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lunedì 31 ottobre 2016

PREMIO NOBEL * BOB DYLAN, LA VUOI DAVVERO LA RISPOSTA CHE «IS BLOWIN' IN THE WIND»?

Dunque, mister Bob Dylan vince il Premio Nobel per la Letteratura. Non una targa della pur rispettabile Sagra della Salamella di Brugherio. Il Nobel. C'è Baricco che probabilmente ucciderebbe passerotti e pesci rossi per riceverlo. Per 15 giorni, dal suo eremo, il nostro non si degna non dico di ringraziare, ma neppure di rispondere. Zero. Silenzio. Neanche canticchiare in un video «Ciao mamma, guarda come mi diverto», per dire. Niente. D'accordo che sei figo, d'accordo che sei snob, d'accordo che fai cose alte e gli altri sono straccioni; d'accordo che sei Bob Dylan. Ma anche 'sticazzi, direbbero a Roma. 

Dopo 15 giorni qualcuno saggio accanto a te ti convince che - come dire - non è carino rifiutare un Nobel, che fai una figura che manco Razzi quando s'impegna con i congiuntivi, e allora dai un'intervista dove manifesti più che altro il tuo stupore, ma aggiungi anche: andare a ritirarlo? «Se potrò, andrò». Perché in effetti hai anche l'umido da portare giù, sei alla terza stagione di «Lost», e non è detto che si possa trovare il tempo per andare a ritirare un Nobel. Forse sei anche un po' adombrato perché ritenevi che to dovessero assegnare prima.

Ora, se io fossi in quelli dell'Academy di Stoccolma, per prima cosa intesterei il tuo assegno da 750 mila sterline a chi ne ha bisogno, lasciando la tua statuetta in uno sgabuzzino buio in attesa che ti degni di mandare la filippina a prenderla.
Poi ti darei con un relativo garbo quella «The Answer» che, «My friend», da parecchi anni tu cerchi e che «Is Blowin' in the Wind». Ma potrebbe non piacerti.

sabato 29 ottobre 2016

TRE «METRO» SOPRA IL BARATRO * ASSURDO: GIORNALISTI DIMEZZATI E TENUTI SOLO A ROMA

«Il sogno degli editori» diceva un vecchio cronista che mi ha iniziato al mestiere «è fare i giornali senza giornalisti». 
Oggi chi viaggia a passi svelti verso il traguardo è l'editore di Metro, il noto free press nato nel 1995 in Svezia e giunto nel 2000 in Italia. Il signor Farina a quanto pare non solo vorrebbe dimezzare l'organico, ma di fatto eliminare la redazione milanese, perché - come dice del resto anche la logica - la cronaca milanese si può fare perfettamente anche con giornalisti dislocati a Roma. Qui sotto trovate il comunicato sindacale della redazione, che ha deciso dieci giorni di sciopero nell'attesa del mesto avverarsi della Grande Utopia editoriale.

COMUNICATO SINDACALE

L'Editore di Metro, Mario Farina, ha esposto al Cdr il piano di ristrutturazione che intende formalizzare al tavolo sindacale delle parti nazionali: chiusura della redazione di Milano e dimezzamento dell'organico, da 16 a 8 giornalisti, attraverso un uso massiccio della cassa integrazione a zero ore. I giornalisti di Metro, disposti a trattare su basi accettabili, respingono risolutamente proposte che, se attuate, sarebbero devastanti e senza ritorno. Perciò entrano da subito in stato di agitazione e affidano al Cdr un
pacchetto di dieci giorni di sciopero. Quello dell'Editore di Metro è un piano senza precedenti, che giunge al termine di una escalation. Durante i 4 anni, ormai alla scadenza, del vigente contratto di Solidarietà, infatti, durante i quali l'Editore ha potuto incassare contributi dallo stipendio dei giornalisti suoi dipendenti, dall'ente previdenziale di categoria e dal contribuente italiano, nulla è stato fatto, o tentato, per rilanciare il giornale. Anzi, al contrario: nei mesi scorsi, gli Speciali locali a marchio Metro che appartengono al patrimonio storico della testata, sono stati ceduti dalla Proprietà di Metro a un altro Editore. Il risultato è che il buon nome e il prestigio della testata vengono oggi usati per generare ricavi a vantaggio di un prodotto e di un Editore che nulla hanno a che fare con il quotidiano Metro.

L'ASSEMBLEA DEI GIORNALISTI DI METRO


FACCIA A FACCIA RENZI-DE MITA: INTRIGANTE, QUASI PERVERSO

C'era un che di televisivamente interessante ma subdolamente perverso nel faccia a faccia su La7 tra Matteo Renzi e Ciriaco De Mita a proposito del Referendum Costituzionale del 4 dicembre. 
Uno rappresenta il nuovo, pur con tutti i suoi difetti, l'altro un reperto archeologico della prima Repubblica. Uno scontro già antropologicamente impari. Non a caso il Presidente del Consiglio ha immediatamente accettato di partecipare. Perché sapeva di avere la strada spianata in partenza giocando contro un avversario che oggi è debole per costituzione, se mi si passa l'ammiccamento al tema di fondo.

