giovedì 26 maggio 2016

«DOV'È MARIO»? * GUZZANTI AVVERTE: SIAMO CIALTRONI IN CERCA DI VISIBILITA'

Quando torna Corrado Guzzanti, prima di tutto rispetto. Poi, tutte le eventuali considerazioni del caso. Rispetto per quel che ha dato e dà, per la sua faccia di gomma prestata alla satira penetrante veicolata da uno sfottò garbato o greve, ma mediato con maestria; per essere un unicum nella nostra scena attoriale. Uno che lavora quando gli pare, non per soldi (al limite quando li ha finiti, mi piace pensare) ma per mandare (anche) messaggi nella bottiglia. In caso di necessità, rompere il vetro. E Corrado arriva, a prenderti teneramente per il culo. Perché, ciccio, non ti senti bene. Perché diciamolo: tutti, che ci prendiamo troppo spesso dannatamente sul serio, ne abbiamo bisogno. 
Ci servirebbe un Guzzanti da passeggio, per ridimensionarci. Per rimettere in riga il nostro ego.

Ma veniamo a «Dov'è Mario?», quattro episodi di simil-serie in onda da ieri su Sky Atlantic. Mi è piaciuto? Sì. Mi sono “divelto” dal ridere, come in altre occasioni guzzantiane? No. Ma giocare sul sollazzo facile stavolta non era lo scopo del Profeta. Portando in scena lo straniante, devastante sdoppiamento fra Mario Bambea, intellettuale da talk-show rimasto a lungo in coma dopo un grave incidente, e il suo alter ego notturno, uno sguaiato cabarettista da teatrino off che può permettersi di dire «le peggio cose», mai e poi mai concesse al radical chic Bambea, Corrado ci mostra come siamo. Un popolo di cialtroni in cerca di visibilità, sia che si vesta un gessato grigio parlando con la erre moscia, sia che si imbocchi umilmente la strada dei talent in periferia o su una rete tv.

Guzzanti indica la luna, e stavolta non si può far finta di niente e guardare il dito. Bisogna osservare proprio là, quel teatrino che si consuma sui due piani vicini e contrapposti. Il teatrino che ci mette a nudo, come satira vuole.

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