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sabato 19 novembre 2016

«THE YOUNG POPE» * PARTITO BENE, È DIVENTATO UN SUPPLIZIO

Paolo Sorrentino (foto di Gianni Fiorito)
L'idea forte, e fortemente intrigante di «The Young Pope» era portare in scena un Papa attraente (il bellissimo Jude Law), ma al contempo respingente (il Santo Padre cinico, antipatico e che non crede in Dio). Giocata questa carta in modo onestissimo nei primi due episodi, a partire dal terzo la serie non ha fatto altro che girare a vuoto precipitando via via nel baratro della noia. Di settimana in settimana, il grafico dell'apatia dello spettatore sembrava un crollo di Wall Street.

Il bravo Silvio Orlando ha cercato di reggere il peso di tutto per un po', portando sulle spalle il peso di una produzione esteticamente sfarzosa (per costumi e location vaticane), ma povera in quanto a sviluppo narrativo. Uscito di scena lui, il cardinale maneggione, si annaspava. Per fortuna qualche guizzo genialoide nei dialoghi («Santo Padre, qui tutti dicono che lei sia un Santo!» / «Calunnie») ogni tanto mi risvegliava dal sonno rem.

La grande bellezza papale di Paolo Sorrentino è svanita. E anche se il regista, durante il making of della serie mandato in onda ieri, ha già dichiarato di essere disposto a girarne una seconda, spero tanto che qualcosa, qualcuno (magari proprio lo Spirito Santo paraclito) posi una mano sul capino dei dirigenti di Sky Atlantic e li indica a desistere. Ma credo che l'abbiano capito. Anche se si sa, in queste cose a volte prevalgono logiche aziendali o d'immagine. Eppure fermarsi qui sarebbe una prova evidente dell'esistenza di Dio.

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