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giovedì 30 giugno 2016

NON SI PUO' VOLERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA

Uno tra i più grossi problemi dell'umanità, è che troppa gente vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Non è possibile. Perché oggi si lasciano tutti così presto? Perché si rendono conto che non puoi conciliare le due cose. Se lui esce lasciando la botte incustodita, lei si ubriaca e la botte si svuota. Viceversa, se esce lei e lui resta a casa a controllare la botte, si rischia di avere l'amante piena (che è ancora più pericoloso) e la moglie sempre ubriaca con le amiche agli apertivi. Certo, resterebbe la botte piena. Ma a quale prezzo?
L'ideale sarebbe uscire sempre insieme, lasciando a casa la botte piena incustodita, col rischio però di esporla a furti. Poi ti ritrovi la moglie ma non hai più la botte. Non c'è convenienza.
Ovviamente convincere la moglie a non ubriacarsi perché fa male è impossibile. La moglie comanda per definizione. Qualora tu ci riuscissi, avresti sì la botte piena, ma anche due balle così dalla mattina alla sera.
Insomma, non se ne esce. Smettete per favore di volere botte piena e moglie ubriaca.

mercoledì 29 giugno 2016

CUCCARINI-PARISI SU RAIUNO * PERCHÈ IN TV NULLA SI CREA, TUTTO SI RIPROPONE

In tv nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. O, meglio, si ripropone.
È il caso della storica accoppiata baudiana Lorella Cuccarini-Heather Parisi, presentata ai palinsesti Rai come punta di diamante della nuova stagione di Raiuno.
Ancora una volta il passato si riaffaccia prepotentemente con due storiche lady del video generalista che faranno sicuramente (anche solo per l'effetto curiosità) il pieno d'ascolti. Inoltre, le tele-accoppiate femminili oggi sono très chic, vedi il caso di Laura Pausini e Paola Cortellesi.

E mentre Carlo Conti prosegue, come nel Trono di spade, la sua meritata marcia trionfale a Viale Mazzini con una manciata di programmi, guadagnano spazio Virginia Raffaele, Pif (che proverà a rifare una sorta di portalettere alla Chiambretti, anche qui si torna all'antico), e quella gran lenza di Massimo Giletti, che affossa «Domenica in» prendendosi con «L'Arena» tutto lo spazio della domenica pomeriggio. 
A «Quelli che il calcio» accanto a Nicola Savino approdano Diego Abatantuono ed Ale & Franz, mentre prezzemolino Mika si dedicherà a un one man show su Raidue.

Nel palinsesto della prima rete, pioggia di serate-evento, che per l'audience sono meglio di un cicchetto a colazione per l'alpino: da Renato Zero a Zucchero, passando per Mogol, Roberto Bolle e il duo Mina-Celentano (ah, questo passato che ritorna...), con una sorta di spottone per lanciare i rispettivi nuovi dischi, se non si è capito male.
Fabio Fazio resta nella Raitre di Daria Bignardi, che si presenta con il nuovo look penitenziale tra Maria Fida Moro e «Il nome della rosa». Il Massimo Giannini di «Ballarò», già cazziato dall'entourage renziano e poco premiato dagli ascolti, cede il posto a Gianluca Semprini di Sky, e il jolly Salvo Sottile arriva a «Mi manda Raitre». Altro storico marchio che ritorna, insieme al «Report» di Milena Gabanelli. Non soppresso perché sarebbe stato un notevole danno d'immagine.

Un capolavoro di creatività, infine (vorrei assumere il copy), il nuovo slogan Rai: «Per te. Per tutti». Manca solo l'avvertenza da leggere tutta d'un fiato, come per i medicinali: «E stavolta anche pagando il canone in bolletta!».

martedì 28 giugno 2016

CIAO BUD SPENCER, E GRAZIE ANCORA PER QUELLA FOTO AI PIEDI DELLA LEGGENDA

Seduto in spiaggia ai piedi di uno dei miti della mia infanzia, della leggenda vivente, per una foto-ricordo che non dimenticherò mai. Mi veniva quasi di cantare «Come with me for fun in my Buggie...». Ma sono stato zitto. In religioso silenzio.
Era l'estate del 2009, a Ischia, e questo è il mio unico e ultimo ricordo di quel geniaccio di Bud Spencer, all'anagrafe Carlo Pedersoli, morto oggi a 86 anni. Un ex nuotatore prestato al cinema che con l'amico Mario Girotti (Terence Hill), ha dato vita alla più entusiasmante coppia di scazzottatori, anzi sarebbe meglio dire scazzott-attori della storia del cinema italiano. Retequattro sulle repliche dei loro film campa di rendita dalla notte dei tempi, più o meno sempre con i medesimi (onestissimi) ascolti.

