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lunedì 28 novembre 2016

PAOLO VILLAGGIO NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: «MI VOLEVA STREHLER MA PERSI LA MEMORIA»

Paolo Villaggio
Paolo Villaggio per me non è un semplice attore o (banalmente) un essere umano. Lo considero alla stregua di un dio pagano, di un'entità soprannaturale che ha condizionato la mia crescita e il mio modo di essere. Qualcosa che va oltre tutto e tutti, pur con i suoi umani difetti. Compreso un talento che spesso ha buttato via, in anni più o meno recenti, insieme con il suo personaggio, ma questa è un'altra storia.
Per questo quando ha accettato di scrivere di suo pugno un racconto per il mio libro, «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa), in libreria e negli store on-line, ero felice come un bambino quando gli regalano la prima bicicletta.

Paolo ha scritto per me, anzi con me (lui non batte né a macchina né al computer, quindi detta «a uno schiavo», come dice lui, con attenzione al dettaglio), in una lunga, molteplice session telefonica un racconto in perfetto stile «Fantozzi». Un pezzo esilarante su una chiamata notturna da parte
di Giorgio Strehler (il sogno di ogni attore) e sulla sua perdita di memoria. Un Villaggio classico, quello dei libri e dei film che hanno segnato le esistenze di molti, con le loro frasi diventate marchio distintivo di una genialità assoluta e dell'asservito mondo impiegatizio.
Nota a margine: prima di congedarsi, Villaggio mi ha domandato: «Ma... Come va con la prostata?».

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