giovedì 14 dicembre 2017

COMPIO 30 ANNI (DI GIORNALISMO) E LI CELEBRO CON LA LETTERA CHE MI SCRISSE INDRO

Il Telegatto che consegnai ad Anna Fontana per il suo prepensionamento.
La lettera che nel giugno 1993 mi scrisse Indro Montanelli.
Fatemi gli auguri perché compio 30 anni. Non ci credete? È vero, giurin giuretta. Non anagrafici, purtroppo (quelli sono 49), ma professionali. 30 anni passati a cercare di servire al (mio) meglio questo mestiere, sin dal lontano novembre 1987, quando firmai il primo pezzo su «La Provincia Pavese».
Oddio, sulla carta era stampato il mio nome, ma - per essere sinceri - il testo non era manco mio.
Avevo iniziato a collaborare da appena tre giorni seguendo la zona dell'Oltrepò collinare, quando un ragazzo del mio paese, Santa Maria della Versa, morì in un incidente stradale. Mi spedirono a cercare notizie e (soprattutto) a chiedere la sua foto alla famiglia. Il peggiore dei battesimi: forse potete immaginare che cosa voglia dire, psicologicamente, suonare al campanello di qualcuno che ha appena subito un grave lutto, per andare a cercare una foto del parente da mettere sul giornale. La cronaca (locale e non) a volte è spietata. Ti senti un verme, ti aspetti di essere cacciato a calci nel sedere, senti l'imbarazzo che ti si accende sul viso; vorresti sprofondare. Forse non avrei manco dovuto avere un senso di colpa, ma ero giovane, inesperto, e suonai quel campanello sentendomi né più né meno una merda. Perdonate il francesismo.

Poi in realtà mi accolsero con affetto, conoscendomi da anni, scelsero con cura quella foto e parvero persino felici che il giorno dopo si parlasse un gran bene sul giornale del loro povero ragazzo scomparso per una beffa del destino. Ero distrutto. Partii mogio per la redazione di Pavia con qualche informazione più o meno rabberciata (era tardi, e bisognava chiudere) e quella benedetta foto in mano. In uno stanzino per riunioni mi accolse un collega assunto, Claudio Salvaneschi, che raccolse foto e notizie. «Grazie mille, puoi andare», mi disse infine composto senza aggiungere altro. Il giorno dopo trovai il mio primo articolo sul giornale: quattro cartelle scritte da Claudio ma firmate col mio nome e quella foto grande grande. Non avrei mai voluto debuttare in quel modo: con una tragedia che fra l'altro mi toccava indirettamente e un pezzo che non avevo materialmente scritto. Ma andò così. E c'è poco da fare.
«La Provincia», come si dice spesso in questi casi con un luogo comune che mai avrebbe potuto essere più calzante, fu una vera palestra. Devi imparare a scrivere in genere tanto e con poche informazioni (quindi spesso rigirare frittate), pagato pochissimo, molto velocemente (l'equivalente del web per molti giovani colleghi oggi); devi reperire le notizie, farti venire spunti per animare il dibattito politico locale; e poi col tempo e con i tagli ai tuoi pezzi inizi pian piano a capire come si lavora. «Tagliamo, tagliamo: non affezionarti troppo alle tue parole», mi sfotteva un vecchio caposervizio. Oggi sono ancora affezionato alle mie parole, naturalmente, ma molto meno.

Iniziai con la cronaca, ma a me interessava lo spettacolo, sempre e solo quello. Ero in fissa con quello. Così pian piano (tra un pezzo sui lavori al manto stradale della provinciale e un consiglio comunale) m'intrufolai nel settore. Vennero i primi concerti, le prime conferenze stampa a Milano, per tv e musica (fra treno e metro, lavoravo in perdita), e poi il passaggio a «il Giornale», diretto da Feltri (il Feltri di allora, non l'odierno) con Maurizio Belpietro infaticabile uomo-macchina. M'inventai una rubrica di dietro le quinte della tv,
Pippo Baudo e Rosanna Mani.
«Bassa frequenza», che più di ogni altra mi aiutò a far girare la firma, e mi divertii parecchio in altri sei anni di adrenalina.
Così, dopo 12 anni da free lance, Pierluigi Ronchetti e soprattutto Rosanna Mani (l'eminenza grigia) mi assunsero al settimanale per il quale avevo sempre desiderato scrivere, quello che ogni mercoledì da tutta la vita mio padre comprava in edicola e poggiava accanto al televisore: «Tv Sorrisi e canzoni». «La Bibbia dello spettacolo», come veniva definito. Una storia intensa, durata 17 anni. Ora c'è questo periodo di cattività ma si lavora nelle sedi competenti e vedrete che presto, come è vero Iddìo, in un modo o in un altro le cose si sistemeranno al meglio. Giustizia e rispetto, si era detto. E Giustizia e rispetto riporteremo a casa.



Quello che ho allegato a questo scritto bio-celebrativo è un reperto storico. Una lettera che mi scrisse Indro Montanelli nel giugno 1993. A casa si leggeva «il Giornale» di Indro (il più grande di sempre, insuperato e inarrivabile) e io mi bevevo letteralmente tutti i suoi ficcanti editoriali e le taglienti, esilaranti recensioni cinematografiche di Massimo Bertarelli.
A 25 anni, giovane giornalista, scrissi a Indro dopo che nei Tg balenò l'ipotesi di farlo Senatore a vita. La risposta (che in tutta

onestà manco mi aspettavo, ma se uno è un signore si nota) è quella che potete leggere oggi.
Non sapete quanto l'abbia cercata per anni, questa lettera che credevo persa, sfuggita persino alle maglie di mio padre, buonanima, che archiviava tutti i miei scritti, anche i più infimi, e ciò che giornalisticamente mi riguardava; è sbucata due settimane fa improvvisamente da un cassetto. Non ci speravo più.
Ne faccio il simbolo di questi 30 anni, di ciò che verrà in futuro, e vi ringrazio per la pazienza di essere arrivati a leggere sin qui.

P.S.
Non facciamo parallelismi. Sia chiaro che non cado e non cadrò mai nella facile trappola (in cui cadono alcuni) di paragonarmi a Montanelli. Come Indro c'era soltanto Indro. Il resto, nel 90% dei casi, è solo cialtroneria.



mercoledì 13 dicembre 2017

ECCO LA BOTTIGLIA DEL «GERRY SCOTTI», IL BRUT CHE SA DI TV

La bottiglia e la pubblicità tabellare dello spumante di Gerry Scotti.
Eccola finalmente, la bottiglia del «Gerry Scotti», il nuovo spumante dell'Oltrepò Pavese che porta il nome del conduttore originario di Camporinaldo di Miradolo Terme, figlio di una casalinga e di un tipografo del Corriere della sera. 
La propone il quotidiano La Provincia Pavese in una pagina di pubblicità con l'ammiccante slogan «Gerry Christmas».