Ho grande stima di Enrico Mentana, che ritengo il miglior giornalista televisivo italiano. E capisco le stimolanti ragioni della convocazione, ovvero mettere in scena una performance politico-televisiva ai limiti del piccante sado-maso. Fra l'altro Ciriaco mi dicono sia un narcisone, quindi non avrebbe mai rifiutato una vetrina così ghiotta. E non è semplice rifiutare le vetrine. Si è anche difeso bene, va detto, da leone della vecchia DC. Certo era difficile piazzare un assist a Renzi tirato meglio di così.

venerdì 28 ottobre 2016

ARISA UBRIACA A «X-FACTOR» E MARCO CARTA SISMOLOGO TWITTER FANNO IMPAZZIRE IL WEB

LA STELE DI ROSALBA
Se ieri sera prima di «X-Factor» Arisa avesse fatto il provino per un nuovo capitolo di «Trainspotting», l'avrebbero presa al volo. I commenti più strampalati su Twitter fioccavano perché la nostra, più che mai garrula e sopra le righe, in certi topici momenti avrebbe avuto bisogno di opportuni sottotitoli da far interpretare ai posteri. Una sorta di Stele di Rosalba, altroché Rosetta. 
In realtà, si scopre oggi, sarebbe stato più efficace il classico Alcol Test perché l'interprete di «Sincerità», fedele al suo nome, ha ammesso su Facebook di essersi fatta prendere la mano da una bottiglia di «Champagne di ottima marca» alla quale aveva tirato il collo in camerino. Arisa ha ammesso di alzare un po' il gomito, a volte, per vincere stati di ansia e paura. Viva Arisa e il suo bottiglione, ma bevi con moderazione.


MARCO CARTA, PROFESSIONE SISMOLOGO
Ieri invece ha destato scalpore un intervento su Twitter (riportato qui in fotografia) del noto sismologo Marco Carta. Il cantante sardo, dopo il terremoto che ha colpito e sta ancora colpendo il Centro Italia, ha esternato: «Rimane il fatto che i sismi non avevano questa frequenza anni fa. Vuoi negare che non ci sia la mano dell'uomo? È un dato di fatto». Il corso di Laurea in Geofisica, a molti sfuggito nel curriculum del cantante, gli ha consentito di dare una spiegazione chiara del fenomeno. La colpa sarebbe di una vendetta della natura violentata dalla mano dell'uomo crudele. Le scosse di assestamento sul suo profilo Twitter (e sull'intero web) non hanno tardato a farsi notare sotto forma di commenti nella maggior parte dei casi canzonatori. Uno sciame sismico che prosegue ancora oggi. È che a volte trattenersi dal parlare a tutti i costi diventa troppo difficile. A meno che non si voglia creare un caso. Valutiamo anche questa ipotesi.


«POTREMMO RITORNARE» DI TIZIANO FERRO * NON LA PIU' BELLA, MA MOLTO INTENSA

«Potremmo ritornare» è ben lontana dall'essere la più bella canzone di Tiziano Ferro; uno che ha scritto (anche) capolavori. 
È però una ballata intensa, sofferta, il bilancio di un grande amore finito che fa ancora dannatamente soffrire. Un crescendo consolatorio per l'anima interpretato dalla calda voce di chi spera, allude, paventa, quasi minaccia il ritorno di una storia che aveva spaccato il mondo e che forse potrebbe ancora farlo. Perché chi è stato lasciato in fondo, lo sappiamo, ama sempre illudersi che sia così. Tiziano con molte delle sue canzoni ha preso il posto del Claudio Baglioni del tempo che fu. 
Non avendo di fatto un ritornello, il pezzo, struggente ma ripetitivo nella struttura, necessità di più ascolti per entrare sotto pelle. Resto ora in paziente attesa dell'intero album, «Il mestiere della vita», per capire dove il nostro vada a parare.

giovedì 27 ottobre 2016

DONNE DAL CUORE IMPEGNATO, O IMPEGNATIVO?

Ecco, guarda Rihanna conciata così. Non passa neanche dalla porta di casa. D'accordo, sarà arrivata sicuramente a bordo di una Limo con autista, ma chissà come ha fatto a scendere dall'auto? Immagino non sia la tenuta per andare a prendere i corn flakes e lo yogurt in un 7 Eleven di Manhattan. Anche se sono aperti «accaventiquattro», come dicono quelli che (da noi) tentano di parlare bene. Peraltro senza riuscirci.
La guardo e non posso fare a meno di pensare che le donne che ci piacciono, se non hanno il cuore già impegnato, spesso ce l'hanno molto impegnativo.


ADDIO A LUCIANO RISPOLI * QUANDO LA NOSTRA TV PARLAVA IN ITALIANO

Stanotte, dopo lunga malattia, se n'è andato a 84 anni Luciano Rispoli, un (autentico) signore di un'era televisiva neppure così lontana, che oggi ha lasciato spazio al trashume dei reality.
Mai sopra le righe, mai volgare, Luciano, che ho avuto la fortuna di conoscere, lavorò a lungo in Rai, vivendo l'apice della sua popolarità sulla prima rete grazie a «Parola mia», giocoso programma che mirava a riportare in auge il buon italiano. Grazie soprattutto ai simpatici contributi di un linguista, il professor Gian Luigi Beccaria. Il conduttore divenne così popolare che fu ingaggiato come primo testimonial dell'euro, al momento del passaggio alla moneta unica. Per darle credibilità utilizzando la sua. Enorme.

Sguardo sveglio e risata squillante, ma piglio all'occorrenza severo, di chi non si fa spiegare troppo da altri come funzionano le cose, Rispoli ha avuto tra i suoi collaboratori il giornalista e critico televisivo Mariano Sabatini, che negli anni è diventato praticamente uno di famiglia, un amico vero, e al quale va il mio pensiero in questo momento.

