lunedì 8 dicembre 2014

IN RICORDO DI MANGO, CON QUEL FALSETTO CHE DIVIDEVA LA CRITICA

Nel mondo della musica italiana, se chiedevi un Lucano, ti portavano Mango.
Amato alla follia oppure detestato. Tutta colpa (o merito) di quella voce melodiosa, molto incline agli acuti e ai falsetti. Non sempre graditi. Ero tra quelli che - senza farne mistero - non gradivano, ma gli riconoscevo un certo carisma, sul palco. E, sicuramente, tecnica vocale. Conobbi Giuseppe «Pino» Mango sul finire degli Anni 80, in occasione di una tra le conferenze stampa più sfarzose alle quali abbia partecipato. Lavoravo ancora per «La provincia Pavese», ed era il periodo in cui i soldi per le presentazioni giravano a fiumi, nella discografia. E lui era sotto contratto con la Fonit Cetra, ovvero l'etichetta statale. Quella che con il denaro del contribuente si permetteva in genere ogni lusso e sfarzo. Tant'è che per il lancio del suo album avevano scelto come location non Milano ma l'imponente Castello di San Gaudenzio di Cervesina, in provincia di Pavia. Una lussuosa villa-ristorante teatro spesso di cene aziendali e banchetti nuziali. Mangiammo da gran signori con super gadget alla fine. Bei tempi.
Mango all'epoca era tra i Re delle classifiche, la sua musica si piazzava alle vette fra le tendenze dello spettacolo. Era di gran moda. Stava seduto a capotavola, come un sovrano ne «Il trono di spade». mancavano solo gli abiti dell'epoca. Tutt'attorno un gran dispiego di Luzzatti Fegiz e Venegoni che avrei poi conosciuto molto bene.
Mango fu così popolare da finire in una magica lista stilata da Elio e le storie tese nella loro parodia di «Vattene amore»:

«Io sono Minghi e vado da Mango,
là incontro Mengoli, Mingardi e Menghistu,
guardiamo il cielo e vediamo lassù,
Mangano, Mingus, Mengele e Manzù».

A 60 anni, per un infarto, se ne è andato ieri sera sul palco, che si dice sia la morte preferita da un artista. Chissà se è vero? Mi permetto di dubitarlo. Stava cantando «Oro», che insieme con «Lei verrà» è stata il suo pezzo più noto. Pochi mesi fa, quando il successo vero non l'accarezzava più ormai da tanto tempo, l'avevo incontrato a Milano, sui Navigli. Un po' imbolsito e pallido. Con quella malinconia stampata in faccia che solo quelli che hanno conosciuto i trionfi possono avere.

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