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giovedì 30 ottobre 2014

«LA FAMIGLIA ADDAMS» * ELIO E CUCCIARI LUGUBRI MA A CACCIA DI VERVE

«La Famiglia Addams» in versione Elio/Geppi Cucciari convince soprattutto sul fronte dei costumi (di Antonio Marras) e dell'allestimento scenografico (by Guido Fiorato). Nel musical c'è il tocco leggero dell'adattamento ai testi firmato da Stefano Benni (e si sente) e la bravura conclamata di Giulia Odetto nei panni di Mercoledì, figlia della lugubre coppia. Nell'insieme però la trama è esile e il lavoro - comunque divertente - fatica un po' a decollare. Anche il pubblico se ne accorge e applaude senza troppa convinzione.
Elio è bravo, gigioneggia per tutto il tempo, non sbaglia una nota, ma forse siamo abituati alla fisicità di un Gomez un po' più dirompente. Geppi, che è come al solito un po' trattenuta (il sospetto è che l'abbiano presa anche per questo motivo, dopo il sorprendente dimagrimento), ha ripulito la pronuncia e per fortuna perde per strada un po' della sua sarditudine, ma paradossalmente in platea funziona di più quando le scappano le cantilene da gnucca isolana.
Sono uscito dal teatro sognando di portarmi a casa la scintillante, indimenticabile giacca di paillettes di Mr. Storie Tese. Non la puoi usare forse manco a Capodanno, ma è pura leggenda.

Le date
dal 17 ottobre 2014 al 23 novembre Milano, Teatro della Luna
dal 13 al 18 gennaio 2015 Bologna, Teatro Europauditorium
Dal 20 al 25 gennaio Genova, Teatro dell'Archivolto - Sala Gustavo Modena
dal 27 gennaio all'1 febbraio Torino, Teatro Colosseo
dal 4 al 22 febbraio Roma, Auditorium Conciliazione
Dal 10 al 15 marzo Ancona, Teatro delle Muse
21 e 22 marzo Firenze, Teatro Verdi
Dal 25 al 28 marzo Lecce, Teatro Politeama Greco

sabato 25 ottobre 2014

«TALE E QUALE SHOW» * IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEI VOTI DI SCAMBIO

La cosa più meschina, inutile e controproducente che si possa fare (in tutti i campi) è negare e non valorizzare il talento.
Succede tutte le settimane a «Tale e quale show», condotto su Raiuno dall'ottimo Carlo Conti.
Se la giuria ufficiale (Loretta Goggi, Christian De Sica e Claudio Lippi) si comporta come si deve, con giudizi a volte discutibili ma improntati a una certa serietà, nel serraglio dei concorrenti vige - costante - la pratica del voto di scambio. Nel senso letterale del termine. Il compagno di duetto vota la compagna (e viceversa), l'amico premia l'amica, un sodale appoggia l'altro, e si finisce per dimenticare il talento, la bravura. Che invece dovrebbero essere i punti di riferimento di un programma del genere. Pur essendo in cima alla classifica e molto amati dal pubblico, ne fanno le spese spesso i migliori. Ieri (e anche la settimana scorsa) è toccato a Serena Rossi, che ha proposto una Mariah Carey da leggenda. Ma la stessa sorte tocca spesso anche al favorito: il sorprendente Valerio Scanu.

Ieri sera il pezzo della Rossi era sicuramente il numero migliore della serata, a detta anche dei tre giudici. Ma dal parterre degli (invidiosi?) compagnucci della parrocchietta solo un voto, quello di Michela Andreozzi, è finito a lei. Che poi l'ha ricambiata, adeguandosi dopo qualche puntata all'andazzo amicale. Tutti gli altri a premiarsi tra loro come sempre fra un sorrisetto e un'ammiccatina. Luca Barbareschi ha addirittura detto sfacciatamente che aveva amato molto il pezzo della Rossi, ma che il suo voto andava d'ufficio alla compagna di duetto, Rita Forte. Complimenti. D'accordo che lavorare una settimana su un'imitazione, fra voce, trucco e parrucco è un bell'impegno, e rischiare di finire in ultima posizione (come Matteo Becucci, con un onesto ma non superlativo clone di Umberto Tozzi) può dare noia al punto di convincersi che sia utile forzare la mano, ma non credo che lo spirito della trasmissione sia il voto clientelare. La scorsa settimana la stessa Raffaella Fico, che ha proposto una convincente Gianna Nannini, ci è rimasta (giustamente) malissimo ritrovandosi sotto la metà della classifica. Penalizzata dai soliti giochetti.
Essere bravi scatena l'invidia di tanta gente, si sa, e scatta l'emarginazione. Peccato che questo andazzo faccia male alla credibilità del programma (San Carlo fa qualcosa), al talento dei penalizzati, e ai votatori stessi, che agli occhi del pubblico fanno una figura meschina. Per non parlare di quelli - alla canna del gas - che votano se stessi.