L'idea di reclutare l'uomo di «Passaparola» e «The Wall» come socio-testimonial è venuta alle cantine Giorgi di Canneto Pavese, che hanno giocato sulle origini del quizzarolo per antonomasia di Canale 5. Il quale allunga così il suo già lunghissimo elenco di contratti pubblicitari, visto che d'abitudine non si lega a un marchio in esclusiva, se non per settore merceologico, naturalmente, ma spazia in modo trasversale. Dal riso Scotti (altro prodotto pavese) all'energia, ecc, ecc.

Non so quanti in Italia e nel mondo a Natale e Capodanno brinderanno «Gerry Scotti», ma Virginio da Miradolo Terme ne ha ben donde. Potrà alzare i calici e anche regalare bottiglie col suo nome. Certo, sull'etichetta c'è scritto Brut (quello più nobile, ovvero il metodo classico o charmat), termine che però facilmente tradotto dal dialetto oltrepadano non giova all'immagine. Ma Gerry è uomo di spirito e se ne farà certamente una ragione.

lunedì 11 dicembre 2017

EPATITE C * ORA ESISTE (PER TUTTI) LA CURA PER SCONFIGGERLA

Il virus dell'Epatite C - Ora c'è la cura risolutiva.
Si parla sempre, giustamente, del troppo che non funziona in questo Paese. Per una volta voglio testimoniare l'esatto contrario.
Ricordate mia zia Piera, il leggendario, lucidissimo donnino di 80 anni e passa che vi ho presentato con una foto qualche mese fa?
Sì, la donna bionica che sguazza da sempre nella conoscenza approfondita di quasi tutti i tipi di patologie e relativi farmaci, e che a volte viene chiamata persino dai medici di base che le chiedono consigli per indirizzare i loro pazienti a uno specialista adeguato? Ecco, «la Piera», come diremmo in Oltrepò Pavese, era alle prese da una vita con una vecchia epatite C cronicizzata. Una patologia più diffusa di quanto si creda e che negli ultimi tempi le aveva creato ulteriori fastidi a causa di valori sballati che si erano rivelati altissimi. Wonder Piera ha iniziato tre mesi fa e finito ieri una cura, tra l'altro costosissima e da poco «passata» interamente dal sistema sanitario nazionale, che ha estirpato la malattia. Dall'ultimo marker risulta «non rilevabile». Un grande successo per lei, che ha vinto il male dopo tanti anni, ma soprattutto un incredibile risultato della medicina (in senso generale) e della Sanità pubblica, che ha reso accessibile a tutti la terapia. Non molti sanno della possibilità di usufruire di questa cura, che è realmente risolutiva, addirittura nel 99% dei casi. Provate a sentire il vostro medico o, al limite, chiamate mia zia Piera.


martedì 5 dicembre 2017

«GRANDE FRATELLO VIP» * BOSSARI (AMORE & RISCATTO) INCHIODA LA DE LELLIS, MEDIO-WOMAN

«La Tv abbassa» - Daniele Bossari e Filippa Lagerback
In una tv che - causa penuria di materiale umano - viola il patto con lo spettatore e fa il contrario di ciò che promette (i non famosi si spiaggiano sull'«Isola dei famosi» e i non Vip popolano la casa del «Grande Fratello Vip»), la vittoria di Daniele Bossari nel reality che fu lanciato su Canale 5 da Daria Bignardi, è invece quanto di più classico e rassicurante possa regalare il piccolo schermo. Una promessa mantenuta per chi guarda (e televota) sognando il riscatto, il vinto che riesce a rialzarsi.

Il successo, l'oblio, il tunnel dell'alcool, la rinascita, l'amore, la proposta di matrimonio in diretta alla compagna di sempre. Con questi ingredienti (sui quali gli autori hanno lavorato molto, specie nelle ultime puntate) il bravo ragazzo Daniele Bossari non poteva non trionfare. E spazzare via sia la medio-woman Giulia De Lellis, di cui s'erano invaghite le ragazzine, che il bel Luca Onestini. Entrambi spuntati da «Uomini e donne» di Maria De Filippi, che è il principale vivaio di volti ignoti ad alta resa e basso costo della tv attuale. Per non parlare della modella Ivana Mrazova. Ma in video nulla può contro l'amore e il riscatto. Se ci si pensa, non solo di Bossari, ma di riflesso anche della futura sposa Filippa Lagerback, silente musa di Fabio Fazio a «Che tempo che fa». Qui resta rigorosamente silente ma almeno diventa perno di tutto, ha un suo perché che il freddo annuncio non dà. È Penelope che attende paziente, tessendo, il ritorno di Ulisse. Una vittoria che farebbe felice anche Franchino Tuzio, l'agente buono dello spettacolo italiano, da poco scomparso, che aveva in scuderia Daniele Bossari.

Grandi ascolti per quest'edizione del «GF Vip» condotta da Ilary Blasi e Alfonso Signorini: la finale di ieri ha portato a casa il 31% di share con 5.6 milioni di spettatori. Complice Cristiano Malgioglio, il pop-trash è stato più che mai il filo conduttore. Anzi, la vera amalgama. Ma del resto così sempre è stato e così sempre sarà.

sabato 2 dicembre 2017

ROBERT ENGLUND ALIAS FREDDIE KRUEGER * INVECCHIARE NON È POI COSI' MOSTRUOSO

Ieri Freddie Krueger, oggi Robert Englund.
In un mondo di mostri, perché non scoprire che fine hanno fatto quelli veri? L'occasione è oggi e domani, 2 e 3 dicembre, al «Milan Comic Con», evento che si tiene al Superstudio di Via Tortona 27.
Oltre ad appassionati, espositori di fumetti e merchandising provenienti da tutto il mondo, è prevista la presenza di tre ospiti d'eccezione del fanta-cinema hollywoodiano. 


Si tratta di John Rhys-Davies, della saga di «Lord of The Rings» («Il Signore degli anelli»), Daniel Naprous, ovvero il Darth Vader di «Star Wars», «Guerre stellari», e dello spaventoso Robert Englund, che con le sue mani ha sforbiciato gli incubi di generazioni in «Nightmare». A Milano già da ieri per la promozione, mister Englund (nella foto a destra) ha sentenziato che invecchiare non è poi così mostruoso.


