dare una mano ai coach, ci sono quattro «Special coach»: Gianni Morandi (con la Carrà), Mario Biondi (con Noemi), Kekko Silvestre dei Modà (con Cocciante) e Cristiano Godano dei Marlène Kuntz (con Pelù).

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

RAFFAELLA CARRA' * «A THE VOICE CERCO UNA VOCE, MA SENZA I LITIGI DI X-FACTOR»

Torna Raffaella Carrà, la «Senatrice» della nostra tv, e stavolta cerca una voce. Anzi, «The Voice of Italy», la migliore ugola d’Italia, come recita il titolo del nuovo programma di Raidue che dal 7 marzo la vedrà protagonista in veste di coach (allenatrice) di talenti insieme con Riccardo Cocciante, Piero Pelù e la rossa Noemi. Nel caso qualcuno sentisse profumo di «X-Factor», ci pensa Raffa a marcare subito le differenze. «L’approccio di noi coach è profondamente diverso rispetto a “X-Factor”» spiega. «Non c’è litigio, ma rispetto, si lavora con allegria. È insomma uno show positivo. Mi disturba la litigiosità in tv, visto che non mi appartiene neanche nella vita».

Signora Carrà, durante la prima fase del vostro programma le audizioni si svolgono al buio, senza vedere i concorrenti, per non farsi condizionare dal loro aspetto fisico. Come si trova?
«Mi ero ripromessa di scavalcare l’ostacolo pensando di sentire le voci come se ascoltassi la radio, ma non è così. Quando sei girata di spalle, t’immagini anche il volto e la figura di chi sta cantando, e qualche volta hai forti dubbi se voltarti oppure no. È molto difficile. Per fortuna le preselezioni fatte dalla produzione erano già di buon livello».
Che tipo di coach sarà?
«Onesta, equa, attenta e in buona fede. Posso sbagliare, ma i ragazzi sanno che questa non è la loro unica occasione».
Come si sente a essere tra i protagonisti di uno show senza però condurlo direttamente?
«“The Voice” significa sperimentare un nuovo tipo di tv. Ho scelto di proposito di rientrare dopo quattro anni con uno show diverso da tutti quelli che ho fatto prima. Sennò la curiosità a che cosa serve?».
Ci descriva i suoi tre colleghi.
«Noemi è bella dentro e fuori, un grande talento. Riccardo timido all’inizio e ora divertente; con una carriera immensa. Piero invece è il mio rocker sexy, pieno di energia. È adorabile duellare con lui».
L’eterno dilemma: premiare la tecnica, o l’interpretazione?
«Cerco ambedue, ma l’interpretazione vince, anche perché l’emozione a volte gioca brutti scherzi. Chi dei grandi non ha mai stonato, scagli la prima pietra».
Come coach d’appoggio ha scelto Gianni Morandi. Come mai?
«È un uomo pieno d’entusiasmo e di passione. Generoso, oltreché un grande artista. Darà ai ragazzi forza e buoni consigli. E poi ci aiuteranno Stefano Magnanensi e il Maestro Leonardo De Amicis».
Molte sue canzoni, penso a «Tanti auguri», per esempio, sono diventate grandi successi internazionali, destinate a entrare nella memoria storica degli italiani...
«E pensare che quando le scrivevamo, con Gianni Boncompagni - che insieme con Gino Landi e Sergio Japino è stato uno dei coach fondamentali della mia vita - non avevamo percezione che potessero attraversare tante generazioni... Capita».
Se avesse potuto, avrebbe dedicato più tempo e risorse alla sua carriera di cantante, o è soddisfatta così?
«Forse non ricorda quanti concerti, quante tv, radio e interviste ho fatto in tanti anni in giro per il mondo. Poi, da quando ho cominciato a fare talk-show a modo mio, ho dovuto decidere se viaggiare o fermarmi...».