Ero lì per un servizio per il mio giornale, e Bud girava una fiction Mediaset, «I delitti del cuoco». Una cosetta all'acqua di rose, e ne era perfettamente consapevole. Ma credo che il vecchio toro non amasse molto restare inattivo, nonostante il caldo, la fatica e i quasi 80 anni. Nel cast in quell'episodio c'era anche una Sara Tommasi che non aveva ancora smarrito la via, per così dire.
Il mio Mito parlò tanto, con la saggezza scafata di chi in vita sua ne aveva viste di tutti i colori. Accennò anche a un nuovo progetto, ma non disse altro, un po' ossessionato dall'idea che glielo potessero scippare. Alla fine dell'intervista chiesi a Bud la cortesia di una foto per la mia galleria dei ricordi. Fu subito disponibile, anche se gli spostamenti del guerriero inevitabilmente fiaccato dall'età risultarono lentissimi e un po' complicati. Alla fine si sedette su una sedia da regista e io mi piazzai ai suoi piedi, col culone sulla sabbia, massiccio quasi quanto lui. Cioè, lui massiccio. Io sovrappeso, ma questa è un'altra storia.

Se mi avesse assestato il suo leggendario pugno dall'alto, quello che fa incassare irreversibilmente fra le spalle la testa dell'avversario, non avrei fatto una piega. Anzi, l'avrei persino ringraziato.

lunedì 27 giugno 2016

ADDIO CANEVARI, QUANDO LE DISCOTECHE SI GESTIVANO IN DOPPIOPETTO BLU

Uno tra gli incontri edificanti di quasi trent'anni (li festeggio l'anno prossimo) di questo mestieraccio, è stato senza dubbio quello con Giampiero Canevari, che ci ha lasciati ieri a 69 anni dopo un infarto. 
Io giovane collaboratore de La provincia Pavese, appassionato di spettacolo, lui gestore del Docking, piccola e ben frequentata discoteca nel cuore di Pavia, a due passi dal Ponte coperto. Negli anni in cui le discoteche spopolavano sul serio.
Canevari era un signore d'altri tempi. Un imprenditore vecchio stile che gestiva locali (fu anche per qualche tempo tra i titolari in quota minoritaria delle mitiche Rotonde di Garlasco, se non ricordo male) con una serietà raramente riscontrabile altrove.

Chiuso nel suo ufficio di direzione, fasciato in un doppiopetto blu d'ordinanza, intavolava sorrisi mai troppo larghi e ironie mai troppo pronunciate, anche se a volte affilatissime. Era un cauto per indole e Dna. Fuori, nel «casino», sfilavano tanti nomi che erano o che sono diventati pilastri del nostro spettacolo. Da un Teo Teocoli dalla carriera già affermata, a un Gene Gnocchi al debutto (lo incontrai per la prima volta proprio lì, dietro le quinte) che se la stava plasmando. Le dimensioni del locale costringevano Giampiero a scegliere soprattutto cabarettisti, non cantanti. Che avrebbero richiamato folle non contenibili. E il costo senza dubbio minore dell'ingaggio era commisurato all'offerta. Una volta ci ritrovammo al Docking con l'amico Gigi Brega (già compagno d'avventure nei Beagles) piegati in due dalle trovate trash dell'ormai sparito Mago Gabriel, all'anagrafe Salvatore Gulisano. Con i suoi «esperimenti di pinotismo». Molto adatti per chi come noi veniva dall'Oltrepò Pavese. Nell'ufficio di Canevari vidi piangere, mentre la intervistavo, un'appassionata Alba Parietti, in un momento difficile della sua carriera, e lì Marco Predolin mi mostrò il certificato di sieronegatività con il quale era costretto a muoversi nel periodo in cui circolò la voce che avesse l'Aids. Tutti gli chiudevano le porte, e per poter lavorare si era messo a girare col certificato medico.