venerdì 17 ottobre 2014

IL TRAVAGLIO DI MARCO, PERFETTINO CHE NON AMMETTE DISSENSO

Francamente non capisco tutto questo stupore per l'uscita di scena stizzita di Marco Travaglio ieri sera a "Servizio pubblico" dopo lo scazzo con Michele Santoro, il Governatore Burlando e il ragazzo impropriamente battezzato Angelo del fango.
La personalità di Travaglio è cosa nota. Direi arcinota. Si tratta di un'ottima penna brillante, di un egregio professionista molto documentato, a proprio agio soprattutto con la carta stampata e con un ego ormai smisurato. Su carta non ti misuri contro avversari diretti. Scrivi, limi, affili e affetti l'avversario. Il dissenso (che un po' infastidisce tutti noi che facciamo questo mestiere, parliamoci chiaro) è mediato da eventuali lettere, fredde risposte. Smentite e contro risposte. Al massimo interventi a posteriori di avvocati, che poi se la vedono tra loro. Lo studio televisivo è materia viva, a volte incandescente, contempla il botta e risposta, il confronto diretto, sudore, lacrime e sangue. Tutte modalità estranee alla cifra di Travaglio, che ha la necessità di leggere il proprio editoriale-compitino, da intoccabile professore della notizia. E guai a replicare, guai a contraddirlo, perché altrimenti dà di matto. Ha appena sfornato la verità, come ti permetti? Come è successo ieri, quando un esponente non della politica ma del popolo (il ragazzo di Genova) ha osato correggere blandamente una sua affermazione. Marco è andato in tilt, e Burlando ha fatto jackpot.
Col tempo mi sono convinto che Travaglio, la firma-chiave del Fatto quotidiano (che con un bell'editoriale al giorno si regge sulla sua esistenza in vita, non dimentichiamolo), se potesse farebbe volentieri a meno della tv. Ma non può farne a meno il suo ego, ormai di proporzioni elefantiache. E la tv è da sempre un ricco balsamo per l'ego delle firme cartacee, quando in video riescono a funzionare.
Ora che gli ascolti non sono più quelli di un tempo, che Berlusconi non è più l'argomento del giorno e che lo strappo con Michele si è consumato pubblicamente, forse la vecchia coppia sta sparando le ultime cartucce prima di sciogliersi. 


venerdì 10 ottobre 2014

IDOCS CON «E POI» * DUE OMACCIONI CHE SUONANO E SCRIVONO (BENE) D'AMORE

In assenza del conforto di sapidi buffet (non è questo il caso: cibo e vini erano ottimi e abbondanti, nonostante la spending review; ci ha pensato Raffella Moretti a stuzzicare il palato), le presentazioni dei dischi di chi non fa l'artista di mestiere nascondono spesso potenziali insidie. Noie sovrumane, stucchevoli velleità dopolavoristiche o abbondanti sovrastime di se stessi da parte di gente che meglio farebbe a fare altro, nella vita. Di certo non calcare palcoscenici.
Per questo mi ha conquistato lo showcase milanese (spazio Avirex) degli iDocs, duo di giornalisti del settimanale Oggi reduci dal lancio di un Ep intitolato «E poi». Giuro sui miei affetti più cari che quanto sto per scrivere non è frutto di ruffianerie o scambi di favori tra colleghi. Il sospetto è lecito ma voglio fugarlo: avrei optato, piuttosto, per un dignitoso silenzio.
Edoardo Rosati e Mario Raffaele Conti ci sanno fare davvero. La bravura chitarristica di Rosati è sorprendente, e convince anche la voce (ma fa premio la struggente armonica a bocca) di Conti. Viaggiano dal pop leggero ma godibilissimo del brano che dà il titolo al lavoro, disponibile su piattaforme digitali, alle raffinatezze swing di «Amore ballerino» e «La sfida», che ho trovato molto interessante e trascinante.
Rosati e Conti sono due omaccioni che parlano e scrivono (bene) d'amore. Senza scimmiottare qualcuno e giocando sulle sfumature. Il che, in tempi aridi, fa tanto bene al cuore.
 

mercoledì 8 ottobre 2014

DEDICATA AL CICLISTA CHE ATTTRAVERSA SULLE STRISCE PEDONALI

Tu, ciclista cittadino che percorri le strisce pedonali con grinta e spocchia, perfettamente convinto che sia tuo pieno diritto poterle attraversare in qualsiasi momento con la tua bici, fattene una ragione. Se la gente ti suona il clacson, o ti guarda male, non devi impugnare l'arme e brandirle. Non devi inveire. Sei semplicemente in torto. Le strisce pedonali sono, come dice il nome, PE-DO-NA-LI, appunto. Destinate ai pedoni. A differenza di quelle ciclabili, destinate a te. O alle signore con il ciclo.
In condizioni normali, tu dovresti portare le tue due ruote per strada, come fanno tutti gli altri. Perché siamo tutti (quasi) uguali.