(TV SORRISI E CANZONI - MARZO 2013)

martedì 5 marzo 2013

GIANNI MORANDI RACCONTA 50 ANNI DI AMICIZIA CON LUCIO DALLA

«Ma sai che mi chiamava “Psycho”? Io venivo dalla montagna, e per i bolognesi di città, come lui, quelli di montagna erano mezzi matti. Mi vedeva arrivare, e diceva: “Ecco il pazzo: hai fatto 12 chilometri di corsa, oggi?».
Lucio Dalla è morto un anno fa dopo un concerto in Svizzera (e il «4 marzo» verrà celebrato in Piazza Maggiore, a Bologna, con un grande show su Raiuno che già dal titolo riporta immediatamente alla sua storica data di nascita, nel ‘43, e al giorno dei funerali), ma l’amico Gianni Morandi ne parla come se non se ne fosse mai andato. «Su quel palco saremo in tanti, e io uno fra i tanti» continua. «Se dovessero accettare tutte le richieste che stanno arrivando da miriadi di artisti, lo spettacolo potrebbe durare otto ore. Sarò pronto per duettare, cantare, dire due parole riempiendo i buchi, ma non condurrò la serata». L’autore Giampiero Solari, direttore artistico del tributo, conferma: «Molti proporranno i pezzi di Lucio, e lui stesso sarà presente, in video con filmati d’epoca, o solo in voce; insomma, ci sarà interazione. Dalla è stato un misto fra Lou Reed, Andy Warhol e David Bowie. In lui c’era tutto, e nelle sue canzoni c’era la storia d’Italia degli ultimi trent’anni. “Balla balla ballerino” era la stazione di Bologna; «Anna e Marco» la periferia, il sottoproletariato urbano; «Henna» la guerra in Jugoslavia; «L’anno che verrà» il sequestro Moro, gli Anni 70».
«Ma la mia preferita era “Futura”» interviene Morandi «perché è il pezzo che un giorno mi fece fermare un attimo a riflettere. In quell’anno Lucio, che all’inizio della sua carriera incontrò molte difficoltà a sfondare, era arrivato al culmine del suo successo come cantautore. E io invece mi ritrovavo impantanato, un po’ dimenticato, nel pieno di un momento non facile dal quale poi uscii. La nostra situazione si era ribaltata. Ma non potevo invidiarlo, ero felice per lui». L’incontro fra Dalla e Morandi risale al 1963. «Eravamo al Teatro Greco di Taormina per una serata trasmessa in tv» ricorda mister di Monghidoro. «e spunta questo ragazzo barbuto e grassottello che mi viene incontro. Suonava il clarinetto con i Flipper. “Sei di Bologna?”, mi fa. Da lì iniziò un’amicizia durata 50 anni. Lui veniva a casa mia - o andavo io da lui in in Piazza Cavour, 2 - con i dischi di Ray Charles, Miles Davis o John Coltrane, il suo preferito. Voleva farmi capire che c’era tutto un mondo musicale, oltre le mie canzonette. Ma io non ero pronto per capirlo. Nel ‘64, arrivò Gino Paoli a esibirsi in un locale, lo conobbe, e lo convinse a debuttare anche come cantante».
Poi, nell’88, quando l’ago della bilancia del successo di Gianni e Lucio tornò a sfiorarsi, fu la volta di «Dalla/Morandi». Un disco e un tour indimenticabili. «125 concerti in tutto il mondo e un milione di copie vendute. Nella tornée europea, ci divertimmo tantissimo. Quando lo incontrai allo stadio Dall’Ara di Bologna, il 27 febbraio dello scorso anno, pochi giorni prima della terribile notizia e una decina di giorni dopo il Sanremo che condussi, e al quale partecipò facendo il direttore d’orchestra di Pierdavide Carone, riparlammo della possibilità di fargli un’improvvisata in una delle date concerti del suo tour. Ma non è stato possibile. L’anno scorso, il 4 marzo, a Bologna, per i suoi funerali, c’era un sole meraviglioso. Lucio amava gli scherzetti: speriamo che quest’anno, da lassù, non faccia nevicare».