Dopo un periodo di appannamento di visibilità mediatica, prima della malattia, Rispoli (che la tv negli ultimi anni ha messo da parte, e di questo soffriva) si rilanciò grazie al salotto con uso di ospiti di «Tappeto volante» su TeleMontecarlo, accanto a Melba Ruffo.
Per ricordarlo degnamente in maniera simbolica, sarebbe bello che i concorrenti del «Grande Fratello Vip» fossero costretti per una settimana a tentare di parlare in italiano.

mercoledì 26 ottobre 2016

ELENA SOFIA RICCI * I SUOI SVENIMENTI E MALORI SUL PALCO NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»

La raffinata Elena Sofia Ricci è una tra le più grandi attrici italiane. In grado di spaziare dal teatro più impegnato alle fiction squisitamente popolari, come «I Cesaroni» e «Che Dio ci aiuti», per citarne giusto un paio.
Anche Elena Sofia, così come altri 50 big dello spettacolo italiano, ha voluto raccontarmi i momenti più difficili e imbarazzanti della sua carriera, vissuti sul palco o dietro le quinte.

Li ho raccolti nel libro «Il peggio della diretta», edito da Mondadori Electa. Nell'agile volumetto zeppo di aneddoti da backstage, che farà la gioia sia degli addetti ai lavori che degli appassionati di spettacolo, l'attrice originaria di Firenze racconta in particolare i suoi svenimenti sul palco e le problematiche legate alla salute. Che non può mai mancare a chi calca un palcoscenico e che spesso invece diventa un tallone d'Achille.

Questa è la pagina Facebook de «Il peggio della diretta». Il libro è disponibile in libreria e on-line sui principali store digitali. Su Amazon con il 25% di sconto sul prezzo di copertina Nel video qui sotto Elena Sofia, bontà sua, lo consiglia. Grazie.


martedì 25 ottobre 2016

TIZIANO FERRO RACCONTATO DA MARA MAIONCHI NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»

Mentre un Tiziano Ferro in vena di bilanci sentimentali e di vita si riaffaccia sulle scena musicale con la dolce, struggente ballata «Potremmo ritornare», singolo che esce il 28 ottobre e che anticipa il nuovo album «Il mestiere della vita», nei negozi dal 2 dicembre, nel mio libro, «Il peggio della diretta» (appena pubblicato da Mondadori Electa) emergono nuovi particolari sugli inizi del grande cantautore di Latina. Una tra le voci più calde del panorama musicale italiano.

Ne parla, con particolari inediti, la mitologica Mara Maionchi, storica discografica e talent-scout dal piglio risoluto da anni reclutata nel cast di «X-Factor». Racconta delle litigate con Tiziano nei suoi blitz a Milano in cerca di successo, e di quelle, furibonde, con Gianna Nannini, insieme con altri dietro le quinte (per esempio il no a Biagio Antonacci) della sua carriera. Il libro, disponibile in libreria e on-line (QUI SU AMAZON con il 25% di sconto sul prezzo di copertina), contiene anche aneddoti da backstage raccontati in prima persona da Eros Ramazzotti, Giovanni Allevi, Andrea Mariano dei Negramaro e di tanti artisti dello spettacolo italiano.

Il bel singolo di Ferro, accompagnato da un video sulla spiaggia, esce a tre anni dal successo di «TZN - The Best of Tiziano Ferro», che ha spopolato in classifica. In attesa di un estate di tour negli stadi: il debutto è l’11 giugno da Lignano, per poi passare a Milano, Torino, Bologna, Roma, Bari, Messina, Salerno e Firenze.


lunedì 24 ottobre 2016

«BLACK MIRROR» * SIAMO SOCIAL, COCCOLATI DAI LIKE, MA FACCIAMO UNA VITA DI M...

Moriremo d'hashtag. Lo dico da tempi non sospetti ma prima del sottoscritto se n'è accorta (a modo suo) anche «Black Mirror», la sempre sorprendente serie cult britannica di Charlie Brooker appena sbarcata su Netflix con la terza stagione.
Per ciò che riguarda il genere, a grandi linee, siamo dalle parti della science-fiction (sci-fi per gli amici), ma BM non si può ridurre a questo: è un'endovena di geniale contemporaneità. Un instillatore di dubbi messi in circolo con ingredienti come sagacia, ironia (e spesso inquietante pragmatismo) sui rischi dei nostri tempi mediatici e ipertecnologici. Caldi fuori ma freddi dentro. Con ficcanti iperbole che raccontano un progresso e un costume futuribili. Quasi sempre pericolosi.


Black Mirror - «San Junipero»
Le stagioni di «Black Mirror» hanno come unici punti fermi la contestualizzazione e la qualità di scrittura e regia. Ogni episodio ha durate variabili, non standardizzate. Si va in onda senza cadenze contrattuali annuali precise, ma quando gli autori hanno incamerato sufficiente materiale di livello. Poco ma buono, insomma. E ogni storia è a sé, come un film. Non esiste una vera serializzazione.