lunedì 6 ottobre 2014

TRUE DETECTIVE A MILANO * QUANDO LA SERIE TV TE LA RITROVI FRA I PIEDI

La lunga serialità in Italia sperimenta nuove forme di pubblicità. Da questa foto (scattata a Milano in zona Bocconi) si può notare come «True detective», acclamata serie investigativa in onda su Sky Atlantic, voglia farsi spazio anche tra il cemento. Anzi, direttamente sul cemento di una piccola strada di gran passaggio. Fra studenti universitari e locali da aperitivo. Con un richiamo al sito, per tutte le informazioni aggiungive del caso. Non solo cartellonistica e spot: la società cambia, la tv si aggiorna, le serie stesse cambiano, quantomeno le modalità del racconto, ed è inevitabile cercare nuovi modi per attrarre il pubblico. Anche se forse avrebbe fatto più scena la sagoma di un cadavere a terra, in perfetto stile crime scene da telefim americano.
Una cosa è certa: l'acclamato «True Detective» ce lo ritroveremo fra i piedi per un po'. Letteralmente.

venerdì 3 ottobre 2014

CARO MR. RENZI, L'ARTICOLO 18 NON VA SMANTELLATO, MA DIFESO

L'articolo 18 non va smantellato, caro Mr. Renzi. Non certo per difendere vecchi privilegi, ma sacrosante, difficili conquiste sindacali. Che si stanno perdendo come lacrime nella pioggia. Non va cassato. Non certo per tutelare gli scansafatiche, ma per proteggere tutti gli altri, che sarebbero tremendamente esposti alle bizze di aziende che spesso ormai dimenticano ogni correttezza formale e sostanziale. E che si sentirebbero legittimate a fare di tutto. Cosa che già fanno, peraltro. La correttezza è un valore un po' demodé, me ne rendo conto, dear Matthew, ma non buttiamolo nel cesso tirando lo sciacquone. E poi, da quando ti hanno eletto, a parte frasi a effetto, piacioneria da George Clooney andato a male, e demagogia spicciola, non hai ancora combinato nulla. È forse l'articolo 18 il problema di questo Paese? Ma per favore... Ieri, forse per la prima volta in vita mia, mi è risultato simpatico D'Alema. E mi ha fatto tenerezza il vittimismo di Bersani. Che tutti i torti non li aveva.
La porti un bacione a Firenze, Renzi. Dia retta a me. E, cortesemente, ci resti. Che di cialtroni ne abbiamo già visti a sufficienza. Tante care cose.

mercoledì 1 ottobre 2014

FRANCO BAGNASCO * PANE E TV (CON LA PASSIONE PER SUPERCIUK)

Ecco l'intervista che mi ha dedicato Sabina Negri sul Settimanale Pavese diretto da Bruno Gandini.


L'oltrepadano Franco Bagnasco è la brillante e acuta firma di Tv Sorrisi e canzoni che di recente ha anche pubblicato un cd con la sua band giovanile, i Beagles, riuscendo anche a far cantare in dialetto Al Bano Carrisi.

Bagnasco, esiste ancora il Telegattone?
«È vivo e lotta insieme a noi. In questo periodo sonnecchia, come fanno tutti i gatti. Il suo nume tutelare è Rosanna Mani, una signora che ha tutto il mio rispetto per due motivi: ha attraversato indenne e a testa alta decenni di giornalismo di spettacolo italiano, e poi mi ha assunto a Sorrisi, 14 anni fa. Le pare poco?».

Di TV si parla forse troppo. Sarebbe il caso che si ricominciasse a farla?
«Se intende con talenti veri, non so i tempi. E le giuro che sono tutto, fuorché snob. Per ragioni di bassi costi, dominano talent e reality. Che sono poi lo specchio della selfie-Italia. Per ora va così. Ma ci salva la lunga serialità americana: “Breaking Bad” o “The House of Cards” sono capolavori assoluti».

Pensa di poter essere un bravo autore?
«L’ho anche fatto, per un po’, e quando mi capita di scrivere qualcosa, di solito funziona. Per tenermi allenato cazzeggio su Facebook e Twitter. Mi trovate qui: @franco_bagnasco».