Mi ha passato tante dritte utili al mio lavoro, Canevari. Te le buttava lì con indifferenza, ma aveva quasi sempre la notizia ed era ottimamente informato. In quanto persona straordinariamente affidabile. Altri tempi. Adesso purtroppo domina ovunque l'approssimazione, e disattendere promesse non è l'eccezione, ma la regola. Giampiero è stato tra i re (veri) delle notti pavesi quando Albert One spopolava e Max Pezzali frequentava il mondo piccolo e variegato delle disco di provincia che avrebbe poi cantato con gli 883. Quindi, a modo suo, è entrato nella storia.
Ciao Giampiero, mi piace ricordarti in quell'ufficio, alla tua plancia di comando, quando chiudevi la porta, l'artista era lì davanti e il casino là fuori si faceva attutito e lontano.

venerdì 24 giugno 2016

CIPOLLARI E DEL SANTO A «PECHINO EXPRESS» * LE SERIE TV CHE NAUFRAGANO NELLA NOIA

LORY, TINA E SARCINA A «PECHINO EXPRESS»

Raidue ha diffuso il cast ufficiale delle coppie di «Pechino Express» 2016. Ecco i nomi dei viaggiatori: Lory Del Santo (57 anni) e Marco Cucolo (24) GLI INNAMORATI. Tina Cipollari (N.D.) e Simone Di Matteo (32) GLI SPOSTATI. Benedetta Mazza (26) e Raffaella Modugno (28) LE NATURALI. Francesco Sarcina (39) e Clizia Incorvaia (31) I CONIUGI. Diego Passoni (39) e Cristina Bugatty (N.D.) I CONTRIBUENTI. Alessandro Tenace (25) e Alessio Stigliano (25) I SOCIALISTI. Ruichi Xu (28) e Carlos Kamizele Kahunga (28) GLI EMILIANI. Silvia Farina (33) e Marco Cubeddu (29) GLI ESTRANEI.
Nel gruppone, guidato da Costantino Della Gherardesca, sempre in bilico tra simpatia a snobberia che piace tanto alle élite, oltre a qualcuno che già bazzicava lo spettacolo (Passoni), spiccano i nomi di Lory Del Santo, riciclatasi come regista della trash-soap autoprodotta «The Lady», e della leggendaria Tina Cipollari («Maria, io esco»), fenomeno creato dalla De Filippi nella culla di casi sentimentalmente umani di «Uomini e donne». Fa un po' specie ritrovare Francesco Sarcina, già leader de Le Vibrazioni. Ma dimostra come ormai la contaminazione tra musica e tv sia un legame inestricabile. Se non vuoi sparire, devi pagare il prezzo di passarci.


«VINYL», TROPPO ELITARIO PER SOPRAVVIVERE

«Vinyl» chiude e viene soppresso subito dopo la prima stagione. Addio a Richie Finestra (Bobby Cannavale) e al mondo di fattoni e strippati della leggendaria discografia americana. Peccato, era una serie di buon livello, griffata, per tanti versi oggetto di culto, ma inevitabilmente un po' elitaria. È il destino dei prodotti che costano più di quel che rendono. Magari succedesse al noioso «Outlander», elegante nella confezione ma mortale nello sviluppo della storia, almeno in quest'ultima stagione in onda su Sky. Ha fatto la fine di «Black Sails», partito bene, ma naufragato miseramente.

mercoledì 22 giugno 2016

PAUSINI & STASH * DAL DITO MEDIO ALLO SPUTO (MA È VERA TRASGRESSIONE?)

Nel catino dello show biz nostrano vanno di moda le piccole trasgressioni. Prima Laura Pausini ha alzato a mo' di bandiera il dito medio in quel di San Siro contro qualche gufo (direbbe Matteo Renzi) della stampa. E tra i giornalisti di spettacolo italiani, dove abbondano i narcisoni (soprattutto tra i musicali, viziati anche dalle ospitate da Maria De Filippi), è scattata la gara a intestarsi il gesto pausiniano; quella caduta di stile della ragazza made in Solarolo che ha disvelato così un altro lato stizzoso, tenuto sempre un po' nascosto, del suo carattere forte. 
Perché intestarselo? Perché fa curriculum, in un mondo dove le critiche (anche costruttive) a un disco o un concerto sono ormai rare come i congiuntivi di Flavia Vento. Insomma, in (dito) medio stat virtus.


Dopo lo scivolone di Lauretta nostra, ecco Stash (all'anagrafe Antonio Fiordispino) dei The Kolors (e non ho scritto Bono degli U2, si badi bene) che sul palco degli Mtv Awards 2016, dopo aver sputato sulla telecamera che lo riprendeva, non ha ritirato il premio che il povero Mandelli («Uey Ciccio, vieni qui, dove vai?») gli stava per consegnare.