Bryce Dallas Howard - «Nosedive»
Il primo episodio della «Season 3» (andatevi a recuperare le altre due, se non ne sei già cultori) è delizioso: Lacie (Bryce Dallas Howard), casalinga un po' rintronata, vive, come tutti, immersa e spesso gratificata nella sua social network life. La sua vita è un punteggio unico, un like in perenne aggiornamento. Ma il suo ranking score stavolta sale, talvolta scende, come nelle recensioni di Booking o Tripadvisor, perché nel suo mondo le persone diventano oggetti, beni di consumo, e quelle salite o discese influenzano concretamente e terribilmente i suoi rapporti con gli altri, le amicizie, e persino gli sconti sugli acquisti che fa. Se vai sotto i 4 punti diventi un paria e tutti ti evitano. Preoccupati per il futuro?


Wyatt Russell - «Playtest»
Nel secondo, un ragazzo in viaggio studio rimasto senza soldi accetta la proposta di una società tech di testare nuovi, inquietanti videogiochi horror quadridimensionali e iperrealistici; nel terzo, una misteriosa organizzazione riesce ad hackerare le videocamere dei computer di molte persone, filmate a loro insaputa nei momenti di intimità (masturbazioni, tradimenti, visioni di foto pedopornografiche), e poi ricattate; nel quarto spicca l'amore lesbico di due ragazze degli Anni 80 (colonna sonora da non perdere) che hanno il potere di viaggiare nel tempo; nel quinto, un
Malachi Kirby - «Men Against Fire»
altro piccolo capolavoro, in una società che punta a ricreare la purezza della razza, ad alcuni soldati vengono impiantate nel cervello speciali «maschere» che inducono a vedere i soggetti da abbattere non come normali esseri umani, ma pericolosi mostri, per rendere il loro compito più facile e senza senza di colpa; nel sesto e ultimo, che ha la lunghezza e la struttura di un film, un hacker organizza su Twitter il gioco della morte. Le persone pubbliche più votate con apposito hashtag ogni giorno alle 17 vengono uccise da sciami di api meccaniche che sfuggono al controllo della società che le aveva prodotte teoricamente a fin di bene. 
Buona visione, e sogni d'oro.


domenica 23 ottobre 2016

«AMAMI AMAMI» DI MINA & CELENTANO * VOGLIAMO DIRLO CHE È UN BRUTTO PEZZO?

Premessa: criticare i mostri sacri, di norma, non si fa. Non è carino. In quanto mostri sacri, appunto. Ma quando lo meritano, purtroppo, tocca. 
Se la premessa è il singolo «Amami amami», uscito un paio di giorni fa, il nuovo album di Mina e Celentano, «Le migliori», atteso per l'11 novembre, in un mix di inediti e classici reinterpretati, non fa ben sperare.

Il pezzo, una sorta di tango elettro-pop, è musicalmente furbetto assai, una marcetta orecchiabile con qualche basso che picchia. Della serie: dai su, modernizziamoci, facciamo i giova! Però, cribbio, lasciamo almeno echi di fisarmonica che ci riportano all'antico. 

Il problema della canzone è che è molto, molto debole su piano del testo. Con romantiche parole piazzate un po' «a muzzo» sulla struttura melodica. Da due pezzi grossi del calibro della signora Mazzini (sulla cui voce tuttora non si discute) e Adriano, a 18 anni dal precedente lavoro comune, ti aspetti come minimo una bomba. Non un petardo.

Dello stesso avviso è anche il noto e storico paroliere Cristiano Minellono, che sulla sua pagina Facebook non si fa problemi a definire la canzone «brutta e basta».
Che dire? Ci sarà di che discutere, perché quando si toccano le leggende i fan col paraocchi non ti fanno mai dormire sonni tranquilli.




sabato 22 ottobre 2016

«THE YOUNG POPE» * SORRENTINO E IL SUO PAPA CHE TIRA GLI SCHIAFFI

Questa volta Paolo Sorrentino (impagabile nella parodia vagotonica di Maurizio Crozza) ha voluto portare in scena il Papa figo che più figo non si può. Figo in modo assurdo, direbbero le ragazzine in tempesta ormonale. Il Santo Padre impossibile. Il «Mr. Wolf risolvo problemi» in un'improbabile «Papa Fiction» tarantiniana trasposta in Vaticano. Affidatosi al bel Jude Law, gli ha cucito addosso il personaggio di Pio XIII. Sarcastico, asciutto, al limite (e a volte oltre il limite) dell'impopolarità.

La figura chiave è l'ottimo cardinale Silvio Orlando, in licenza premio da Nanni Moretti (serve qualcosa di scritto per non rischiare casini, immagino), che si difende tramando, come può, dall'irruenza di questo Papa sui generis. Diane Keaton è la puntuale segretaria suor Mary, e sullo sfondo ogni tanto fa capolino l'impalpabile Gianluca Guidi, il figlio di Johnny Dorelli, che ti aspetti attacchi a sorpresa «I Found my Love in Portofino».

Buono il primo episodio, un po' sottotono il secondo. Ma Sorrentino, l'uomo de «La grande bellezza» (il sunto patinato di dieci anni di foto di Umberto Pizzi su Dagospia), che nei peccati di Roma si muove come il topo nel formaggio, confeziona per Sky Atlantic un bel prodotto. L'idea del Papa che sta un po' a tutti sulle sacre ampolle, che tira gli schiaffi, è molto intrigante, anche se irriproducibile nella realtà. La Chiesa ha avuto la fortuna (anzi, aveva il disperato bisogno) di imbattersi in quel genio mediatico di Bergoglio, Papa Francesco, che sa essere popolarissimo e colpire nel segno usando a volte qualche sapiente tocco che va nel segno contrario.