Tanti sono gli ospiti della rassegna, per la prima volta a Milano; tra questi, il cantante-doppiatore Santo Verduci, che oltre a parlare delle tecniche che usano coloro che prestano la voce ai grandi del cinema, presenta il suo nuovo cd di sigle per bambini: «Contactoons 4».


martedì 28 novembre 2017

CHE NOIA BELEN RODRIGUEZ CHE RECITA SE STESSA (COME PARODIA, MEGLIO LA RAFFAELE)

«La Tv abbassa» - Belen Rodriguez ormai recita se stessa.
Da quando Belen si è «imbelenita», il gioco mi diverte meno. Sì, perché la signorina Rodriguez, ormai, forte del suo successo, sembra la caricatura di se stessa. È talmente entrata nel ruolo, che dà l'idea di non uscirne neppure al trucco e parrucco. Neppure davanti allo specchio di casa, che le sue brame le conosce. 
Come l'altra sera alla consegna del Tapiro di «Striscia la notizia»Smorfiette un po' snob, desiderio estremo di apparire sofisticata ancorché determinata, quell'aria da unica depositaria della Verità (chiamiamola così, ma in campagna abitualmente le si dà un altro nome), insomma Belen che rifà lo stereotipo di Belen «Acca24», direbbe qualcuno.
Belen Rodriguez in una piccola smorfia.
Chissà che cosa ne pensa il suo creatore, il buon Alfonso Signorini, al quale lei, donna di carta, donna di gossip, deve tutto. E che non manca di onorare con ogni intervista in anteprima su «Chi». Tra un Borriello, un Corona, uno Stefano De Martino, uno Iannone c'è pane per tanti denti. Forse, chissà, anche Alfie inizia a trovare un po' stucchevole la Belen carta carbone.
A questo punto, meglio l'imitazione di Virginia Raffaele, che guarda caso ultimamente a quanto pare iniziava a darle fastidio. Forse perché si avvicinava pericolosamente al vero.
Belen senza freni.
Desiderosa di piazzare tutta la famiglia nel ricco sacrario trash della televisione italiana, miss Rodriguez ha importato dall'Argentina in botti di rovere anche la sorella Cecilia e il fratello Jeremias, che si sono fatti notare per varie prodezze al «Grande Fratello Vip». Dando all'acronimo un'accezione sempre più ampia e inclusiva. Della spaventosa «rodriguezizzazione» del palinsesto di Canale 5 si occupa oggi su Libero la collega Alessandra Menzani
Ma a me quel che spaventa è l'autostima incontrollabile del format «Belen recita Belen», che sta tracimando ovunque. Senza più freni. Qualche sera fa s'è lamentato anche Costanzo. Non si fa. Alfie, pensaci tu. Prova a ricordare alla bellissima che per i Miracoli (ma anche per i Miracolati) bisogna sempre ringraziare Lassù.

venerdì 24 novembre 2017

IL «BLACK FRIDAY» ITALIANO È UNA SOLENNE PRESA IN GIRO

Negli Stati Uniti si consuma il vero Black Friday
In America, per il Black Friday, il «venerdì nero» (quello vero), ci si picchia come fabbri, si tirano pugni come alla finale di un torneo di boxe. Si menano fendenti, ci si strattona senza tregua per arrivare all'agognato scatolone. Che non è tuo finché non sei giunto alla cassa e l'hai pagato, dopo un percorso di torture e sudore che manco a «Giochi senza frontiere», buonanima. 
Perché? Semplice: perché gli sconti su molti articoli sono reali, significativi, importanti, spesso imperdibili. Quasi sempre ben superiori al 50% del prezzo reale. Insomma, ricordano davvero il crollo del '29 a Wall Street.
Abbiamo importanto la versione edulcorata di Halloween, potevamo non farci abbindolare anche da un'altra tradizione Usa infiocchettata all'italiana?
Nei veri Black Friday Usa metti a rischio anche la famiglia. 
Il Black Friday nostrano (B. F., che secondo un'amica addetta ai lavori significa Boccaloni Facili) è semplicemente una riproposizione in versione glitterata delle stesse «offerte imperdibili» che riceviamo ogni giorno per tutto l'anno via e-mail. Due parole svuotate del loro significato. Amazon (ma non solo) gli dedica una settimana intera, giusto per svilirlo ancora un po'. E altri seguono il solco annacquando e togliendo forza e valore a quella che sarebbe una buona occasione commerciale. Per non parlare delle tante segnalazioni che arrivano di prezzi aumentati il giorno prima del 30%, per essere ridotti del 30% il fatidico giorno. Il paradiso della sòla.
La (vera) lotta all'ultimo scatolone non è in Italia.
Questo per ciò che riguarda il web. Va un po' meglio (ma poco) negli store fisici, che hanno però durante l'anno abitualmente prezzi più alti dell'on-line. Ridurre per esempio del 25%, come fanno in molti, su gran parte della merce esposta (con parecchie limitazioni, va detto), significa liberare un po' il magazzino senza sforzi eccessivi puntando su quella clientela più agée che preferisce vedere e toccare il prodotto o che ancora per diffidenza o mancanza di abilità informatica non ha accesso a Internet.
Portiamo a casa anche questo Black Friday farlocco, che tanto tra pochissimo arriva il Cyber Monday, la stessa cosa ma rivolta soprattutto ai tanti patiti di elettronica. Quelli che non sono già stati infinocchiati dal Black Friday, naturalmente.

giovedì 23 novembre 2017

QUELLA BIRRA IN PIU' CHE TI DA' UNA CHIARA PERCEZIONE DEL GIUSTO E DEL REALE

Quella birretta in più che ti rende leggermente brillo ma saggio.
Di norma bevo pochissimo. Quasi mai, tranne la birretta di rito. Ma le cose più eticamente giuste le ho sempre fatte (pensate) quando avevo in corpo quel bicchiere in più. Non ubriachezza, assolutamente. Non sono mai stato ubriaco in vita mia. Ma quel bicchiere in più che ti lascia in uno stato di sospensione tra la realtà e l'invincibilità. Dura niente, chiaro, è uno stato dell'anima transitorio e vacuo che ti dà però nel frangente una chiara, chiarissima, limpida percezione del reale. Di quel che è giusto fare. Giusto per te, giusto per tutti. Perché giustizia e rispetto devono essere la norma, non l'eccezione. È la percezione che ho in questo preciso momento e che vorrei non mi lasciasse mai. E (lo dico dal profondo del cuore) non vorrei essere nei panni di chi si imbatterà nel mio prossimo bicchiere in più. Un'idea ce l'ho.

mercoledì 22 novembre 2017

DONNE, VIOLENZE E MOLESTIE * SE NE PARLA A «BELLE E DANNATI», CON CLAUDIO AMENDOLA

Claudio Amendola.
Ci sarà anche Claudio Amendola, uno tra i più gettonati duri del cinema italiano, all'evento contro la violenza di genere intitolato «Belle e dannati», in programma il 2 dicembre alle 16 al santuario Tempio d'Ercole Vincitore di Tivoli (Roma).
Organizzato dall'Associazione socio-culturale Laboratorio del possibile di Daniela Di Camillo, vedrà la partecipazione di psicologi, sociologi, pedagogisti, medici, legali ed esperti in criminologia. Per l'elenco dei nomi vi rimando alla locandina.

La locandina di «Belle e dannati».
Il caso del produttore Harvey Weinstein, scoppiato negli Stati Uniti, ha sollevato clamore mediatico attorno a un tema già di profonda attualità soprattutto fra le mura domestiche. Ed è partita la ridda di denunce, soprattutto dalle colonne dei giornali. Lo spettacolo insomma ha fatto da cassa di risonanza, e anche da noi hanno iniziato a parlare personaggi come Asia Argento, Miriana Trevisan (che ha tirato in ballo Giuseppe Tornatore), sino alle recenti, numerose attrici che tramite «Le iene» hanno accusato il regista Fausto Brizzi.

