martedì 8 aprile 2014

BERLINO * TANTA VITA E NIENTE STRESS (MA NON DIMENTICARE LA MAESTRO)

Frau Merkel non lo sa. Eppure, mentre portavo a spasso per Berlino il mio culone inchiavabile, non potevo non apprezzare questa città: enorme e certo un po' austera eppure maledettamente viva; giovane ma mai fighetta (se non nel senso letterale del termine, piena com'è di giovani bipedi dal consolidato pregio) né spersonalizzante. Apparentemente libera da quelle dosi di stress e dalla voglia di tirarsela che invece inchiodano e appesantiscono Milano.
Una metropoli dove in uno tra i quartieri più nobili, in un angolino nascosto di una viuzza di modesto transito, qualcuno ha piazzato a cielo aperto lo "Share Box". Due attaccapanni e tre ripiani sui quali chi vuole condividere col prossimo qualche indumento usato, lo lascia a disposizione di tutti. Tu passi, e se il maglione ti garba lo prendi scaricando magari qualcosa per chi verrà dopo.
Anche i prezzi nei locali non sono da mutuo, e frotte di ragazze dai capelli multicolor (ho visto un paio di tinte grigio cenere con riflessi azzurrognoli per le quali avrei volentieri ripristinato il Muro) ne approfittano. Tra una birra e l'altra sorseggiata davanti a uno dei tanti ristorantini vietnamiti, particolarmente in voga. A un posto così, finisce che perdoni anche la tristezza dei taxi, tutti di un beige mortifero post Ispettore Derrick, o le migliaia di assurdi adesivi trasparenti raffigurati la Porta di Brandeburgo appiccicati fitti sui vetri di tutti i vagoni della metropolitana. Dove all'ingresso peraltro non ci sono neppure i tornelli. Porte aperte e zero controlli. Perché a Berlino ci si fida.
Certo, la cucina locale è più basica e prevedibile di una canzone di Malgioglio, e nei ristoranti non sempre va di moda la cortesia. Ho pranzato nel più antico locale della città, dove pare abbiano mangiato anche Napoleone, la Merkel e Beethoven, non necessariamente in quest'ordine. E alla mia ingenua, automatica, un po' distratta richiesta di una birra alla spina media, la cameriera ha risposto infuriata che come potevo leggere dalla lista per loro esisteva solo "la birra piccola e quella grande". Devo aver pagato l'imperizia di mille turisti prima di me, ma sono certo che Ludwig Van ai tempi gliele ha suonate per molto meno.
Quel che non capirò mai di Berlino, perla dell'economia europea, è l'uso e l'abuso della carta di credito del circuito Maestro. Ho girato mezzo mondo, e ovunque, dico ovunque, da Canicattì al posto più sperduto nel New Mexico, la mia Visa ha sempre strisciato senza perdere un colpo. Accettata senza riserve. Ma quale American Express? Quali diavolerie? Con una Visa vai dappertutto. Al limite, di recente, qualche passo avanti l'ha fatto MasterCard. Ebbene, in tre quarti di Berlino, dai distributori automatici di biglietti in metropolitana ai pos di moltissimi locali, accettano solo le carte Maestro. Presenti forse dai tempi della DDR. Non illuderti, non ti salva manco il bancomat. Se non hai contanti o Maestro puoi metterti in fila alla mensa del Pane quotidiano. Maestro, capisci? È un po' come andare a Roma e sentire l'oste che chiede il pagamento in sesterzi.

P.S.
A proposito di DDR, non va perso il curatissimo museo ad essa dedicato. Tra le chicche (e lo giuro, non è uno scherzo) la sezione educazione per l'infanzia. Con la spiegazione di quando il regime voleva abituare i giovanissimi alla disciplina attraverso il controllo simultaneo degli sfinteri. In pratica, si prendevano 5-6 bambini piccolissimi, lì si faceva sedere sul vasino, e li si invitava a fare la cacca tutti assieme. E non si andava a giocare finché l'ultimo non aveva finito. Neanche nei peggiori incubi. Lo Zecchino d'oro della pupù. Senza Mariele, ma lavorando di Ventre.

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