martedì 14 aprile 2015

IL CASO DI PAOLA SALUZZI E IL GRAVE ERRORE DI SKY

Non so che cos'abbia spinto quella santa, pacifica donna di Paola Saluzzi a dare del #pezzodiimbecille (hashtag d'obbligo) su Twitter a Fernando Alonso. Non lo so, e non posso che condannarlo: «Pezzo di imbecille» è frase insultante, indifendibile, nulla ha a che vedere con il sacrosanto diritto di critica e di satira. Con battute più o meno lievi o con la libertà d'espressione di ognuno sancita dall'articolo 21 della Costituzione. Non si fa, è chiaro. Del resto la signora si è accorta dell'errore e con grande garbo si è scusata. Al limite Alonso (visto
che lei non ha parlato in diretta, ma su Twitter, un social network, spazio libero e personale per antonomasia, come un Blog o Facebook) avrebbe potuto querelarla, e la cosa finiva lì. Tra loro, dove avrebbe dovuto restare.

Non conosco, come nessuno del resto, i retroscena. Ma il problema, in tutto questo, è che si è messa di mezzo Sky, azienda per la quale Saluzzi lavora, che con una decisione a dir poco discutibile e fatta in sordina, senza commenti, quasi come se se ne vergognasse, ha
inflitto alla giornalista una settimana di sospensione dal video. Mi auguro che del caso si occupino gli avvocati della conduttrice e la Federazione Nazionale della Stampa perché sembra esserci materia e il precedente, a mio avviso è molto grave. Tant'è che basta scorrere le pagine di giornali, siti e i social per trovare una condanna pressoché unanime al comportamento dell'azienda di Murdoch. Dal saggio Massimo Gramellini de La Stampa, al direttore del Tg5 Clemente Mimun («Twitter è luogo di opinioni personali») al Club Forza Italia Marina Berlusconi, è tutto un coro di solidarietà alla Saluzzi e un «buuu» ai signori di Sky.
Tralasciamo l'insulto. Come detto, indifendibile. Ma andiamo alla vera sostanza delle cose, al vero problema: se passa il criterio che un giornalista subisce sanzioni o vendette aziendali trasversali perché ha espresso una propria opinione sgradita (qualunque essa sia) su uno spazio personale e senza citare minimamente la propria azienda (si badi bene), non solo si commette qualcosa di gravissimo, ma si applica a chi vive di commenti e parole un doppiopesismo 



inaccettabile. Come a dire: chiunque può scrivere di tutto su Twitter e sui social, ovviamente rispondendone in modo personale, ma non chi fa il mestiere di giornalista. Punito per vie traverse. Un'assurdità in termini. Il pericolo diventa doppio se si immaginano inquietanti scenari di vendette personali fomentate da persone potenzialmente compiacenti. Stiamo molto attenti, perché con la libertà non si deve mai scherzare. Né rischiare di metterla in gioco. Il comportamento di Sky secondo me va condannato senza se e senza ma.

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