Che cosa è un'avance, che cosa una molestia, e che cosa violenza vera e propria? A molti sembra evidente, ma in alcuni casi c'è ancora troppa confusione. L'evento di Tivoli (che si soffermerà anche su tematiche molto più profonde e gravi di quelle portate alla ribalta dalla scena mediatica) servirà anche a fare maggiore chiarezza.

lunedì 20 novembre 2017

«THE WALL» * SCOTTI, OSTINATO COME UN MULO, SA CHE NELLA VITA PREVALE SEMPRE IL...

«La Tv abbassa» - Gerry Scotti nel nuovo quiz «The Wall»
Gerry Scotti, infaticabile testatore e accumulatore seriale di quiz del preserale (rima) di Canale 5, è incappato nel nuovo «The Wall». Staremo a vedere domani come risponderà l'Auditel, ma si trattava a mio avviso di una carta interessante da provare a giocare.
Il format, testato per cinquanta puntate e già in onda in 10 Paesi, scardina un poco la logica dei giochi televisivi, che prevedono il facile accumulo di denaro più o meno durante tutta la gara, per poi arrivare al segmento finale carico di suspense a ridosso del Tg.

Le domande sono piuttosto semplici. E durante le quattro manches i soldi in questo caso vanno e vengono con una certa facilità («Il muro dà, e il muro toglie», è il claim scottiano), soprattutto in virtù del fato, parola che potrebbe essere più prosaicamente e propriamente sostituita da un'altra di quattro lettere certamente più in voga. In questo dare e togliere «The Wall», semplice e chiaro, in uno studio dal rassicurante blu, funziona bene. Ti fa sperare e subito dopo ti ripiomba nella delusione. Come la vita. Sino al finale, che ancora una volta, come un mulo, si aggrappa al proverbiale...



domenica 19 novembre 2017

«THE PLACE» * SUGGESTIONI SOPRAVVALUTATE (IL CINEMA È UN'ALTRA COSA)

Valerio Mastandrea, protagonista di «The Place»
Sono corso a vedere «The Place» di Paolo Genovese sull'onda di qualche esaltato post piazzato su Facebook da alcuni addetti ai lavori. Mi aspettavo il miracolo, come per il delizioso «Perfetti sconosciuti», ma stavolta il sangue di San Gennaro non si è sciolto.

Si tratta sempre di un film dall'impianto teatrale, come vuole (pare) il marchio del regista romano, ma qui il manca il guizzo del suo precedente lavoro. 
In scena domina il bravo Valerio Mastandrea, misterioso personaggio che in un bar del centro riceve un campionario di varia, italica umanità, svolgendo un lavoro maieutico: è lì per distillarne meschinità, eroismi, voltafaccia, bassezze e grandezze con la promessa di soddisfare miracolosamente un loro desiderio. C'è l'anziana incaricata costruire e piazzare una bomba per guarire il marito dall'alzheimer; il padre col bimbo malato che per salvare il figlio deve uccidere una bambina; il meccanico che deve salvarla in cambio di una notte con la bella da calendario; la suora in crisi vocazionale che per ritrovare Dio deve perderlo, ecc, ecc. Sullo sfondo l'empatica cameriera Sabrina Ferilli.

Ma dopo un po' che la sfreghi, la lampada del Genio smette di fare luce. L'idea di fondo si rivela fragile e monocorde. Emergono gli intrecci fra i personaggi, questo sì, ma parlarsi addosso per un'ora e 45 minuti non fa bene al cinema. E neanche allo spettatore. Che prima rimane suggestionato, e poi deluso. Peccato, perché in Genovese il talento è innegabile. Soprattutto quello di fare incassi a basso costo con film di soli dialoghi. 
Perché non prova a chiedere a quel Diavolo di Mastandrea che cosa deve fare per vedersi affidato un film vero?

giovedì 16 novembre 2017

IL CREPUSCOLO DI FLAVIO INSINNA, OVVERO L'ARTE DI FARSI DEL MALE DA SOLO

«La Tv abbassa» - Flavio Insinna, ancora nei guai per le sue esternazioni
Non so che cosa sia successo a Flavio Insinna dopo che «Striscia la notizia» ha rivelato i suoi altarini, ovvero quel «Nana de merda» rivolto a una concorrente e altri metodi a dir poco spartani emersi in un fuori onda che ha più che appannato l'immagine buonista del conduttore di «Affari tuoi». 
Non so che cosa sia, ma è qualcosa di preoccupante, un alien, una creatura da domare. Il nostro infatti, scaricato nel frattempo anche dall'acqua Lete, ieri si è prodotto fra gli addetti ai lavori del circo mediatico in un'altra perfomance a dir poco inquietante. 

Al termine della conferenza stampa dello show di beneficenza «Prodigi» (con Anna Valle, sabato prossimo su Raiuno) se l'è presa con Massimo Galanto, cronista di Tv Blog. Nel consueto crocchio di giornalisti che si forma accanto al protagonista al termine degli incontri, ha trovato il modo di dargli del porta jella («Mi porti mediamente male: ogni volta che vieni il programma va sotto al 10% di share»), di minacciarlo neanche troppo velatamente («È l'ultima intervista della mia vita con te ... Oh, pesa quello che scrivi perché ho avvocati pronti per tutti. Sono state solo secchiate di offese da quando ci sei tu») dimostrando una buona propensione alla critica, e infine di offenderlo: «Guarda, ci siamo salutati definitivamente. Grazie, per sempre. Pezzente». Parola che ora Insinna nega di avere pronunciato.

Resta comunque l'apoteosi dell'autolesionismo, «gentile» Flavio: tornare in tv con un varietà benefico (si immagina) anche per contribuire a rifarsi un'immagine, e poi sparare a zero sugli incolpevoli giornalisti, che al massimo ti fanno qualche domanda, è più che disdicevole. 
Scorrendo più e più volte il video, mi sembra un Insinna inacidito, rancoroso, cambiato per sempre. Che forse farebbe meglio a prendersi davvero almeno un paio di annetti sabbatici lontano dalla tv.


mercoledì 15 novembre 2017

CERCO UNA DONNA CHE MI LASCI IN 15-20 GIORNI

Al tramonto, la fine di un amore.
Riflettevo sul fatto che nella vita ho sempre lasciato io. Non per cattiveria, è andata così: lenta consunzione del rapporto, a volte esasperazione per infondate gelosie e litigi inutili da sopportare, costruzione di storie su basi fragili, varie ed eventuali. Però sono sempre stato io a lasciare.
Intendiamoci, non essendo propriamente Brad Pitt (cosa di cui ancora, credetemi, non mi capacito) ho preso anche clamorosi due di picche. La consolazione è che spesso mi sono dato obiettivi alti, o anche altissimi per qualsiasi umano. Quindi l'autostima ne ha risentito meno. Però non ho mai provato l'esperienza dell'abbandono. Per questo ora sto cercando una tipa (ovviamente deve piacermi) che con una scrittura privata mi garantisca che mi lascerà entro massimo 15-20 giorni. Esamino candidate.
Mandate curriculum e fatevi avanti senza timore.