BIBI BALLANDI: «QUELLA TELEFONATA CHE NON ARRIVA PIU'»
La cosa che mi manca di più di Lucio, sono le nostre telefonate alle sette, sette e mezza di mattina, quasi ogni giorno, per commentare i quotidiani. Sono stato il suo impresario sino alla fine, e prima di me mio padre Iso; sin da quando arrivò terzo al Festival di Sanremo, nel 1971, con «4/3/1943». Artisticamente, credo di aver assecondato tutte le sue piccole follie; le novità e le intuizioni che sapeva sfornare in modo infaticabile. E poi c’erano quelle nostre passeggiate il sabato mattina in Piazza Maggiore: parlava con tutti gli homeless e, ricordava il nome di ognuno di loro. Oggi quelle passeggiate le ho sostituite con una visita che ogni sabato faccio da solo, al cimitero della Certosa, per andare a salutarlo. Il 4 marzo a Bologna, per lui, faremo una bella festa.

(TV SORRISI E CANZONI - FEBBRAIO 2013)

lunedì 4 marzo 2013

NUOTARE FA SEMPRE BENE? DIPENDE (E I BAMBINI DOVREBBERO...)

Nuoto, sempre nuoto, fortissimamente nuoto. Quattro bracciate al mare o in piscina come panacea di (quasi) tutti i mali, pensano in molti da sempre. «Attenzione, non è proprio così: nuotare fa certamente bene in molti casi, ma non è lo sport più completo, come vuole un abusato luogo comune» avverte il dottor Sergio Lupo, specialista in Medicina dello sport. «Anzi, talvolta può essere addirittura sconsigliato».
Perché non è lo sport più completo? «Il nuotatore» dice Lupo «sviluppa la parte superiore del corpo, il tronco e le braccia, ed è generalmente magro sulle gambe, dove la muscolatura non lavora molto in quanto gli arti inferiori servono soprattutto da timone. Fanno eccezione in parte i 50 metri, nei quali le gambe lavorano senza dubbio di più – così come nel nuoto pinnato, ma questo è un altro discorso - per garantire la propulsione, ma manca la componente della resistenza. In realtà non esiste uno sport totalmente completo. Esistono piuttosto più sport da praticare insieme per migliorare l’efficienza fisica, e tutte le attività che comportino – come fa il nuoto, del resto – benefici muscolari, cardio-circolatori e respiratori, sono adatte, per tempi medio-lunghi, purché non ci si sottoponga ad eccessi di carico». Gli stessi ai quali vanno incontro gli atleti durante la loro normale attività. «Infatti» prosegue Lupo «se devo essere realista sino in fondo, lo sport agonistico non fa bene, perché è come guidare una Ferrari o un’altra auto da corsa sempre al massimo della velocità. Prima o poi, con i sovraccarichi, qualche guasto - leggi, problema - si manifesta. A maggior ragione, chi fa sport a livello non professionale, deve cominciare da un’attività graduale, con un’intensità sotto massimali».
Per i bambini, il nuoto è davvero adatto? «Dipende» osserva lo specialista. «Se si vuole far fare sport a un bambino di otto anni, e si hanno a disposizione, come accade spesso, in media solo tre ore di attività fisica alla settimana, può essere la scelta più comoda o facile per i genitori, ma non la migliore per il bambino, proprio per via della non totale completezza di cui si parlava poc’anzi. Il nuoto lavora in galleggiamento, quindi l’impegno fisico è più basso. È come se si utilizzassero di fatto 40 dei 60 minuti a disposizione».
Per il dottor Lupo, la «dose» settimanale giusta di nuoto è di «almeno un’ora, tre volte alla settimana, meglio se integrata con altre attività a terra. L’importante è non esagerare, come fanno coloro che vanno a giocare a calcetto due volte alla settimana o in palestra quattro ore un solo giorno e non fanno nessun altro movimento. È un grosso errore: si sottopone il corpo a uno stress eccessivo. I ridotti tempi della vita di oggi, fanno sì che si faccia attività fisica, eliminando l’allenamento. A questo punto, molto meglio mezz’ora di camminata al giorno».
Chi ha problemi alla schiena, «che in genere sono genetici o posturali non corretti», deve prestare molta attenzione. «In presenza di scoliosi, gli sport che possono farla peggiorare, sono proprio il nuoto e la ginnastica artistica. È utile farsi vedere da uno specialista e fare prima ginnastica posturale per eliminare o ridurre l’incidenza di problemi congeniti».
Per il resto, il nuoto è uno sport che, giocando appunto sul galleggiamento, consente anche di calibrare meglio il proprio sforzo (fa lavorare cuore e apparato respiratorio con carichi non elevati), ed è una sorta di primo scalino dell’approccio all’attività fisica. Non a caso gli specialisti consigliano prima il nuoto, poi la bicicletta, e solo in una terza fase la corsa, decisamente più impegnativa. «Per gli anziani con problemi osteo-articolari» dice Lupo «più che di nuoto, in genere parliamo di idrochinesiterapia, cioè di un’attività muscolare fatta in acqua». «In ogni caso» conclude Lupo «prima di fare qualsiasi sport, è bene sentire uno specialista. Il semplice certificato che può rilasciare il medico di base, a volte può essere inutile, o addirittura rischioso. Anche perché in genere è subordinato a una visita generica, senza ulteriori accertamenti. Sarebbe bene fare almeno un elettrocardiogramma, verificare che non ci siano problemi di ipertensione, ed effettuare l’esame del fondo oculare, per verificare che non ci siano malattie dell’apparato circolatorio».

