venerdì 31 luglio 2015

FORMENTERA, VIRGEN DEL CARMEN * LA GRANDE PROCESSIONE MARINA

Se sei a Formentera il 16 luglio e dopo una giornata di spiaggia cerchi qualcosa d'inconsueto, che non t'aspetteresti mai in un posto così, non andare a Es Pujols a fare i gavettoni a Maldini o i selfie con Melissa Satta (mi dicono gli addetti ai lavori che fra l'altro quest'anno il vippame stia stranamente disertando la Isla). Sono attività improduttive. Fa piuttosto come me. Dirigiti con fiducia verso le 19 al porto de La Savina per partecipare all'annuale, temibile processione terrestre/marina della Virgen del Carmen. Un capolavoro praticamente sconosciuto agli italiani, e al cui cospetto la Coppa Cobram di fantozziana memoria diventa un gioco da tavolo. 
L'agghiacciante ma stupenda processione della Virgen del Carmen, patrona dei naviganti, è un evento monstre che tocca in modo incredibile le corde del sentimento religioso spagnolo. Parte dalla chiesetta del paese come una normale processione in tutte le chiesette di paese di questo mondo, con i fedeli che pregano seguendo il parroco e la Madonnina sorretta nella sua plastica ostensione, e si trasforma strada facendo in un'impresa epica.
Mentre il sacerdote e i suoi si fanno strada, sulla banchina del porto tre vecchi pescherecci di medio cabotaggio lì ormeggiati sono pronti a partire, ospitando, gratis, tutti coloro che vogliono salire a bordo e prendere parte all'evento. In

mezz'ora o poco più, le barche si riempiono all'inverosimile di fedeli e curiosi di ogni tipo, sul modello delle carrette del mare che arrivano a Lampedusa. Bambini col gelato colante, vecchie devote barbute, balenottere spiaggiate, coppie trendy, sudati in canottiera (parecchi), protestati, pensionati con la minima, si mescolano in un gigantesco carnaio. Come un treno estivo per pendolari e vacanzieri italiani, ma molto più naïf, visto che sono praticamente tutti spagnoli. E gli spagnoli nel kitsch ruspante non scherzano affatto.
Con alcuni amici, trovo posto casualmente sulla barca che (lo scoprirò di lì a poco) guiderà il gruppo. La più ambita. Vedendo l'affollarsi incontrollabile del mezzo e cercando una posizione migliore per scattare foto, salgo sulla torretta di prua dell'unico ponte superiore disponibile. Che si riempie in breve di altre decine di persone; tutti avevano fatto il mio stesso ragionamento. Dopo un quarto d'ora si presenta a sorpresa un tizio col cappello del Capitan Findus preso al mercato della Mola, si spaccia per il comandante e intima: "Signori scusate, ma c'è un problema: troppe persone sono salite qui sopra, e come capirete non posso far partire una barca che pesa 100 sopra e 50 sotto. Quindi una cortesia: ora tutti quelli sopra i 50 chili devono tornare di sotto. Facciamo in modo che quassù ci siano soprattutto bambini". Il mugugno è palese, ma il ragionamento non fa una grinza. La sicurezza prima di tutto. Del resto siamo già ben oltre (eufemismo) la capienza consentita. E continuano a far salire gente. Diligente, guadagno la scaletta per scendere a poppa. E come me un'altra decina di persone, non di più. Peccato che nel giro di cinque minuti salgano sulla barca, immediatamente fatti arrampicare sul ponte superiore a prua, nell'ordine: anziano prete capocordata benedicente, in divisa d'ordinanza; la Madonnina in ceramica 70 centimetri portata da quattro schiavi in canottiera; due assistenti del prete, sempre in divisa; una damigella con corona di foglie; tre musici (due vestiti con costumi tipici a prima vista sardi recanti naccherone giganti e tamburo, più un altro scazzatissimo che suona una sorta di flauto); tre suorine carmelitane grigie con pettorina e capricapo azzurro (per gli appassionati, 300 punti "sfiga di suora" ciascuna), e un poliziotto. L'altro rimane sul ponte inferiore insieme con un anziano reggente lunga asta di legno sulla sommità della quale è innestato il Crocefisso. Essendo alto meno di un metro e mezzo, il reggente era l'unico che non avrebbe creato problemi di peso salendo. Invece resta con me e la bolgia disumana lì sotto.
Risolti, come è evidente, con un sordido trucco ancora poco chiaro, tutti i problemi di sicurezza, la barca pilota prende il largo, seguita dagli altri due vecchi pescherecci stipati di gente sino all'orlo. La preoccupante inclinazione a destra (tecnicamente, tribordo) dello scafo è subito marcata, e tutti ci guardiamo preoccupati. Tutti i non spagnoli, naturalmente.