lunedì 13 novembre 2017

NON RIESCO PIU' A DIFENDERMI DAI CALL CENTER MOLESTI DI TELECOM

Le molestie quotidiane degli operatori di call center.
Non so voi, ma io ho un grosso problema di "molestie" telefoniche. Ricevo ormai da tempo (sul cellulare) almeno due telefonate alla settimana da operatori Telecom che tentano di farmi mollare Fastweb per passare a loro. La cosa non mi interessa, taglio cortissimo, riaggancio quasi subito, intimo regolarmente di non chiamarmi più, invoco garanti, Visnu e registri delle opposizioni, blocco il numero, ma sono parole al vento. Più dico loro di smettere, più richiamano, da mille numeri diversi. Sta diventando una cosa esasperante. Di recente ho avuto un blocco Fastweb per mezza giornata, risolto in serata, e la mattina dopo mi ha chiamato da numero italiano una tipa dall'accento albanese dicendomi: «Sappiamo che lei problemi con Fastweb». Io: «Ieri in effetti c'è stato, ma lei come fa a saperlo?». «Noi Telecom sa tutto siniore, linee sono nostre. Fastweb comprato 250 pacchetti in sua zona, e con quéli serve 1.000 clienti. È chiaro che poi problemi. Se passa noi mai più problemi e servizio dedicato per lei». Faccio rilevare che non mi risulta che la fibra ottica sia Telecom, ma nativa Fastweb. Lei insiste. Le dico anche che mi pare stia facendo concorrenza piuttosto sleale e lei: «Mannò, noi voliamo solo che lei è servito al melio». Le chiedo il suo nome. «Carla Rossi». «Scusi, Carla Rossi con accento albanese?». «Sì, io albanese ma mezza italiana». «Vabbé, mi dia il suo numero di matricola». Riaggancia immediatamente.

Avviso Fastweb della cosa, mi dicono che telefonate simili sono purtroppo frequenti («Esistono delle, chiamiamole spie, che avvisano la concorrenza quando si riscontrano problemi, e loro il giorno dopo chiamano», è la risposta) e confermano che la fibra è loro.

Ieri il solito operatore di albània da numero di Varese: «Buongiorno siniore, sono di...». «Mi lasci indovinare: Telecom». «Sì, come fa a saperlo?». «Eh, sa... La linea è mia... Senta, ve lo dico per la millesima volta, non sono interessato, non so più che cosa fare per farvi smettere. Ogni volta vi chiedo di farlo, e più vi chiedo di smettere, più chiamate. Non se ne può più. Sono settimane che va avanti questa storia. È intollerabile».
Presa per i fondelli a chiudere: «Ma siniore, dovrebbe invece essere contento di tute queste atenzioni: sinifica che teniamo tanto che lei ha miliore servizio telefonico».
«Eh, ma dovrebbe esserci anche un limite alla rottura di coglioni».
Riaggancio mesto domandami una cosa: ma non si rendono conto le aziende che tutto questo è controproducente? Per principio, non farò più un contratto con Telecom neanche se restasse l'unico operatore del Paese. Piuttosto torno all'età della pietra e ai piccioni viaggiatori.

venerdì 10 novembre 2017

GABANELLI, PIERVINCENZI, GILETTI * QUANDO IL GIORNALISMO SI SENTE POCO BENE

Da sinistra, Milena Gabanelli, Daniele Piervincenzi e Massimo Giletti
Oggi il giornalismo è parecchio in affanno e anch'io non mi sento troppo bene. Tanto che dieci giorni fa ho scritto UNA LETTERA APERTA a Silvio Berlusconi per chiedergli un incontro. Sarà l'occasione per sottoporre all'attenzione del leader di «Forza Italia», primario esponente del Centrodestra, un documento in aperta violazione dell'articolo 21 della Costituzione. Una cosa gravissima. La segreteria di Berlusconi al momento non mi ha ancora contattato, ma il post del mio blog linkato qui sopra sta circolando benissimo sul web, con già decine di migliaia di visualizzazioni.

I sintomi del malessere della categoria e dell'affanno della libertà d'espressione in questo Paese (che è al 52esimo posto nella classifica internazionale di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa) sono sempre più evidenti e preoccupanti. 
Milena Gabanelli è stata fatta fuori dalla Rai con un apparente trucchetto: prima le è stato tolto lo scomodo «Report» con la promessa di dirigere il nascente (?) nuovo mega portale web di Viale Mazzini. Poi la promessa è improvvisamente rientrata, le sono state fatte proposte incongrue, la giornalista ha rifiutato, si è messa in aspettativa ed ora è fuori dai giochi. Difficile pensare che non ci sia dietro una strategia.

Stessa epurazione per inspiegabili motivi (politici?) per Massimo Giletti, che su Raiuno conduceva «L'Arena» (un successo da 4 milioni di spettatori); il giornalista è stato lasciato a casa dall'azienda nella quale lavorava da sempre, non ricollocato in un'altra fascia oraria e rimpiazzato da una «Domenica in» imbarazzante, in odore di flop. Giletti, che domenica debutta su La7 con «Non è l'Arena», ieri in conferenza stampa è scoppiato a piangere dopo un crollo psicologico perché non riesce a farsi una ragione del fatto di essere stato messo da parte dalla Rai.

Il caso più grave, perché contempla anche la violenza fisica, è quello di Daniele Piervincenzi, l'inviato di «Nemo» (Raidue), che ha avuto l'ardire di spingersi sino a Ostia a intervistare il boss locale Roberto Spada, il quale ha pensato bene di aggredirlo rompendogli il setto nasale e poi bastonarlo per completare l'opera. Qualcosa di incredibile. Spada è in stato di fermo per lesioni aggravate in contesto mafioso e con l'aggravante dei futili motivi.


martedì 7 novembre 2017

SERIE TV * NON PERDETE «CLAWS»: TRASH, AZIONE E IRONIA

La locandina di «Claws».
Vi consiglio una nuova serie americana piuttosto sfiziosa intitolata «Claws» che si recupera su Infinity (ebbene sì, esiste anche quello). È la storia Desna (Niecy Nash) una formosa donna di colore che, insieme con alcune amiche, gestisce un trashissimo salone di bellezza che ricicla anche denaro sporco per un boss locale, interpretato da Dean Norris (lo straordinario cognato di Walther White in «Breaking Bad»).
Fra ammazzamenti, fianchi black extralarge, unghie finte allucinanti, decorate e pittatissime, un po' di azione e un po' di commedia, sempre sopra le righe, non ci si annoia mai. 
Di questi tempi, in mezzo a tanto serie che allungano sempre più il brodo, non è poco. E poi c'è quel velo di nostalgia per il capolavoro, BB, che ogni tanto fa capolino.

domenica 5 novembre 2017

MOLESTIE, AVANCES O NIENTE? SI TENDE A FARE (IN BUONA FEDE?) TROPPA CONFUSIONE

Molestie, avances o niente? Non facciamo confusione.
Premesso (con forza) che molestie e violenze vere sono una cosa gravissima e da condannare in ogni modo, bisogna anche rilevare come certi fatti, sull'onda della cronaca, a volte diventino quasi «moda» e occasione per un'esposizione personale. Soprattutto se denunciati da chi lavora nello spettacolo (quindi abbisogna di visibilità sui media con l'argomento più caldo del momento) e lo fa con vent'anni e passa di ritardo, in modalità temporizzata. Ribadisco: tutto ciò senza nulla togliere al fatto che molestie e violenze vere sono cosa gravissima, ecc. Purtroppo vanno anche dimostrate, e non sempre è così facile.