Che trasmissione televisiva vorrebbe veder nascere?
«Un “Chi l’ha visto?” dei reduci del “Grande Fratello”. Di quelli entrati convinti che apparire lì potesse cambiargli la vita, e ora sono totalmente spariti. Con tanto di numero verde per gli avvistamenti: “Pronto? Sì, ho visto ieri sera Pinuccio il figo: serve ai tavoli alla pizzeria Posillipo, a Ravenna. Un’altra telefonata: Marisa la gattamorta? Distribuisce depliant all’IperCoop di Albuzzano. Vediamo una foto».

Su «Sorrisi» si parla poco delle TV regionali. Come mai?
«Sorrisi è da sempre la più completa – e la migliore, mi permetta l’orgoglio - guida ai palinsesti televisivi italiani. E si è ampliata molto anche sul digitale terrestre e il satellite. Coprire tutte le piccole reti del Paese sarebbe impossibile: dovrebbe pesare tre chili e costare il quadruplo. Va in edicola e poi le scende un’ernia».

La musica italiana sembra in fase di stallo. Cosa le manca per darsi in po' di "tono"?
«Un po’ di gente in gamba ci sarebbe anche, ma mancano le vendite. Totalmente sparite. Le entrate del digitale (Youtube, Spotify, iTunes, altri canali) per gli artisti sono palliativi. Guadagnano solo con i concerti. La musica sta diventando come il giornalismo dei freelance: un divertente hobby per gente che sta già bene di suo».

Talent, x factor, festival etc . Si punta più allo spettacolo che al cuore della musica (note e parole). Come mai?
«Generalizzare è sbagliato. “X-Factor” è un programma ben fatto. Non c’è solo fuffa. Basta saper trovare e scegliere. E poi, hanno spettacolarizzato la politica, vuole che non lo facciano con le canzoni?».

«Video killed the radio star», la famosa canzone dei Buggles, è stata profetica?
«Direi di sì. Le facce televisive hanno cannibalizzato le voci radiofoniche. Che infatti vagano per i corridoi dei network con le scatole più girate degli zombies di “The Walking Dead”».

Sono ritornati i Beagles e questa volta con partecipazioni straordinarie (Al Bano e Drupi). Come li avete convinti?
«Conoscevo da una vita sia l’uno che l’altro. Con Drupi è stato più facile, perché doveva cantare un nostro pezzo in pavese. E lui è il re dei pavesi. Ma si immagina che cosa può succedere quando al gran visir del Sud romantico, Al Bano, pugliese fino al midollo, viene chiesto di cantare in oltrepadano stretto “Mai Bei (la tersa gamba)”, una cover di My Way dal testo struggente ma goliardico? Bene, sono andato da lui a Cellino e – miracolosamente - l’ha registrata per me. Ogni volta che ci penso mi commuovo».

A quando un festival della canzone dialettale?
«I tempi sono maturi. Credo che un grande direttore artistico, Gianmarco Mazzi, che ha fatto anche qualche Sanremo, ci stia pensando seriamente».

Passiamo ai sorrisi. Perché si ride poco e forse anche male?

«Perché far ridere è un’arte, e scrivere buoni testi per il cabaret è la base pizza per chi poi si mette sulla scena col compito di far ridere. Se lo sai fare, sforni la migliore delle quatto stagioni. Se non lo sai fare tiri fuori dal forno “Colorado”, quello di Italia 1. Giusto per fare un esempio».

L'ultima volta che ha riso?
«Quando vedo in onda Luca Giurato. È il mio Chaplin».

Dove sarà tra dieci anni?
«In tour coi Beagles nelle cantine dell’Oltrepò Pavese. Ma solo rosso fermo».

Chi è il suo supereroe preferito?
«SuperCiuk, quello del Gruppo TNT. Somiglia a Bondi, ma è più sopra le righe».

Perché ogni giorno, in ogni momento, si vede il ministro Boschi spuntare da ogni media?
«Perché è ubiqua, oltreché carina. Anch’io dalla Boschi mi farei fare di tutto. Tranne la politica».

È parente del cardinale Bagnasco?
«Ma le pare? Oggi sarei direttore di Avvenire, invece di averne uno alquanto incerto».

Dove ha trascorso le vacanze e con chi?

«Con amici tra Mykonos e Formentera. Avrei anche giocato a racchettoni in spiaggia con qualche Velina, ma – inspiegabilmente – preferiscono i ca lciatori a me».

Trascorrerebbe le vacanze a Pavia?

«Solo se qualcuno poi pagasse il riscatto. Adoro il lieto fine».

Il titolo che vuol dare al suo prossimo brano.
«A Natale – è un’anteprima – uscirà una raccolta col meglio dei primi due dischi dei Beagles e si intitolerà “Viti parallele”».

Se è riuscito a far cantare Al Bano in dialetto pavese non mi stupirei di vederlo, fra qualche anno, con l'abito talare rosso ponsò.

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