Insomma, si fa strada tra gli artisti nostrani l'emulazione di basso livello di modelli americani. Finte tragressioni per portare a casa qualche titolo di giornale, miste a quell'inebriante e pericoloso senso di onnipotenza che dà il successo. Ci cascano tutti, prima o poi. Dimenticando che da noi il pubblico spesso idolatra personaggi che alla prima occasione non vede l'ora di demolire. Meglio pensarci un attimo prima di fare gli splendidi.

STASI CONDANNATO * LA GIOIA DEI GENITORI DI CHIARA, IN CERCA DI GIUSTIZIA

Alberto Stasi è stato finalmente condannato a 16 anni, «Colpevole oltre ogni ragionevole dubbio», come ha confermato la Cassazione.
E io mi commuovo parecchio vedendo la foto dei genitori di Chiara Poggi subito dopo la sentenza. Un misto di serenità e gioia per la Giustizia ritrovata, per la Vendetta (perché parliamoci chiaro, questo è a volte la Giustizia, e la ritengo una cosa nobile) ottenuta. L'immagine della figlia morta è lontana, le lacrime si scorgono appena, per un attimo, sul volto del padre. Quel che prevale è la gioia per averle dato Giustizia. Perché senza quella Giustizia la storia non sarebbe mai finita. Da semplice pavese dell'Oltrepò, mi sento molto vicino a questi semplici pavesi della Lomellina. Vicino al loro lutto così grande. E rispetto questo desiderio di Giustizia misto a Vendetta che sfocia in gioia per una condanna definitiva.
Che è arrivata, mi permetto di ribadirlo, con un ritardo assurdo. Un amico molto attendibile mi riferì anni fa di aver parlato con una persona della Croce rossa che era intervenuta con l'ambulanza a Garlasco subito dopo l'omicidio, sulla scena del crimine, e rilevava chiaramente come fosse «impossibile che con tutto quel sangue sparso in giro Stasi non si fosse sporcato almeno un po' le scarpe spingendosi sin dove aveva detto di essere arrivato per vedere il corpo». Non credo che questa persona non sia stata sentita dagli investigatori. Mi parrebbe molto strano, se così fosse. 
Perché la Verità arriva sempre troppo tardi?

sabato 11 giugno 2016

MILANO * IL COMPLEANNO DI GIANNA TANI, FRA LIZ TAYLOR, KATIA NOVENTA E CHAMPAGNE

Il compleanno di Gianni Tani, ormai trasferitasi in Brasile (dalle parti di Pititinga, dove ha casa anche Enrico Bertolino) con il marito Giorgio Corrente, è un classico di primavera. L'ex papessa dei casting Mediaset torna ogni anno a Milano per festeggiare con gli amici di sempre, tra i quali indegnamente il sottoscritto, una doppia cifra mai quantificabile esattamente, vista la perfetta tenuta della Signora. Che deve avere stretto un patto di ferro con qualche diavolo tribale della tradizione carioca.

Quest'anno la scelta è caduta sull'Old Fashion, dove fra coppe giganti di millesimato e ospiti vari (dalle sosia di Liz Taylor ed Amy Winehouse a volti della tv commerciale di oggi e di ieri, come Raffaella De Riso, Raffaello Tonon, Claudia Peroni e Katia Noventa) si è consumata la bella festa.


All'ingresso, i body guard controllavano gli ospiti col metal detector (precauzione forse eccessiva, ma fa tanta tanta scena), mentre poco distante, nel vialetto della Triennale, un abbronzato Emilio Fede, impegnato in una concitata telefonata, si apprestava a entrare probabilmente al contiguo Just Cavalli. Pare che l'ex direttore del Tg4 abbia iniziato in un locale di Piacenza una nuova carriera come ospite nelle discoteche. Perché dalla scrivania alla consolle a volte il passo è breve.

martedì 7 giugno 2016

PIPPO BAUDO, 80 ANNI SNOBBATI DALLA RAI * ORMAI NELLE SERIE TV LAVORANO SOLO I MORTI

PIPPO, 80 ANNI E UNA FESTA SENZA LODE

Pippo Baudo compie oggi 80 anni, e la Rai, anziché una prima seratona con ospiti, «tacchi, dadi, datteri» e majorettes sulla sua Raiuno, gli dedica soltanto un documentario alle 21.30 su Rai Storia. Come a ribadire: amico, sei il passato, giusto lì ti si può celebrare. Male. Molto male, in un Paese che non ha più né memoria né rispetto.
Avrà anche il suo caratterino, SuperPippo nostro, tutti gli addetti ai livori prima o poi l'hanno provato sulla loro pelle, ma uno dei padri fondatori della televisione italiana meritava dall'azienda che primariamente ha contribuito a costruire e che non ha mai lasciato (se si eccettua una brevissima parentesi Mediaset) festa senza dubbio più degna. Con lo Champagne, anziché con la Fanta sgasata.