Scorrendo la mia timeline, noto intanto un proliferare di mini-racconti di donne che, sull'onda del ricordo, fanno piccoli esempi personali di qualcosa che rubricano come “molestie", fastidi, o qualcosa di simile. Confondendole magari con semplici avances o cose che manco lontanamente possono avere a che fare con l'idea di molestare. È già difficile per noi maschietti interagire con voi donne, che oggi sempre più spesso assumete il piglio di Amministratori Delegati della coppia, quindi non rendiamo tutto più complicato. Sennò ci toccherà uscire con voi portandoci un testimone neutro. E diventa scomodo, dispendioso nonché limitante per la privacy.
Ecco quindi, a beneficio delle signore e delle femministe a senso unico (Dio ce ne scampi) più puntigliose, una serie di comportamenti che non sono catalogabili come molestie:

- Se un uomo vi chiede l'ora o una sigaretta. Può avere (si badi, non necessariamente) il secondo fine di conoscervi, ma non è immediatamente molestia. Date tempo al tempo.
- Se un esercente porgendovi il resto sbaglia dandovi 50 centesimi in più. Accade più spesso il contrario, ma non è considerabile come molestia.
- Se qualcuno si sofferma a parlare con voi per più di un minuto. Maggiore o minore tempo di conversazione non sono elementi probatori o rilevanti.
- Se il vicino di pianerottolo parte per un viaggio e vi chiede di 
tenergli il gatto per un paio di giorni. Può essere che l'abbia chiesto a voi confidando nella vostra bonomia, non necessariamente nella vostra rinomata sensualità.
- Se un uomo vi chiede indicazioni stradali. Nonostante siano stati inventati da tempo GPS e strumenti quali navigatori satellitari, può accadere che un persona (magari a piedi e con un cellulare di vecchio modello) sia nella necessità - meschino - di conoscere un indirizzo.
- Se in un bar venite accidentalmente urtate dal cameriere o da un avventore in spazi molto ristretti. Gli spazi ristretti sono, com'è noto, molto limitanti. Iniziate a preoccuparvi solo qualora lo stallo dovesse permanere per troppo tempo (qui sì fa fede il minutaggio).
- In autobus non sono per forza tutti vostri palpeggiatori. Tenete presente che ci sono anche un buon numero di scippatori e borseggiatori.

venerdì 3 novembre 2017

«GOMORRA 3» * DUE EPISODI IN ANTEPRIMA AL CINEMA PRIMA DEL DEBUTTO SU SKY

Marco D'Amore nei panni di Ciro Di Marzio in «Gomorra3» (foto Sky)
«Stamm' turnann'», e questo si era capito, negli spot lo ripetono ormai da un po'. In ogni caso, «State senza penzieri» perché «Gomorra 3» - per i fanatici di Ciro Di Marzio, Genny Savastano (ovvero Salvatore Esposito) e compagni camorristi delle Vele di Scampia - arriverà in lieve anteprima al cinema. Il 14 e 15 novembre sono previste infatti due serate speciali in 300 sale d'Italia con un collage del primo e del terzo episodio della nuova serie cult, montati in modo da dare al tutto un'unità filmica. 
Venerdì 17 alle 21.10 «Gomorra 3» (attenzione agli sviluppi sulle figure femminili, ovvero Patrizia e Scianèl, interpretate da Cristiana Dell'Anna e Cristina Donadio) approderà invece finalmente su Sky Atlantic.


DEDICATO AI PROFESSIONISTI DEL VIVERE BLEFFANDO

La vita imbarazzante dei bluff viventi.
Ci sono le persone vere, e ci sono i bluff viventi. Quanti ne conosciamo, di soggetti imbarazzanti che vivono di menzogne e di bluff? Di protervia (che spesso non possono manco permettersi, ma fanno credere di, ed è quella l'altra grossa impostura alla quale molti spesso si piegano, per paura o perché tengono famiglia) e di eterni bluff. Uno dietro l'altro, in uno show triste soprattutto per loro, che si credono assai furbi.
Io non sono fatto così: gioco solo se ho le carte in mano, sennò non mi metto manco nell'impresa. Bleffare non è nelle mie corde. Non lo è mai stato e mai lo sarà.


mercoledì 1 novembre 2017

LA MIA LETTERA APERTA A BERLUSCONI: SILVIO MI RICEVERA' OPPURE NO?

Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia.
Ben 88 condivisioni su Facebook (a oggi) e migliaia di visualizzazioni in due giorni. Dato in costante aumento. 
La lettera aperta che ho scritto l'altroieri a Silvio Berlusconi, invitandolo a ricevermi per sottoporgli un documento in mio possesso che è in aperta e grave violazione della Carta Costituzionale, sta avendo un notevole riscontro.
Grazie a tutti coloro che hanno letto e condiviso. La condivisione, mai come in questo caso, è un principio fondamentale nella logica del web. Quando oltre al quotidiano cazzeggio si può fare qualcosa di utile per difendere principi (appunto) condivisi.
Berlusconi mi riceverà? Non mi riceverà? Staremo a vedere. Di certo col passare del tempo vi terrò informati di tutti gli sviluppi.

(ex giornalista di «Tv Sorrisi e canzoni»)

martedì 31 ottobre 2017

MAX PEZZALI FAN DI «HAPPY DAYS» * PAOLI, CAMMARIERE E REA LIVE PER TELETHON

Max Pezzali, Giuseppe Ganelli (Happy Days F.C.) e Debora.
Anche Max Pezzali entra a far parte della grande famiglia del fan club di «Happy Days», il leggendario telefilm (allora si chiamavano così) Usa ideato da Garry Marshall. In questa foto l'ex 883, che nel suo pezzo forse più evocativo, «Gli anni», ha omaggiato la serie cult («Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph...») è a Pavia con Giuseppe Ganelli, radiologo lodigiano e presidente dell'International Happy Days Fan Club, e con la bella Debora, compagna di Pezzali.

Da sinistra, Sergio Cammariere, Gino Paoli e Danilo Rea.