Diamo tempo a «The Young Pope» per crescere, tra le austere stanze e i corridoi di San Pietro. Io, per quel che vale, non me ne perderò una puntata: è come vedere Manuel Agnelli di «X-Factor» sul soglio pontificio.

venerdì 21 ottobre 2016

AL BANO & ROMINA NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: STAVAMO PER ESSERE LINCIATI DAL PUBBLICO

Al Bano e Romina Power (Foto di Romina jr - Riproduzione riservata)
Al Bano e Romina (insieme in questa foto scattata da Romina Jr.) sono un'istituzione italiana, e questo non c'è bisogno che lo scriva io. Ma anche loro, com'è noto, hanno vissuto momenti difficili. Non parlo tanto del loro amore, della loro unione, che è finita innumerevoli volte su tutti giornali di gossip, con contorno di Lecciso e Isole dei famosi.
Mi riferisco, stavolta, ai palcoscenici. Il leggendario Al, così mi permetto di chiamarlo vista la vecchia amicizia che ci lega e il suo amore per I Beagles ha accettato di raccontarmi, nel mio libro «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa), alcuni aneddoti davvero imbarazzanti del suo lavoro sia come solista che insieme «alla signora Power».

La copertina del libro
Si parte con i problemi nervosi, di ansia da prestazione e di panico che il nostro aveva agli inizi della carriera e che producevano singolari effetti, a una vera e propria chicca: il racconto di un aneddoto che risale a diversi anni fa, di uno stratagemma inventatosi da mister Carrisi e che consentì alla coppia di non finire linciata durante un tour in Spagna. Tutto questo ne «Il peggio della diretta», che si compra in libreria o a questo link su Amazon con il 25% di sconto sul prezzo di copertina. Qui sotto, invece, il video con il momento in cui consegno ad Al Bano la sua copia del libro.

giovedì 20 ottobre 2016

NEK NE «IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * QUANDO SCOPRII QUELL'EDEMA CHE MI NASCEVA IN GOLA

Filippo Neviani in arte Nek non è soltanto bello fuori. È anche ricco (di sfumature) dentro. 
Nel mio libro, appena uscito e intitolato «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa), il cantautore di Sassuolo ha deciso di raccontarmi, scrivendola fra l'altro di suo pugno proprio perché molto particolare, una storia privata e personale della sua vita, a cavallo tra il racconto dell'artista e il dramma dell'uomo.


Si tratta del periodo durante il quale Filippo si scoprì un edema alle corde vocali e per un attimo vide il mondo cascargli addosso. Il cantautore, appena uscito con l'album «Unici», ha deciso di mettere nero su bianco le sensazioni provate in un momento intenso (e fortunatamente a lieto fine) della sua vita. Ma qualcosa che rischiava di compromettere seriamente la sua carriera. Questo è il link della pagina Facebook de «Il peggio della diretta». Questo il link di Amazon dove comprare il libro con il 25% di sconto sul prezzo di copertina.
Ringrazio personalmente Filippo per la sua testimonianza.

mercoledì 19 ottobre 2016

«IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * PUPO, LA CACCA (E LA RICADUTA A CASCATA SUI MEDIA)

Una volta si versavano fiumi di inchiostro; poi vennero i Jalisse, con i loro «Fiumi di parole». Oggi arriva Pupo e scorrono fiumi di...
Quando esce un libro, nella fattispecie il mio «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa, in vendita anche QUI su Amazon con il 25% di sconto sul prezzo di copertina), si spera sempre che i giornali ne parlino. Che ci sia nella promozione la cosiddetta ricaduta sui media, altrimenti detto effetto cascata. 
Nel caso dell'aneddoto, ormai leggendario, che mi ha raccontato il maiuscolo Enzo Ghinazzi in arte Pupo, e raccontato per filo e per segno (per sua stessa mano) nel libro, possiamo parlarne in senso letterale. È il classico esempio di scuola nel mondo della comunicazione.

Uscita la succosa anteprima del libro (che racconta anche mille altre cose) sul settimanale Oggi, il sempre puntuale Dagospia ha rilanciato il fattaccio pupesco, e da lì quasi tutti i siti d'Italia (l'elenco è impressionante, guardate qui) si sono soffermati con puntiglio sulla cacca del nostro, che durante una serata a Zungri (Vibo Valentia), in Calabria, sul palco iniziò a esondare dal suo vestito bianco candido, costringendolo a riparare in camerino per contenere le perdite.
L'aneddoto è uscito dopo anni grazie a me (vado più che fiero di averlo portato alla luce), che sono un collezionista di dietro le quinte dello spettacolo, e l'ingombrante materia ha invaso lo Stivale. Complice la simpatia mai troppo valorizzata di Pupo. Una collega che cura un sito web mi ha confidato che la notizia in due giorni ha portato 400-500 mila clic solo su quella pagina e su quel sito. Impressionante.

