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martedì 16 settembre 2014

FLORIS VS GIANNINI * È PAREGGIO: UNO RIFA' «BALLARO'», L'ALTRO AIZZA BRUNETTA

Giovanni Floris ha fatto solo il suo sporco lavoro: riprodurre pari pari «Ballarò» su La7 nel nuovo «DiMartedì», titolo troppo didascalico per il quale il buon Crozza nella Copertina l'ha opportunamente sfottuto.
I titoli didascalici in tv si fanno in due casi: o quando si sottostima il pubblico (vecchia scuola giornalistica della semplificazione assoluta), o quando si ha una paura fottuta. Propenderei per la seconda ipotesi.
Per il resto, problemi di compressione audio iniziali a parte, giovannino era agitato ma è stato impeccabile, nonostante il mucchio (poco) selvaggio di ospiti soporiferi. E ha anche messo le mani avanti per gli ascolti di domani («Piano piano vogliamo che il pubblico si riabitui a seguirci...», ecc. ecc.). Rifare «Ballarò» per lui, che partiva da un'illuminazione di rete svantaggiata, era non solo un marcare il territorio, ma una scelta obbligata.
L'austero (stavolta meno) Massimo Giannini su Raitre se l'è cavata meglio di quanto avessi previsto, ma dopo un Roberto Benigni che non faceva ridere piazzato contro Crozza in apertura (Benigni fa ridere solo se è pagato, in un'intervista gratis non ti smuove un muscolo) ha prima tergiversato, poi ha impiegato un'ora per tornare a fare «Ballarò». Iniziare prima, sembrava brutto. Sembrava di copiare. Poteva costargli caro. A salvargli la ghirba non è stato certo il faccia a faccione con Romano Prodi, ma i duelli Brunetta-Landini. Forse anche per l'effetto Formula 1, col pubblico a casa preoccupato che Renato tra un urlo e l'altro cadesse da quel seggiolone, facendosi male.
Vedremo l'Auditel, ma tecnicamente direi che la sfida giornalistica del martedì parte con un pareggio. Colpo di coda dell'ex vicedirettore di Repubblica la sigla firmata da Ivano Fossati. E lì sono carte da decifrare, per dirla col maestro.

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