mercoledì 1 gennaio 2014

IL MIO CAPODANNO E I CHIARI SEGNI DEL DESTINO

L'ho passato a Crema, nel castel... pardon nella bella casa di amici, fra amici, goliardate, buon cibo, buon vino e qualche cantata liberatoria. Il modo migliore che conosca per fronteggiare San Silvestro, festa finta come una banconota da 15 euro. Come tutte le feste comandate. Bene. Tutto liscio? No, aspetta, non ho finito. Verso le due, nonostante fossi più imbenzinato io dell'auto (l'ultimo bicchiere di barolo chinato mi ha prostrato, ma è un segno evidente dell'esistenza di un'entità superiore) verificati i bassi rischi per la guida, ho ripreso la via di casa. Arrivato a Milano, davanti al portone, aprendo la portiera per andare a girare la chiave che lo spalanca elettricamente (è in momenti come questi che mi domando come mai non abbia mai comprato il telecomando), esco dall'auto e pesto una gigantesca cacca di cane. Freschissima e aulente. Persino bella, nella sua evidente spavalderia. Fosse ancora vivo Alessandro Manzoni, ci avrebbe scritto un libro; lui non c'è, vi dovete accontentare di un mio post su un blog. Tempi grami. Suppongo fosse stata prodotta da un quadrupede, ma dalle dimensioni non escludo la matrice umana.
Per capirci e non girarci attorno (del resto, io stesso non l'ho fatto) il nuovo anno era iniziato soltanto da due ore e cinquanta minuti esatti, e avevo già pestato una merda. Con le suole a carrarmato, fra l'altro. Chi era con me si è affrettato a pronunciare le classiche frasi di circostanza: "Maddài, no, proprio adesso... Non capisci: è fantastico, avrai una grandissima fortuna quest'anno!". Dici? Può darsi, può darsi... E' che lì per lì non ci pensi, levi i tuoi forti lamenti al cielo, non fai mente locale sul fatto che a Gianni Morandi - uno tra i più grandi cantati italiani - forse avrebbe fatto anche piacere. No, sei lì che smoccoli e tenti improbabili e articolate pulizie strusciando l'arto sul pavé e il gradino d'ingresso del solarium lì accanto (la proprietaria mi sta anche sulle balle). E poi c'è il difficile rientro in auto, per parcheggiare in cortile. Con quale coraggio puoi posare ancora il piede - quel piede - sul tappetino e l'acceleratore, con il rischio di contaminare l'abitacolo nei secoli dei secoli? E come entri a casa? Ti togli le scarpe sul pianerottolo e vai a posare quella incriminata sul davanzale della finestra nella zona comune del condominio. E io che le avevo sempre sottovalutate, le parti comuni.
Quella scarpa è ancora lì, e credo ci resterà per un bel pezzo, prima che mi decida a iniziare un accurato lavoro di bonifica.
A questo punto, se non si fosse capito, pretendo dal fato un 2014 quantomeno indimenticabile. A costo di portare in Tribunale Pisapia. O Gianni Morandi, se occorre.

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