L'ultimo capitolo di questa galoppata scatologica, è il blitz de «Le iene», che trovi nel filmato linkato qui. Intercettato Pupo in camerino, Corti e Onnis hanno cavalcato la notizia in modo divertente e sferzante, nello stile del programma di Davide Parenti. Dove ci porterà ancora la «scappatella» (ops) di Pupo? Non lo so, perché il Paese reale è, come dicono quelli che parlano bene, questo. E non ha la puzza sotto il naso. Con buona pace di quelli che si scandalizzano per niente. 
Io, egoisticamente, spero che il fiume sfoci in libreria. Anche perché nel libro di aneddoti (non tutti alla Ghinazzi, per la verità) ce ne sono ben più di 100.

venerdì 14 ottobre 2016

«IL PEGGIO DELLA DIRETTA» * TUTTI I PERSONAGGI CHE PARLANO (E DI CUI SI PARLA) NEL LIBRO

Ecco l'elenco di tutti gli artisti, di spettacolo e non solo, che parlano (e dei quali si parla) nel mio libro, «Il peggio della diretta» (Mondadori Electa, 14,90 euro), disponibile dal 18 ottobre in tutte le librerie, sul web a questo link di Amazon con il 25% di sconto sul prezzo di copertina.

In rigoroso ordine casuale, l'indice dei nomi: 

Geppi Cucciari, Maria De Filippi, Enzo "Pupo" Ghinazzi, Enzo Iacchetti, Luca Barbarossa, Angela Brambati dei Ricchi e Poveri, Tito Stagno, Serena Rossi, Al Bano e Romina Power, Paola Perego, Rita Dalla Chiesa, Pippo Baudo, Lino Banfi, Renzo Arbore, Iva Zanicchi, Licia Colò, Francesco Facchinetti, Mina, Massimiliano Pani, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Maurizio Costanzo, Umberto Tozzi, Antonio Ricci, Claudio Lippi, Michele "Mr. Forrest" Foresta, Massimo Boldi, Giovanni Allevi, Linus, Teo Teocoli, Zuzzurro e Gaspare, Mara Maionchi, Red Canzian dei Pooh, Gigi Proietti, Luca Giurato, Andrea Mariano dei Negramaro, Umberto Smaila, Virginia Raffaele, Eros Ramazzotti, Jimmy Fontana, Giancarlo Magalli, Alvaro Vitali, Giorgio Mastrota, Carlo Conti, Alessandro Haber, Massimo Giletti, Enrico Mentana, Nino Frassica, Paolo Villaggio, Nicola Savino, Piero Chiambretti, Elena Sofia Ricci, Nek, Selvaggia Lucarelli, Giulio Scarpati, Lorella Cuccarini, Alessandra Martines, Adriana Volpe, Edoardo De Crescenzo, Tiziano Ferro, Max Pezzali, Mauro Repetto, Gianna Nannini, Biagio Antonacci, Gianfranco Funari, Amadeus, Cristina Chiabotto, Elio e le Storie Tese, Claudio Cecchetto, Albertino, Marco Galli, Federico l'Olandese Volante, Lella Costa, Giorgio Bracardi, Mario Riva, Ramona Dell'Abate, Linda Lorenzi, Vittorio Salvetti, Susanna Messaggio, Marta Flavi, Gabriella Golia, Tracy Spencer, Fabrizio Bracconeri, Marco Senise, Whitney Houston, Dionne Warwick, Edwige Fenech, Massimo Catalano, Fabrizio Zampa, Domenico Modugno, Adriano Aragozzini, Paolo Bonolis, Roberto  Benigni, Silvio Berlusconi, Beppe Caschetto, Carlo Freccero, Mario Lavezzi, Giorgio Bracardi, Annamaria Barbera, Ezio Greggio, Marisa Laurito, Beniamino Gigli, Claudio Villa, Maurizio Pagnussat, Robi Facchinetti, Stefano D'Orazio, Dodi Battaglia, Vincenzo Mollica, Giancarlo Cobelli, Gianna Piaz, Cristina Parodi, Sean Connery, Giuliano Sangiorgi, Gheddafi, Tullio Ortolani, Gorbaciov, i Gatti di Vicolo Miracoli, Franco Oppini, Nini Salerno, Jerry Calà, Gabriella Silvestri, Domenico Starnone, Ivana Monti, Michele Guardì, Sophia Loren, Enrico Montesano, Dario Ballantini, Gloria Guida, Federico Fellini, Heather Parisi, Natalia Estrada, Celeste Laudadio, Gregorio Paolini, Carlo Cecchi, Giovanni Minoli, Ciriaco de Mita, Flavia Vento, Urbano Cairo, Mita Medici, Caterina Sylos-Labini, Franco Enriquez, Giorgio Strehler, Vittorio Gassman, Salvo e Totò Riina, Maddalena Corvaglia, Fatma Ruffini, Giancarlo Sepe, Franco Branciaroli, Valeria Moriconi, Marisa Laurito, Maurizio Micheli, Adriano Celentano, Claudia Mori, Andrea Brambilla, nino Formicola, Paul McCartney, Mino Reitano, Ricky Shayne, Alberto Salerno, Sandro Giacobbe, Mango, i Camaleonti, Beppe Grillo, Ron, Marco Mengoni, Giorgio Napolitano, Morgan, Martina Stella.


mercoledì 12 ottobre 2016

HO RACCONTATO IN UN LIBRO «IL PEGGIO DELLA DIRETTA»: GLI IMBARAZZANTI DIETRO LE QUINTE DELLO SPETTACOLO

Oggi, dandovi una piccola anteprima, vi racconto anche una storia a lieto fine.
Tre anni fa mi sono messo in ballo per scrivere un libro il più possibile divertente, di aneddoti imbarazzanti di personaggi dello spettacolo raccontati dagli stessi protagonisti. Impegno abbastanza gravoso, nella sua leggerezza, anche perché portato avanti da solo, in ferie o nei ritagli di tempo, e funestato durante la lavorazione da alcune interferenze che in questa sede non posso raccontare. Visto che difetto di parecchie cose, tranne che di puntiglio, alla fine ho trovato l'editore, che guarda caso è proprio il mio.