SUGGERIMENTI E PRECAUZIONI PER I BAMBINI
«Se un bambino non ha problematiche particolari, è giusto che scelga la disciplina sportiva che lo diverte di più, non necessariamente il nuoto» dice il dottor Lupo. «Oppure nuotare e svolgere un’altra attività fisica aerobica. Quando lo si porta in piscina, per prima cosa è opportuno verificare se presenta fenomeni allergici con congiuntivite; presupponiamo che i dosaggi di cloro nell’acqua siano adeguati, altrimenti, se possibile, verificarli. Controllare se abbia piede piatto o ginocchio valgo. Se il bambino ha patologie o infezioni otorinolaringoiatriche, problemi alla bocca o al naso, il nuoto può essere una strada da non suggerire, anche per la maggiore facilità di prendere freddo. Ai piccoli nuotatori non suggerirei l’uso di antifunghi o di altri prodotti. Non prima che un problema sia insorto. Piuttosto, le normali precauzioni del caso: asciugarsi per bene subito dopo essere usciti dall’acqua, indossare le proprie ciabatte, non sedersi su panche comuni. Si parte dal presupposto che l’ambiente dove vanno a nuotare sia già adeguatamente igienizzato, ma essendo posti umidi e riscaldati, è sempre meglio essere prudenti, visto che è più facile siano presenti funghi. Altro accorgimento può essere il passaggio attraverso stanze, definiamole di “decompressione”, con una temperatura intermedia, prima di uscire al freddo».

STILI: CONSIGLI E CONTROINDICAZIONI
I quattro stili singoli del nuoto sono: libero, rana, dorso, delfino. «Dal punto di vista del consumo calorico per ciascuno, è impossibile fare una distinzione: dipende dal tempo impiegato e dall’intensità dell’attività svolta» dice il dottor Lupo. «Nulla da dire per lo stile libero. Esistono però alcune controindicazioni o utilizzi preferenziali negli altri casi. Per esempio, chi ha problemi di cifosi, troverà giovamento nel nuoto a dorso, decisamente più appropriato. Chi invece ne ha altri alla colonna vertebrale, dovrebbe evitare il delfino. Chi soffre di artrosi o problemi alle ginocchia, si tenga lontano dal nuoto a rana».

(TV SORRISI E CANZONI - SALUTE!)

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