PAOLI, CAMMARIERE E REA IL 20 NOVEMBRE
A MILANO PER TELETHON

Sergio Cammariere, Gino Paoli e Danilo Rea saranno i protagonisti del grande concerto organizzato da BNL e dal Gruppo BNP Paribas Italia il 20 novembre alle ore 21 all’Auditorium di Milano, con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore della Fondazione Telethon, per la cura delle malattie genetiche rare.
Un grande evento, con una format che riunisce in un unico set il repertorio di tre artisti molto amati, in bilico tra jazz, musica d’autore e ritmi coinvolgenti. C’è stato un tempo in cui Sergio Cammariere si definiva “cantautore piccolino confrontato a Paoli Gino”. Oggi, grazie a questo concerto, per la prima volta i due artisti si incontrano e a rendere ancora più prezioso l’evento, si aggiunge la presenza di Danilo Rea, terzo tassello di un mosaico accattivante. Cammariere e Paoli, distanti anagraficamente ma uniti dal comune amore per la parola in musica e da uno stile sempre raffinato, viaggeranno sull’onda dell’emozione legata ai grandi successi che hanno scandito e continuano a scandire il gusto ed i costumi del nostro Paese; intanto al pianoforte di Danilo Rea, interlocutore privilegiato dell’uno e dell’altro e naturale complemento della voce senza tempo di Paoli, entrambi si apriranno spazi solistici di sorprendente virtuosismo, compresi duetti e il terzetto finale. La band comprende: Amedeo Ariano alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso, Bruno Marcozzi alle percussioni e Daniele Tittarelli al sax.



lunedì 30 ottobre 2017

PRESIDENTE BERLUSCONI, FATTI GRAVI METTONO IN PERICOLO LA LIBERTA' (POSSIAMO PARLARNE?)

Da sinistra, Silvio Berlusconi (Forza Italia) e il giornalista Franco Bagnasco
Presidente Berlusconi,

ricorda l'estate 1996? Fu la "nostra" estate. All'epoca lavoravo per «Il Giornale» ed ero in vacanza in Liguria, nella placida Moneglia (Genova). Una sera in piazza si teneva il concerto di Enzo Jannacci, che seguii non per lavoro ma solo per il piacere di ascoltare un grande cantautore. Durante quello show, Jannacci, di diversa fede politica rispetto alla sua, dal palco, le augurò la morte. Così, freddamente, a brutto muso: «Muoia Berlusconi!». Rimasi molto colpito da una cosa così sgradevole, e (un po' perché fiutai la notizia), un po' perché non riuscivo ad accettarlo, mollai tutto e dopo il live andai dietro le quinte a intervistarlo. Jannacci si scusò, fece subito marcia indietro e ritrattò completamente, come può ascoltare nell'audio dell'intervista (un piccolo reperto) che riporto integralmente anche qui sotto. Inutile dire che l'articolo che derivò da quella sparata del cantante e dal mio successivo incontro con lui fece parecchio scalpore.
La difesi, Presidente. Ma non perché lei avesse bisogno di essere difeso da me, ci mancherebbe. E neppure perché lavoravo per il quotidiano della sua famiglia. Lo feci soprattutto per principio, perché ritenevo (e ritengo) inaccettabile che la lotta politica dovesse passare dall'augurare la morte all'avversario. Che squallore!

Sarebbe un po' come se si scoprisse che un personaggio pubblico, che cerca di contrabbandare a ogni piè sospinto la propria bontà e nobiltà d'animo in tutte quelle sedi plateali dove essa è richiesta, nella realtà minacciasse, umiliasse, intimidisse, insultasse i propri collaboratori, sino ad arrivare persino ad augurare loro il cancro. Una totale presa in giro per quel pubblico che ingenuamente crede a una rispettabilità che di norma si ritiene doverosa e compresa nel pacchetto, non trova? Già, ma chi potrebbe mai arrivare a simili abissi di squallore e meschinità?

Fatta questa premessa che indulge al ricordo, Presidente Berlusconi, arrivo al motivo per il quale le scrivo, nella sua veste di primario esponente politico: volevo chiederle un incontro per sottoporle di persona un documento in mio possesso. Un documento di preoccupante gravità che va contro i principi e i fondamenti stessi della libertà d'espressione sanciti dalla Costituzione. Un precedente grave. Qualcosa di incredibile, talmente illiberale e antistorico da risultare assurdo. Non fosse qui, palpabile, tra le mie mani.
Ritengo opportuno mostrare questo foglio anzitutto a lei, che è a capo di una forza che sin qui si è sempre distinta per la difesa dei diritti fondamentali dei cittadini. Vorrei sapere che cosa ne pensa, ma sono sicuro che anche a lei monterà la mia stessa, esterrefatta indignazione. È davvero importante parlarne, e le garantisco che, se vorrà ricevermi, avremo molto, molto da dirci. Per questo insisto e insisterò in futuro chiedendole un appuntamento (non appena le sarà possibile) in una delle sue residenze. Ci sono valori e principi condivisi troppo importanti per non essere salvaguardati in ogni modo. Sono certo che, vista l'importanza della cosa, non si sottrarrà a questo mio invito. 
Grazie mille e buon lavoro.

(ex giornalista di «Tv Sorrisi e Canzoni»)


giovedì 26 ottobre 2017

IL CASO FRIZZI * LA RISERVATEZZA DELL'UOMO E L'ISTERIA DEI MEDIA

La malattia di Fabrizio Frizzi e l'isteria dei media.
Conosco il buon Fabrizio Frizzi da troppo tempo per non sapere quanto abbia a cuore (quasi a livello maniacale) la propria riservatezza. Fabrizio detesta ogni sorta di gossip che riguardi la vita privata propria e quella della sua famiglia. Protegge tutto, si chiude a riccio, non concede nulla, da sempre. Già in condizioni normali, figurarsi dopo un'ischemia che potrebbe minargli non soltanto la salute, ma il futuro professionale. Ho sempre trovato persino nobile questo suo atteggiamento, che gli ha fatto rifiutare spesso buone o ottime occasioni di visibilità. 

Lenozze Frizzi-Mantovan.
Per questo non mi stupisce affatto l'atteggiamento protettivo che stanno tenendo il suo entourage e la moglie Carlotta Mantovan
A tempo debito sapremo meglio. Un po' meno comprensibile invece è la ridda di notizie contraddittorie che sono trapelate negli ultimi giorni su di lui: la rassicurante Rai di Mario Orfeo che ha intanto sospeso «L'Eredità»; l'ostinato allarmismo di alcuni siti, forse dettato dalla volontà malata di speculare sulla disgrazia per portare a casa qualche click; il tentativo dei giornali cartacei di piazzarsi a metà strada con quel po' di informazioni a disposizione; le contraddittorie twittate di addetti ai lavori e gente dell'ambiente che finiscono spesso in scia, come rumore di fondo. Un'incertezza che ha consentito a quasi tutti di dare il peggio. Mi spiace dirlo, ma non non è stato e non è uno spettacolo edificante.

martedì 24 ottobre 2017

CORREGGE LA GIORNALISTA DEL «TG5» E (IN)CLEMENTE MIMUN LICENZIA BIGNAMI

Clemente Mimun e Luigi Bignami, il giornalista messo alla porta.
Clemente Mimun o Inclemente Minum? Lo diranno i posteri. Fatto sta che il giornalista scientifico Luigi Bignami, da anni collaboratore del Tg5, è stato messo alla porta dal direttorissimo della testata per essersi permesso di correggere in diretta una giornalista che la scorsa settimana aveva sbagliato il suo nome. Sì, avete letto bene.