Il libro esce il 18 ottobre, per Mondadori Electa, e si intitola «IL PEGGIO DELLA DIRETTA».
50 artisti italiani raccontano più di 100 storie di momenti difficili (esilaranti, strani o anche tristi, a volte) vissuti sul palco o dietro le quinte.
Per ora vi dico solo questo, anche perché nei prossimi giorni e nelle prossime settimane avrò modo di rompervi le scatole a sufficienza sull'argomento.

Si può acquistare nelle librerie, oppure a questo link su Amazon con il 25% di sconto sul prezzo di copertina.                                

lunedì 10 ottobre 2016

AMO TROPPO LA GIUSTIZIA: SE RINASCO FACCIO IL SUPEREROE DI MARVEL

Un aspetto che mi ha sempre contraddistinto, che ho (non saprei spiegarlo in termini migliori o meno banali) nel Dna, è il concetto di Giustizia. Non c'entra col mio mestiere di giornalista, o forse solo in parte. Magari ne è conseguenza inevitabile. A me pare piuttosto una dotazione che mi ritrovo, non so se per educazione familiare, per indole, per il nome che porto fin troppo azzeccato, o per chissà quale diavolo di motivo inspiegabile, nel bagaglio personale.
Quando la vedo violata, quando vedo che qualcosa non torna, che riguardi me o altri, mi salta la mosca al naso. Vorrei rimettere le cose a posto. Vorrei, utopisticamente, che la bilancia fosse sempre in pari. Mi disturba anche solo l'idea di ingiustizia. Cosmicamente parlando. Se rinasco faccio il Supereroe della Marvel.

domenica 9 ottobre 2016

LE DUE ITALIE DI CAPROTTI E CORONA: DIMMI CHE SEGRETARIA HAI, E TI DIRO' CHI SEI

Dimmi che segretaria hai, e ti dirò chi sei.
Caprotti aveva Germana, fedele dal 1968, donna intelligentissima, discreta e figura a detta di tutti fondamentale nella costruzione dell'impero del signor Esselunga. Che infatti nel testamento le ha lasciato metà del suo patrimonio in contanti. Non credo siano spiccioli.
Corona, più modestamente, ha Francesca, che gli nasconde i soldi in nero nel controsoffitto di casa, sospettata di essere anche prestanome del brillante imprenditore pluri inquisito in altre nobili cause. Perché quando sei qui con me, questo doppio fondo non ha più pareti, come cantava il poeta.
Due donne diverse dietro due figure a modo loro diversamente leggendarie. E anche due italie diametralmente opposte allo specchio. Perché non dimentichiamoci che anche Corona ha i suoi seguaci, viene (o veniva) mitizzato o seguito da qualcuno. Che è la cosa che in tutto questo mi fa più paura.
Peccato che non ci sia più nessuno in grado di fare bene la commedia all'italiana, sennò ci sarebbe di che divertirsi. Amaramente.

sabato 8 ottobre 2016

MILANO, AFRICA, PALLONCINI E SOLIDARIETA' * PIAZZA DUOMO SI COLORA DI GIALLO

Sino alle 19 di oggi l'Africa si appropria di una fetta di Piazza Duomo, a Milano, per uno straordinario evento di «pixelart» e beneficienza che coinvolge i volontari del Cefa di Bologna e le migliaia di milanesi e turisti che attraversano incuriositi uno tra gli spazi aperti più affascinanti d'Italia.

Nel corso della prima mattinata, già dall'alba, i volontari dell'associazione hanno disseminato con precisione 10.000 piatti blu sul piazzale antistante la basilica. Sopra questi piatti, chi vuole donare (il minimo è 7 euro) posa un sacchetto di sementi al quale è legato un palloncino giallo riempito d'elio. Il suggestivo mosaico pian piano si compone, e a fine serata i fili che legano i palloncini verranno tagliati contemporaneamente per farli volare in cielo tutti insieme.

L'evento di solidarietà, battezzato «In the name of Africa», ufficialmente si prodiga per raccogliere fondi per il Mozambico, ma anche altri stati africani avranno le loro donazioni. Chi vuole donare 30 euro, riceve un piatto speciale a tiratura limitata con una vignetta della Pimpa realizzato appositamente da Altan.

martedì 4 ottobre 2016

VI DEVO UN GRAZIE INFINITO PER LA VOSTRA SOLIDARIETA'

Due parole (assolutamente dovute) per ringraziarvi in modo commosso della valanga di affetto e solidarietà con la quale mi avete travolto dopo il post pubblicato ieri su Facebook e su questo blog. Copio e incollo qui sotto lo status che ho messo oggi. Grazie davvero di cuore. 
Franco Bagnasco



lunedì 3 ottobre 2016

STAVOLTA MI FACCIO SERIO PER DIRVI CHE NON POSSO PARLARE

Da settimane incontro o sento amici, colleghi, lettori, gente di spettacolo che mi chiedono come mai dopo 17 anni di onorato e orgoglioso servizio in quel di «Tv Sorrisi e canzoni», io sia stato trasferito al femminile «Tu Style».

