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giovedì 25 agosto 2016

TERREMOTO * ECCO CHE COSA PROVAI A L'AQUILA NEL 2009

Subito dopo il terremoto a L'Aquila, nell'aprile del 2009, il mio giornale mi spedì là, a raccontare la tragedia e la macchina dei soccorsi, coordinata dal poco loquace Bertolaso. Il quartier generale della Protezione civile era in una grande caserma non lontana dal centro, che aveva resistito alla prima, fortissima scossa del 6 aprile, oltre 6 di magnitudo. Ero in una palazzina disadorna al piano terra, con alcuni colleghi, in attesa di una veloce conferenza stampa per gli aggiornamenti sul disastro. All'improvviso, se non ricordo male era il primo pomeriggio del 9 aprile, partì la terza, grande scossa, attorno a 5.5 di magnitudo. Non avevo mai provato qualcosa del genere, a parte lievi vibrazioni domestiche di terremoti lontanissimi. La prima sensazione, a pelle, fu di non sentirmi bene. C'era un po' d'ansia, di tensione, credetti a una sorta di capogiro, o di mancamento. Cosa di un istante, ovviamente. Tutto attorno e soprattutto sotto di me stava tremando, come una vecchia lavatrice in centrifuga, senza lasciarmi il tempo di pensare. Lì è paura. Netta. Sudore freddo. Sul muro, vicino al soffitto, si staccò un listone di legno, e croste di calcinacci bianchi del vetusto edificio volavano a terra. Devo uscire al volo. Dov'è la porta? Pensai. Dov'è quella cazzo di porta? Era nella stanza accanto, che si affacciava sulla guardiola all'ingresso della caserma. Corsi fuori in un istante, e mi portai istintivamente con gli altri al centro del cortile, lontano dagli edifici. La terra continuò a tremare per altri 30 secondi, non di più. Ma lì mi sentivo ormai relativamente al sicuro.
Il pensiero successivo, inevitabile, fu alla povera gente sorpresa tre giorni prima da quel mostro a letto, in piena notte. Disarmata, mentre dormiva, magari ai piani alti di una vecchia casa un po' marcia, che non aspettava altro di poter cadere. Io in fondo ero lì di giorno, preparato, in un luogo fortemente sismico. E il minimo che potessi aspettarmi era un'altra scossa di terremoto. Che comunque non auguro a nessuno.
Dopo aver letto questo post, se non prendi il cellulare e non doni almeno 2 euro al 45500 per ciascun sms inviato, secondo me un po' in colpa ti devi sentire.

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