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domenica 17 gennaio 2016

BARCELLONA * 10 BUONI MOTIVI PER AMARLA

10) Barcellona (forse la Spagna in generale, isole comprese) non è una città per vecchi. Te ne accorgi subito dalla velocità del giallo lampeggiante ai semafori pedonali. Dura talmente poco, che se non hai lo scatto di Tyson Gay, ti arrotano seduta stante e il giorno dopo addio pensione. Alcuni impianti hanno messo a dura prova anche il mio noto fisichetto da centometrista. 
L'architetto Antoni Gaudì, il barcellonese più apprezzato, morì sotto il tram cittadino numero 1. Se guardiamo le cose in prospettiva, aveva capito tutto anche lì.

9) La Sagrada Familia. Che è un po' il Ponte sullo Stretto di Messina per noi italiani, con la differenza che questa esiste davvero. Iniziata nel 1882, la finiranno nel 2026, è perennemente circondata da gru, operai e lavori in corso (se c'è vento non ti fanno manco salire tra le guglie), ma ti sorprende fuori con la sua bizzarra imponenza, e dentro per via di quelle immense vetrate multicolori che sono un marchio a fuoco. È un «tempio espiatorio». Nel senso che si espia durante le code all'ingresso.

8) Le Tapas. Scritto rigorosamente con la maiuscola, per il sacro rispetto che si deve loro. Occhio alle fregature, però. Ti troverai senz'altro bene in posti come il «Ciudad Condal», per esempio. Centralissimo, piazzato sulla Gran Via poco distante da Plaza de Catalunya, è sempre troppo pieno, ma merita attenzione. E le preparano al massimo due ore prima. Non al mattino o il giorno precedente. Anche il rosso d'ordinanza che servono al bancone non è un vinello da catering.
Le trovi più innovative e un po' meno digeribili, invece, al «Solid». In un ristorante che si chiama «Gaudim» ho mangiato un solomillo (filetto, in pratica) in crosta di noci su letto di purea di porcini con contorno di asparagi e patate che avrebbe resuscitato persino Osvaldo Bevilacqua. La paella (meglio se con mariscos e bogavante) invece va mangiata al «7 portes» oppure al «Botafumeiro». Quest'ultimo decisamente caro, ma con tutti i soldi che già butti in scemate...

7) Il Parc Güell. Park per gli stranieri. Una tra le creazioni di Gaudì. Maestoso, incastonato in una collina, ti affascina soprattutto quando arrivi al piazzale del mirador, dove le sedute ondulate realizzate con nobili frammenti di ceramiche e materiali di recupero, secondo lo stile dell'architetto catalano genio del modernismo, prendono vita con i raggi del sole. E si aprono al panorama della città. Ah, uscendo devi farti la foto sulla scala, con la strana scultura a forma di salamandra, altrimenti non sei nessuno. Per farlo però devi avere la meglio sui giapponesi. Coraggio.

6) I servizi. Riusciamo a prendere schiaffi anche qui. Persino in bassa stagione, quando alcune cose sono chiuse, come la mitica funicolare per Montjuïc, che in gennaio va in manutenzione. Una volta su, resta però in funzione la teleferica. 
Barcellona ha una rete metropolitana così efficiente e capillare (se penso a quella di Roma, mi viene da piangere) che levati, e l'aeroporto è collegato in un quarto d'ora al centro grazie ai treni e soprattutto agli Aerobus che a 5,90 euro a tratta fanno continuamente la spola.

5) La Casa Battlò (si pronuncia Bagliò, ma Claudio e Napoli non c'entrano). Esempio più fulgido, assieme a La Pedrera (Casa Milà) della grandezza di Gaudì, porta il blu del mare, le onde, la natura, gli oblò del Nautilus, le lische di pesce, in una dimensione domestica. Dal soggiorno guardi in strada attraverso vetri ondulati, e chi passa ammira te. È qualcosa di unico, da visitare e contemplare. Una dimora museo a più piani che convive con abitazioni e uffici. Visto l'afflusso turistico, non vorrei essere nei panni di chi lì ci lavora tutto l'anno.

4) La Rambla, che conduce sino al Porto e alla spiaggia della Barcelloneta. 
A mio avviso sopravvalutata, ammazzata da inutili bancarellari e ristoranti per gonzi (di notte diventa anche poco sicura, con truffatori che si prodigano per farti fesso sapendo che spesso ti sei già portato avanti di tuo), dà comunque il meglio quando si apre alle stradine e ai localini del Barrio gotico, al tipico mercato de La Boqueria, oppure alla Plaza Reial. Se finisci davanti al MACBA, il Museo di Arte Moderna di Barcellona, dà retta a un pirla: risparmiati il biglietto d'ingresso. La cosa più sorprendente da vedere sono le centinaia di ragazzini che vanno sugli skateboard nella piazza di fronte. Fatti piuttosto due squisite tapas al jamon nel vicino, semplice e caratteristico bar «Casa Almirall».

3) Il garbo antico col quale la lingua catalana definisce alcune cose. Per esempio, una tra le vie principali del centro di Barcellona si chiama Passeig de Gracia. Ovvero «Passaggio di grazia». Avete mai sentito un modo più elegante per dire che c'è gnocca in giro? Io, in vita mia, mai. Solo in Spagna potevano inventare il flamenco.

2) Il Palau de la musica. Un altro capolavoro, da vedere possibilmente sia di giorno (ci sono visite guidate, meglio prenotare) che di sera, per via del diverso utilizzo delle luci all'interno, fra palco e platea. Un trionfo del modernismo, ma anche della classe, dell'opulenza costruttiva. 

1) La gente. Città cosmopolita, ricca, con una buona presenza di italiani, Barcellona a volte riesce a stupirti per l'approccio che ti riservano gli indigeni, in genere piuttosto cortesi. L'altro giorno un mendicante mi ha chiesto qualche moneta chiamandomi «Ehi, Papi». Non so se per via dell'età, o della somiglianza con Silvio o Enrico. In ogni caso, ho passato un brutto quarto d'ora.

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