Avrei tanto da dire. Tanto. Ma non posso farlo. Non posso riferire né commentare. Non è per codardia. È che in casi come questi ci sono regole condivise, che valgono ovunque e che impongono pubblicamente il silenzio. Sarebbe frustrante per chiunque, figurarsi per un giornalista (come potrete immaginare) non poter parlare. Ci si sente imbavagliati. Ma lo accetto.

Quel che posso dire è che continuerò a fare il mio lavoro con coscienza, passione, rispetto per me stesso e per i lettori (che troppo spesso si dimenticano e che sono invece l'unico punto dal quale dovremmo partire). Il tutto attenendomi alle basilari regole deontologiche di questo mestiere, al contratto a all'Articolo 21 della Costituzione.

Grazie di cuore a tutte le persone che in questo periodo mi stanno esprimendo in ogni modo solidarietà, affetto e comprensione.
Ho amici fantastici.
E un grazie particolare a chi vorrà convidere.


domenica 2 ottobre 2016

LA PEGGIOR PUNIZIONE PER BETTARINI? RIMETTERLO CON LA VENTURA

In questi giorni si fa un gran parlare delle piccanti conversazioni notturne fra Stefano Bettarini e Clemente Russo, due lord inglesi vecchio stampo calati nella Casa romana del «Grande fratello Vip». Che di Vip, a occhio, ha soltanto il nome e la buona conduzione di Ilary Blasi e Alfonso Signorini
L'ex calciatore, campione ma soprattutto nel settore del trash no limits, credendo di avere spento il microfono, ha decantato una serie di veri e/o presunti amorazzi dello show-biz, corna, tradimenti e (poco) virtuosi movimenti d'anca. Bersaglio abituale l'ex moglie Simona Ventura. Ma nel tritacarne del gossip a beneficio dell'Italia intera sintonizzata su Canale 5 sono finite anche Antonella Mosetti, Giorgio Gori, Cristina Parodi, Alessia Ventura, Ezio Greggio, e una non meglio precisata Pamela.

La sortita ha fatto scandalo e qualcuno, come i colleghi Selvaggia Lucarelli e Domenico Naso del Fatto quotidiano, ma anche Chiara Maffioletti del Corriere della sera, hanno giustamente chiesto anche la punizione esemplare: la cacciata degli irrispettosi Bettarini e Russo, già reo di omofobia la settimana precedente per le prese in giro a Bosco Cobos. Ci sta, ho firmato anch'io la petizione. L'hashtag è #BettariniRussoFuoriGF. Come nella Rivoluzione francese, si tagli la testa a Bettarini e al compagno di merende, pur sapendo che la tv è lo specchio del Paese, che morto un Bettarini se ne farà un altro, ecc, ecc,. 
Il GF Vip farà una puntata da super ascolti con l'epurazione (che, suggerisco agli autori, andrebbe messa in discussione questa settimana al Televoto e perfezionata la prossima, così lo share s'impenna due volte), e avanti Savoia.

Per quanto mi riguarda, però, coltivo sogni, credo nel grande amore, e sono convinto che la punizione più perfida e sottile per «il Betta» sarebbe un'altra: varare un Decreto Legge per rimetterlo con la Ventura. Supporre per un attimo che esista la sospensione del libero arbitrio e costringere i due a rimettersi insieme, in una convivenza forzata. Lo so, non è possibile, ma lasciatemi fantasticare. In fondo si somigliano tanto tanto (cuoricini) ed erano una coppia stupenda. In mancanza di meglio, chiudeteli per mezz'ora nel Confessionale insieme spegnendo le telecamere. Credo che la signora di Chivasso (che nel frattempo ha già dato mandato ai suoi legali), gli cambierebbe i connotati come solo lei - credo - sa fare. E un Bettarini con i connotati cambiati, al massimo lo prendono ai Mercati Generali.

MAX PEZZALI NELLO SPOT MCDONALD'S? NON MI SCANDALIZZA PER NIENTE

Leggo sul web di gente assai indignata perché Max Pezzali ha ceduto la propria immagine e un classico brano di repertorio, «Sei un mito», al nuovo spot di McDonald's per Gran Crispy McBacon.
Trovo che i furori siano, almeno in questo caso, davvero inopportuni.

Pezzali non è né un De Gregori né un Guccini, e men che meno un De Andrè, per citare i sommi poeti. Le sue ballate sono nate e cresciute in un contesto ambientale già contaminato dalla pubblicità. Max, che conosco da una vita, non ha mai avuto l'immagine del cantautore impegnato, serioso, elucubrante. Ha sempre messo le sue fresche e belle canzoni (penso a «Gli anni», la mia preferita) al servizio dell'intrattenimento leggero. Di successo, ma senza troppe pretese, strizzando l'occhio alla contemporaneità.   Inoltre, lo spot è pulito, trasparente, non prende in giro chi guarda.

Per questo il fatto che ora il nostro abbia deciso di rastrellare qualche soldo al servizio di McDonald's non mi fa sobbalzare sulla sedia. Cosa che mi successe, invece, come un colpo al cuore, quando Enrico Ruggeri, che negli anni d'oro scrisse pagine sublimi e intimiste, decise di prestarsi a cantare alla sua maniera il jingle del salame Negroni. Uno tra i punti più bassi della sua carriera, a mio avviso. Morale: ci sono (cant)autori che dovrebbero avere la forza di restare lontani dalle réclame. E ce ne sono altri che hanno la fortuna di potersele permettere.



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