venerdì 11 novembre 2016

DARIA BIGNARDI, LA DAMA (IM)BIANCA CHE NON NE AZZECCA UNA

Daria Bignardi
Bei tempi quando il suo spin-doctor era Giorgio Gori (detto nell'ambiente «The Smiling Cobra», attuale stratega di Matteo Renzi nonché sindaco di Bergamo), uno che ne sapeva di televisione. 
In quegli anni monna Daria Bignardi, la Dama (im)bianca dei palinsesti, oggi direttore di Raitre, conduceva su Italia 1 «Tempi moderni», un talk-show très chic che mescolava attualità e gente stravagante in un colorato mix che averne oggi, signora mia. Un giorno Gori, che all'epoca dirigeva Canale 5, propose a Daria nostra il primo «Grande Fratello» by Endemol, autentica rivoluzione televisiva e l'unico che avesse davvero senso. Tutti gli altri, dal secondo in poi, sono stati «la copia di mille riassunti», direbbe il poeta.


Luca Sofri
Lasciato il GF al suo truzzo destino, la first sciura ferrarese sposa dell'icona della sinistra Luca Sofri nel 2004 abbandona anche la troppo commerciale Mediaset e si dona a La7, dove con le «Le invasioni barbariche» rilancia il modulo dell'intervista faccia a faccia. Un po' smaliziata, un po' sfiziosetta, col perenne birignao e il sottotesto: «My God, quanto sono brava e intelligente». Le cose funzionano per un po', poi gli ascolti, fra una birretta e l'altra con l'ospite di turno, iniziano a calare.


Antonio Campo Dall'Orto
Nel 2009, con «Non vi lascerò orfani» (cosa che peraltro non abbiamo mai dubitato) Daria si scopre scrittrice. Poi ci prende gusto. Escono: «Un karma pesante» (ma anche i pistolotti, a voler guardare, non sono leggeri), «L'acustica perfetta» (l'udito con gli anni va tenuto sotto controllo) e l'ultimo, «Santa degli impossibili». Scritto pensando probabilmente agli ascolti della sua Raitre. Sì, perché nel frattempo alla first sciura ormai scrittrice affermata e snob, che abbandona le vezzose tinture per capelli, troppo in odore di vanità, puntando su un asciutto stile Maria Fida Moro, viene affidata da Antonio Campo Dall'Orto la direzione di Raitre.

Lì, mentre sparisce un po' di gente non allineata con Sir Matthew da Florence, cominciano i nuovi guai. Floppa il tenacemente voluto «Politics» di Gianluca Semprini. Il noioso nuovo «Rischiatutto» di Fabio Fazio, in anni di pubblico assai mobile fra le reti, passa dal 30% di share al debutto su Raiuno al 10% di Raitre, perdendo due terzi degli spettatori.  E affonda «Amore criminale», dal quale la nostra insiste per togliere l'apprezzata Barbara de Rossi,
Fabio Fazio
sostituendola con la sgradita Asia Argento. Sui social qualche maligno sostiene che monna Daria lavori per la concorrenza. Non è così. Semmai punta al modello BBC: tv di servizio senza badare agli ascolti, direbbe lei. Altri sospettano si vergogni persino del maiuscolo successo di «Chi l'ha visto?». Mioddìo, un format così pop-cheap...


La verità? Ve la dico io, che l'ho saputa dalla mamma del cugino di secondo grado dell'autista della signora Sofri. Daria sta già scrivendo il suo prossimo bestseller autobiografico; a metà fra il testamento spirituale e quello professionale, da lasciare alla Rai: «Non vi lascerò spettatori».


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