Perché gli iberici ridacchiano felici, anche delle paure altrui. È il gran giorno della Vergine del Carmine, e niente può andare storto. Non a caso la celebrano il 16 luglio, mica venerdì 17.
Inclinato come la torre di Pisa, con fluttuazioni a destra che aumentano drammaticamente a ogni virata (invano io e altri corpulenti rimbalziamo a destra e per cercare di compensare) i tre natanti guadagnano il largo. Prima seguiti e affiancati da una decina di barche. Poi, via via, da un centinaio di imbarcazioni di ogni genere. In breve, mentre una ragazzina alle mie spalle, è pronta a vomitare, un'intera flotta in borghese ci accompagna. Dal ponte superiore arrivano solo, incessanti, il battere ritmico delle nacchere, tre colpi di tamburo, e tre note di flauto, sempre le stesse. Il tutto ripetuto all'infinito. Il sospetto di andare verso la morte con un pessimo accompagnamento musicale, assale più d'uno.
Il punto designato per fermarsi è in mare aperto, esattamente a metà tra Formentera e Ibiza. Tace l'orchestrina, il prete fa spostare la Madonna vicino al corrimano, faccia a tribordo, pronuncia parole di rito e la damigella butta in acqua la rotonda corona di foglie, di circa 70 centimetri di diametro. Aumenta l'inclinazione a destra dello scafo. Segue generosa spruzzata di acqua benedetta che si unisce al mare. Da quel momento in poi, a bordo, scatta la festa: marinai improvvisati fanno partire senza sosta tappi del miglior Cava, lo spumante spagnolo (Fanta per i bambini), e pie donne girano a bordo con vassoi di dolciumi fatti in casa od offerti dalle pasticcerie locali. Manca il trenino di Disco samba, ma solo perché non c'è fisicamente spazio, meu amigu Charlie Brown.
Nel frattempo, il rito prosegue con la benedizione di tutte - ripeto, tutte - le barche che hanno seguito il corteo. In ordinata fila indiana affiancano il nostro peschereccio a tribordo partendo da poppa (alcune arrivano a pochi centimetri e quasi lo toccano), sostano qualche secondo guardando in alto verso la Madonnina, veloce spruzzata d'acqua benedetta dal sorridente parroco, e via. Verso nuove avventure. Davanti ai miei occhi sfilano, in ordine casuale (e dimenticandone parecchi): tre yacht di grosso cabotaggio popolati di ricconi che avrebbero avuto bisogno semmai di due-tre etti di sfiga, non della benedizione del natante (dagli oblò siamo oggetto di palese scherno da parte di alcuni bambini); un traghetto che fa servizio navetta Ibiza-Formentera; alcune barche a vela, tra le quali una con coppia agée vestita di lino totalmente bianco modello visita all'isola di Samoa, e corone power flower e un'altra con una band emergente che suona un pezzo dal vivo; una giovane coppia in canoa; tre ragazzi in windsurf; un paio di gommoni di sfollati; un bialbero blu con signora bene gnocca non più giovane in posa come polena (il marito è al timone molto compreso nel ruolo); diversi gozzi decisamente più pop, con famigliole numerose al completo (alcune signore visibilmente commosse); una barchetta con tavolo imbandito e ricca cena al centro. Potrei continuare per dieci minuti, ma ci siamo capiti. Un evento religioso-festaiolo di massa, che si svolge al tramonto, su un peschereccio completamente sbilanciato a tribordo e che riesce miracolosamente a non affondare. Circostanza che rafforza nei già devoti il culto della Virgen del Carmen e che le avvicina clamororosamente, e con una mano sola (perché l'altra è impegnata negli scongiuri), gli indecisi o gli infedeli. Vi consiglio di non perderlo, visto che, oltreché indimenticabile, è l'unico evento totalmente gratuito che troverete a Formentera. Per il resto, ovviamente, si paga ogni respiro.

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