Sulla sua pagina Facebook l'incredulo Bignami ha dato la notizia del siluramento raccontando i fatti e il messaggio ricevuto da Mimun, con uno sfogo molto, molto amaro. Il video con la clamorosa gaffe della giornalista, che l'aveva presentato come un defunto, aveva fatto il giro del web e lo si può vedere qui sotto. Non so se la bella collega, Cristina Bianchino, abbia avuto un «cazziatone» dal suo direttore. Ma intanto, nel dubbio, il collaboratore esterno che non aveva fatto altro che correggere educatamente un errore è stato mandato a casa senza pensarci troppo. Così è la vita, oggi come oggi.



TUTTI I GIORNALI HANNO UN'ANIMA, MA I MANAGER NON LO CAPISCONO

La barca fragile sulla quale navigano i giornali.
Quello che i manager - per loro stessa natura - non capiscono è che i giornali sono fatti da persone. Da gente che ci scrive e di gente che li legge. Persone, esseri umani, punti di riferimento. Hanno (dovrebbero avere, anche se da anni provano a togliergliela) un'anima. Si rivolgono a un pubblico preciso con un patto di fiducia che non può essere violato. Il tentativo di renderli solo e soltanto un arido prodotto commerciale, o lo sfogo delle personali frustrazioni di qualche hitlerino, può funzionare ma sino a un certo punto. Perché il castello (di carta) prima o poi cade. Chi fa giornali non produce lavatrici. Le lavatrici, per quanto sofisticate possano essere, non hanno un'anima. I giornali, chi li legge e chi ci scrive, sì. Il manager non lo capisce finché non si scontra con la realtà. Che oggi vuol dire anche perdita di copie.

mercoledì 18 ottobre 2017

19 DICEMBRE: LO SHOW D'ADDIO DI ELIO E LE STORIE TESE? LO VOGLIO COME IL FUNERALE DEL PEROZZI

Elio e le Sorie tese pronti per l'addio.
Il 19 dicembre sarà un giorno mesto per tutti noi. Elio e le Storie Tese, i leggendari Elii, ci lasciano per sempre, con un concerto d'addio al Forum di Assago. E dovremo per forza trasformare questa jattura nella più grande festa mai raccontata. Dovremo esorcizzare il lutto con qualche scherzo come nel funerale del Perozzi in «Amici miei». Sennò non ne usciamo.

La locandina del concerto d'addio di Elio
Da anni si parlava (con frequenti smentite) della volontà dei nostri di chiudere bottega, e dopo l'abbandono del palco da parte di Sergio Conforti (Rocco Tanica), la vera anima musicale della band milanese, sarebbe stato difficile continuare a tenere insieme una compagine troppo scollata. A cominciare dallo stesso Stefano Belisari, l'ineffabile Elio, che ormai si dedica a tutto («X-Factor», «Xtra-Factor», saggi minimali, musical) da solo fuorché con gli storici compagni d'avventura.

La cover di «Licantropo vegano»
Ecco arrivato allora, dopo ben 37 anni magici, con coerenza, il momento dell'addio, preparato in sordina, senza quell'annetto per scaldare la promozione (e un altro di concerti) che ha caratterizzato l'uscita di scena dei Pooh. «Ci teniamo a salutare il nostro pubblico con una cerimonia di un certo livello. Inoltre vogliamo lasciare un bel ricordo, di persone ancora giovani e scattanti», dicono i nostri, che venerdì 20 ottobre escono con il loro ultimo singolo, «Licantropo vegano». E non si può dargli torto.

Elii, grazie di cuore. Vi dobbiamo molto, anzi moltissimo. Siete stati l'ironia in confezione deluxe della musica italiana, la brillantezza fatta testo e spartito. Raramente avete sbagliato un pezzo importante, e in mezzo a poca fuffa avete piazzato alcuni capolavori assoluti. Un po' come gli «Squallor», ma con un diverso stile e con un rigore compositivo-esecutivo che non ha eguali. Vi abbiamo voluto un bene dell'anima, e sempre ve ne vorremo. Adesso basta, sennò mi commuovo sul serio.

lunedì 16 ottobre 2017

«CELEBRATION»: LA DIFFICILE ARTE DI RIABITUARE IL PUBBLICO ALLA TV DI QUALITA'

«La Tv abbassa» - Serena Rossi e Neri Marcorè in «Celebration»
Per parlare di «Celebration», il nuovo sabato sera di Raiuno con Serena Rossi e Neri Marcorè, bisogna per forza aprire un discorso più ampio sulla tv di oggi.
Che cos'è, in sintesi, «Celebration»? È un programma di cover in confezione patinata. Un varietà classico (e di classe) quasi totalmente imperniato sulla musica e qualche chiacchiera (forse qualcuna di troppo) a fare da contorno. La musica in video, Sanremo e grandi eventi a parte, non ha mai fatto sfracelli sul piano dell'audience. Funziona molto meglio, invece, quando la rendi guitta, la trasformi in performance en travesti, come nelle imitazioni (sempre cover sono) di Carlo Conti nella gara di «Tale e quale show». Oppure la fai diventare strutturato perno condiviso della memoria collettiva («I migliori anni», ancora Conti). Il resto, fa sempre più fatica a emergere.

«Celebration» è un buon programma, poco strutturato ma da vero servizio pubblico, perché recupera la qualità. Merce rara e nobile. A partire dal talento commovente e indiscutibile di Serena Rossi e di molti ospiti. Sulla presenza di Ernesto Assante e sul pur simpatichino e brillantino Marcorè, avrei più da dire. Soprattutto, non fatelo cantare, perché non è il suo mestiere. 
La qualità nel varietà, con gli standard al ribasso lungamente imposti dalla tv di oggi, necessità di più tempo per tornare a decollare. E il gusto non s'è mai formato in un giorno.
E poi, se «Celebration» ha racimolato solo l'11% e rotti al debutto è soprattutto perché andava a scontrarsi con la post corrida di «Tù sì que vales» di Canale 5 (guarda caso anche qui c'è beffarda guitteria, anche qui trovi il bel pezzo commovente e il caso umano che strappa la risata), che è la quintessenza del pop fatto televisione.
Da Rossi e Marcorè i cantanti (gente con la quale spesso non è semplice trattare) non vanno a travestirsi, ma a proporre cover di pregio. A fare performance di spessore. Non a caso ci trovi anche nomi maiuscoli, da classifica, non vecchie guardie in cerca di qualche euro e di un ritorno in auge.

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