NEI TELEFILM PREVALE IL DECEDUTO

Avete notato che ormai nelle serie tv lavorano più i morti dei vivi? Mi spiego meglio. Fra clamorose resurrezioni («Il trono di spade»), zombie senza soluzione di continuità («The Walking Dead», «Fear The Walking Dead», «Z Nation»), e defunti che tornano in flashback perché - beati loro - hanno ancora tanto da fare e da dire («Bloodline»), è accertata la prevalenza del caro estinto. Negli Stati Uniti prima di farti il provino ormai ti chiedono il certificato di morte. Vogliono che tu gli faccia vedere come muori e se ti muovi in modo credibile da de cuius. Se schiatti in modo degno, sei promosso. Altrimenti, si trova un altro morticino (o mezzo morto, o non-morto) al posto tuo. Per la sezione indemoniati-assatanati fare riferimento al nuovo «Outcast» su Fox. 

venerdì 3 giugno 2016

FIORELLO * «EDICOLA FIORE»: LA RADIO IN TV PER INFARCIRE I PALINSESTI DI SKY

L'operazione «Edicola Fiore» per Skyuno è molto semplice: fare radiofonia televisiva a basso costo (e di buona qualità) per infarcire palinsesti che in qualche modo vanno riempiti. Con un prodotto di cui si può fruire in ogni momento della giornata, senza manco guardare lo schermo, volendo. Televisione di flusso.
Nonostante il programma sia partito con ascolti piuttosto bassi (alle sette e mezza, siamo onesti, chi guarda la tv?), manca ancora l'abitudine, che viene col tempo, e soprattutto bisogna considerare che il risultato della prima tranche del programma si somma alla messa in onda serale dilatata e alle repliche piazzate in chiaro e su più canali. Per rastrellare tutta l'audience potenziale. Insomma, un astuto test di fine stagione.

In onda c'è il solito Rosario Fiorello, impeccabile nella sua gestione del bizzarro materiale umano, affiancato da Stefano Meloccaro, funzionale volto di Sky Sport, che fa da spalla. Le location sono il bar accanto, una postazione live in strada, e il mini- studio edicola, fra stacchetti arboriani (immancabili quelli di «The Walking Dead» e «Gomorra», must del momento), avventori ruspanti stile La notte dei morti viventi, e la telecamerina dello smartphone gestita dallo stesso showman. Il risultato è una frittatona di ritmo e risate, commenti alle news fresche e ospiti, come il simpaticissimo Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che ha impreziosito i giorni del debutto insieme con Lodovica Comello, personaggio in grande ascesa.

Un programma fatto apposta per chi ha voglia di giocare e di lasciarsi prendere in giro. Fiore ci sguazza, è il suo acquario, per giunta senza l'assillo dell'audience da prima serata, e sa che ogni tanto in tv bisogna pur tornare.

mercoledì 1 giugno 2016

MANCANO UN SORDI O UN GASSMAN PER INTERPRETARE SCHETTINO


Peccato che non ci sia più un Alberto Sordi (dei bei tempi, non l'ultimo) o un Vittorio Gassman, e neanche Dino Risi, Mario Monicelli o persino Luciano Salce, per raccontare in un film la storia e la vita dell'ex Capitano Francesco Schettino. ‪Il punito sempre impunito, una grande figura tutta italiana. Quello che fa naufragare una nave, la Costa Concordia, ammazzando 32 persone, ma alla fine la fa (quasi) sempre franca e magari gli va anche di lusso: tiene conferenze, fa ospitate in tv e alla fine lo chiamano (perché prima o poi, vedrete, succederà) anche a «L'isola dei famosi». Dove uno così fa sempre comodo.

L'Italia è il Paese degli impuniti. In tanti, troppi contesti. E più ne combini, più fai il furbo, più la passi liscia. Bisognerebbe sforzarsi di iniziare a invertire la tendenza, il modo di pensare. A non lasciar correre e portare avanti qualche battaglia di principio. Questo è un Paese dall'indignazione facile che poi, per pigrizia, paura o cialtroneria, dimentica troppo presto. E la memoria è importante.

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